giovedì 15 febbraio 2018

700 mila italiani in pensione dal 1982 e 470 mila dal 1980

Due pesi e due misure. Il sistema previdenziale italiano è diventato un coacervo d'ingiustizie e disuguaglianze tra chi è già in pensione e chi invece ci andrà nei prossimi anni

di Giovanni Pulvino (@PulvinoGiovanni)

Foto da leggioggi.it
Fino al 1992 l’accesso alla quiescenza avveniva ad un'età compresa tra i 50 e i 60 anni, in alcuni casi addirittura a 40 anni. Quel sistema ha favorito diverse categorie di lavoratori. Basti pensare alle pensioni baby o ai prepensionamenti adottati per evitare il fallimento o per attuare il risanamento finanziario delle grandi aziende pubbliche come Ferrovie dello Stato, Poste italiane, ecc.. La politica assistenziale adottata fino ad allora dai governi del pentapartito (Democrazia cristiana, Partito socialista, Partito liberale, Partito socialdemocratico e Partito repubblicano) aveva un solo scopo: impedire alla Sinistra, allora guidata dal Partito comunista italiano, di accedere al governo del Paese. Con la caduta del muro di Berlino, avvenuta nel 1989, ogni ipotesi di riforma radicale del sistema economico capitalista è venuta meno e con essa la necessità di elargire benefici e rendite alle clientele politiche.
Foto da paolocirinopomicino.it
In particolare, con Tangentopoli è iniziata una nuova fase politica, quella del rigore nei conti pubblici. I tagli alla spesa pubblica però non hanno riguardato la politica e gli apparati istituzionali, bensì il welfare, vale a dire hanno colpito i ceti sociali medio - bassi. La riduzione degli investimenti pubblici, in particolare nel Sud, il taglio degli organici nelle amministrazioni locali e nella pubblica istruzione e la modifica delle modalità di erogazione delle indennità di quiescenza sono solo alcuni esempi. Le riforme delle pensioni approvate negli ultimi 25 anni hanno creato un sistema ‘mostruoso’. Da un lato ci sono circa 700 mila italiani che sono in pensione da oltre 35 anni e 470 mila da 37 anni e che percepiscono indennità legate alle ultime retribuzioni percepite, mentre, dall’altro lato, con la riforma Fornero avremo pensionati con indennità calcolate con il sistema contributivo, quindi nella maggior parte dei casi irrisorie e che andranno in pensione a quasi settant’anni, cioè ad un età che è di oltre 20 anni maggiore rispetto a quella di coloro che li hanno preceduti.

Elsa Fornero - (foto da oggi.it)
Com'è stato possibile produrre un’ingiustizia cosi abnorme? Iniquità realizzata, peraltro, da tecnici ed esperti del lavoro come Giuliano Amato, Lamberto Dini, Romano Prodi, Mario Monti ed Elsa Fornero. Tutti componenti di governi sostenuti anche dal Centrosinistra che, come sempre nei momenti difficili per la nostra Repubblica, si pone come paladino e ’salvatore della Patria’, dimenticandosi, però, di tutelare gli 'ultimi' cioè coloro che dovrebbe difendere. Evidentemente chi ha governato e continua a governare, soprattutto i politici che si richiamano ai valori della Sinistra, non conoscono o fanno finta di non conoscere l’Italia e gli italiani, o almeno come vivono la gran parte di essi. Stare nei territori e tra la ‘gente’ non è solo un modo di dire da rispolverare nei giorni che precedono le elezioni, ma una necessità ineludibile per chi vuole praticare la ‘buona politica’.

Fonte: inps.it