U carrettu è stato il frutto di una necessità. È il risultato dell’ingegno dei siciliani. Della parte più povera, dei contadini e degli artigiani
![]() |
| Cefalù, Carretto siciliano (foto di Giovanni Pulvino) |
U carrettu è nella memoria dei siciliani così come
lo sono il sole, il mare, il cibo, le tradizioni, i vulcani e le dominazioni.
È il simbolo di un passato che tanti
isolani non accettano. Eppure è una parte ineliminabile della sicilianità.
Quella della Sicilia più profonda, quella povera, quella di chi lavorava da suli a suli, che viveva di pane e companatico, che per i contadini era quasi
sempre un pezzo di tuma.
Due ruote grandi ed un cassone in
legno trainati da un solo animale, un asinello o un mulo, questo era u carrettu. Il solo adatto
a percorrere le disastrate strade della Sicilia dell’Ottocento. Si perché l’isola non è solo mare e spiagge. Gran parte del suo territorio è inospitale. Ci sono
colline, montagne, promontori, vulcani, vallate, dove costruire strade è
complicato e spesso impossibile.
U
carrettu è stato il frutto di una necessità. È
il risultato dell’ingegno dei siciliani. Della parte più povera, dei contadini
e degli artigiani.
Era l’unico mezzo per trasportare merci
e persone. I colori e i disegni con cui spesso veniva decorato erano immagini religiose atte ad impedire disgrazie e sventure. Contadini poveri e superstiziosi
si illudevano di allontanare ‘u diavulu’ colorando e riempiendo u
carrettu di simboli contro il malocchio. Erano credenze e ignoranza,
ma c’è da essere orgogliosi di quei siciliani. Vissero la povertà con dignità. Seppero
ingegnarsi per alleviare le fatiche imposte da una terra arida e dai soprusi
degli uomini, i signorotti del tempo ed i loro ‘sgherri’, i gabellotti. Quelli
che poi diventarono i ‘stuppagghiari’, i mafiosi di campagna, quelli che
nel dopoguerra hanno sottomesso l’intera isola al volere di pochi ‘boss’ e di
una politica corrotta e incapace.
U carrettu è il simbolo del sudore e della fatica
di tanti contadini che vissero di stenti e di duro lavoro.
E per tanti ancora oggi è così, anche
se i carretti ora appartengono alla tradizione di cui i siciliani non hanno
nessun motivo di vergognarsi.




