sabato 13 luglio 2019

‘Gli ultimi saranno i primi’, ma non per il governo 'pentaleghista'

Il comportamento di tanti cattolici è spesso in contraddizione con le parole di Papa Francesco e la fede cristiana è spesso utilizzata sono in funzione delle proprie convenienze personali

di Giovanni Pulvino (@PulvinoGiovanni)

La 'Porta Lampedusa - Porta d'Europa'
(foto da famigliacristiana.it)
I migranti sono prima di tutto persone umane, non si tratta solo di questioni sociali o migratorie. Sono il simbolo di tutti gli scartati della società globalizzata’. Queste sono le parole pronunciate da Papa Francesco in occasione del sesto anniversario della sua visita a Lampedusa. Ed ancora: ‘Gli ultimi che chiedono di essere liberati dai mali che li affliggono, gli ultimi ingannati e abbandonati a morire nel deserto, gli ultimi torturati, abusati e violentati nei campi di detenzione, gli ultimi che sfidano le onde di un mare impietoso, gli ultimi lasciati in campi di un’accoglienza troppo lunga per essere chiamata temporanea’. 
Se tutti i cattolici applicassero nella loro pratica quotidiana gli insegnamenti del Pontefice il nostro Paese sarebbe migliore, ma, purtroppo, non è così. Spesso i principi ed i valori della fede rimangono inapplicati o sono ‘piegati’ alle esigenze quotidiane o semplicemente a ciò che ‘conviene’ di più. Tra il salvare una vita che fugge dalla guerra e dalla fame e che può morire in mare o vedere per le nostre strade un individuo di colore, una parte degli italiani che professano la religione cattolica preferiscono la prima opzione. I problemi di coscienza che dovessero sorgere, ma non è detto che ci siano, si risolvono dicendosi che così facendo essi non partono e, quindi, non muoiono e se poi partono ugualmente, peggio per loro, noi non ne siamo responsabili. 
Queste contraddizioni sono frequenti e riguardano anche i politici. Il nostro ministro degli Interni, Matteo Salvini, bacia e mostra il rosario nei suoi comizi nell’intento di evidenziare la sua fede cattolica, ma poi contravviene alle parole del Papa lasciando morire in mare gli ‘ultimi’ o lasciandoli stipati per giorni o settimane nelle barche che li hanno soccorsi o li costringe a ‘bivaccare’ per strada. Il segretario della Lega non è il solo leader nazionale a comportarsi così. Tra gli altri ci sono Silvio Berlusconi, Pierferdinando Casini e Giorgia Meloni che nella loro propaganda politica hanno sempre fatto riferimento ai valori della cristianità e del cattolicesimo. Invece, nella loro pratica giornaliera si sono comportati diversamente. Ad esempio, non avrebbero dovuto violare il sacro vincolo coniugale e, quindi, non avrebbero dovuto divorziare e risposarsi o come la leader dei Fratelli d’Italia avere una figlia al di fuori del matrimonio. Inoltre, essi dovrebbero agire secondo i principi della tolleranza e della carità ed accogliere ed aiutare ‘gli ultimi’. Invece, pur facendo sfoggio della fede cattolica, i loro comportamenti sono tutt’altro che cristiani ed il loro credo religioso è utilizzato solo per la loro carriera politica e professionale. Purtroppo a molti italiani queste contraddizioni non interessano. Del resto, è una pratica assai diffusa. Ed è quasi ‘normale’ per molti dire una cosa e farne un’altra o predicare o volere una regola che solo gli altri saranno obbligati a rispettare.


martedì 9 luglio 2019

La pressione fiscale ‘reale’ sui contribuenti onesti è al 48%

Mentre il Governo ‘pentaleghista’ emana a ripetizione decreti sulla cosiddetta ‘pace fiscale’ e premia i ‘furbetti’ con lo stralcio totale degli interessi e delle sanzioni delle cartelle esattoriali emesse dal 2000 al 2017, aumenta la pressione fiscale ‘reale’ sui contribuenti onesti

di Giovanni Pulvino (@PulvinoGiovanni)

Foto da cgiamestre.com
Nel nostro Paese ci sono almeno tre categorie di contribuenti: gli onesti, gli evasori e gli incapienti. I primi, secondo l’indagine condotta dalla Cgia di Mestre, versano allo Stato fino all’ultimo centesimo dovuto. Su di loro la pressione fiscale ‘reale’ è del 48%. Un incremento di ‘6 punti in più rispetto al dato ufficiale, che nel 2018 si è attestato al 42,1%’. Paghiamo meno tasse, ma sono ‘aumentate le tariffe della luce, del gas, dei pedaggi stradali, dei servizi postali, dei trasporti, ecc.’. Queste voci pur non rientrando nel calcolo contabile della pressione fiscale, incidono negativamente sui bilanci delle famiglie, in particole di quelle che sono fedeli con l’erario. Se dal Prodotto interno lordo sottraiamo la ricchezza prodotta in ‘nero’ e quella illegale, il rapporto, sottolinea la Cgia, tra il Pil è il gettito fiscale cresce, cioè il peso del fisco sui contribuenti onesti risulta maggiore rispetto a quello ufficiale.
A quanto evidenziato dalla Cgia di Mestre occorre aggiungere il fatto che lo Stato e gli enti locali non sempre garantiscono servizi pubblici adeguati e, comunque, corrispondenti alle risorse raccolte con i tributi, soprattutto in alcune Regioni del Sud. In particolare, con il ‘federalismo fiscale’ sono state introdotte negli ultimi tre decenni numerose imposte locali come l’Imu, la Tasi, la Tari e le tariffe per l’acqua pubblica, ecc. Ebbene, il costo che i Comuni devono sostenere per questi servizi grava, per legge, sui cittadini. Molti contribuenti non sono in grado di pagare tutte le cartelle che gli uffici comunali gli inviano, anche se, tra questi, sono in tanti che fanno solo finta di non poter pagare. In molte città, soprattutto meridionali, l’evasione fiscale su questi tributi è elevata, spesso supera il 50% del totale. Le amministrazioni comunali per coprire i costi dei servizi anziché intentare con decisione il recupero dei relativi crediti si limitano, spesso, ad incrementare le tariffe e le aliquote pagate dai contribuenti onesti. Anzi, in alcuni casi essi utilizzano questi crediti (ratei attivi), che nella maggior parte dei casi sono inesigibili, per fare altre spese, creando così le condizioni per un futuro default del Comune.
Intanto, il governo ‘pentaleghista’ premia i ‘furbetti’ e gli evasori con l’ennesimo condono fiscale che essi chiamano ‘Pace fiscale’ e con lo stralcio totale degli interessi e delle sanzioni delle cartelle esattoriali emesse dal 2000 al 2017. Non solo questi ‘evasori’ non pagano i servizi indivisibili erogati anche per loro, ma a dover rimediare ai buchi nei bilanci comunali sono i contribuenti onesti a cui si continua a chiedere sempre di più.
Non meraviglia, quindi, se chi propone condoni ha anche tanti consensi nel Paese.

sabato 6 luglio 2019

8 agosto 1991, 20mila albanesi sbarcano in Italia

Il più grande sbarco di migranti avvenuto nel nostro Paese è di 28 anni fa, quel giorno arrivarono con una sola nave 20mila albanesi, ma non si parlò di invasione come si fa oggi per poche decine di disperati

di Giovanni Pulvino (@PulvinoGiovanni)

La Vlora attraccata al porto di Bari, 8 agosto 1991 
(foto da wikipedia.org)
Per impedire lo sbarco di poche decine di migranti salvati dalle Ong il ministro degli Interni, Matteo Salvini, ha imposto ai grillini un secondo decreto ‘sicurezza’, ha chiuso il porto di Lampedusa, ha ordinato il blocco messo in atto dalla Guardia di finanza, ha insultato i parlamentari dell’opposizione, la Capitana della Sea Watch 3 ed i magistrati che non hanno fatto quanto egli aveva suggerito dai suoi canali di comunicazione preferiti: i social. Tutto per impedire una presunta ‘invasione’di migranti.
La nave mercantile Vlora, battente bandiera albanese, il 7 agosto del 1991, mentre si trovava a Durazzo per le operazioni di sbarco della merce che aveva cariato a Cuba, venne ‘assalita da una folla di 20mila persone’ e costretta a salpare per l’Italia. L’imbarcazione giunse a Bari il giorno dopo: l’otto agosto. Il comandante Halim Milagi, come ha fatto pochi giorni fa Carola Rackete, forzò il blocco navale ‘comunicando di avere feriti gravi a bordo’. Le foto e le immagini televisive della nave stipata di disperati sono ancora oggi impressionanti. Quel giorno una marea umana si riversò sul molo, mentre a decine si tuffarono in acqua e tentarono di scappare. Ad oggi esso rimane il più grande sbarco di migranti avvenuto nel nostro Paese con una sola nave.
Ecco come descrisse quel giorno la moglie del sindaco di Bari, Enrico Delfino. ‘Andò subito al porto, prima ancora che la Vlora sbarcasse. A Bari non c’era nessuno del mondo istituzionale, erano tutti in vacanza, il prefetto, il comandante della polizia municipale, persino il vescovo era fuori. Quando uscì di casa però non immaginava quello a cui stava andando incontro. Dopo qualche ora, mi telefonò dicendomi che c’era una marea di disperati, assetati, disidratati, e aveva una voce così commossa che non riusciva a terminare le frasi. Non dimenticherò mai l’espressione che aveva quando tornò a casa, alle 3 del mattino dopo. Sono persone - ripeteva - persone disperate. Non possono essere rispedite indietro, noi siamo la loro ultima speranza>’.
È così che ci si comporta di fronte alla disperazione, non proclamando finti blocchi navali, finti arresti ed istigando all’odio. Purtroppo, il popolo italiano, oltre ad essere ‘credulone’ ha, anche, la memoria corta o fa finta di avere la memoria corta. Resta il fatto che oggi, per leghisti e grillini e per i loro rispettivi fan, siamo ‘invasi’ da poche decine di disperati, mentre 28 anni fa, con 20mila migranti sul molo di Bari, fu solo stupore e solidarietà.


mercoledì 3 luglio 2019

Spread: la quiete prima della tempesta?

Il debito pubblico dello Stato italiano continua ad aumentare, ma lo spread diminuisce, perché? Ecco alcune possibili spiegazioni

di Giovanni Pulvino (@PulvinoGiovanni)

Il rendimento dei Btp a 10 anni dal 2014 ad oggi - (foto da fineco.it)
Il tasso d’interesse sui Btp a 10 anni è sceso a 1,67%, alla fine del 2018 era oltre il 3,6%, mentre quello a due anni è addirittura negativo, a -0,02%. Lo spread, cioè il differenziale dei tassi tra i Btp italiani e i Bund tedeschi, è sceso a 205 punti, alla fine dello scorso anno era vicino ai 400 punti. Eppure, i dati sull’economia italiana non sono buoni, la previsione di una crescita del Pil è dello 0,2%, il deficit di bilancio sarà del 2,04%, il rapporto debito/Pil potrebbe superare il 133%, il valore nominale del debito continua a salire ed ogni anno paghiamo oltre 65 miliardi di euro di interessi. Inoltre, per l’autunno si prospetta una difficile e complicata stesura della legge di Stabilità. Tenere i conti sotto controllo sarà difficile anche perché i due vicepremier, Luigi Di Maio e Matteo Salvini, intendono procedere a deficit, cioè facendo altri debiti (almeno così dicono). Il presupposto di questa politica è che la crescita sia maggiore dell’incremento del debito e che l’Europa continui ad essere ‘benevola’ nei nostri confronti. La situazione, quindi, è a dir poco complessa, eppure i tassi d’interesse sul nostro debito scendono, come mai?
Il trend è iniziato in modo robusto dopo le dichiarazioni rilasciate qualche settimana fa da Mario Draghi. Il presidente uscente della Banca centrale europea ha prospettato una riapertura del Quantitative Easing (l’acquisto di titoli del debito pubblico dei Paesi dell’Unione europea) e nuovi aiuti alle banche per stimolare l’economia del 'Vecchio Continente' che sta rallentando. Inoltre, la manovra correttiva approvata dal Consiglio dei ministri (Luigi Di Maio era assente), ha scongiurato, almeno per ora, la procedura d’infrazione per eccesso di debito. Non solo, ma la Flat tax potrebbe essere ‘annacquata’ come lo sono stati il Reddito di cittadinanza e la Quota 100. Potrebbe, cioè, costare molto meno rispetto a quanto ipotizzato in campagna elettorale. Poi ci sono le parole rassicuranti del presidente della Repubblica, Sergio Mattarella, che ha detto ‘che non ci sono motivi per una procedura d’infrazione, l’Italia ha un’economia solida’.
Sembra che nel nostro Paese ci siano due governi, uno guidato dal premier Giuseppe Conte e sostenuto dal Quirinale che dialoga con l’Europa ed un altro che minaccia rivolgimenti su tutto, che ha i voti in Parlamento e che in queste ultime settimane è in un momento di ‘quiete propangandistica'Insomma, i toni ‘accondiscendenti’ delle dichiarazioni degli ultimi giorni sui temi economici e sui rapporti con l’Ue rilasciate da Luigi Di Maio e Matteo Salvini e, nello stesso tempo, quelle tranquillizzanti di Mario Draghi e Sergio Mattarella, sembrano rassicurare gli investitori. Del resto, i nostri titoli di Stato hanno, in questa fase, un rapporto rendimento/rischio ‘appetibile’ per i risparmiatori. Poi in autunno si vedrà, a vendere basta un clic sul computer, tanto a pagare la mancanza di rigore nella gestione delle risorse pubbliche non saranno gli speculatori e neanche i nostri governanti, ma i soliti noti: lavoratori e pensionati.

Fonte fineco.it

sabato 29 giugno 2019

Aurelio De Laurentis: ‘Gli operai della Fiat venivano importati dal Sud’

Questa frase pronunciata pochi giorni fa dal presidente della Ssc Napoli, Aurelio De Laurentis, fotografa la storia economica e sociale del nostro Paese

di Giovanni Pulvino (@PulvinoGiovanni)

Foto da tiscali.it
La nostra competitor di sempre, per un fatto di tifo, è la Juventus che, ovviamente, avendo un altro tipo di fatturato ed essendo nata oltre 100 anni fa, ha consolidato sotto la stessa proprietà una capacità di avere un numero di tifosi d’Italia che raggruppa tutti gli insoddisfatti del Sud. Gli operai della Fiat, ad esempio, venivano importati dal Sud, i veri torinesi per la maggior parte tifano Torino e non Juventus. Questo movimento creato dalla famiglia Agnelli è difficile da sradicare e poi nessuno vuole sconfiggere nessuno, lo sport è bello per questo. La Juventus è difficile da sradicare ma il Napoli ha fatto passi da gigante professionale, con grande rispetto per i valori della maglia. Siamo l’unica squadra in Italia che da dieci anni compete in Europa, ciò vuol dire che abbiamo fatto passi da gigante’.
Questa dichiarazione è stata rilasciata pochi giorni fa dal presidente della Ssc Napoli Aurelio De Laurentis. In Serie A ci sono venti squadre, di queste solo due sono club del Sud (Napoli e Cagliari) e soltanto uno dei due è in grado di competere con quelli del Nord. Quel che è peggio è che la stragrande maggioranza dei meridionali tifa Juventus, Inter e Milan. Lo sport ed il calcio in particolare sono l’emblema del divario economico e sociale che si è creato nel nostro Paese.
Le differenze strutturali tra Nord e Sud sono il risultato di un lungo processo storico. La lontananza dai mercati di sbocco e l’incapacità dei meridionali di incidere sulle decisioni politiche ed economiche del Paese hanno determinato un dualismo difficilmente risolvibile. Le responsabilità sono tante. La prima è dei meridionali che si 'accontentano' e che non sono capaci di emanciparsi dalla condizione di sudditanza sociale ed economica in cui si trovano da sempre. La situazione si è aggravata negli ultimi tre decenni, da quando cioè dall’attuazione di politiche meridionaliste si è passati al cosiddetto ‘federalismo fiscale’. Nell’era dell'informatizzazione e della globalizzazione il Nord opulento non ha più bisogno delle ‘cattedrali nel deserto’ erette negli anni Sessanta e Settanta, il Sud è diventato un peso da utilizzare solo in campagna elettorale e come mercato di sbocco per i prodotti delle imprese 'padane'. Ma non è finita.
Il governo ‘gialloverde intende sancire l’accordo sulle autonomie regionali di Lombardia, Veneto ed Emilia-Romagna, le aree più ricche del Paese. Se qualcuno, soprattutto meridionali, non avesse ancora capito di cosa si tratta è opportuno precisare che questa sarebbe la ‘mazzata’ definitiva per il futuro del Mezzogiorno. Il divario economico già ampio diventerebbe incolmabile, ma forse è questa la volontà politica di gran parte delle forze politiche presenti oggi in Parlamento ed è quello che, va detto, molti meridionali si meritano.  


giovedì 27 giugno 2019

Incidenti sul lavoro, nel 2018 oltre tre morti al giorno

1.218 'morti bianche' denunciate nel 2018, 391 nei primi cinque mesi del 2019, ma per quanto tempo ancora dovremo assistere a queste tragedie?

di Giovanni Pulvino (@PulvinoGiovanni)

Foto da portaleconsulenti.it
‘Il sogno di Sceila sarebbe quello di intitolare una strada del paese al suo Riccardo. Vorrebbe tanto fare come Gloria Puccetti, la mamma di Matteo Valenti, morto in fabbrica a causa di un incendio che nessuno ha saputo spegnere per mancanza delle misure di prevenzione e della formazione necessaria. Due anni fa Gloria è riuscita a installare una piccola statua in ricordo di Matteo, sul lungo canale in Darsena a Viareggio. <Ho un altro figlio che è venuto ad abitare proprio di fronte alla statua - racconta Gloria -. Quando esce con gli amici si dà appuntamento “davanti alla statua”, mangia vicino alla statua. È diventato il nostro punto di riferimento, il nostro modo per andare avanti. L’altro giorno è passata una ragazzina con il cellulare, si è fatta un selfie con lui, probabilmente senza sapere chi fosse. Io sono stata felice>’. Questa storia è una delle tante che Marco Bazzoni, operaio delegato Fiom Cgil, raccoglie ogni mattina prima di andare al lavoro. Un elenco infinito di ‘morti bianche’, di lavoratori che si sono recati sul posto di lavoro, ma che non hanno mai fatto ritorno nella loro casa. Per quanto tempo ancora dovremo assistere a queste tragedie? 
Le nuove tecnologie e l’informatizzazione dei processi produttivi hanno incrementato i profitti delle aziende, ma non si stanno dimostrando utili a rendere i luoghi di lavoro idonei a garantire e tutelare la salute dei lavoratori. L’obbligo che hanno gli imprenditori di adottare le misure sulla sicurezza e sui corsi di formazione previsti dalla legge non è sufficiente ad impedire gli incidenti mortali. 
Il presidente dell’Inail, Massimo Felice, ha presentato ieri la Relazione annuale 2018 sui dati relativi agli infortuni sul lavoro e delle malattie professionali. L’Istituto ha registrato poco più di 645mila denunce di infortunio, in lieve diminuzione rispetto al 2017 (-0,3%). Quelli riconosciuti dall’Inail sono stati circa 409mila con una riduzione del 4,3% rispetto all’anno precedente. Le denunce per gli infortuni mortali sono state 1.218 (+6,1% rispetto al 2017). Quelli accertati dall’Istituto sono stati 704, cioè il 4,5% in più rispetto al 2017. Di questi 421 (60%) sono avvenuti ‘fuori dell’azienda’. 
La situazione sta peggiorando nel 2019. Nei primi cinque mesi i casi mortali denunciati all’Inail sono stati 391, due in più rispetto allo stesso periodo dello scorso anno. Mentre le denunce sono sostanzialmente invariate. I casi di malattie professionali registrati nel 2018 sono stati circa 59.500, in aumento del 2,6% rispetto all’anno precedente. Nei primi cinque mesi del 2019 le denunce sono invece in lieve incremento (+1,4%). 
Mentre il vicepremier Matteo Salvini 'gioca' con la vita dei migranti della Sea-Watch 3 e non solo e l’altro vicepremier, Luigi Di Maio, ‘bisticcia’ con il collega di partito Alessandro Di Battista in Italia si continua a morire sui luoghi di lavoro. Per chi ci governa questo argomento non é 'interessante', non fa guadagnare voti, allora, per loro, è meglio occuparsi d’altro. 



domenica 23 giugno 2019

Sea-Watch 3, ‘la nave fantasma’

'A bordo della Sea-Watch si è scelto di creare condizioni di incertezza ingiustificabili. Per questo ci appelliamo alla Corte di Strasburgo, per porre la parola fine al limbo in cui sono stati relegate le persone a bordo della nave', Pietro Bartolo, 24 giungo 2019

di Giovanni Pulvino (@PulvinoGiovanni)

Foto da sea-watch.org
Porti chiusi e divieto di sbarco non fermano l’arrivo dei migranti. Dopo le elezioni europee l’emergenza ‘arrivi’ sembra non esserci più, almeno essa è scomparsa o quasi come notizia dai principali mezzi di comunicazione e dalla propaganda politica dei grillini e dei leghisti. Eppure, gli sbarchi non si sono mai interrotti. Venerdì scorso 100 profughi sono stati individuati dalle pattuglie dei carabinieri e della polizia di Trieste. Altri 100 sono arrivati nelle stesse ore a Lampedusa con il sistema della ‘nave madre’. La traversata del Mediterraneo è avvenuta su un peschereccio, ma quando era a poche miglia dalla costa i trafficanti hanno fatto salire i migranti su un natante più piccolo e li hanno lasciati al loro destino. I nuovi arrivati hanno dichiarato di essere partiti dalla Libia. Mercoledì 45 profughi sono stati portati a terra da una motovedetta della Guardia di finanza che li ha avvistati quando era in prossimità di Lampedusa. I nuovi arrivati, tra cui due bambini ed una donna incita, sono del Senegal, Costa d’Avorio, Somalia e Kenya. La settimana scorsa altri tre sbarchi. Con una piccola imbarcazione sono arrivati 38 migranti. Lo stesso era avvenuto nei due giorni precedenti con l’arrivo di 20 uomini, 17 donne ed una bambina. I profughi sono partiti dalla Libia e sono della Costa d’Avorio, della Guinea e della Tunisia.
Foto da sea-watch.org
Insomma, come afferma da mesi il sindaco della piccola isola siciliana, Totò Martello: ‘il porto di Lampedusa non è stato mai chiuso ed i migranti continuano ad arrivare’. Si tratta di piccole imbarcazioni che con l’arrivo dell’estate sono destinate ad aumentare.
Anche in Calabria gli ‘sbarchi fantasma’ oramai sono quotidiani. Due unità navali della Guardia di finanza sono intervenute la settimana scorsa per soccorrere 53 migranti di nazionalità pachistana. I disperati erano a bordo di un natante di appena quindici metri di lunghezza. Tra loro c’erano dieci minori. Gli scafisti di nazionalità ucraina sono stati arrestati. Poi ci sono gli emigranti che arrivano in aereo dalla Germania. Secondo quanto riferisce Tonia Mastrobuoni su Repubblica del 16 giugno scorso in 6 mesi la Germania ha trasferito in aereo quasi 1200 migranti. ‘Legati e sedati. Chi si oppone al trasferimento dopo un po' è seduto in aereo addormentato", dicono diversi testimoni.
Per il ministero degli Interni, Matteo Salvini, la situazione è sotto controllo e gli arrivi su piccole imbarcazioni sono comunque diminuiti rispetto allo scorso anno. Insomma, dopo le elezioni europee gli sbarchi non sono più un’emergenza, finita la campagna elettorale il problema, almeno per ora, è risolto o tale deve sembrare.
Nel frattempo, la Sea Watch 3 con i suoi 42 migranti a bordo rimane bloccata davanti a Lampedusa. Ormai è come ‘la nave fantasma’ del celebre film del 1980 di Alvin Rakoff. È lì a 15 miglia dal porto, ferma da 11 giorni con il suo carico di disperati, ma non può attraccare, per il ministro degli Interni è una questione chiusa e non importano gli appelli dell'Alto commissariato per i rifugiati (Acnur) e quelli del medico di bordo.
E non importa neanche se, intanto, altre decine di centinaia di migranti, anch’essi fantasma, continuano ad arrivare.




venerdì 21 giugno 2019

Tesori di Sicilia: Solstizio d'estate

Il sole sorge puntuale come ogni mattina, ma oggi è un giorno speciale, è il più lungo dell'anno, è il solstizio d'estate

di Giovanni pulvino (@PulvinoGiovanni) 

Solstizio d'estate 2019 - (foto di Giovanni Pulvino)

E' l'alba di un nuovo giorno, l'aria fresca del primo mattino ed il silenzio hanno un sapore unico, come il giallo e l'arancione intenso del sole appena spuntato, laggiù ad est come sempre. 
E' il ciclo della vita che si rinnova, ancora una volta, ma è solo un momento, poi tutto passa, per tornare di nuovo domani e dopodomani e poi ancora ed ancora. 
Le parole cercano di fermare quell'attimo, ma è tutto inutile, ora è già diverso, è un'altra cosa, che durerà anch'essa un solo momento e così sarà per sempre. 
Memoria destinata a scolorirsi come tutto, come quel colore, che prima è arancione, poi giallo, infine è solo un ricordo che durerà come la vita di chi lo ha vissuto, sia pur per un solo momento. 


mercoledì 19 giugno 2019

Solstizio d'estate, a Motta d’Affermo si rinnoverà con il Rito della Luce

A Motta d’Affermo e Castel di Tusa si svolgeranno dal 21 al 23 giugno tre giornate di incontri per celebrare l’arrivo della ‘bella stagione’ e per rinnovare presso la ‘Piramide 38° - parallelo’ di Mauro Staccioli il ‘Rito della Luce’ 

di Giovanni Pulvino (@PulvinoGiovanni)

La Piramide - 38° parallelo - (Foto Pulvino Giovanni)
Il rito della luce si svolge ogni anno a giugno, nei giorni delle porte solstiziali, quando il sole trionfa sul buio, e chi partecipa sceglie consapevolmente una via, un cammino di luce. Il rito avviene nel parco della fiumara d’arte dove in questa sola occasione annuale la piramide-38° parallelo viene aperta per favorire al viaggiatore uno sguardo elevato e aperto sull’universo. Il rito si offre come parola di bellezza, come parola maieutica. Negli ultimi anni l’evento è stato preparato del viaggio di alcuni grandi poeti nelle scuole della Fiumara per offrire ai bambini il valore della parola, la sacralità della poesia e il messaggio di Bellezza di essa contiene. L’obiettivo annunciato dal fondatore della Fiumara, Antonio Presti, è consegnare alle nuove generazioni l’opportunità di riunirsi ogni anno, in quei giorni d’estate, per scegliere ogni volta il trionfo della luce.’, rito della luce 2012.
Con il patrocinio del comune di Motta d’Affermo, del Consorzio dei comuni della valle dell’Halaesa, della Regione Sicilia e sotto la direzione artistica della regista Linda Ferrante si rinnoverà il Rito della Luce, ‘Solstizio d’estate – L’eresia della bellezza’, ecco il programma 2019:
La locandina del Rito della Luce 2019
Venerdì 21 giugno, dalle ore 10:00 alle 21:00 si procederà, in contrada Belvedere a Motta d’Affermo, all’apertura della Piramide – 38° ParalleloAlle ore 12:00 ci sarà una visita guidata delle camere d’arte del Museo Albergo Atelier sul Mare a Castel di Tusa. Dalle ore 16:00 alle 18:00 sì celebrerà il ‘Saluto al Sole’. Durante la giornata il pubblico potrà assistere all'allestimento delle opere artistiche. 
Sabato 22 giugno, dalle ore 10:00 alle 21:00 si potrà accedere all'interno della Piramide – 38° Parallelo. Alle ore 12:00 presso il Museo Albergo Atelier sul Mare si potranno visitare le camere d’arte, alle ore 18:00 assistere all'inaugurazione da parte dell’Associazione Famiglie Persone Down Catania (AFPD) della mostra fotografica ‘Noi Siamo Bellezza’ curata da Antonella Cunzolo ed alle ore 21:00 si potrà visitare la mostra sculture-design, a cura di Umberto Leone e Ute Pyka. La serata si concluderà alle ore 22:00 con un ‘Ensemble di artisti’ nello spazio antistante il Museo Albergo Atelier sul Mare, dove si potrà assistere a esibizioni musicali, canti e reading di poesia. 
Domenica 23 giugno, alle ore 12:00 ci sarà presso il Museo Atelier sul Mare una visita guidata alle stanze ed una mostra fotografica: ‘Noi Siamo Bellezza’. Dalle ore 15:00 all’imbrunire si potrà assistere a Motta d’Affermo al Rito della Luce presso la Piramide - 38° Parallelo, con letture di poesie, danza, musica e performance sino al tramonto del sole. 
Per raggiungere la Piramide 38° parallelo occorre percorre da Castel di Tusa per due chilometri la strada statale 113 in direzione Messina o da Santo Stefano di Camastra per circa otto chilometri in direzione Palermo. All'incrocio per Pettineo imboccare la strada provinciale 173. Giunti nel comune di Motta d’Affermo, nei pressi di un’altra opera di Fiumara d’arte, ‘Energia mediterranea’, i visitatori saranno accompagnati fino alla Piramide da un servizio di bus-navetta organizzato dal comune di Motta d’Affermo. I partecipanti alla manifestazione del Rito della Luce sono invitati ad indossare abiti bianchi ed a rispettare il silenzio.



martedì 18 giugno 2019

I poveri sono circa 5 milioni, ma le richieste per il Rdc sono circa un milione, com’è possibile?

I dati sul numero di poveri stimati dall’Istat per il 2018 sono in netto contrasto con le domande presentate per il Reddito di cittadinanza, com'è possibile? Ecco tre possibili spiegazioni

di Giovanni Pulvino (@PulvinoGiovanni)

Foto da istat.it
L'Istat stima che le famiglie in povertà assoluta sono oltre 1,8 milioni, cioè il 7% del totale che corrisponde a circa cinque milioni di individui (8,4% del totale). Non ci sono secondo l’Istituto di statistica ‘variazioni significative rispetto al 2017’. Le famiglie in condizioni di povertà assoluta sono soprattutto nel Mezzogiorno. Nel Sud l’incidenza è del 9,6% e del 10,8% nelle Isole. Nel Nord-ovest, invece, è del 6,1% e nel Nord-est e nel Centro del 5,3%. Anche se la maggior parte dei nuclei familiari risiedono nel Nord (45,7% rispetto al 31,7% del Sud), sottolinea l’Istat, il maggior numero di famiglie povere si trova nel Meridione (45,1% rispetto al 39,3% del Nord e del 15,6% del Centro). L’Istituto stima poco più di tre milioni di famiglie in condizioni di povertà relativa, cioè l’11,8% del totale che corrisponde a circa 9 milioni di individui. Il fenomeno nel 2018 si è aggravato nel Nord, dove è passato dal 5,9% del 2017 al 6,6% del 2018, mentre nel Mezzogiorno l’Istituto di statistica stima un leggero miglioramento, dal 24,7% del 2017 al 22,1% del 2018. In particolare, nel Sud è passato dal 24,1% al 22,3% e nelle Isole dal 25,9% al 21,6%. La regione con la maggiore incidenza di poveri è la Calabria (30,60%), seguita dalla Campania (24,90%) e dalla Sicilia (22,50%).
Questi dati, che confermano la gravità della situazione italiana ed in particolare il divario tra Nord e Sud, sono in netto contrasto con le richieste per il Reddito di cittadinanza. Ad aprile esse erano, secondo l’Inps, 1.016.977. Il maggior numero di domande è stato presentato in Campania (172.175), seguita dalla Sicilia (161.383). Nel Lazio sono state 93.048, in Puglia 90.008 e in Lombardia 90.296. Mentre il minor numero di richieste è stato registrato in Valle d’Aosta (1.333), seguita dal Trentino (3.695) e dal Molise (6.388).
Di fronte a questa situazione i nostri governanti dovrebbero chiedersi: com’è possibile che a fronte di circa 5 milioni individui che vivono in povertà assoluta e ad altri 9 milioni che sono a rischio di esclusione sociale le richieste del Rdc siano poco più di un milione? Ad oggi nessuna riflessione è stata fatta, ma forse è chiedere troppo in un’epoca di selfie e fakenews.
Ecco tre possibili spiegazioni, ma di sicuro c’è ne sono tante altre. La prima è che tra gli indigenti ci sono tanti finti poveri e, di conseguenza, altrettanti piccoli evasori fiscali. La seconda ipotesi è che tanti indigenti pur di racimolare il minimo indispensabile per sopravvivere sono disposti a lavorare ‘a nero’ o, se si tratta di imprenditori o professionisti a non dichiarare tutto il ricavato delle loro micro-attività. Oppure il meccanismo di accesso al Rdc è così stringente che in tanti hanno rinunciato per l’esiguità dell’importo erogato o non hanno potuto fare la domanda. Tra questi ultimi di certo ci sono la gran parte del milione e mezzo di poveri stranieri stimato dall’Istat. Insomma, con il Rdc milioni di poveri rimarranno poveri, nonostante le esultanti affermazioni del vicepremier Luigi Di Maio.

Fonti: istat.it e inps.it