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lunedì 12 dicembre 2016

Renzi: 'Torno a casa davvero'

Spopolano in rete i ‘Renzi chi?’ e ‘#staiserenomatteo’, ma s’illudono coloro che pensano che la carriera politica dell’ex sindaco di Firenze si finita 

di Giovanni Pulvino (@PulvinoGiovanni)

Matteo Renzi con la moglie Agnese
(foro da giornalettismo.com)
Il presidente del Consiglio dimissionario è per carattere un ‘piacione’, il suo primo obiettivo è quello di essere gradito a tutti. Per conquistare il consenso dell’elettorato moderato ha emarginato la Sinistra, anche quella del suo partito. Sta facendo, cioè, lo stesso errore che fece Walter Veltroni alle elezioni politiche del 2008, quando si presentò con una coalizione che escludeva le forze politiche alla sinistra del Pd. Gli attacchi a Massimo D’Alema, il #staiserenoenrico presidente del Consiglio del suo partito, al Fassina chi?, ed ancora, l’uscita dal Pd di tanti esponenti dell’area radicale, il No di Bersani al referendum costituzionale ed il continuo malessere della minoranza del partito sono emblematici di una convivenza ideologica mal sopportata dall’attuale segretario dei Democratici.
Enrico Letta e Matteo Renzi
(foto da tg24.sky.it)
Secondo il suo pensiero politico è la Sinistra (non solo quella radicale) il principale ostacolo al rinnovamento. Il limite di questo ragionamento è evidente: un partito progressista che adotta politiche di Destra come il Job act, gli incentivi fiscali alle imprese, la cosiddetta ‘meritocrazia’ nella scuola, la riforma costituzionale e l’Italicum, ma che, nello stesso tempo, non è capace di realizzare politiche di redistribuzione della ricchezza e di riduzione dei privilegi, è destinato alla sconfitta.
Stefano Fassino
(foto da news.leonardo.it)
Da rottamatore a rottamato? 'Torno a casa davvero' ha scritto su facebook il presidente del Consiglio dimissionario. Le politiche populiste, prima o poi, devono fare i conti con la realtà e quella italiana è particolarmente complicata. E’ sufficiente ricordare l’alto tasso di disoccupazione al Sud o l’enorme debito pubblico creato proprio con le politiche assistenziali ed elettoralistiche adottate anche dallo stesso Matteo Renzi. Perfino il provvedimento dell’assunzione dei precari della scuola si è trasformato in un boomerang per la troppa ‘faciloneria’ con cui la procedura è stata realizzata e per l’introduzione della cosiddetta ‘chiamata diretta’ adottata solo per i neoassunti storici. L’errore più grande è stato quello di aver trasformato il referendum costituzionale in un plebiscito sulla sua persona e sulla sua carriera politica. Renzi contro tutti, come un novello ‘Don Chisciotte’ che combatte la partitocrazia di cui egli stesso fa parte. L’obiettivo non si è realizzato, ma non è finita. In perfetto stile berlusconiano l’ex sindaco di Firenze tornerà all’attacco della Sinistra del Pd, ma otterrà solo di perdere ulteriore consenso nei ceti meno abbienti, finendo così per trasformare il Partito democratico nel Partito di Renzi o peggio ancora nel partito della Nazione.