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domenica 11 settembre 2016

La #buonascuola che non c’è

La legge 107/2015 con il piano di assunzioni straordinario ha posto rimedio al ‘vulnus’ che durava da vent’anni, ma nello stesso tempo ha creato i presupposti per perpetrare nuove ingiustizie e prevaricazioni 

di Giovanni Pulvino (@PulvinoGiovanni)

(foto da clashcityworkers.org)
L’ingiustizia più grande causata dalla legge 107/2015 sta nel fatto che la procedura di mobilità, iniziata dopo Ferragosto, ha previsto la precedenza nell’assegnazione delle cattedre ai docenti ‘idonei’ (non vincitori) del concorso del 2012, quello voluto dal ministro Francesco Profumo. In questo modo i giovani neoassunti sono rimasti nella loro provincia di residenza, mentre i precari storici pur avendo fatto tanti anni di supplenze sono stati inseriti nella graduatoria nazionale. Ed è per questo che molti hanno dovuto rinunciare o sono dovuti emigrare. Ed è bene sottolineare che nella maggior parte dei casi si tratta di insegnanti meridionali ultracinquantenni che, pur di avere un reddito certo, 'appena' 1.400 euro al mese (un usciere di Montecitorio guadagna dieci volte di più), hanno dovuto separarsi dalla famiglia. Ora a questi lavoratori non resta che ‘sperare’ nelle assegnazioni provvisorie, dove non conta il servizio ma la ‘necessità’ del ricongiungimento famigliare (Legge 104, figli, coniuge, precedenze). 
Stefania Giannini - (foto da skuola.net)
Un altro obiettivo della riforma era la ‘chiamata diretta’. Ebbene questa procedura è stata sperimentata con gli insegnanti assunti con la cosiddetta fase C, in massima parte si tratta dei precari storici. Insomma, questi docenti non solo sono stati costretti al trasferimento ‘coatto’, ma hanno dovuto sottostare anche alla selezione ‘meritocratica’ dei Dirigenti scolastici. Nelle valutazioni i ‘Presidi’ spesso non hanno tenuto conto del servizio pregresso, ma hanno utilizzato criteri stabiliti ad hoc da ogni singola scuola. Inoltre, i relativi avvisi sono stati pubblicati dopo la designazione dei neoassunti nei singoli ambiti scolastici territoriali. Pertanto, i Dirigenti, prima di stabilire i criteri, conoscevano i nomi ed i cognomi dei docenti da selezionare.
La ‘chiamata diretta’ si è così trasformata nell’ennesimo escamotage per favorire gli insegnanti che hanno meno punti in graduatoria. Per la #buonascuola ed in generale per la scuola italiana non contano più l’esperienza lavorativa ed i sacrifici fatti, ma le presunte abilità acquisite con i titoli conseguiti partecipando a corsi di specializzazione organizzati da associazioni (sindacali), dalle scuole o dalle università. 
Insomma, la scuola è appena iniziata, ma il caos e le ingiustizie continuano, come sempre.