Poi comprendi perchè è difficile allontanarsi da questa terra ...
REDNEWS
Blog d’informazione, cronaca ed opinioni dal profondo Sud
mercoledì 28 gennaio 2026
Tesori di Sicilia: la Rocca di Cefalù
martedì 20 gennaio 2026
Io e la mia isoletta, Alicudi
Guardi l'orizzonte ed hai la sensazione di stare sospeso tra cielo e mare, ma non è leggerezza, è dubbio, è incomprensione, è un dimenticarsi che non viene
| Alicudi, Sicilia - (foto di Giovanni Pulvino) |
Il titolo inganna, l’isola non è mia, anzi non ci sono mai stato e non so neanche quanti sono gli abitanti. Ma a questo possiamo rimediare chiedendolo a Copilot che confidenzialmente mi chiama Cicci, chissà perché. Sono circa 100. Per questa volta non facciamo nessun’altra verifica e ci fidiamo dell’intelligenza artificiale.
Confermo che non ho nessun
diritto di proprietà o di possesso e neanche uno straccio di concessione, ma in
un certo senso Alicudi è mia. Fa parte del mio immaginario e di chissà di
quanti altri. Il fatto è che tutte le mattine, ma proprio tutte, è la prima
cosa che vedo guardando l’orizzonte, che sta lì, oltre i tetti delle case della
borgata, oltre il ponte della ferrovia.
Alicudi fa parte del quotidiano. È una presenza costante. Sembra che ti stia osservando, si assicura che ci sei, che non stai facendo stupidaggini.
Durante la giornata spesso cambia
colore. All'alba è arancione, subito dopo diventa celeste se il mare è calmo, blu se c’è vento di maestrale o di tramontana, nel pomeriggio assume colori sbiaditi tra il celeste e
il bianco, al tramonto diventa di nuovo arancione fino a svanire con l’oscurità.
Raramente è nascosta dal
mal tempo o dalla foschia. In ogni caso sai che c’è, che è lì, questo basta.
Una mattina, come Fantozzi,
aveva la sua nuvoletta personale. La nuvoletta dell’impiegato è diventata, per
qualche ora, la nuvoletta di Alicudi.
Guardi l’orizzonte e Lei è
lì, non va via, non può andare via. Inchiodata tra cielo e mare delimita
l’orizzonte, lo rende animato, asimmetrico, irregolare. E sarà lì anche dopo, a
ricordare a chi ci sarà che il tempo dato è limitato e non ritornerà. Ma Lei ci
sarà sempre, forse.
Guardi ancora ed hai la
sensazione di stare sospeso, ma non è leggerezza, è dubbio, è incomprensione, è
un dimenticarsi che non viene.
Circondata da questa enorme massa d’acqua a volte temi che possa sprofondare e sparire per sempre. Ma non va via, sta lì, sembra dire neanche tu sparirai, ma so che è una bugia.
Mi segue, è la mia nuvoletta. È nella mia testa e lì resterà. E' il mio pensiero, l'unico. E non voglio che vada via.
domenica 11 gennaio 2026
Sommersa
Fluttua leggera, ma non sta affondando, semplicemente è sommersa, ma chi non lo è? Puoi fare finta di niente e puoi non saperlo, ma chi non lo è?
‘Fuori orario’ era una
trasmissione che andava in onda in tarda serata su Rai tre alla fine degli anni Ottanta. L’argomento era il
cinema e consisteva nella presentazione di un film d’autore a cui seguiva la
sua visione. Quello che ritorna sempre di quel programma è la sigla. Si tratta
quasi certamente del frammento di un cortometraggio.
Sulle note di Because the night di Patti Smith un pescatore si tuffa nelle acque del molo dove è ancorata la sua barca. Cerca qualcosa o qualcuno. Poi appena sotto la superficie appare una donna che fluttua leggera, ma non sta affondando, semplicemente è sommersa.
Non ha bisogno di respirare, è una fantasia del regista, come nei sogni non è necessario farlo.
È all’interno di una bolla. È solare. È birichina. Ha lo spirito da fanciullina. Ti guarda con un sorriso beffardo, di chi sa di aver fatto una marachella e non sa nasconderlo. Magari sta ricordando quella sua prima volta sulla neve, vi rimase per pochi minuti ma era felice come una bambina. Di certo fu un regalo per chi c'era. E per entrambi furono momenti che valgono una vita intera.
E' un’ape regina. Sceglie e scarta. Sembra dire sono io che decido, ma non sa che è solo un’illusione. L’acqua la protegge, la nasconde da chi in superficie vuole carpire la sua leggerezza, la sua sensualità, la sua dolcezza. A volte riemerge, e lo fa per sé stessa ma non è egoista. Per tanti è come un’isola impossibile da raggiungere, puoi solo circumnavigarla, ma non puoi sbarcare. Se ti avvicini Lei si allontana. Non puoi toccarla è solo fantasia, è solo un frame sullo schermo. Ti rimane impressa, non puoi cancellarla dalla tua mente, ti possiede e ti possiederà. E non puoi farci nulla. Ti guarda con una tenerezza a cui non sai rinunciare, poi ti costringe a girarti, ma non puoi scappare, resterà nella memoria, resterà un altro vuoto incolmabile.
domenica 4 gennaio 2026
Era il 1973, ed è il 2026, ed è sempre la stessa storia
‘Combatterò come un soldato per un Venezuela libero, contro ogni imperialismo e contro chi vuole toglierci la nostra bandiera, la cosa più sacra che abbiamo. ... Viva Chavez. Viva Maduro. Viva la rivoluzione.’, dichiarava Diego Armando Maradona
Nel 1970 era stato eletto per la prima
volta un socialista alla carica di presidente: Salvador Allende. Nonostante le
difficoltà egli attuò la riforma agraria e un vasto piano di nazionalizzazioni. Il boicottaggio
economico statunitense non gli impedì l’affermazione anche nelle elezioni del 1973.
Il giorno del golpe, Allende non
cederà, le sue ultime foto da vivo lo ritraggono con un elmetto e un mitra in
mano. Il Presidente morirà negli scontri, chi dice assassinato, chi dice
suicidato.
I giorni che seguiranno saranno
tragici per il Cile. Nei diciassette anni di dittatura le vittime saranno
almeno 32 mila.
La figura che abbatterà la democrazia cilena sarà quella di Augusto Pinochet, nominato un mese prima dallo stesso Allende come capo delle Forze armate.
Quello che sta avvenendo in queste ore
in Venezuela è una tragica ripetizione di quello che avvenne oltre 52 anni fa.
La logica americana è quella del colonialismo. L’obiettivo principale è la riserva di
petrolio del paese sud-americano.
Per mantenere la supremazia mondiale è
necessario avere il potere economico oltreché militare e per farlo è
indispensabile il controllo delle risorse energetiche. Non c’è un’altra spiegazione all’atto di violazione del diritto internazionale e della sovranità perpetrato dagli Usa ai danni
del popolo venezuelano.
Negli anni Settanta c’era la scusante ideologica, oggi è solo economica. Chi in queste ore giustifica l’operato del governo americano è complice e servo, oltreché politicamente insignificante.
Dopo questo atto di guerra chi potrà protestare se Putin arriverà a Kiev, chi potrà accusare la Cina di ledere il diritto internazionale se deciderà di invadere Taiwan o se Netanyahu attaccherà il Libano? D’ora in poi tutto è possibile, è solo la logica del più forte. E' una regressione culturale ed etica senza precedenti.
Era il 1973 ed è il 2026 ed è sempre la stessa storia, la stessa indecenza, la stessa nefandezza. L'uomo è una delusione continua. Quando finiremo, se mai lo faremo, con l'odio e la prepotenza?
‘Combatterò come un soldato per un Venezuela libero, contro ogni imperialismo e contro chi
vuole toglierci la nostra bandiera, la cosa più sacra che abbiamo. ... Viva
Chavez. Viva Maduro. Viva la rivoluzione.’, dichiarava Diego Armando
Maradona, e come
dargli torto.
lunedì 29 dicembre 2025
Era il 31 dicembre del 2014
Era il 31 dicembre 2014, ed era un altro mondo, tu non c’eri e non ci sei adesso e anche se ci fossi non potresti fare nulla
Poteva
essere un giorno come un altro, invece no, successe quello che non era mai
successo, il Borgo era imbiancato. L’inverno era iniziato da poco, ma quella
mattina nevicava, si nevicava in riva al mare. Altre volte le strade si erano tinte
di bianco per la grandine, era durata solo per qualche ora, poi si era sciolta e tutto era
tornato nella normalità. Stavolta invece era neve, quella vera, quella che cade solo durante la stagione fredda quando la temperatura
scende sotto lo zero, quella che puoi ammirare e per certi aspetti 'soffrire' salendo in montagna.
Ma qui
in Sicilia, sul litorale tirrenico, a pochi metri dal mare, come è stato
possibile? Le strade erano colorate di bianco, le
pietre della spiaggia erano ricoperte di neve, così come a vanetra, la
piazzetta e la Torre, solo sotto i ponti della ferrovia non c’era nulla.
Qualcuno
sfidando il freddo e il vento di levante era sceso in strada per godersi la
novità’. Una camminata verso la spiaggia era inevitabile. Di solito stai lì nel
mese di luglio a prendere il sole, a fare un tuffo, a guardare il fluttuare
delle onde o a fissare le sagome di Alicudi, di Filicudi e di Panera che sono
là in fondo a delimitare l’orizzonte, e stanno lì come sempre per farti una
carezza quando la tua coscienza è inquieta o quando hai bisogno di dimenticarti.
Quel
31 dicembre le nuvole e il nevischio impedivano di scorgerle, ma sapevi che c’erano
e questo ti consolava.
Tutto era
grigio, freddo come solo in inverno può essere.
Ti
giri e vedi tutto il Borgo imbiancato, non era mai successo. Poi senti
distintamente il chiacchiericcio leggero di chi era sceso per vedere e noti
subito le loro orme lasciate sulla neve fresca. Era un presagio di cosa sarebbe
successo di lì a poco? Da allora è rimasta un’impronta, un’impronta sulla neve, sulla neve caduta in riva al mare e li resterà per sempre. Almeno per chi c’era
e c’è ancora per poterlo raccontare.
Era il 31 dicembre 2014, ed era un altro mondo, e tu non c’eri e non ci sei adesso e
anche se ci fossi non potresti fare nulla, e non capiresti cosa c’è in fondo ai
pensieri. È un tempo che non c’è, che non esiste, solo silenzi, nient’altro che
silenzi. No, non so dire di no, ma andrò anche se non ci sarai, e non mi
comprenderai, non puoi comprendermi e sai il perché, e so il perché.
venerdì 26 dicembre 2025
'Voi che vivete sicuri nelle vostre tiepide case'
‘Voi che vivete sicuri nelle vostre tiepide case, voi che trovate tornando a sera il cibo caldo e visi amici: considerate se questo è un uomo’, Primo Levi
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| Gaza, 23 dicembre 2025 - Foto da assopacepalestina.org |
Nei paesi occidentali si è festeggiato il Natale ed ora ci si prepara ai botti di Capodanno, ma ci sono luoghi dove non è festa, ma solo sofferenza e dolore. E non è solo una questione religiosa o di calendario. A Gaza i bambini anche volendo non festeggiano. È un Natale che non avrebbero voluto vivere. Ed è un Capodanno che ricorderanno loro malgrado.
Vivono in tende di fortuna. Subiscono
le intemperie dell’inverno. Non hanno cibo a sufficienza, non hanno indumenti
per proteggersi dal freddo, non hanno un tetto per ripararsi dalla pioggia e
dal vento, non hanno nulla, non hanno niente da festeggiare.
Cosa hanno fatto di male per meritarsi tutto questo? La loro unica colpa è quella di essere nati nel posto e nel momento sbagliato. E non possono cancellarsi. Continuano a subire l’occupazione di quella che ancora in molti in malafede continuano a definire l’unica democrazia del Medio oriente.
Malnutrizione, freddo, mancanza di cure, bombe e proiettili, ma che vita è? Sono fantasmi che vivono in tende fatiscenti, sono vittime tre volte: del suprematismo ebreo, del neo colonialismo occidentale, del genocidio negato da chi sta festeggiando senza rimorsi di coscienza il Natale e il Capodanno.
Si, è genocidio, e sta succedendo di nuovo, anzi è successo
di nuovo.
‘Voi che vivete sicuri nelle vostre tiepide case, voi che trovate tornando a sera il cibo caldo e visi amici: considerate se questo è un uomo. Che lavora nel fango, che non conosce pace, che lotta per mezzo pane, che muore per un sì o per un no. Considerate se questa è una donna, senza capelli e senza nome, senza più forza di ricordare, vuoti gli occhi e freddo il grembo, come una rana d’inverno. Meditate che questo è stato: vi comando queste parole. Scolpitele nel vostro cuore, stando in casa andando per via, coricandovi alzandovi, ripetetele ai vostri figli. O vi si sfaccia la casa, la malattia vi impedisca, i vostri nati torcano il viso da voi’, Primo Levi.
Ancora oggi come 75 anni fa c’è chi non può dimenticarsi.
Fonte da Se
questo è un uomo di Primo Levi
venerdì 19 dicembre 2025
Il ladro di libri
'Cultura, non è possedere un magazzino ben fornito di notizie, ma è la capacità che la nostra mente ha di comprendere la vita, il posto che vi teniamo, i nostri rapporti con gli altri uomini. Ha cultura chi ha coscienza di sé e del tutto, chi sente la relazione con tutti gli altri esseri', Antonio Gramsci da i Quaderni dal Carcere
| La biblioteca del Liceo artistico di Cefalù (Pa) Foto di Giovanni Pulvino |
Sono chiusi a chiave, sembrano ingabbiati, ma perché tenerli così? Esiste un ladro di libri? Si rubano i libri? Forse quelli per collezionisti possono essere oggetto di interesse per il ladro, ma la stragrande maggioranza sono libri comuni e non godono di molta popolarità, soprattutto nel nostro paese.
Eppure leggere ci permette di entrare nei pensieri di chi ha sentito la necessità di scrivere. Di viaggiare in luoghi e storie stando seduti sul divano di casa. Il tutto al prezzo di una pizza o poco più. Se poi a prestarcelo o regalarcelo è un amico o un’amica non ci costa nulla, anzi facciamo comunanza con una persona che ci è cara. Sfogli le pagine è pensi a chi lo ha fatto prima di te. E che bello evidenziare le stesse frasi. Il ladro di libri, quello vero, sorride all’idea di aver rubato un pensiero e a rendersi conto che è identico al suo.
Si il ladro di libri
esiste ma non vuole diventare 'ricco', no, è un approfittatore di conoscenza, di
emozioni, di leggerezza che solo le pagine di un racconto, di una poesia, di un
saggio, di un manuale possono dare stando comodamente seduti, magari
sorseggiando un succo di frutta alla pera, rigorosamente alla pera, o sgranocchiando
una patatina San Carlo e magari succhiando inconsapevolmente le dita per
sentirne il sapore dopo averle finite tutte, anche le briciole che sono rimaste
in fondo al sacchetto.
Non devi fare altro che leggere e viaggiare con la fantasia.
Per un momento le parole ti consentono di dimenticarti. Altre ti impediscono di farlo. Non sei tu che decidi. I pensieri di chi ha scritto ti trascinano dove vogliono loro. E se non vuoi farlo puoi chiudere il libro, ma se lo fai non
saprai dove voleva condurti, cosa voleva dirti.
La lettura non deve essere una fuga, un estraniarsi, un abbassare la testa per non guardare cosa ti sta intorno. Un libro non può impedire 'il mal di vivere', ma può spiegarlo e può permettere di superalo o di accettarlo come inevitabile.
E poi ci sono loro, i lettori ed i ladri di libri, riconoscerli è facile, hanno il volto soddisfatto, sono sempre pronti a darti una risposta, a farti un sorriso di condivisione. In cambio non vogliono nulla se non il titolo di un libro, del migliore che hai letto e che devi leggere assolutamente.
Se vuoi essere gentile, se vuoi comprendere le esigenze di chi ti sta di fronte, se vuoi condividere i tuoi e i suoi problemi, le tue e le sue gioie, devi imparare a leggere, a fare memoria, a ricordare. Non c'è un altro modo. La conoscenza permette di vivere senza pregiudizi, di essere leggeri, di attraversare l'estemporaneità della vita nella consapevolezza che nulla è dato per sempre e che tutti, ma proprio tutti, hanno il diritto di vivere il loro tempo in modo dignitoso.
domenica 14 dicembre 2025
Tesori di Sicilia: l'Etna
sabato 29 novembre 2025
Il ladro di sorrisi
Quel giorno di luglio mentre tornava dalla spiaggia i due zii seduti sull’uscio di casa lo salutarono con un sorriso, uno degli ultimi
| Una bambina di Gaza ritrova il suo giocattolo tra le macerie della sua casa |
Era un ladro, si un ladro, un ladro di sorrisi. Era avido di questa carezza involontaria e lo era anche quando questa non lo riguardava, anche quando essa non era voluta. Una consolazione appresa quando era ancora in fasce e che ha mantenuto per tutta la vita. Per provocarli si sforzava di fare battute, di suscitare contentezza, non sempre ci riusciva, ma insisteva. Non lo faceva solo per sé stesso, non era egoista, non poteva esserlo. A volte l’ironia non era compresa ed il sorriso non arrivava. La delusione era doppia: aveva scherzato con chi non era disposto a farlo e non era riuscito a rubare quello che per Lui era il bene più prezioso.
Siamo quello che gli altri hanno deciso di fare di noi.
Tu, gli diceva, non puoi vedere il tuo sguardo, la tua solarità. Puoi solo guardare l’effetto che provoca in chi ti sta di fronte, ma non potrai mai godere del tuo sorriso. È un vuoto a perdere. È gioia che non appartiene a chi la esibisce, ma a chi la riceve. Chi sorride non può essere egoista.
Il sorriso è gentilezza, è
amore, è amicizia, è comunanza, è gioia, è dimenticarsi.
I sorrisi sono tutti diversi.
Ci sono quelli appena accennati, quelli nascosti, quelli trattenuti,
quelli senza controllo, ma tutti ma proprio tutti sono sinceri e lo sa bene il
ladro di sorrisi. Ne ha fatto una collezione che tiene nel suo cuore e nella
sua mente. Ogni tanto li rivive, alcuni sono un po' scoloriti, ma sono tutti lì, sempre pronti a venir fuori di nuovo.
Quel giorno di luglio mentre tornava dalla spiaggia i due zii seduti sull’uscio di
casa lo salutarono con un sorriso, uno degli ultimi. Era una
carezza, era solo una carezza, riceverla è stato un dono.
Era un ladro seriale.
E non era necessario parlare, bastava uno sguardo, un gesto ed ecco che rubava un altro sorriso. Una
volta lo chiese persino ad una collega appena uscita da una classe
problematica, lo fece per sollevarle l’umore ma intanto rubava un altro
sorriso. Lo faceva prendendo in giro i suoi alunni per gli strafalcioni che avevano fatto durante l'interrogazione, come se Lui non ne avesse fatte o dette mai di corbellerie, che bugiardo.
Il più delle volte erano
gratuiti, erano sinceri.
Il sorriso è come l’amore, deve essere spontaneo. Nessun condizionamento deve indirizzarlo. Sarebbe altro. Se non arriva vuol dire che non è vero. Il ladro non può rubarlo come fa con i sorrisi.
A volte anche Lui lo subisce o lo vive suo malgrado. Non può decidere né con chi né quando, ma sente sempre il bisogno di donarlo e comunque di dirlo alla persona amata. Questa necessità di comunicazione dimostra che si tratta di amore, in caso contrario è altro.
Risultare
inopportuni è quasi inevitabile. Mantenere la gentilezza ed il rispetto è un
altro modo di esprimerlo. C’è chi non lo riceve mai. In amore non bisogna
chiedere. Non bisogna domandare. Si può solo aspettare, aspettare la reciprocità, se non viene non resta che la sofferenza e la mancanza per quello
che non può e non potrà essere.
Il ladro si rassegni può rubare i sorrisi non l’amore, con l’amore è condannato ad essere, suo malgrado, un incensurato a vita.
E non gioisce nel vedere la foto di una bambina palestinese che sorride nel ritrovare il suo giocattolo sotto le macerie della sua casa distrutta dalle bombe dell'esercito israeliano.
martedì 18 novembre 2025
Era destinato a non essere egoista
‘Sii arcobaleno nella nuvola di qualcun altro’, Maya Angelou
![]() |
| Torremuzza. Foto di Antonino Pulvino, 8 novembre 2019 |
Giocava con un pallone di plastica sgonfio ed era tutto. Avveniva sotto lo sguardo e la protezione delle zie e degli zii della borgata, non c’erano pericoli, solo un continuo ripetersi di calci al Super Santos.
Dapprima era solo, poi
iniziò a condividere. Erano in due, in tre, poi la squadra. Non giocava per sé, ma sempre per gli altri.
La sua impronta era segnata. Era così ancor prima di venire al mondo. Non c’era rimedio possibile,
la sua strada era decisa, non poteva esserci nessun cambiamento. Era destinato a non essere egoista.
Non c’erano alternative,
solo un continuo dare, senza pretese, senza ritorno. Da non credere, ma era
così. Cosa cercava? Cosa voleva?
Non era un donare il superfluo, ma un cedere la propria essenza senza aspettarsi nulla in cambio. Non era neanche un
farsi del male, era la ricerca del gesto incondizionato, dell’atto spontaneo
così come deve essere l’amore, senza tornaconti, senza profitto.
Tutto all’inizio avveniva inconsapevolmente.
Era così e non sapeva neanche il perché, semplicemente era così. Pensava, prima o poi mi succederà di ricevere lo stesso trattamento, senza egoismi, senza richieste alcune.
Ed
aspettava.
Persino quando ebbe quel
grave infortunio al braccio pensò: è solo colpa mia, non può che essere così. Ma
non era così.
Notte insonni a
struggersi, giorni interi ad aspettare, ma niente: nulla veniva, nulla si realizzava, nulla consolava.
Finché c’era una
prospettiva riteneva che ci fosse ancora un’opportunità, che prima o poi
sarebbe successo anche a lui. Il tempo sarebbe stato galantuomo, pensava, ma
così non era.
Continuava a dare, non
faceva altro che dare, dare e ancora dare. A volte era patetico, altre un
illuso, altre un ingenuo, ma nonostante ciò continuava ad insistere.
Poi venne il giorno in cui restò immobile a fissare il nulla, non gli rimaneva altro.




