Una poesia .. una delle tante
REDNEWS
Blog d’informazione, cronaca ed opinioni dal profondo Sud
giovedì 6 agosto 2026
Un vecchio e un bambino
sabato 1 agosto 2026
Il cubo di Rubik
Provi a completare il cubo di Rubik, ma non ci riesci
| Il cubo di Rubik - (foto di Giovanni Pulvino) |
Nulla cambia. Non decidiamo mai, subiamo soltanto.
Guardi
verso il basso, non vedi il fondo, ma non è necessario vedere, è tutto dentro
di te. E non puoi impedirti di pensarlo, è tutto dentro di te.
Non osi
poggiare il piede, potrebbe esserci il vuoto. Resti in attesa. Non è paura. È
stanchezza. Sai già che è tutto inutile. Allora aspetti. Non sai bene cosa, ma
aspetti.
I silenzi tolgono il respiro e non sai cosa fare. Guardi
avanti ed hai paura, di fronte a te non c’è che il nulla. Rimangono solo i singhiozzi di un
bambino e le lacrime che non vengono.
Allora provi a leggere, ma non ci riesci. Ci sono solo assenze. I pensieri sono devastati. I movimenti rallentati. La vita un respiro affannato e non voluto.
Ed è in quel preciso istante che comprendi che è stato un sogno senza un lieto fine e che il tuo tempo è stato un tempo sprecato. Hai provato e riprovato, ma è stato tutto inutile.
Cosa
aspetta ad arrivare? Non sei un ‘convitato di pietra’, cosa aspetta ad
arrivare?
Provi a completare il cubo di Rubik ancora una volta, ma non ci riesci.
I colori
delle facce non combaciano mai. Insisti ruotando il cubo, ma
anziché andare avanti ti sembra di tornare indietro. Fai un ragionamento, ma
poi ti accorgi che è sbagliato. Torni al punto di partenza, per ricominciare di nuovo. Il disordine prevale. Non c’è una logica. È solo istinto ed egoismo. Ci
vorrebbe cattiveria, almeno un po', quella che non hai, che non puoi avere e
che non vuoi avere. Ad essere prepotenti bisogna essere predisposti. Non ci si
diventa, ci si nasce con uno spirito malvagio. Se non ce l’hai non puoi
inventartelo.
Sei
stanco, sei sfinito, attendi in silenzio, ma è un silenzio che non viene.
martedì 21 luglio 2026
Tutto quello che ha fatto, lo ha fatto per noi
Quando
passerete da questa piazza e leggerete piazza 'A. Pulvino’, ricordatevi
che tutto quello che ha fatto, lo ha fatto per noi
di Giovanni Pulvino
| Torremuzza, 18 luglio 2026 |
67 anni fa venivano al mondo due bambini, due gemelli. La sorpresa e la gioia per parenti, amici e torremuzzari fu grande. Eravamo appena nati e già eravamo destinati ad essere i gemelli del Borgo, o come diceva un mio coetaneo ‘i gemielli’ di Torremuzza. Quel giorno mia madre rischio la vita, non ne poté gioire subito, ma quanto fu orgogliosa di noi.
Piazza Marina è stata il luogo della nostra infanzia. Allora era ancora in terra
battuta ed il nostro gioco preferito era rincorrere un pallone di plastica, il super
Santos. Una volta facemmo una partita anche se eravamo solo in tre. Vinsi io
anche se ero da solo contro mio fratello ed un nostro coetaneo, Santo, quello
che ci chiamava gemielli. Non ero io che ero più bravo ma semplicemente
approfittavo della scarsa dimestichezza con il pallone del suo compagno. Tutte
le volte che gli passava la palla per generosità, ne approfittavo per togliergliela
e andare a segnare.
Spesso giocavamo sotto i ponti della ferrovia. Facevamo una specie di calcio/tennis senza rete. Non so chi vinceva, non era importante.
D’estate
a Torremuzza venivano a trascorrere una giornata al mare i ragazzi della colonia
di Reitano. Sapevamo già che avremmo fatto una partita a calcetto. Una
sfida calcistica tra torremuzzari e ritanisi. Quella volta
giocammo nel cortile Marina che era stato pavimentato da poco, sembrava un
campo di calcetto con il pubblico nelle gradinate. Vincemmo con facilità.
Quando io o mio fratello avevamo la palla il passaggio era scontato, sapevamo
dov’eravamo e dove passare il pallone. In un certo senso avevamo ‘imbrogliato’,
perché avevamo un vantaggio che gli altri non potevano avere, ci trovavamo
senza bisogno di guardare o parlare.
Se fosse ancora tra noi in questo momento sarebbe in riva al mare a leggere un libro, a prendere il sole, a fare un tuffo.
Una volta mi disse ma come si fa a non amare l’estate e il mare. Era la sua confort zone, il luogo dove si rilassava, staccava dai suoi pensieri, dai suoi numerosi impegni. Quando mi chiedete perché non vai a fare un tuffo anziché stare sempre a casa, ora sapete il perché.
Ogni giorno dobbiamo fare una scelta, dobbiamo decidere da che parte stare. È una decisone
il più delle volte inconsapevole, ma la facciamo sempre. L’opzione è: dobbiamo
agire esclusivamente nel nostro interesse personale o dobbiamo farlo tenendo
conto di chi ci sta di fronte? Dobbiamo pensare solo a noi stessi o anche agli
altri? Dobbiamo essere egoisti o altruisti? La nostra scelta era scontata.
Figli di un operaio che faceva tre lavori per mantenere la famiglia e di una
casalinga che doveva accudire sei figli, non potevamo che essere per la
solidarietà. Lottare contro le ingiustizie e le diseguaglianze era nel nostro
carattere. Utilizzare le nostre capacità e le nostre competenze per il bene
comune era inevitabile, ha segnato tutta la nostra esistenza.
E per me, solo per me, è così ancora oggi.
Da giovanissimo è stato consigliere comunale del PCI per volontà di Rocco Adamo che rinunciò al seggio conquistato nelle elezioni per cederlo a mio fratello. Non lo dimenticò mai, anni dopo volle sua figlia come presidente del Consiglio comunale, carica che Lui aveva ricoperto prima di essere nominato vicesindaco. Rinunciò sempre all’indennità di carica. Per mio fratello la politica era servizio. Motta ha perso una grande opportunità quando non lo sostenne a sufficienza nelle elezioni per la carica a Sindaco. Quella fu l’unica volta che non fui completamente al suo fianco, forse non volevo che diventasse Primo cittadino, aveva già dato tanto alla comunità, era tempo che pensasse un po' di più a sé stesso.
Era una persona
di ‘compagnia’. Non era solo intelligente, generoso e con una ampia
cultura, era anche solare. Bastava una chitarra ed uno spartito per far cantare
tutti, ma proprio tutti. Quando si trattava di accordare la chitarra, si
rifiutava, non perché non ne fosse capace, semplicemente si annoiava a fare le
piccole cose, quelle più pratiche, era troppo intelligente, allora ci dovevo
pensare io. Lo stesso succedeva se c’era della musica ballabile, intendo i
lisci. Animava la serata e ballava con tutte. Aveva uno spirito ironico e delicato, era un ladro di sorrisi. L’ho invidiavo per questa sua
leggerezza, per il suo carattere estroverso. Ed oggi si sente molto la sua
mancanza anche per questo.
La sua impronta era segnata. Era così ancor prima di venire al mondo. Non c’era rimedio possibile, la sua strada era decisa, non poteva esserci nessun cambiamento. Era destinato a non essere egoista. Non c’erano alternative, solo un continuo dare, senza pretese, senza ritorno. Da non credere, ma era così.
Avevamo
le stesse idee, attitudini e desideri, e, per evitare di confrontarci, prendevamo
sempre strade o assumevamo ruoli diversi. In questo modo ci completavamo a vicenda, ora non è più così.
Sapevamo tutto l’uno dell’altro anche se non parlavamo mai, non era necessario, ci capivamo senza dire una parola, tra i gemelli è così, di certo era così tra di noi. C’era una sorta di pudore a raccontarci le cose più personali, ma sapevamo tutto l’uno dell’altro. Ed ora tutta la sua vita è nella mia testa e lì resterà fino a quando avrò capacità intellettiva per ricordarla.
Quando
passerete da questa piazza e leggerete piazza 'A. Pulvino’, ricordatevi
che tutto quello che ha fatto, lo ha fatto per noi.
Siatene orgogliosi perché dietro quel nome ci siamo tutti noi che
gli abbiamo voluto bene e sono certo che questo sarebbe stato anche il
suo pensiero.
martedì 14 luglio 2026
Gaza, il ‘violino’ dei bambini palestinesi
Tutto torna. Lo sguardo è appannato, la miseria e l’impotenza vincono, vincono sempre
Gaza Khan Younis, 2 luglio 2026 (foto da YouTube)
Lo sapevo già. È sempre stato così. Perché avrebbe dovuto essere diverso?
È insopportabile, è sempre insopportabile, il tempo passa ma rimane insopportabile.
Non riesco a trattenermi.
Devo fermarmi. Non voglio andare
avanti.
Perché succede ancora, lo so che tutto
si ripete, allora perché succede ancora?
È come scivolare in un pozzo che non ha fondo. Aggrapparsi è inutile. Continui a scivolare. La caduta non si
arresta. Scivoli e scivoli. Non c’è altro. Non è un sogno. Non puoi gridare.
Chiudi gli occhi. Aspetti.
Vorresti che non fosse così, ma non
sei tu a decidere.
È un puntino luminoso nell’oscurità. È una luce che torna sempre. E, come Ciàula, la vedi e resti senza parole. Guardi e non comprendi. Intanto, entra nei tuoi pensieri e non puoi farci nulla.
Ed è allora che vorresti che tutto finisse.
Lo sguardo è appannato, la miseria e l’impotenza vincono, vincono sempre.
È una 'nota stonata', è il pianto di un neonato,
è il frastuono di una bomba, è il dolore che cessa per sempre.
Eppure, macerie e distruzione non impediscono ai
bambini palestinesi di gioire della loro età, di correre sotto il sole cocente
di luglio, di giocare tra la polvere sollevata nella strada piena di detriti e
le inutili grida di contentezza.
A luglio il Mediterraneo è blu, è piatto, è gioia, è vita, ed anche a Gaza è così malgrado i progetti faraonici dei potenti della terra.
Il mare che qui prende il nome di mar di Levante è lì per i gazawi nonostante i divieti e le bombe. Incuriositi, li vedi ridere di fronte ad uno smartphone acceso. Non lo sanno, ma è il loro tempo, ed è un tempo che non tornerà più. Non deve essere sprecato. Occorre viverlo 'goccia a goccia' a dispetto di tutto e tutti.
I volti bagnati dall’acqua salata, i sorrisi, la spensieratezza sono il dimenticarsi per un momento, solo per un momento.
Allora vorresti fermare il tempo, ma non puoi.
E' ‘il violino dei poveri’, è il violino dei bambini palestinesi.
venerdì 3 luglio 2026
Allora, sei bruco o sei farfalla?
‘Quello che il bruco chiama fine del mondo, il resto del mondo lo chiama farfalla’, Lao Tze
![]() |
| Una pagina di 'Storie di ordinaria follia' di Charles Bukowski |
È facile sentirsi una farfalla. Essere una farfalla. Essere i colori di una farfalla. Può vivere fino a 12 mesi o morire dopo pochi giorni, ma nel nostro immaginario la farfalla è felice, e chissà perché lo pensiamo. Forse sarà per il colore delle ali e per la leggerezza con cui vola o forse perché ci appare innocua e aggraziata. Eppure la sua è un’esistenza effimera. Ma cosa non lo è?
Il bruco è brutto. Ci fa senso solo a vederlo. Vive poche settimane o anche fino a due anni, ma la sua sorte è segnata e non ci intenerisce. Eppure, senza il bruco non esisterebbe la farfalla. È inconsapevolmente generoso. Dà la sua vita per un’altra. Sempre. Ci diciamo, è la natura, è una metamorfosi e non importa se muore.
La farfalla è leggiadra, non ha pensieri,
non deve cercare, aspetta e sceglie il fiore su cui posarsi, poi vola via. Non
crea, non dà, riceve soltanto. Non si fa domande, vive la sua breve vita
intensamente ed è ammirata e riconosciuta.
Il bruco non vola, striscia. Non decide, subisce. Non è apprezzato e fa un po' ribrezzo. Fatica a sopravvivere. È solo. Esiste per dare, per dare la vita. Aspetta di morire. Sa che deve morire. Ha paura? Di certo sa che deve morire. Chissà se lo consola sapere che con il suo sacrificio darà una nuova vita.
Sei bruco o sei farfalla?
Il bruco è altruista suo malgrado, e non può essere altro, non dipende da lui, è così. La farfalla è una regina, prende quello che gli altri hanno dovuto dargli, nel caso del bruco è tutto.
Allora, sei bruco o sei farfalla?
Non ho dubbi, non sarò mai una
farfalla. Non posso essere una farfalla e non voglio esserlo.
venerdì 12 giugno 2026
Fissi un punto, tutto torna
Lo comprendi quando non arriva, non lo accetti, ma lo capisci che è solo quello. Rimane la mancanza, torna la pioggia, un freddo che non va via. Allora puoi solo aspettare
| Porto di Cefalù, Sicilia - (foto di Giovanni Pulvino) |
Fissi un punto, tutto torna. Non importa cosa stai guardando, tutto torna. Decidono i pensieri. Li subisci e non puoi impedirli. Vorresti andare oltre, ma non puoi. A volte guardi il palmo di una mano, provi a muovere le dita per non pensare, ma è inutile, tutto torna.
Cos’è?
È un vuoto che non puoi colmare. Sei
circondato dall’affetto, ma non basta, ci vuole altro, un altro che non viene e
che non verrà.
Provi a fissare un altro punto,
qualunque cosa, il risultato è sempre lo stesso. Ti manca il respiro, vorresti
che tutto finisse, ma non sei tu a decidere.
Ogni tentativo è inutile. Puoi solo
aspettare. Senza parole, solo silenzi. C’è solo il ticchettio dell’orologio. C’è
l’affanno e c’è anche un battito accelerato, ma non dicono nulla.
Eppure non sei solo. Lo vedi nei
sorrisi di chi ti sta di fronte, lo vedi nelle parole di chi ti parla, lo vedi
nei gesti e nelle carezze ti chi ti sta vicino, allora perché non basta?
Non importa da chi sei circondato,
ma chi vuoi incontrare, chi non vuoi lasciare. Basta uno sguardo, o una parola,
o un gesto, ma solo quello, non un altro, solo quello.
Perché solo quello?
Lo comprendi quando non arriva, non lo
accetti, ma lo capisci che è solo quello. Rimane la
mancanza, torna la pioggia, un freddo che non va via.
Allora
puoi solo aspettare.
giovedì 23 aprile 2026
Noi, partigiani
‘Ho visto una bambina volare, una bambina, di due mesi. L’ho vista bene. A un certo punto un tedesco l’ha presa e l’ha lanciata per aria, e un altro le ha sparato con il mitra, come fosse un piccione. E io questo l’ho visto con i miei occhi e non lo dimentico. Come potrei? … ‘
| La copertina del libro 'Noi, partigiani' |
Lauretta Federici, nata a Vinca (Massa Carrara) il 2 febbraio 1937, ha raccontato per il libro Noi partigiani come le SS hanno massacrato il suo paese. L'eccidio è stato perpetrato il 24 agosto 1944, quando aveva sette anni. Alla fine si contarono centosettantatrè innocenti ammazzati. La strage avvenne dopo quella di Sant’Anna di Stazzema ed un mese prima di quella di Marzabotto, 'dove agì la stessa mente assassina: Walter Reder, maggiore delle SS’. … Ecco un breve resoconto di quello che avvenne quel giorno.
‘ … Un ufficiale tedesco ci minacciò di brutto: << Se rifare un’altra volta, veniamo e .. zac>>, fece il gesto del coltello sulla gola. La rappresaglia scattò pochi giorni dopo, anche se non avevano avuto altre perdite. ... Iniziò tutto il 24 agosto. Si vedeva da lontano la colonna di veicoli su tornanti. Arrivò trafelata un’amica di mia mamma: <<Giovanna, vengono i tedeschi, spicciati che bruciano tutto, abbiano visiti i fuochi nei paesi giù>>. Papà non c’era, e per giunta mamma aveva mandato gli altri due figlioli più grandi a prendere l’acqua salata dalla fonte, per cucinare, perché a quei tempi il sale non si trovava. <<I miei figli sono giù, ora me li uccidono>>, il primo pensiero è stato quello. Ma per fortuna i miei fratelli sono tornati a casa quasi subito. Mia mamma allora ha preso dei castagnacci che stava preparando e una forma di formaggio, era tutto quello che avevamo in casa. Mia sorella, ancora mi chiedo perché, andò al suo lettino, tirò via lenzuola e coperte e le butto sopra un ciliegio, nell’orto. Scappammo, io cercavo di tenere il passo con gli zoccoli di legno ma su per i boschi non ce la facevo, e allora lì lasciai lì e andai a piedi nudi, in mezzo ai castagni, con tutte quelle spine. Ho camminato così fin lassù, al Mandrione, il recinto dove mettevano le pecore a dormire. Lì ritrovammo gli altri del paese che erano riusciti a scappare, come noi. Non tutti, purtroppo: i vecchi e i malati erano rimasti a Vinca. C’erano pure delle ragazze, le invidiavo per le scarpe, che io non avevo più. L’angoscia era la mancanza di mio padre, ancora disperso chissà dove. E l’attesa della morte, perché i tedeschi risalvano come i cacciatori con la selvaggina. Dormimmo all’addiaccio, intanto che gli adulti ascoltavano le notizie terribili portate dagli ultimi arrivati. I nazisti avevano delle guide che gli indicavano dove cercare. Si sentiva parlare carrarino, di sicuro erano spie fasciste. Il secondo giorno finalmente arrivò il babbo e ci disse: <<Andiamocene sulla montagna, che conosco un rifugio e lì forse possiamo salvarci>>. Ma, dovendo attraversare un ravaneto, una specie di ghiaione, dall’altra parte, vedemmo dei tedeschi davanti a una capanna. Per fortuna c’era una siepe. Siamo rimasti nascosti lì dietro per tutto il giorno. Davanti alla capanna, con i tedeschi, c’erano delle ragazze. Una teneva un bebè in braccio. I tedeschi le spingevano e ridevano. A me pareva che giocassero insieme. Ma poi vidi uno di loro afferrare il neonato – ho saputo dopo che era una bimba di due mesi – e lanciarlo in alto, mentre l’altro prendeva la mira e gli sparava. Dopo di che hanno ammazzato anche le ragazze, sotto i nostri occhi. Quando è calata la notte, mio padre ha trovato la grotta che conosceva e lì siamo rimasti fino alla fine della strage, fino al 27 agosto 1944. Non ci siamo mossi, non abbiamo cioè fatto l’errore di molti paesani che, dopo il primo giorno, pensando fosse finita sono tornati a casa per recuperare qualcosa da mangiare. I tedeschi avevano fatto finta di andarsene, ma in realtà lì stavano aspettando. E non volevano fare prigionieri. Alla fine si sono contati almeno centosettantatrè paesani di Vinca ammazzati. Un paese distrutto. Non si accontentavano di ucciderli, li seviziavano. A una donna incinta hanno aperto la pancia e tirato fuori il feto per vederlo. Un’altra donna l’hanno infilata con un palo. Cose atroci hanno fatto. Pure quelli del Mandrione li hanno uccisi tutti, e delle ragazze che stavano lì con noi si sono trovate solo le scarpe, ma lontano. Quando siamo tornati a Vinca, piano piano, pieni di paura, abbiamo visto i corpi buttati per strada, poverini. Cominciavano a puzzare perché era agosto, faceva caldo, tanto caldo. I paesani hanno dovuto accendere dei fuochi e bruciarli sul posto. Non c’era la possibilità di seppellirli. L’odore di carne bruciata non se ne andava più. E non avevamo neanche più una casa., incendiata pure quella, come le altre.’ …
Fonte ‘Noi, partigiani’. Memoriale
della Resistenza italiana. A cura di Gad Lerner e Laura Gnocchi. Editore: Feltrinelli
venerdì 17 aprile 2026
'Non so se i nazisti hanno un'anima'
' ... Adesso è tutto diverso, siamo soli lui e io, in silenzio lo osservo mentre esala il suo ultimo respiro, non so se c’è un’anima nel nostro corpo e se esiste un Dio da qualche parte che può venire e prenderla, non so se i nazisti hanno un’anima.'
‘Ricordo cosa significa vedere l’istante in cui la vita abbandona il corpo di un uomo,
vedere i suoi occhi spalancarsi e il suo corpo accasciarsi al suolo a pochi
metri da te. Era un nemico, un maledetto nazista, ma pur sempre un uomo.
Ricordo la sensazione di vuoto, il silenzio che arriva improvviso, l’odore di
polvere da sparo che si unisce all’odore del sangue che esce dal suo petto, le
mani che ti tremano, il vomito che ti sale in gola e le lacrime che cercano di
scendere dai tuoi occhi; il suo corpo per terra davanti a te tra le foglie,
anche lui con una mano sul suo fucile, sono solo stato più veloce e più
fortunato. Soli in mezzo a questo bosco, forse anche lui in ricognizione come
me, anche lui più o meno della mia stessa età, solo dalla parte sbagliata. All’inizio pensavo anche io come tanti che Mussolini fosse una brava persona … poi ho
capito, mi ci sono trovato faccia a faccia con il fascismo, quello vero. Ho
perso il mio migliore amico portato non so dove in un campo di lavoro solo
perché di religione ebraica, l’arroganza e la prepotenza, ho visto persone prese a randellate per non aver rispettato il coprifuoco … Adesso è tutto
diverso, siamo soli lui e io, in silenzio lo osservo mentre esala il suo ultimo
respiro, non so se c’è un’anima nel nostro corpo e se esiste un Dio da qualche
parte che può venire e prenderla, non so se i nazisti hanno un’anima.’
martedì 31 marzo 2026
Il cane dal pelo bianco
Di tanto in tanto viene a cercarlo un cagnolino, un bassotto di colore grigio ma dal passo veloce. Il ‘nanerottolo’ resta poco, poi va via, chissà perché
Il cane dal pelo bianco - Torremuzza, 20 marzo 2026 - (Foto di Giovanni Pulvino)
È di pelo bianco, un po' malandato, è un cane randagio in cerca di cibo e di protezione. La sua ambizione è avere un padrone, far parte di una ‘famiglia’. Vuole abbandonare le sue malinconie e la sua solitudine.
Appartiene al Borgo. Fa parte del paesaggio come la Torre, la spiaggia, lo scoglio, i ponti delle ferrovia ed i pochi torremuzzari che sono rimasti. Ti viene accanto, ti annusa, ti guarda e sembra pensare: ‘sarà Lui il mio padrone?’ Poi, deluso passa oltre.
La ricerca non è durata a lungo, tanti umani trovano negli animali l'affetto di cui hanno bisogno.
E non c’è nulla di strano
che si sia affezionato al primo che gli ha dato qualche pezzo di pane o i resti
del pranzo o della cena. I cani non capiscono chi hanno d fronte, sono fedeli a
prescindere.
Ora, non fa altro che seguirlo. Sale e scende per via San Giuseppe. Sta sempre un passo indietro. Scodinzola ogni volta che lo vede. Una sera gli corse dietro pure quando stava in macchina. Con la testa bassa lo 'pedina', anche se di certo non comprende il perché di questi continui spostamenti.
Quando è in prossimità dell’incrocio
della statale si ferma e attende per capire la direzione da prendere. E, come
fanno i gatti, controlla che non ci siano auto in arrivo, solo dopo attraversa.
Una sera, stanco dei continui 'andare e venire' è rimasto fermo ed ha atteso pazientemente
il suo ritorno stando accovacciato al centro della strada.
Di tanto in tanto viene a
cercarlo un cagnolino, un bassotto di colore grigio ma dal passo veloce. Il ‘nanerottolo’
resta poco, poi va via, chissà perché. È solidarietà tra animali? Bisogno di
relazione con un suo simile anche se di razza completamente diversa? Chissà.
Se fossimo come i cani tutto sarebbe più semplice.
Non ci sarebbero complicazioni, ma chi farebbe il padrone? Ci vorrebbe un 'bel' Capo da seguire senza se e senza ma, un comandante unico che decide per tutti. Non ci sarebbero più discussioni ‘inutili’. Basterebbe dire sempre di sì, essere fedeli nei secoli dei secoli.
In tanti ancora oggi ambiscono ad essere comandati ed ubbidire come fa il cane dal pelo bianco. Il tempo passa ma c'è chi torna a quel pensiero, insulso e illogico, ma tant'è.
Liberarsi da ogni responsabilità, rinunciare alla propria libertà e ubbidire, è questa la loro ambizione, e, ovviamente, il riferimento non è casuale.
martedì 17 marzo 2026
#IovotoNo per difendere la Costituzione antifascista
‘Siamo tutti servi della legge, per poter essere liberi’, Cicerone
![]() |
| Disegno di Elena Visconti - Foto da fondazioneluigieinaudi.it |
L’obiettivo della riforma sulla Giustizia è demolire la Costituzione antifascista. L'autore del testo è una mente ‘finissima’. Niente è casuale. Il riordino costituzionale del Csm è solo uno dei tasselli ipotizzati. Il progetto politico prevede anche: il ‘Premierato’, l’Autonomia differenziata, la riforma elettorale, il decreto sicurezza, l’elezione del nuovo Capo dello Stato, lo svuotamento dei poteri del Parlamento.
Lo scopo è uno
solo ed è sempre lo stesso: un uomo/donna solo/a al comando.
Per cambiare la forma di Governo è
necessario neutralizzare in primo luogo l’azione dei magistrati ‘coraggiosi’, quelli
cioè che non si piegano al potere politico. Il loro uno vincolo è la legge e questo per la Destra è inaccettabile.
Il 22 e 23 marzo prossimi non voteremo
per la separazione delle carriere perché di fatto è stata introdotta dalla
riforma Cartabia del 2022 e non voteremo per la suddivisione del Csm in
Requirente e Inquirente, è ininfluente ai fini della celerità dei processi e
della tutela degli indagati e non incide sull’indipendenza dei magistrati.
Lo scopo è un altro: condizionare l’azione
penale dei Pm quando questi vengono a conoscenza di un reato commesso da un
politico o da un membro del Governo.
Per fare questo sono previsti tre cambiamenti
nell’attuale assetto costituzionale.
Primo: non più l’elezione democratica dei
componenti del Csm ma l’estrazione a sorte. Da un unico organo indipendente esso
raddoppia e nello stesso tempo ne viene introdotto uno nuovo con il solo scopo
di condizionare la magistratura inquirente. I costi per le casse dello Stato aumenteranno
per circa 100 milioni di euro all’anno.
Secondo: il capo dello Stato, il
presidente e il procuratore generale della Corte di Cassazione faranno parte di diritto dei due
nuovi Csm, invece vengono esclusi dall’Alta corte disciplinare, perché? Si
vogliono le mani ‘libere’ quando i magistrati saranno messi sotto procedimento
disciplinare?
Terzo: la composizione di questo nuovo
organo costituzionale favorisce maggioranze governative e/o
parlamentari sia per le modalità di composizione, sia per l’esclusione delle
tre alte cariche istituzionali.
Le conseguenze sono evidenti.
I Pm che oseranno indagare un ministro
o un politico di maggioranza rischiano di passare da indagatori a indagati. Il loro
operato sarà cioè condizionato da un eventuale provvedimento dell’Alta corte
disciplinare.
La separazione dei poteri e lo Stato di diritto stabiliti dalla Costituzione antifascista verrebbero meno.
Ed è bene ricordarlo, la Carta costituzionale è un Patto tra tutte le forze politiche che hanno fatto la Resistenza, questa riforma esprime invece la volontà di una minoranza. Il 5 settembre del 2022 il Centrodestra ha ottenuto il voto di un italiano su quattro e Fratelli d'Italia di un italiano su sette.
Non solo.
Con la vittoria dei Si la strada
sarebbe spianata verso quella che potremmo definire l‘Autocrazia’, vale a dire
il Governo, o sarebbe meglio dire, il Comando del Capo/a.
Votare No è quindi un atto di
Resistenza. Di difesa della Costituzione antifascista e dei valori della lotta
partigiana.
Non restiamo passivi. Torniamo al
porta a porta, non limitiamoci ai social, la posta in gioco è molto alta. Dopo
non potremo dire non sapevo.
Senza esitare.
#IovotoNo


