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giovedì 8 ottobre 2026

Mariacarmen, la nonna d’Europa

Mariacarmen Abascal vittima di un capitalismo invisibile e vigliaccamente nascosto

di Giovanni Pulvino

Mariacarmen Abascal (foto da elpais.com)

Aveva 87 anni, si chiamava Maricarmen Abascal, è stata sfrattata dalla ‘sua’ casa, dove abitava da oltre 70 anni, era malata, è morta ieri.

Pochi giorni fa era stata portata via a forza in barella.

Le immagini televisive hanno fatto il giro del mondo. Uno spettacolo indecente e indegno in quella che continuiamo a chiamare la civile Europa. Ma per fortuna c’è chi, nonostante tutto, reagisce.

Mariacarmen, la nonna d’Europa.

Ed è anche per Lei che è nato il cosiddetto ‘movimento delle chiavi’, sorto in Spagna per il diritto alla casa.

Il palazzo dove si trovava la sua abitazione era stato acquistato da un fondo speculativo che subito aveva triplicato l’importo dell’affitto che Lei, come tanti altri, non era in grado di pagare. Poi è seguito lo sfratto. Lo sgombero in barella. La scomparsa in un letto d’ospedale.

Tutto questo avveniva mentre le destre spagnole bocciavano la legge proposta dal premier Pedro Sànchez e dal governo di Sinistra che favoriva il diritto alla casa.

Destra e Sinistra non sono la stessa cosa e non solo in Spagna, si sa. C’è chi sta dalla parte degli ultimi e chi invece sta dalla parte del più forte, di chi ha il potere economico e finanziario.

Oggi come ieri è sempre la stessa storia.

Mariacarmen è stata una vittima della speculazione immobiliare ed edilizia. È stata una vittima della logica del sistema. Del vero volto del capitalismo. Lì, dove conta solo il profitto e l'interesse di chi ha il potere, di chi può. Ed oggi lo fa senza avere un volto, dietro la facciata dei fondi finanziari. Un capitalismo invisibile e vigliaccamente nascosto.

Ma quando si tira troppo la corda si finisce per spezzarla. Un mondo dove i ricchi sono sempre più ricchi e dove i poveri sono sempre di più non può durare.

Crescono le diseguaglianze e le ingiustizie e poi ci si stupisce se qualcuno reagisce.

Gli studenti in Francia, il movimento per la casa in Spagna, focolai di proteste in diversi paesi europei contro il rialzo del prezzo delle risorse energetiche, contro il riarmo e contro il genocidio in Palestina.

È un popolo che rialza la testa.

Grazie a tutti coloro che oggi scendono in piazza, che non si limitano a mettere like sui social, che rischiano in prima persona, e lo fanno per tutti, lo fanno per noi.

domenica 18 dicembre 2022

Qatar: un mondiale multietnico

Anche nel calcio, come per le merci e le persone, sono state abbattute le barriere ed i confini nazionali, altro che respingimenti e blocchi navali

di Giovanni Pulvino

La formazione francese titolare ai mondiali del Qatar

Nel 1998 la Francia vinse il suo primo campionato del mondo. Gran parte del merito fu di Zinèdine Zidane, calciatore figlio di immigrati algerini. In quella squadra insieme a lui c’erano tanti calciatori di origine non francese come Desailly, Thuram, Djetou, Vieirà, Karembeu e così via.

Degli undici titolari della nazionale che ha vinto il torneo nel 2018 solo tre erano chiaramente di origini francesi: Lloris, Pavard e Giroud. Gli altri erano di etnia africana o comunque di colore, cioè immigrati di seconda o terza generazione: Varane, Umtiti, Pogba, Kantè, Matuidi, Mbappè. Oppure avevano cognomi non propriamente di etnia transalpina: Hernandez e Griezmann. L’unico che di certo era francese era il selezionatore, già vincitore del trofeo mondiale come calciatore nel 1998, Didier Deschamps.

La storia in Qatar non si è ripetuta, ma quella transalpina è rimasta una squadra multietnica. L’allenatore è sempre lo stesso. I calciatori di sicura origine francese sono solo tre: Rabiot A., Giroud O. e Lloris H.. Gli altri sono di colore o di etnia non transalpina. Koundè j., Varane R., Konatè I., Hernandez T., Tchouamèni A., Fofanà Y., Dembèlè O., Griezmann A., Mbappè K.

Una rivoluzione che è iniziata alla fine del secolo scorso e che ormai è una tendenza che coinvolge numerose nazionali e club sportivi e non solo nel calcio. Persino il Marocco, giunto per la prima volta in semifinale è composto da calciatori che non sono nati in Marocco e che, tranne qualcuno, non giocano nel loro Paese.

Anche nello sport, come per le merci e le persone, sono state abbattute le barriere ed i confini nazionali. È la sublimazione della globalizzazione.

La Francia e non solo è una multinazionale d'immigrati di seconda e terza generazione, che rappresenta un esempio d'integrazione e tolleranza etnica, altroché blocchi navali e respingimenti ipotizzati, ma finora non realizzati, dal governo di Giorgia Meloni.

Fonte wikipedia.org

lunedì 16 luglio 2018

La Francia campione del mondo è un esempio d'integrazione

‘Non sono cittadino di nessun posto, non ho bisogno di documenti e non ho mai provato un senso di patriottismo per alcun paese, ma sono un patriota dell'umanità nel suo complesso. Io sono un cittadino del mondo’, Charlie Chaplin 

di Giovanni Pulvino (@PulvinoGiovanni)


La Francia campione del mondo di calcio 2018 

Degli undici titolari della nazionale campione del mondo di calcio 2018 solo tre sono chiaramente di origine francese: Lloris, Pavard e Giroud. Gli altri sono di etnia africana o comunque di colore, cioè sono immigrati di seconda o terza generazione: Varane, Umtiti, Pogba, Kantè, Matuidi, Mbappè. Oppure hanno cognomi non propriamente di etnia transalpina: Hernandez e Griezmann. L’unico che di certo è francese è il selezionatore, già vincitore del trofeo mondiale come calciatore nel 1998, Didier Deschamps.
L’esultanza del presidente della Republique Emmanuel Macron è comprensibile, ma i calciatori della nazionale francese con il sangue ‘blue’ sono veramente pochi. Atleti figli d’immigrati ce ne sono ormai in tutte le squadre di calcio delle nazionali europee o dei singoli club ed in tutti i campionati: Lukaku, Balotelli, Ozil, Shaqiri, sono solo alcuni esempi, l’elenco è lungo.
Questa tendenza, nonostante i respingimenti, la costruzione di muri ed il crescente odio razziale, continua ad ampliarsi a tutte le squadre e a tutti gli sport. Maria Benedicta Chigbolu, Ayomide Folorunso, Raphaela Lukudo e Libania Grenot sono le quattro ragazze di colore italiane che hanno vinto la medaglia d'oro nella staffetta 4x400 ai Giochi del Mediterraneo. 
I mondiali di calcio non li ha vinti la Francia, ma una multinazionale d'immigrati di seconda o terza generazione, un esempio d'integrazione e tolleranza etnica, altroché i porti chiusi del ministro Matteo Salvini e del governo 'pentaleghista'.

Fonte: wikipedia.org