lunedì 16 febbraio 2026

U carrettu sicilianu

U carrettu nasce per una necessità pratica, il trasporto di beni e persone. È il risultato dell’ingegno dei siciliani, della parte più povera, dei contadini e degli artigiani

di Giovanni Pulvino

Cefalù, Carretto siciliano (foto di Giovanni Pulvino)

U carrettu fa parte della memoria dei siciliani così come lo sono il sole, il mare, il cibo, le tradizioni, i vulcani e le dominazioni.

È il simbolo di un passato che tanti isolani non accettano. Eppure è una parte ineliminabile nella storia della Sicilia, quella più profonda, quella povera, quella di chi lavorava da suli a suli, che viveva di pane e companatico, che per i contadini era quasi sempre un pezzo di tuma.

Due ruote grandi ed un cassone in legno trainati da un solo animale, un asinello o un mulo, questo era u carrettu, il solo mezzo di locomozione che permetteva di percorrere le disastrate strade della Sicilia dell’Ottocento. Si perché l’isola non è solo mare e spiagge. Gran parte del suo territorio è inospitale. Ci sono colline, montagne, promontori, vulcani, vallate, dove costruire strade è complicato e spesso impossibile.

U carrettu nasce per una necessità pratica, il trasporto di beni e persone. È il risultato dell’ingegno dei siciliani, della parte più povera, dei contadini e degli artigiani.

I colori ed i disegni con cui spesso veniva decorato erano immagini religiose che avevano lo scopo di impedire disgrazie e sventure. Contadini poveri e superstiziosi si illudevano di allontanare ‘u diavulu’ e 'u malocchiu'. Erano credenze e ignoranza, ma c’è da essere orgogliosi di quei siciliani. Vissero la povertà con dignità. Seppero ingegnarsi per alleviare le fatiche imposte da una terra arida e dai soprusi degli uomini, i signorotti del tempo ed i loro ‘sgherri’, i gabellotti. Quelli che poi diventarono i stuppagghiari’, i mafiosi di campagna, quelli che nel dopoguerra hanno sottomesso l’intera isola al volere di pochi ‘boss’ e ad una politica corrotta e incapace.

U carrettu è il simbolo del sudore e della fatica di tanti contadini che vissero di stenti e di duro lavoro. E' stato un tentativo di emancipazione non violenta da parte di un popolo che ha sempre vissuto sottomesso ed in miseria. 

E per tanti ancora oggi è così. 

I carretti ora appartengono alla tradizione ed al folklore ed i siciliani non hanno nessun motivo di vergognarsi di un simbolo 'povero' della loro storia millenaria.

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