lunedì 20 marzo 2017

Il vescovo di Locri: ‘il lavoro non lo vogliamo dalla ndrangheta’

Le scritte apparse sul muro del vescovado della cittadina calabrese dimostrano che il fenomeno mafioso è ancora fortemente radicato sul territorio e che la strada da fare per estirparlo è ancora lunga e piena di ostacoli

di Giovanni Pulvino (@PulvinoGiovanni)

Il manifesto della Giornata in ricordo delle vittime della mafia
(da libera.it)
Dopo la visita di ieri del presidente della Repubblica, Sergio Mattarella, sono apparse due scritte sul muro del vescovado di Locri, dove risiede il vescovo Francesco Oliva: ‘Più lavoro meno sbirri’ e ‘Don Ciotti sbirro’. Entrambe le frasi sono state cancellate stamani dagli operai del Comune.
Sergio Mattarella e Don Ciotti
(foto da quotidiano.net)
‘L’arroganza’ mafiosa ‘si coglie in ripetuti comportamenti di chi si pone al di sopra della legge. Lo Stato si faccia sentire e tuteli sempre di più chi ha il coraggio di denunciare’ ha dichiarato al Corriere della Sera il vescovo Oliva. Ed ha aggiunto: ‘Da queste parti il bisogno di lavoro è fondamentale, su questo problema vogliamo richiamare l’attenzione per il bene di tutti, ma noi il lavoro non lo vogliamo dalla ‘ndrangheta’, vogliamo un lavoro degno che rispetti i diritti degli operai non il lavoro per il qual si ricorre al capo pastore, al capo cantiere o al boss di turno’.
Monsignor Francesco Oliva
(foto da corrierelocride.it)
Domani nella città calabrese si svolgerà la 22ª Giornata in ricordo delle vittime della mafia. ‘Non poteva esserci luogo più indicato che la Locride per questa giornata. Questa - aveva dichiarato monsignor Oliva alla conferenza stampa di presentazione della manifestazione - è una terra che ha sofferto e soffre. Questa terra è ancora bagnata di sangue e la Chiesa non può che stare vicino a chi soffre, ai familiari delle vittime innocenti. La Locride piange ancora i suoi figli’. 
‘La città di Locri – ha detto Don Ennio Staminale, coordinatore regionale di Libera – è stata scelta per ricordare le vittime innocenti delle mafie non solo perché c’è stata una richiesta dai familiari, dal territorio e dal vescovo, ma anche perché ci è sembrato giusto che in un territorio che soffre in maniera particolare per la presenza della ndrangheta si dia un messaggio di speranza e si evidenzi che proprio in questo territorio si sta lavorando per il cambiamento’.