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sabato 26 maggio 2018

Save the Children: ‘In Italia più di 1 bambino su 10 vive in povertà’

Un milione e trecentomila bambini e ragazzi vivono in condizioni di povertà assoluta e non riescono ad emanciparsi dalle condizioni di disagio sociale delle loro famiglie, a sostenerlo è Save the Children

di Giovanni Pulvino (@PulvinoGiovanni)

Foto da savethecildren.it
‘Quasi 1 milione e trecentomila bambini e ragazzi, cioè il 12,5% del totale, più di uno su dieci, vivono in povertà assoluta, oltre la metà non legge un libro, quasi uno su tre non usa internet e più del 40% non fa sport’. A sostenerlo è il rapporto di Save the Children ‘Nuotare contro corrente. Povertà educativa e resilienza in Italia’, diffuso in occasione del lancio della campagna ‘Illuminiamo il futuro’. ‘Un Paese – sottolinea il rapporto – dove i minori non riescono a emanciparsi dalle condizioni di disagio delle loro famiglie e non hanno opportunità educative e spazi per svolgere attività sportive, artistiche e culturali, sebbene siano moltissimi i luoghi abbandonati e inutilizzati che potrebbero invece essere restituiti ai bambini per favorire l’attivazione di percorsi di resilienza, grazie ai quali potrebbero di fatto raddoppiare la possibilità di migliorare le proprie competenze’.
I fattori che consentono ai ragazzi l'emancipazione sono, secondo Save the Children, ‘l’aver frequentato un asilo nido, una scuola ricca di attività extracurriculari, dotata di infrastrutture adeguate e caratterizzata da relazioni positive tra insegnanti e studenti’. Probabilità che si riducono tra ‘il 30% ed il 70% se essi vivono in contesti segnati da alti tassi di criminalità minorile e dispersione scolastica’. Le regioni che occupano i primi posti nella classifica della povertà educativa sono la Campania, la Sicilia, la Puglia e il Molise. Invece quelle che offrono maggiori opportunità sono il Friuli Venezia Giulia, la Lombardia, il Piemonte e l'Emilia Romagna.
Inoltre, nel rapporto emerge che ‘i quindicenni che vivono in famiglie disagiate hanno quasi 5 volte in più la probabilità di non superare il livello minimo di competenze rispetto ai loro coetanei che vivono in famiglie benestanti’.
'Il contesto sociale - conclude l'onlus - fa la differenza ed incide in modo dirimente nella riduzione delle disuguaglianze sociali di origine, anche se c'è una quota di resilienti, ragazzi e ragazze, che, pur provenendo da famiglie disagiate, raggiungono ottimi livelli di apprendimento'. 

Fonte: savethecildren.it