mercoledì 16 maggio 2018

Istat: l’occupazione torna ai livelli pre-crisi, ma non al Sud

I dati che emergono dal rapporto annuale 2018 pubblicato dall’Istat confermano la crescita dell’occupazione e del Pil, ma evidenziano anche il divario economico tra le diverse categorie sociali e tra le diverse aree del Paese

di Giovanni Pulvino (@PulvinoGiovanni)

Foto da istat.it
Nel 2017 gli occupati erano 23 milioni, 265 mila in più (+1,2%) rispetto al 2016. Il tasso di occupazione è salito al 58%, valore quasi uguale a quello massimo raggiunto nel 2008 (58,9%) anche se rimane inferiore di nove punti rispetto alla media europea. I disoccupati erano 2,9 milioni e il tasso di disoccupazione era all’11,2%, nel 2016 era all'11,7%. I nuovi posti di lavoro si concentrano soprattutto nelle regioni del Centro – Nord, dove sono tornati ai livelli pre-crisi, resta indietro il Sud. Nel Mezzogiorno il saldo occupazionale rispetto al 2008 è stato negativo per 310 mila unità, ossia -4,8%.
Migliorano i dati macroeconomici e quelli sul debito pubblico. Il Pil è cresciuto nel 2017 dell’1,5%. L’indebitamento netto è sceso dal 2,5% al 2,3% ed il rapporto debito Pil si è ridotto di due punti percentuali, al 131,8%.
L’Italia è, dopo il Giappone, il paese più vecchio al mondo. Ogni 170 anziani (persone over 65 anni) ci sono 100 giovani (tra 0 e 14 anni). L’aspettativa di vita è di 81 anni per i maschi e di 85 anni per le femmine. Le nascite sono in calo da nove anni, nel 2008 sono state 577 mila, nel 2017 464 mila. Per le donne l’età media per la nascita del primo figlio era di 26 anni nel 1980, nel 2016 è stata di 31 anni.
La popolazione totale è diminuita per il terzo anno consecutivo. Sono quasi 100 mila persone in meno rispetto all’anno precedente. Si stima che al 1° gennaio 2018 i residenti siano 60,5 milioni, il dato comprende gli stranieri che ammontano all’8,4% del totale, cioè sono 5,6 milioni di persone.
Quella fotografata dall’Istat è un’Italia a due velocità, un Paese vecchio dove continuano a crescere le disuguaglianze territoriali e sociali, ma questa non è una novità.

Fonte: istat.it