lunedì 20 giugno 2016

Elezioni amministrative: tra i due litiganti il terzo gode

I risultati dei ballottaggi delle elezioni amministrative di ieri hanno sancito la vittoria del M5S e la sconfitta del Pd e del Centrodestra, ecco alcune ipotesi sul suo significato politico

di Giovanni Pulvino (@PulvinoGiovanni)

Virginia Raggi e Chiara Appendino (foto da lettera43.it)
La vittoria di Virginia Raggi a Roma era stata prevista da tutti gli opinionisti politici. La sua elezione è stata favorita dalla disastrosa amministrazione di Ignazio Marino, dalla confusione che ha regnato per mesi negli altri partiti e, soprattutto, dallo ‘scarso’ spessore politico dei candidati che le contendevano la carica di sindaco. Ha sorpreso invece la debacle nel capoluogo piemontese del sindaco uscente, Piero Fassino. L’elezione di Chiara Appendino a Primo cittadino di Torino è sintomatica per comprendere le ragioni politiche che hanno determinato questo ‘terremoto’ politico. 
Al candidato del Pd è stato riconosciuto il buon governo della città piemontese, ma nonostante ciò ha perso, perché? La spiegazione data dall’esponente democratico è la seguente: nel ballottaggio i voti del Centrodestra sono confluiti sulla candidata del M5s, mentre il candidato del Pd ha ottenuto gli stessi voti presi nel primo turno.
Stefano Parisi e Giuseppe Sala (foto da l'inkiesta.it)
L’analisi di Piero Fassino è corretta ma incompleta. Quello che è successo a Torino è simile a ciò che è avvenuto in altre città. Il primo caso fu a Parma, quando al ballottaggio i voti della Destra consentirono l’elezione di Federico Pinzarotti. Tuttavia, per capire dobbiamo porci un'altra domanda: perché a Milano il M5S non è andato neanche al ballottaggio? Se paragoniamo le vicende politiche delle due città notiamo che nel capoluogo piemontese il Centrosinistra è diviso, mentre a Milano si è presentato compatto. Lo stesso vale per il Centrodestra. A Roma, a Napoli, ed in tante altre città di medie dimensioni le divisioni sono state ancora più evidenti.
La conclusine politica è ovvia: Destra e Sinistra divise favoriscono il M5S. Invece, laddove i due schieramenti storici si presentano compatti i grillini tornano ad essere un entità insignificante o tutt'al più un consistente ma inutile movimento di opinione.
Questa considerazione vale soprattutto per il Partito democratico. Matteo Renzi sta facendo gli stessi errori che fece nel 2008 Walter Veltroni, quando ritenne di poter conquistare i voti moderati relegando la Sinistra del partito in un angolo. In quella tornata elettorale il Pd ottenne un buon risultato ma perse le elezioni con oltre il 10% di distacco dal Centrodestra. Oggi il partito di Matteo Renzi, se non cambia verso, rischia di fare la stessa fine, ma stavolta sarà a vantaggio del movimento di Beppe Grillo.