giovedì 13 agosto 2020

Coronavirus: ‘Sarà un autunno di resistenza’

Il virus non è scomparso ed i mesi autunnali mi preoccupano di più’, a dirlo in un’intervista rilasciata pochi giorni fa al Corriere della Sera è Roberto Speranza, ministro della Salute

di Giovanni Pulvino (@PulvinoGiovanni)

Roberto Speranza, foto dal profilo facebook

Nell’ultima settimana il numero giornaliero dei nuovi contagi dovuti al Coronavirus non è più basso e stabile come nel mese di luglio, anche se rimane tra i più contenuti in Europa. Sarà un autunno di resistenza’, ha sottolineato il ministro della Salute, Roberto Speranza in un’intervista rilasciata al Corriere della Sera. ‘I sacrifici che chiedo ai ragazzi sul metro di distanza nei treni o sulla 'movida' hanno la scuola come obiettivo di fondo’, ha aggiunto l’esponente di Articolo uno.

Ed ancora. ‘L’età media dei contagiati sta drammaticamente scendendo sotto i 40 anni. È normale che i più giovani si sentano più forti, ma chi porta il virus a casa rischia di fare danni veri alle persone fragili’.

Parole sagge quelle del Ministro, ma in quanti lo ascolteranno? Gli ultimi dati confermano un notevole incremento dei contagi tra i giovani. La situazione potrebbe degenerare di nuovo. Non è difficile da capire e prevedere, eppure in tanti, troppi, ritengono che il peggio sia alle nostre spalle e che la paventata seconda ondata pandemica non ci sarà.

Le località turistiche, le discoteche, i bar, le piazze della 'movida', i luoghi di ritrovo tradizionali sono affollati come se i mesi trascorsi in lockdown non ci fossero stati, come se tutto fosse come prima. Per molti, per troppi è un estate ‘normale’.

Invece non è così. Il virus continua a circolare. Ed i prossimi mesi saranno assai difficili.

Gli italiani sapranno affrontare adeguatamente la Fase 3 della pandemia? I comportamenti delle ultime settimane non fanno ben sperare e tra un mese riapriranno le scuole. Oltre dieci milioni di persone affolleranno bus, metrò, treni, aule scolastiche e poi faranno ritorno nelle loro case, dai genitori e dai nonni. No, il futuro prossimo sarà complicato, 'di resistenza' e di certo non basterà incrociare le dita per esorcizzare il peggio.


lunedì 10 agosto 2020

Ai docenti non resta che incrociare le dita e pregare

Le linee guida pubblicate dal ministero dell'Istruzione per il rientro a scuola sono ‘acqua fresca’. La verità è che alla Didattica a distanza non c’è un’alternativa valida ed efficace per evitare eventuali focolai di Covid-19


di Giovanni Pulvino (@PulvinoGiovanni)

Foto da primocanale.it

Le linee guida pubblicate dal ministero dell’Istruzione sulla riaperture della scuola non impediranno i focolai pandemici dovuti al Coronavirus. Ecco le ‘indicazioni’ più significative.

Innanzitutto, è prevista la sanificazione prima dell’inizio dell’anno scolastico, ma non comporterà l’obbligo di incaricare ditte specializzate.

I ragazzi in classe dovranno rispettare tra loro ‘la distanza di un metro lineare e di due metri lineari nella zona interattiva della cattedra’. Quando si muoveranno nei corridoi dovranno indossare la mascherina.

Nel caso di un contagio ‘la persona interessata dovrà essere immediatamente isolata e dotata di mascherina chirurgica, e si dovrà provvedere al ritorno, quanto prima possibile, al proprio domicilio, per poi seguire il percorso già previsto dalla norma vigente per la gestione di qualsiasi caso sospetto. Per i casi confermati le azioni successive saranno definite dal Dipartimento di prevenzione territoriale competente, sia per le misure quarantenarie da adottare, sia per la riammissione a scuola secondo l'iter procedurale normato’.

Chi ha pensato e scritto queste regole non conosce o fa finta di non conoscere il mondo della scuola. Per i docenti degli istituti tecnici e professionali sarà un ‘incubo’. Non solo essi dovranno far rispettare queste indicazioni, ma saranno i primi a pagare le conseguenze giuridiche e sanitarie determinate da eventuali focolai.

I ragazzi affolleranno treni ed autobus, aule e palestre, ma qualcuno pensa veramente che sia possibile evitare i contatti usando il distanziamento e le mascherine? Chi lo sostiene mente sapendo di mentire. Si dica chiaramente che il sistema produttivo del Nord Italia e non solo non può permettersi un altro periodo di Dad.

I ragazzi per negligenza, per vanteria, per insolenza o semplicemente perché sono spensierati, difficilmente rispetteranno queste o altre regole. Allora cosa potranno fare i docenti ed i dirigenti scolastici in caso di mancato rispetto? Faranno rapporti disciplinari? Si rivolgeranno ai genitori? Faranno sospensioni a raffica? No, non avverrà nulla di tutto questo. Si richiamerà, si solleciterà o si farà finta di non vedere. Intanto, nell’attesa del vaccino, ai docenti ed ai collaboratori Ata, non resterà che incrociare le dita e, per chi è credente, pregare. 

venerdì 7 agosto 2020

I disastri del populismo berlusconiano

All’origine del populismo berlusconiano c’è il consumismo, ancora oggi ne paghiamo le conseguenze politiche ed economiche

di Giovanni Pulvino (@PulvinoGiovanni)

Silvio Berlusconi sul palco al Mediolanum Forum,
nel giugno 1995 - (foto da it.wikipedia.org)


Alla fine degli anni Ottanta i partiti da strumenti di mediazione si sono trasformati in mezzi per favorire la carriera dei singoli leader politici. Ed è questo, probabilmente, il disastro più evidente causato dal berlusconismo. La caduta del muro di Berlino, tangentopoli e la grave crisi economica di inizio anni Novanta sono stati i presupposti per la fine del cosiddetto ‘partitismo’. La degenerazione del sistema politico e la corruzione dilagante favorirono l’affermazione del populismo. 
Il primo ad approfittare di questo cambiamento è stato Silvio Berlusconi. Il suo impero economico si è consolidato con le televisioni commerciali. Da costruttore edile a venditore di pubblicità il passaggio non era scontato. Senza considerare il fatto che i suoi finanziatori in parte sono rimasti sconosciuti, ma questa è un’altra storia.
La cosiddetta ‘discesa in campo’, avvenuta il 6 gennaio del 1994, è servita a riempire il vuoto lasciato dai partiti della ‘Prima Repubblica’. Da quel momento la politica diventa un prodotto da vendere e l’imprenditore di successo il leader in grado di affrontare e risolvere i problemi dei cittadini. ‘Ghe penso mi’L’uomo della ‘provvidenza’ che pur di conquistare e mantenere il potere promette di tutto e di più. Chi non ricorda l’impegno a creare un milione di posti di lavoro, il taglio delle tasse o la costruzione del ponte sullo stretto di Messina? Con il populismo non contano più gli ideali ed i programmi, ma il carisma dei leader. Del resto in Italia il terreno era ed è fertile: la maggior parte degli italiani tende spesso a delegare ad altri le proprie responsabilità.
Il fenomeno ora sta continuando con Matteo Renzi, Matteo Salvini e Luigi Di Maio. Il loro riferimento è il popolo. Non esistono più politiche di destra o di sinistra, dicono, ma solo il benessere dei cittadini. Le mediazioni sono inutili e fanno perdere tempo. Ci vuole un uomo solo al comando o quasi.
E non importa se crescono le ingiustizie e le disuguaglianze e se tutto avviene a debito, scaricando cioè gli oneri sulle generazioni future o su altri.







lunedì 3 agosto 2020

C’è sempre una prima volta che non avresti voluto

Anche quando non vorresti che fosse, c’è sempre una prima volta, persino vivere un’estate che non avresti voluto, non così almeno

di Giovanni Pulvino (@PulvinoGiovanni)

Torremuzza, Sicilia, 31 luglio 2020
(Foto di Erina Barbera)
I giorni trascorrono lenti, inesorabili, e non puoi farci nulla. L’afa ed il caldo sono sempre gli stessi. Sono giorni che non avresti voluto vivere, non così, almeno. Ora sono già memoria. 
Che bello il mare di luglio. L’acqua è limpida e liscia, sembra di essere in piscina. Il colore è difficile da definire: blu, celeste, verde. Non importa, per chi lo ha vissuto è un’immagine indelebile che riemerge ogni volta, come il pane con la nutella che tua madre ti forzava a mangiare da bambino, o come i giochi inventati al momento, o quelli semplici semplici come dare quattro calci ad un pallone.  
I piedi sono immersi nell’acqua trasparente come solo in queste giorni è possibile che sia. Si vedono le pietre ed i ‘mulietti’, così, da ragazzi, chiamavamo i pesciolini intenti a morderti le caviglie. Tutto avveniva naturalmente, appena sotto il livello dell’acqua. Non sentivi nulla se non un leggero pizzico, sai che questo era un loro modo di cibarsi. Chissà qual è il nome vero, è una curiosità mai appagata, ma che importa, è l’estate dei ricordi che vorresti. Non come questa, uguale per tanti, ma non per tutti.
Il tempo non si può fermare. Trascorre. Non puoi impedirlo, lo subisci soltanto. Puoi non pensarci, ma intanto trascorre ancora.
Ora sono i giorni di agosto, quelli delle feste e delle sagre, di Ferragosto. Già si avverte la fine della stagione. Le ore hanno un colore diverso, non si riescono a vivere senza il pensiero dell’imminente arrivo di settembre. E’ la fine delle ferie, del rientro a scuola o al lavoro. Non c’è più la leggerezza del tempo appena trascorso in riva la mare o immersi nell’acqua tiepida e trasparente di luglio.
Ma anche questa è vita, e tra poco sarà anch'essa memoria che non avresti voluto.
C’è sempre una prima volta che non avresti voluto vivere.


sabato 1 agosto 2020

Andrea Camilleri ed il mal di Sicilia

'Ora lo so, a me mancava u scrusciu du mari’, Andrea Camilleri

di Giovanni Pulvino (@PulvinoGiovanni)

Torremuzza, Sicilia, 31 luglio 2020 - Video di Erina Barbera

‘.. la prima volta che da bambino mi spostai dal mio paese con mio padre andai all'interno della Sicilia, a Caltanissetta, la sera arrivati nell'albergo in cui avevamo preso una stanza (ero molto piccolo e dormivo con lui) mio padre si accorse che non riuscivo a prendere sonno: «Perché non dormi?» - mi chiese. «C'è qualche cosa che mi manca...» risposi io. «Vabbè - continuò lui - ti manca la mamma ma già domani torniamo a casa e la troverai». In realtà, ora lo so, a me mancava il rumore del mare. Da casa mia io potevo sentirlo, soprattutto d'inverno, ed era con quel rumore che quasi mi cullava, molto simile alla mia solitudine di figlio unico, Andrea Camilleri


mercoledì 29 luglio 2020

Banchi con le rotelle? La scuola non è un Luna park

No, ministra dell'Istruzione Lucia Azzolina, i banchi con le rotelle non sono una buona idea

di Giovanni Pulvino (@PulvinoGiovanni)

La ministra Lucia Azzolina prova il banco con le rotelle durante
la trasmissione InOnda su La7 - (foto da liberoquotidiano.it)
L’attuale ministro dell’Istruzione, Lucia Azzolina, è, dal 2008, insegnante delle scuole superiori, responsabile sindacale dell’Anief e nel 2019 ha superato il concorso per Dirigente scolastico. Quindi, si può supporre che conosca bene il settore della Pubblica amministrazione di cui è ministro. Eppure, sui cosiddetti ‘banchi con le rotelle’ non ha le idee molto chiare. Lo ha provato, pochi giorni fa, in diretta televisiva nelle studio di InOnda su La7. 'È comodo, ci sta anche il vocabolario per le versioni di greco’, ha sostenuto.
Occorre precisare che questo tipo di banco già c’è in molte scuole italiane anche se spesso è senza rotelle. Quello che è certo è che la forma e le dimensioni non sono adeguati alle esigenze didattiche a cui sono chiamati gli alunni. I ragazzi dove metteranno lo zaino, i libri e tutte le altre attrezzature necessarie per l’attività didattica? È scomodo e non è funzionale.
Poi ci sono le rotelle. La ministra Lucia Azzolina sicuramente conosce la riforma della scuola di Maria Stella Gelmini, quella che nel 2009 ha introdotto le cosiddette ‘classi pollaio’. Da allora non è raro che oltre trenta ragazzi siano stipati in pochi metri quadrati. Di certo sa anche che non tutti gli alunni si comportano correttamente e di come, a volte, sia difficile far rispettare le regole più elementari di convivenza civile. I fenomeni di bullismo e non solo sono talmente gravi che si parla di introdurre l’Educazione civica. Per affrontare questo problema basterebbe introdurre le discipline giuridiche ed economiche nei Licei, negli altri Istituti sono già previste, ma finora nessun governo o ministro lo ha proposto, perché?
Gli adolescenti, come si sa, spesso sono irrequieti e, talvolta, indisciplinati o svogliati. Per i ragazzi più vivaci le misure di distanziamento, le mascherine ed i banchi con le rotelle potrebbero diventare ulteriori occasioni per fare ‘cagnara’ e per impedire alla maggior parte degli studenti di seguire la lezione. Probabilmente essi vanno bene nelle classi poco numerose e nei Licei del centro di Roma o di Milano, ma di certo non sono adatti per gli Istituti tecnici e professionali delle nostre periferie. Appena l’insegnate volgerà lo sguardo o, semplicemente, è meno rigoroso dei suoi colleghi, non sono da escludere con questo tipo di banco fenomeni da Luna park come l’autoscontro o cose simili. No, ministra Lucia Azzolina, questa non è una buona idea.


sabato 25 luglio 2020

‘L'umanità è più importante dei nostri soldi’

‘Oggi noi sottoscritti milionari chiediamo ai nostri governi di aumentare le tasse su persone come noi. Subito. Sostanzialmente. Permanentemente’, dalla lettera dei Millionaires for Humanity

di Giovanni Pulvino (@PulvinoGiovanni)

Paperon de' Paperoni - (Foto da quotidiano.net)
A differenza di decine di milioni di persone in tutto il mondo, non dobbiamo preoccuparci di perdere il nostro lavoro, le nostre case o la nostra capacità di sostenere le nostre famiglie. Non stiamo combattendo in prima linea in questa emergenza e abbiamo molte meno probabilità di essere le sue vittime. Quindi per favore. Tassaci. Tassaci. Tassaci. È la scelta giusta. È l'unica scelta. L'umanità è più importante dei nostri soldi. Con questa considerazione finale si conclude la lettera scritta e pubblicata dai ‘Millionaires for Humanity’.
Non sono pericolosi comunisti, del resto quelli veri non lo sono mai stati, e neanche violenti rivoluzionari con le bandiere rosse e la falce e martello del secolo scorso. No, questi sono milionari, anzi super ricchi preoccupati delle conseguenze economiche e sociali del Covid 19. ‘Non stiamo guidando le ambulanze che porteranno i malati negli ospedali. Non stiamo rifornendo gli scaffali dei negozi di alimentari o consegnando cibo porta a porta. Ma abbiamo soldi, molti. Soldi che sono disperatamente necessari ora e continueranno a essere necessari negli anni a venire, mentre il nostro mondo si riprende da questa crisi’.
Ci sono già ‘un miliardo di bambini che non vanno a scuola, molti dei quali non hanno accesso alle risorse di cui hanno bisogno per continuare il loro apprendimento’ e la crisi provocherà milioni di disoccupati e mezzo miliardo in più di poveri. Ed ancora: ‘La nostra interconnessione non è mai stata più chiara. Dobbiamo riequilibrare il nostro mondo prima che sia troppo tardi. Non ci sarà un'altra possibilità per farlo bene. I leader del governo devono assumersi la responsabilità di raccogliere i fondi di cui abbiamo bisogno e di spenderli equamente. Possiamo assicurarci di finanziare adeguatamente i nostri sistemi sanitari, scuole e sicurezza attraverso un aumento fiscale permanente sulle persone più ricche del pianeta, persone come noi’.
Non è la prima volta che una parte sia pure limitata di miliardari chiede di essere tassata di più ed in modo permanente. Chiedono una ‘patrimoniale’, uno dei pochi strumenti in grado di ridurre, almeno in parte, le enormi disuguaglianze generate dal sistema capitalistico, ma la politica ha le competenze e le capacità per imporla? Questi 83 milionari non sono ‘pericolosi estremisti’ e non sono ‘impazziti’, sono solo persone di buon senso che mettono a disposizione della comunità il loro ‘superfluo’. Meglio di niente.
Ovviamente poche persone di buona volontà ed una lettera d'intenti non sono sufficienti per cambiare il mondo, ma sono, comunque, segnali che qualcosa si sta muovendo.


martedì 21 luglio 2020

Ora siamo un po' più europei

‘L’Europa non è solo una questione geografica, ma la raffigurazione di una storia geniale che ha definito il mondo attuale, portando la cultura ovunque, propagando il fuoco di Prometeo e il volo di Dedalo negli altri continenti’, Pier Gariglio

di Giovanni Pulvino (@PulvinoGiovanni)

I cosiddetti Paesi ‘frugali’, cioè Austria, Olanda, Svezia e Danimarca, alla fine hanno ceduto. L’Europa stanzierà 750 miliardi di euro per far fronte alla crisi causata dal Coronavirus. Di questi 390 miliardi sono a fondo perduto. Il 27,87%, cioè 209 miliardi, andrà al nostro Paese, 82 miliardi sono contributi, mentre i restanti 127 miliardi sono prestiti ad un tasso agevolato, quindi convenienti per il nostro Erario.
Per la prima volta l’Unione europea destina risorse che sono a carico del bilancio comunitario. È un fatto storico. Un passo decisivo verso gli Stati Uniti d’Europa. Abbiamo un mercato comune, una moneta unica, una Banca centrale europea, la libera circolazione di persone e cose, piani di aiuto per i Paesi in difficoltà, la cittadinanza europea, un Parlamento ed un Governo comune, ed ora anche debiti condivisi. Si, l’Europa c’è.
Ci sono volute guerre e violenze inaudite perpetrate per secoli da un popolo su un altro, ma ormai abbiamo compreso. La direzione intrapresa nel lontano 1957 è quella giusta. Condivisione e solidarietà, nella convinzione che le differenze arricchiscono.
Si, continuiamo ad essere italiani, francesi, tedeschi, olandesi, spagnoli, slavi, ma siamo anche e soprattutto europei. Una collettività fondata su una cultura millenaria. Dove nessuno è lasciato da solo e dove la vita di ciascuno è al centro di un progetto politico e sociale condiviso. Oggi possiamo essere fieri di questa grande comunità e di quanti hanno combattuto per raggiungere questo risultato.

lunedì 20 luglio 2020

E se i ‘Frugali’ avessero ragione?

‘Per l’Italia solo prestiti, niente contributi a fondo perduto. In futuro deve imparare a fare da sola’, questa è l’opinione sul Recovery Fund del premier olandese Mark Rutte

di Giovanni Pulvino (@PulvinoGiovanni)

Un momento della riunione del Consiglio europeo
(foto da unionesarda.it)
I cosiddetti paesi ‘Frugali’, cioè Austria, Olanda, Svezia e Danimarca, si oppongono al Recovery fund. Ammettono l’urgenza di un intervento da parte dell’Unione europea per i problemi causati dal Covid19, ma non si fidano dei Paesi del sud Europa ed in particolare dell’Italia. I problemi in discussione al Consiglio europeo sono: quanto deve essere l’ammontare complessivo del finanziamento? deve essere a fondo perduto (Recovery fund) o un prestito (Mes)? come e chi ne deciderà l’utilizzo e, soprattutto, chi dovrà controllare sull’operato dei singoli Stati?
La diffidenza verso il nostro Paese non è di oggi, ma risale, almeno, agli anni Ottanta, quando il debito pubblico raddoppiò nel giro di un decennio. Nel 1992 eravamo sull’orlo del fallimento. Molti risparmiatori ricordano ancora oggi il prelievo forzoso del sei per mille operato sui conto correnti delle banche italiane. Quell’anno, con il Trattato di Maastricht, ci impegnammo a ridurre il rapporto debito/Pil dal 120% al 60%. Gli unici governi che riuscirono a diminuire tale relazione (fino al 100%) furono quello di Romano Prodi e, poi, dopo l’uscita dalla maggioranza di Rifondazione comunista, quelli di Massimo D’Alema e di Giuliano Amato. Nel 2011 la situazione debitoria era così grave che Silvio Berlusconi dovette dimettersi da presidente del Consiglio. I tagli del successivo Esecutivo di Mario Monti servirono a mettere una 'pezza' ai buchi di bilancio, ma non cambiarono di molto il rapporto del debito con il Pil, che intanto era giunto ad oltre il 135%. In più ci impegnammo al pareggio di bilancio con una riforma costituzionale (art.81 Cost.) approvata rapidamente ed a larghissima maggioranza. Non solo non abbiamo mantenuto quella ed altre promesse fatte, ma abbiamo continuato a fare deficit, soprattutto con il Governo gialloverde. Quota 100 e il Reddito di cittadinanza ci costano quasi 15 miliardi di euro ogni anno. Ora, intendiamo accollare il nuovo debito causato dalla crisi economica e sanitaria al bilancio comunitario. Da qui la diffidenza di diversi paesi dell'Unione europea.
Perché i ‘Frugali’ dovrebbero fidarsi di noi? Facciamo promesse che regolarmente non manteniamo. Siamo un Paese ricco, con risorse umane e ambientali che solo poche altre nazioni hanno, eppure siamo inaffidabili nell’utilizzo delle risorse collettive, perché? Il problema è, di certo, culturale. La colpa è sempre di quello che c’era prima ed ora dell’Euro e dell’Europa. Continuiamo a scaricare sugli altri i nostri errori. Nulla è gratis e non dobbiamo aspettare sempre di giungere al limite del baratro per comprenderlo. Ora è tempo di crescere e di iniziare ad assumerci le nostre responsabilità.


sabato 18 luglio 2020

La sigaretta quasi sempre accesa …

Un giudice perspicace e con un alto senso del dovere, questo era Paolo Borsellino, una persona normale, ma tenace e senza tentennamenti, la sigaretta quasi sempre accesa, unico vizio a cui non riusciva a rinunciare

di Giovanni Pulvino (@PulvinoGiovanni)


Giovanni Falcone e Paolo Borsellino
Riguardando l’ultima intervista rilasciata da Paolo Borsellino ad un giornalista della Rai nulla faceva presagire che da lì a poche ore sarebbe stato vittima di un attentato mafioso. Stava seduto sul divano, sembrava un po' imbarazzato, forse perché si era impegnato a non fumare, forse perché indossava una semplice polo verde o forse perché era così, riluttante e restio come lo sono spesso i siciliani quando devono parlare in pubblico. Non c’erano tensione o timore nelle sue parole, nei suoi sguardi e nel sorriso accennato dopo un’ultima battuta. L’esposizione era lineare e chiara, essenziale, senza affettazione, quella di un uomo delle istituzioni, che non si fa remore ad usare gli appunti quando non ricorda con precisione una data o un nome. L’accento è quello tipicamente palermitano, la voce è rauca, una diretta conseguenza della nicotina. Alle domande più ‘allusive’ risponde con la diffidenza tipica dei siciliani quando qualcuno vuole indurti a fare affermazioni avventate e comunque non confermate dai fatti. In quell’intervista, pur sapendo di essere nel mirino della Mafia e che l’irreparabile sarebbe potuto succedere in qualunque momento, avrebbe potuto rilasciare affermazioni ‘imprudenti’, ma non lo fece, anzi ha pesato le parole prima di pronunciarle ed ha fatto brevi pause che a volte dicono di più di qualunque discorso o teoria.
Un giudice perspicace e con un alto senso del dovere, questo era Paolo Borsellino. Una persona normale. Umile, ma tenace e senza tentennamenti, così com’era nel suo lavoro. La sigaretta quasi sempre accesa. ‘La morte di Falcone mi ha lasciato in uno stato di grave situazione psicologia perché non si tratta solo di un collega o di un compagno di lavoro ma del più vecchio dei mie amici che è venuto meno … Ho temuto nell’immediatezza in una drastica perdita di entusiasmo nel lavoro che faccio, fortunatamente ho ritrovata la rabbia per poterlo fare … Ricordo Ninni Cassarà che mi disse… convinciamoci che siamo dei cadaveri che camminano, l’espressione … io vorrei ripeterla ora, ma vorrei farlo in modo più ottimistico ho sempre accettato le conseguenze del mio lavoro ... perché ho scelto ad un certo punto della mia vita di farlo e sapevo fin dall’inizio che dovevo correre questi pericoli … La sensazione di essere un sopravvissuto e di trovarmi in estremo pericolo è una sensazione che non si disgiunge dal fatto che io credo ancora profondamente nel lavoro che faccio … e so che tutti noi abbiamo il dovere morale di continuare a fare senza lasciarci condizionare dalla sensazione o financo dalla certezza che tutto questo può costarci caro.
Non ha detto tutto, non avrebbe potuto, quello che sapeva lo avrebbe riferito prima ai giudici, ma inutilmente aspetterà di essere convocato, la Mafia e chissà chi altro glielo hanno impedito.

Fonte yuotube.com