giovedì 31 maggio 2018

'La botte piena e la moglie ubriaca'

Solo il 5% del nostro debito pubblico è detenuto dai risparmiatori italiani, ma nonostante ciò pretendiamo che siano gli 'altri' a fidarsi di noi 

di Giovanni Pulvino (@PulvinoGiovanni)

Grafico rendimento Btp dal 2004 - (foto da websim.it)
Il 4 marzo scorso gli elettori hanno penalizzato le élite politiche ed istituzionali che hanno governato il Paese negli ultimi tre decenni. E’ stata una vera e propria 'rivolta' di quanti sono stati esclusi dai processi di modernizzazione e globalizzazione dell’economia. La sfiducia è arrivata a tal punto che gli elettori hanno abbandonato le forze politiche tradizionali per affidarsi a due formazioni populiste, vale a dire due movimenti che si dichiarano antisistema. In particolare esse accusano le istituzioni europee perché impedirebbero l’adozione di politiche espansive, cioè a dire di continuare a fare spesa pubblica in ‘deficit spending’, che, detto in italiano, significa fare altro debito pubblico.
Andamento del rapporto debito/Pil dal 1861
Secondo gli ultimi dati esso ammonta ad oltre 2.300 miliardi di euro, oltre il 131% del Prodotto interno lordo. Oggi, ogni cittadino italiano, neonati compresi, è debitore di circa 37 mila euro. Se guardiamo la curva del debito pubblico in rapporto al Pil dal 1945 ad oggi possiamo notare come la crescita più rilevante sia avvenuta tra il 1985 ed il 1992 (governo di pentapartito, con Bettino Craxi presidente del Consiglio) e tra il 2008 e il 2011 (governo di Silvio Berlusconi). Le responsabilità sullo sperpero di risorse pubbliche sono diffuse e non sono solo dei politici. E’, innanzitutto, un fatto culturale che riguarda tutti gli italiani. Manchiamo, cioè, di senso di responsabilità e spesso pretendiamo senza averne diritto.
I nostri creditori, che, per inciso, ogni anno incassano circa ottanta miliardi di euro d’interessi, circa il 4% del debito, sono soprattutto istituti bancari stranieri. Un terzo del debito pubblico (circa 770 miliardi di euro) è in mano a banche e investitori italiani, un altro terzo è in mano a banche e investitori stranieri, circa 340 miliardi di euro (il 15%) è nelle casse della Bce di Mario Draghi (Quantitative  Easing) e solo il 5% (circa 120 miliardi di euro) è in mano ai risparmiatori italiani.
Questo significa che i primi a non avere fiducia nelle nostre istituzioni politiche e finanziarie siamo noi italiani, ma nonostante ciò pretendiamo che siano gli altri a fidarsi di noi. Se non fosse un fatto così drammatico ci sarebbe da ridere, ma purtroppo non è così. Vogliamo ‘la botte piena e la moglie ubriaca’. Ed è proprio per questo che ci danno fastidio le regole delle comunità internazionali e che, di conseguenza, gli ‘altri’ continuano a guardarci con una certa diffidenza, ma come dargli torto.

Fonte: Ministero dell'Economia e delle Finanze