lunedì 21 ottobre 2019

Ecco cos’era la Mafia nel 1962

Per chi non avesse ancora compreso cos’è stata e cos’è la Mafia e cosa hanno dovuto subire e cosa devono sopportare ancora oggi molti siciliani, basta ascoltare l’intervista rilasciata a Rai 3 dall’attivista e scrittrice Vera Pegna 

di Giovanni Pulvino (@PulvinoGiovanni)

Foto da ilcarrettinonews.it
Nata nel 1934 ad Alessandria d’Egitto, Vera Pegna è una traduttrice, attivista e scrittrice. Negli anni Cinquanta, dopo aver conosciuto Danilo Dolce, decide di fermarsi in Sicilia per dedicarsi alla lotta contro la Mafia. Ieri sera su Rai 3 è andata in onda, nella trasmissione ‘Le Ragazze’, un’intervista in cui racconta alcuni episodi vissuti in quegli anni. In uno di questi racconta le angherie e le violenze fisiche e non che i siciliani hanno dovuto subire. Ecco la trascrizione della parte più significativa della sua intervista.
Nel 1962 c’erano le elezioni. Noi facevamo delle assemblee per far capire che c’erano le elezioni, che magari avremmo fatto una lista, anche se i compagni mi dicevano: ma no, come fare una lista? Che lo sai che le due volte che abbiamo cercato di fare una lista è finita male. La seconda volta il nostro compagno che voleva essere capolista è stato tagliato in due con un’accetta.
Questo era il livello della mafia. Queste erano le cose che mi riempivano di una indignazione, non so come chiamarla diversamente per cui dovevo agire. Un giorno, non l’ho mai deciso, ma è venuto per caso, eravamo in campagna elettorale per le elezioni comunali e mi è venuto in mente semplicemente di prendere il microfono, di affacciarmi e di vedere se c’era, come c’era ogni volta che organizzavamo un’assemblea don Peppino (Panzeca, boss di Caccamo) seduto dall’altra parte della strada, una strada di pochi metri, si metteva lì per cui le persone che dovevano entrare non venivano perché avevano paura di farsi vedere mentre entravano nella sezione del PCI. 
Allora ho preso il megafono, mi sono affacciata dal balcone e gli ho detto: Don Peppino, se è vero che è un mafioso, alzi la testa e mi faccia un sorriso che le scatto una fotografia. La piazza si è vuotata subito perché guai a poter essere testimoni di un tale insulto a don Peppino e lui se n’è andato. Questo ha cambiato in modo tangibile l’umore dei compagni che erano nella sezione. In sezione: ‘Cosa hai fatto? Cos’ho fatto? Ma facciamolo ogni giorno’.




martedì 15 ottobre 2019

Neet, Italia prima in Europa, ma è tutto 'merito' del Sud

Secondo gli ultimi dati Istat in Italia i giovani Neet sono oltre due milioni, di questi oltre uno su tre è residente al Sud, ma per i media nazionali non è una 'notizia' 

di Giovanni Pulvino (@PulvinoGiovanni)

Foto da cooperativaprogettazione.it
Neet è l’acronimo di Not in Educaction, Employment or Training, esso definisce i giovani che non lavorano, non studiano e non frequentano corsi di formazione. Nel 2018 quelli presenti sul territorio nazionale erano il 23,4% del totale dei residenti che hanno un’età compresa tra i 15 ed i 29 anni. L’Italia è al primo posto nella graduatoria europea, seguono la Grecia con il 19,5%, la Bulgaria con il 18,1%, la Romania con il 17% e la Croazia con il 15,6%. Gli Stati con il tasso più basso sono i Paesi Bassi con il 5,75%, la Svezia con 7% e Malta con il 7,4%. La media europea è del 12,9%. Il 49% dei Neet italiani ha conseguito il diploma di scuola secondaria superiore, il 40% ha un livello di istruzione inferiore, mentre l’11% sono laureati. Il 41% di essi è in cerca di prima occupazione, mentre il 25% aspetta una ‘opportunità’ ed il restante 14,5% sono ‘disimpegnati’.
Foto da ildenaro.it
A livello territoriale il 34% degli inattivi sono residenti nel Sud, il 19,5% nel Centro ed il 15,5% nel Nord Italia. Particolarmente elevata è la presenza dei Neet in Sicilia (38,65), in Calabria (35,9%), in Puglia (30,5%) ed in Sardegna (27,5%). Gli stranieri sono il 14,5%. Questi dati certificano ancora una volta il dramma della disoccupazione nel nostro Paese, in particolare tra i giovani e nel Meridione. Non sorprende, invece, la scarsa risonanza riscontrata sui media nazionali. Fino a quando il lavoro e le condizioni di sottosviluppo rimarranno localizzate nel Mezzogiorno per essi non sarà un vero problema e, pertanto, non vale la pena parlarne, anzi è un argomento che ha stancato. Chi ha voglia di fare e di lavorare faccia la valigia ed emigri, chi, invece, non vuole impegnarsi ed è un Neet rimanga pure nella sua terra e si accontenti delle briciole e del poco di ‘assistenza’ che ancora lo Stato italiano è in grado di garantire.


venerdì 11 ottobre 2019

Miracolato

Pochi giorni fa Luigi Di Maio ha ricevuto il Segretario di Stato americano Michael Richard Pompeo, al termine della conferenza stampa ha fatto l’ennesimo lapsus ed il Segretario Pompeo si è trasformato in Segretario ‘Ross’ 

di Giovanni Pulvino (@PulvinoGiovanni)



Michael Richard Pompeo e Luigi Di Maio
Foto da wikipedia.org
Probabilmente non sapremo mai cosa ha pensato il Segretario di Stato degli Stati Uniti d'America Michael Richard Pompeo quando il nostro ministro degli Esteri lo ha indicato con il nome di 'Segretario Ross'. Questo è stato solo l’ultimo strafalcione con cui di tanto in tanto ci diletta il capo del M5s. Il politico campano a volte si cimenta in dichiarazioni a dir poco azzardate o inverosimili. La vicenda di Bibbiano, abbiamo abolito la povertà, mai con il Pd, il governo durerà cinque anni, sono solo alcuni esempi. Improvvisazione, faciloneria, peccati di gioventù o narcisismo? Quello che è certo è che Luigi Di Maio è un ‘miracolato’. Un leader che ha fondato la sua carriera sull’antipolitica, ma che è egli stesso un professionista della politica.
Nato ad Avellino, cresciuto a Pomigliano d’Arco, è diventato, ad appena 26 anni, vicepresidente della Camera dei deputati. Ruolo mantenuto per tutta la passata legislatura, cioè dal 21 marzo 2013 al 22 marzo 2018. Ma questo è stato solo l’inizio di una folgorante ascesa politica ed istituzionale. Dal 23 settembre 2017 è il capo politico del M5s. Lo scorso anno con il Governo giallo-verde ha assunto la carica di vicepremier e Ministro dello sviluppo economico e Ministro del lavoro e delle politiche sociali. Il 5 settembre 2019 è stato nominato Ministro degli affari esteri e della cooperazione internazionale nel nuovo esecutivo, Conte bis.
Nessuno nella storia repubblicana è stato capace di ricoprire tante e tali cariche in così poco tempo. Inoltre, l’apprendistato politico di Luigi Di Maio è stato brevissimo, anzi non si può dire che ci sia stato. Figlio di un piccolo imprenditore edile, che è stato un dirigente del Movimento sociale italiano prima e successivamente di Alleanza nazionale, il giovane politico grillino ha frequentato l’università ma non si è mai laureato. Prima di entrare in politica ha fatto piccoli lavoretti, tra questi quello di steward allo stadio San Paolo di Napoli. Nel 2007 apre il Meetup di Pomigliano, aderendo così all’iniziativa di Beppe Grillo. Nel 2010 si candida al consiglio comunale della sua città, ma i 59 voti ottenuti non sono stati sufficienti per essere eletto. Con le ‘parlamentarie’ del M5s gli bastano 189 preferenze per essere candidato alla Camera dei deputati nelle elezioni politiche del 2013. E’ il trampolino di lancio per una carriera fulminante.
Da mancato consigliere comunale di Pomigliano (2010) a deputato (2013), a vicepresidente della Camera dei deputati (2013), a leader del M5s (2017), a vicepremier (2018), a ministro (2018 e 2019). Niente male per un giovane che sbaglia i nomi dei suoi interlocutori e che cambia continuamente opinione. Senza considerare che ha sostenuto un governo caduto dopo appena 15 mesi e che ha dimezzato i consensi del suo gruppo politico senza perdere ruoli e potere. 
Come Luigi Di Maio, nessuno. Complimenti.




lunedì 7 ottobre 2019

Generazione ‘Working poor’

In Italia l’ascensore sociale è bloccato ed oltre mezzo milione di giovani negli ultimi quattro anni è emigrato all’estero, a sostenerlo è Oxfam Italia

di Giovanni Pulvino (@PulvinoGiovanni)


Foto da oxfamitalia.org
Lo  studio, il talento e le capacità individuali ‘sono sempre meno determinanti rispetto alle condizioni socio-economiche delle famiglie d’origine’. Un terzo dei figli dei genitori più poveri è destinato a non cambiare ‘status’ sociale, mentre il 58% di quelli che appartengono al 40% più ricco della popolazione manterrà la sua posizione sociale. Il 66% dei figli che hanno genitori con una istruzione bassa ha molte probabilità di rimanere nel medesimo livello reddituale.
Il sistema di istruzione, oggi, non garantisce l’emancipazione sociale. ‘Il figlio di un dirigente ha un reddito annuo superiore del 17% rispetto a quello percepito dal figlio di un impiegato che ha lo stesso livello di istruzione’. Nel 2017 solo il 3,75% del Pil è stato destinato all’istruzione, nell’ultimo Dpef è previsto appena il 3,5%. Il nostro sistema scolastico è sotto finanziato. Non meraviglia quindi la carenza dell’offerta formativa e l’incremento degli abbandoni precoci, in particolare nel Mezzogiorno.
Il 25% dei giovani compresi in una fascia di età tra 15 ed i 29 anni è un Neet (Not in education, employment or training), cioè non studia e non lavora. Nel 2018 circa il 13% degli occupati in quella fascia di età era ‘working poor’, viveva cioè in una famiglia con un reddito inferiore del 60% rispetto alla media nazionale. Questa situazione è determinata dagli inadeguati livelli retributivi rispetto agli occupati più anziani. Le cause principali sono i contratti a tempo determinato ed il part-time involontario.
Tra i paesi del G7 l’Italia è quello con il maggior numero di laureati impiegati in mansioni inferiori al loro livello di studio. 1,8 milioni di persone in possesso della laurea svolgono un'attività lavorative che non richiede tale livello di studio. Negli ultimi quattro anni oltre mezzo milione di italiani ha deciso di trasferirsi all’estero, tra loro soprattutto giovani laureati residenti nel Meridione.
Un Paese immobile, dove l’unica cosa che aumenta è la disuguaglianza sociale e territoriale. Stiamo bruciando il futuro delle nuove generazioni, è ora di porvi rimedio.

mercoledì 2 ottobre 2019

‘Lega e fascisti li abbiamo legittimati noi' e 'Renzi non è mio figlio’, Silvio Berlusconi

Nonostante Matteo Renzi abbia rottamato la Sinistra del Pd ‘i moderati non lo votano’ ed ‘i sovranisti da soli non avrebbero la capacità di vincere e sicuramente sarebbero incapaci di governare’, a sostenerlo è Silvio Berlusconi

di Giovanni Pulvino (@PulvinoGiovanni)

Matteo Salvini, Silvio Berlusconi e Matteo Renzi
(foto da ilblogdellestelle.it)
Le affermazioni di Silvio Berlusconi non sono mai fatte a vanvera. Le sue dichiarazioni sono sempre motivate, anche se dal punto di vista politico ed ideale non sono condivisibili. Una Destra estremista come quella di Salvini difficilmente potrà consentire ai moderati il ritorno al Governo. Il cuore e la mente del Centrodestra è Forza Italia, ripete il Cavaliere nei sui comizi. Ecco che cosa ha detto: ‘Lega e fascisti li abbiamo fatti entrare noi al governo, li abbiamo legittimati noi, li abbiamo costituzionalizzati noi. Siamo nel centrodestra, di cui siamo il cuore, il cervello e la spina dorsale’. Ed ancora: ‘Siamo obbligati a stare nel centrodestra, se loro non avessero noi in coalizione non sarebbero centrodestra, sarebbero una destra estremista, non avrebbero la capacità di vincere e sicuramente sarebbero incapaci di governare’.
Anche sull’ex sindaco di Firenze il cavaliere è categorico: Renzi non è mio figlio, i moderati non lo votano’. Il leader di Italia Viva nei suoi quattro anni da segretario del Pd (dal 15 dicembre 2013 al 12 marzo 2018) e nei quasi tre anni di presidenza del Consiglio (dal 22 febbraio 2014 al 12 dicembre 2016) ha propugnato ed adottato il programma che Berlusconi non è riuscito a realizzare con i suoi governi. La comunanza ideale tra i due è evidente, così come lo è il tentativo del politico toscano di conquistare il consenso dell’elettorato moderato.
Matteo Renzi pur non avendo nulla o quasi delle idee progressiste tradizionali è considerato come appartenente a tale schieramento politico, per cui è difficile che un elettore della Destra possa dargli il suo consenso. Silvio Berlusconi gli riconosce il merito di aver rottamato la Sinistra all’interno del Pd, ma è consapevole che non può raccogliere la sua eredità, almeno per il momento.
Chi è vittima del suo mal pianga sé stesso. L'ex segretario del Pd si è precluso i voti della Sinistra e non riesce a convincere i moderati, ma allora chi voterà per Italia Viva?


sabato 28 settembre 2019

Altroconsumo: i prezzi dei beni venduti nei supermercati sono più cari al Sud

L’indagine condotta da Altroconsumo smentisce un luogo comune assai diffuso, soprattutto tra i ‘padani’, secondo cui il costo dei beni e dei servizi sarebbe più basso al Sud 

di Giovanni Pulvino (@PulvinoGiovanni)

Foto da gdoweek.it
L’indagine pubblicata pochi giorni fa da Altroconsumo smentisce un luogo comune particolarmente diffuso. Secondo molti italiani nel Mezzogiorno il costo della vita sarebbe meno caro rispetto al resto del Paese. Questa ‘credenza’ è una certezza tra i ‘padani’ di fede leghista e non solo. Finora si è affermato che il tenore di vita tra Nord e Sud non sarebbe tanto diverso in quanto il reddito medio pro-capite più basso delle regioni meridionali sarebbe compensato da un più basso costo dei beni e servizi.
Altroconsumo ci dice che non è così, anzi nelle regioni del Sud i prezzi dei beni alimentari sono più alti della media nazionale. La ragione è semplice: la maggior parte dei prodotti che i meridionali trovano sugli scaffali dei supermercati provengono dalle aziende che hanno sede nelle regioni del Nord. La conseguenza economica è che sul prezzo finale oltre al costo di produzione grava anche quello del trasporto. Pertanto, comprare il latte o le merendine in un supermercato di Cosenza è più ‘salato’ che comprarlo nel centro di Milano.
Nel dialetto siciliano si dice: ‘Curnuti e vastuniati’, cioè cornuti e bastonati. È un modo di dire per indicare una persona che non solo è vittima di un atto compiuto a sua insaputa, ma che, nello stesso tempo, è il solo a pagarne le conseguenze. Qui è la stessa cosa. Non solo le opportunità di lavoro nel Mezzogiorno sono inferiori rispetto al Centro-nord, ma anche il costo complessivo dei beni di prima necessità e non solo è mediamente più alto.
I dati della ricerca condotta da Altroconsumo, che ha preso in esame i prodotti di 1.017 negozi di 67 città, rilevando 1,2 milioni di prezzi, sono emblematici. Il Veneto è risultata la regione dove fare la spesa è più conveniente, ad essa segue il Friuli-Venezia Giulia, mentre quelle più care sono la Sicilia (Messina è la città più cara) e la Calabria.
Il Sud è ultimo per numero di occupati, per il livello del reddito medio pro-capite, per la qualità della vita, per lo sviluppo economico, invece è primo per numero di disoccupati, per il calo dei residenti, per il basso il tenore di vita ed ora si apprende anche per il costo dei beni prima necessità.
Piove sul bagnato, ma non è una novità. Adesso, il Governo giallorosso sembra voler adottare per il Mezzogiorno nuove e più incisive misure di politica economica. Il punto allora è: sono solo buone intenzioni o siamo alla vigilia di un vero cambiamento?


giovedì 26 settembre 2019

martedì 24 settembre 2019

Petralia Sottana ricorda Cesare Terranova

'E credo gli venisse, tanta acutezza e tenacia e sicurezza, appunto dal candore, dal mettersi di fronte a un caso candidamente, senza prevenzioni, senza riserve. Aveva gli occhi e lo sguardo di un bambino. E avrà senz'altro avuto i suoi momenti duri, implacabili, quei momenti che gli valsero la condanna a morte, ma saranno stati a misura, appunto, del suo stupore di fronte al delitto, di fronte al male, anche se quotidianamente vi si trovava di fronte', Leonardo Sciascia

di Giovanni Pulvino (@PulvinoGiovanni)

La locandina della manifestazione di Petralia Sottana
Erano le 8:30 del 25 settembre 1979 quando la Fiat 131 di scorta a Cesare Terranova arrivò sotto la casa del giudice. Quella mattina il magistrato si mise alla guida, mentre accanto a lui sedeva il maresciallo di Pubblica Sicurezza Lenin Mancuso, addetto alla sua protezione dal 1963. Imboccata una strada secondaria l'auto dovette fermarsi perchè c'era un'interruzione per lavori in corso, ma era un'imboscata, da un angolo sbucarono i killer che iniziarono a sparare. I tentativi del giudice di fare retromarcia e del maresciallo di impugnare la sua pistola d'ordinanza furono inutili. Cesare Terranova morì subito, mentre Lenin Mancuso spirò alcune ore dopo in ospedale.
Secondo Francesco Di Carlo, esponente del mandamento di San Giuseppe Jato, gli esecutori materiali furono Giuseppe Giacomo Gambino e Vincenzo Puccio ed il mandante Luciano Liggio.  
Cesare Terranova, 25 settembre 1979 - (foto da wikipedia.org)
A quarant'anni da quel tragico giorno, l'amministrazione comunale di Petralia Sottana ed i familiari del magistrato hanno voluto dare rilievo alla ricorrenza con una serie di eventi che si svolgeranno nella cittadina madonita. La giornata inizierà alle ore dieci presso l'Istituto comprensivo che si trova in piazza Nino Tedesco, dove, davanti al cippo che ricorda il giudice, sarà deposta una corona di fiori. Successivamente due nipoti di Cesare Terranova incontreranno gli alunni del locale liceo delle Scienze umane 'Pietro Domina'. Ai ragazzi sarà presentato un progetto che prevede un concorso sulla figura del giudice assassinato dalla mafia. La manifestazione proseguirà presso Palazzo Pucci, sede del parco delle Madonie, dove alle ore sedici sarà inaugurata una mostra fotografica e documentale sulla vita del magistrato petralese. All'iniziativa interverranno, oltre al sindaco di Petralia Sottana, Leonardo Neglia, numerose personalità istituzionali.
Tra queste il presidente della Commissione parlamentare antimafia, Nicola Morra ed il presidente della Commissione d'inchiesta e vigilanza sul fenomeno mafioso dell'Ars Claudio Fava. Interverranno anche il procuratore di Termini Imerese, Ambrogio Cartosio, l'ex presidente del Tribunale di Palermo Leonardo Guarnotta e l'ex procuratore aggiunto Leonardo Agueci. Saranno presenti, inoltre, il magistrato Roberto Tartaglia, il dirigente dell'anticrimine Giovanni Pampillonia ed il presidente del centro studi 'Pio La Torre', Vito Lo Monaco.





sabato 21 settembre 2019

13 milioni di buonuscita all’ad di Atlantia, Castellucci

Occorrono 722 anni ad un dipendente di Autostrade per l’Italia per percepire la stessa cifra corrisposta a titolo di buonuscita al dimissionario amministratore delegato Giovanni Castellucci

di Giovanni Pulvino (@PulvinoGiovanni)


Il ponte Morandi prima del crollo - (da lavoripubblici.it)
L’amministratore delegato di Atlantia, società di proprietà dei Benetton, che con le sue ‘negligenze’ non ha saputo impedire la tragedia del ponte Morandi viene premiato con una buonuscita di 13 milioni di euro e con la totale copertura legale.
È paradossale, ma questo fatto non sorprende, il sistema capitalistico funziona così. Il principale compito dei dirigenti dei grandi gruppi è quello di fare utili. Se poi la loro realizzazione comporta la produzione di un bene o la prestazione di un servizio inadeguato non importa, quello che conta è il dividendo e l’aumento del patrimonio della società. Nel 2017 Autostrade per l’Italia e Atlantia hanno realizzato, rispettivamente, utili pari a 998 milioni di euro ed a 1,1 miliardi di euro.
Giovanni Castellucci è uno dei più importanti dirigenti d’azienda del nostro Paese. Nel 2008 è stato inserito tra i primi dieci manager meglio pagati con uno stipendio lordo di 5.853 milioni. Un compenso 325 volte lo stipendio di 1.500 euro percepito da un suo dipendente. La carriera del manager di Senigallia inizia nel 1985 in una piccola azienda di ingegneria, per passare, tre anni dopo, alla Boston Consulting Group, una importante multinazionale americana di consulenza. Il grande salto avviene nel 2000, quando viene nominato amministratore delegato del gruppo Barilla. L’anno dopo la famiglia Benetton lo chiama a ricoprire la carica di direttore generale di Autostrade per l’Italia S.p.a. e dal 2005 quello di amministratore delegato. Nel 2006 assume quel ruolo anche in Atlantia, azienda che detiene il 100% di Autostrade per l’Italia.
Il 17 settembre scorso il cda della società ha accettato le sue dimissioni. Il ‘gesto’ di Castellucci è stato premiato con una buonuscita di 13 milioni di euro. Ad un dipendente, che percepisce 1.500 euro al mese, occorrono circa 722 anni di lavoro per guadagnare la stessa cifra. Un assegno d’oro che gratifica una gestione proficua per i proprietari delle due aziende, ma che con le sue ‘inefficienze’ non ha saputo impedire la tragedia del ponte Morandi.
La concessione della gestione delle autostrade ai privati rende profitti enormi, ma questo non deve avvenire a scapito della sicurezza sulle nostre strade. Un ritorno alla gestione pubblica non è un’ipotesi da scartare, purché il modello non sia quello di Alitalia, ma delle aziende pubbliche efficienti come Fs, Eni, Enel e Poste italiane.

Fonte money.it

lunedì 16 settembre 2019

Silvia Romano libera

Amo piangere commuovendomi per emozioni forti, sia belle sia brutte, ma soprattutto amo reagire alle avversità. Amo stringere i denti ed essere una testa più dura della durezza della vita. Amo con profonda gratitudine l’aver avuto l’opportunità di vivere’, Silvia Romano

di Giovanni Pulvino (@PulvinoGiovanni)

Silvia Romano - (foto da agi.it)
Nella notte tra il 20 ed il 21 novembre 2018 è stata rapita una giovane cooperante italiana: Silvia Romano. La volontaria milanese, in missione per una Ong di Fano, stava operando a Chakama, un villaggio nel sud del Kenya. Secondo quanto hanno riferito i testimoni gli uomini che hanno effettuato il sequestro erano armati e parlavano tra di loro in somalo. Nell’attacco sono rimaste ferite cinque persone, tra cui due bambini di 10 e 12 anni. Da quel giorno non si hanno più notizie certe sulla sua sorte. Le indagini non hanno portato a nulla di concreto, ancora oggi non si sa se si tratta di criminalità organizzata, di delinquenti improvvisati o di una cellula di terroristi.
Silvia Romano è una giovane donna che ha messo la sua vita a disposizione di chi ha bisogno. Lo ha fatto senza se e senza ma. Ha donato il suo sorriso ed il suo amore a chi non ha nulla. Ha un candore ed una dolcezza che i suoi sequestratori non possono comprendere. Ha un’umanità che in tanti, in troppi hanno perso per rincorrere il superfluo o un benessere effimero e provvisorio.
Pochi giorni fa Silvia ha compiuto 24 anni. Per la prima volta nella sua vita non ha potuto festeggiarlo con i suoi cari. Ecco il pensiero del padre, Enzo Romano, postato su Facebook il giorno del suo compleanno: Oggi compi 24 anni. È il secondo compleanno che vivi laggiù in Africa. L'anno scorso festeggiavi con i tuoi amati bambini: quella torta con le scintille, piena di gioia e sorrisi "bianchi più che mai" intorno a te, e tu sorridente e felice di essere là. Questo compleanno è diverso. Ma posso regalarti DOLCI PENSIERI, trasmetterti forza ed energia dal profondo di un cuore che soffre, ma che non ha mai smesso di CREDERE che tornerai tra le nostre braccia. Sei una GRANDE!️ PapàTuo’, Enzo Romano.