domenica 27 settembre 2026

Poi ci sono i sorrisi che non arrivano

Uno dei modi più semplici per dimenticarsi è rubare un sorriso. Sì, rubare un sorriso

di Giovanni Pulvino

Banksy, Sorriso di ragazza (foto da amazon.it)

Quante volte ci è capitato di provare empatia per chi ci sta di fronte e, per questo, fargli o ricevere un sorriso.

Quante volte ci è capitato di vedere un nostro parente o un nostro amico tentare di far ridere un neonato e gioire per questo anche se non sai bene se lo fai per la sua ‘goffaggine’ o per la dolcezza del bambino che non capisce le stupide smorfie dell’adulto.

A volte sorridere è complicato, ma occorre sforzarsi, non c'è altro. 

Quando passavo mi facevano sempre un sorriso, era il loro modo di salutare. U zu Pippinu e a za Rusina stavano quasi sempre seduti davanti all’uscio della loro casa, in piazza Marina ora diventata piazza A. Pulvino, chissà se facevano un sorriso anche a Lui. Poi, un giorno, non li ho visiti più. 

Tornando da Villa Margi, dopo un patruni e sutta, un nostro coetaneo, u Liuni, scoppiava a ridere, così, senza motivo e noi dietro a lui. Faceva altri due passi e scoppiava a ridere di nuovo e noi sempre dietro a lui. 

Sorridere è una predisposizione dell’animo. È l’espressione immediata del carattere. È gentilezza. È un dare senza aspettarsi nulla, è un ricevere senza dare nulla. È amore. È affrontare la vita con leggerezza, anche se spesso non si può.

Le persone intelligenti fanno battute, si sa, lo scopo non è deridere, ma strappare un sorriso. Se gli capita di farne una ‘improbabile’ o se chi hanno di fronte non comprende l’ironia, allora la mortificazione è certa e, di sicuro, rimarrà nel tempo e non faranno più battute con quella persona.

Poi ci sono i sorrisi che non arrivano, sono quelli di cui abbiamo più bisogno, e non possono essere che quelli, non altri, ed è allora che ….

Quante volte li abbiamo cercati e non li abbiamo trovati.

Sono indefinibili, sono accennati, sono complicità e non possono essere che quelli, solo quelli e lo capisci solo quando non ci sono o, peggio, quando ti rendi conto che sono per altri.

‘… Notte notte, notte sola, sola come il mio fuoco, piega la testa sul mio cuore e spegnilo poco a poco.’ 

I sorrisi sono un tuffo al cuore, sia che ci siano, sia che non ci siano. Segnano la vita, ne alleggeriscono i vuoti o ne creano di nuovi. E non possiamo decidere quali e quando riceverli o darli, li subiamo soltanto, come tutto, come tutti.

Fonti: Canto del servo pastore di Fabrizio De Andrè e REDNEWS

venerdì 18 settembre 2026

'Tu sola puoi salvarmi, tu sola e te lo scrivo ...'

‘Non sai se è come un seme che dà fiore, o polvere che vola ad un respiro …’

di Giovanni Pulvino

Torremuzza, 20 agosto 2020 - (foto di Erina Barbera)
Tic… tac … tic … tac … si sente appena, è un ripetersi continuo, è il ticchettio della sveglia, di quella che c’era quando c’era Lei. Ora è lì a scandire il tuo tempo, quello che rimane del tuo tempo, del nostro tempo.

Sei nel silenzio della notte, ci sei tu e il tic … tac …, devi concentrarti per ascoltarlo e comunque riesci a sentirlo distintamente, ti fa compagnia, per un attimo interrompe i pensieri o li aiuta a tornare.

La lancetta dei secondi ha finito un giro ed un minuto non esiste più, ed un altro sta andando via, tic … tac ... E poi ancora un altro, ed un altro ancora, continuerà a girare fino all’ultimo, fino alla fine, e sappilo, la fine è solo per te.

Non era precisa, ma era utilissima ed era a molla. Tutte le mattine o la sera qualcuno provvedeva a ricaricarla, oggi vai al tabacchino, compri una nuova pila, ed il tic … tac … ricomincia come per magia.

E' un lento trascorrere del tempo e non puoi farci nulla. È un accumulo di pensieri, non dipendono da te, ci sono e torneranno ancora una volta. Poi più niente.

Le parole sono importanti, i silenzi sono importanti.

Tic ... tac ..

‘Tu sola puoi salvarmi, tu sola e te lo scrivo. Dev'esserci, lo sento, in terra o in cielo un posto, dove non soffriremo e tutto sarà giusto…’

Per godere della frescura serale dopo una calda giornata di luglio stavano seduti sullo scalino di casa a chiacchierare, a scherzare, a curtigghiari. ‘Nesci nu stari intra’, diceva. Ora di quei ‘vecchietti’, no, non è corretto scrivere 'vecchietti', neanche tra virgolette, per me non lo erano, quando sei adulto non esistono più i 'vecchietti', è una categoria che appartiene alla fantasia dei bambini, solo dei bambini. 

Ora di loro non c’è più nessuno. Il loro tempo è finito. Le lancette continuano a girare, ma non per loro. Di quei momenti è rimasto questo inutile pensiero e quello di chissà chi altro. 

Anche di noi non rimarranno che un’accozzaglia di immagini e parole, e non per sempre, solo fino a quando ci sarà qualcuno in grado ricordarli, di riviverli.

Affrettarsi non serve a nulla, affannarsi a fare, a dire, non serve a nulla, è solo e sempre un’inutile corsa contro il tempo, contro la vita, nel tentativo, per molti vano, di dimenticarsi sia pure per un momento.

Tic .. tac … continua a girare la lancetta dei secondi, … tic … tac … continua a trascorrere il tempo che ti è dato e non puoi fermarlo.

Fonti: Cirano e Argentina di Francesco Guccini

mercoledì 9 settembre 2026

'Amo senza peccato, amo, ma sono triste ...'

‘ ... ed io sentivo un’infelicità vicina …’

di Giovanni Pulvino

Cefalù, 13 giugno 2026 - (foto di Giovanni Pulvino)
Stai li, seduto, sei al centro, e non sei solo, … sei tu che decidi di stare lì anche se non dovresti stare lì e ti chiedi perché nessun altro lo fa. 
Stando in un altro posto non faresti altro che pensare di voler stare lì. Ed ora che non ci sei continui a voler stare lì. Ma non puoi stare lì. Non esserci ti rende consapevole che è stato tutto inutile, anche se continui a non accettarlo.


‘… Amo senza peccato, amo, ma sono triste …’

Puoi abbracciare una persona e non sentire nulla, puoi non abbracciarla mai, ed è tutto. Puoi starci accanto e sentirti completamente solo, puoi non starci mai, ed è tutto.

Sono i pensieri che decidono, non le azioni.

Tutto quello che fai è inutile, tutto quello che pensi è inutile, tutto quello che scrivi è inutile.

Esserci ancora una volta e poi sentire un vuoto che ti porterai dentro e che non potrai colmare.

Stai così e pensi, non puoi impedirtelo. La tristezza ti prende ancora.

È una lunga striscia bianca, gira là in fondo, di certo continua, ma non per te, sappilo.

È una massa d’acqua, solo una massa d’acqua, irrequieta e sporca, ed un pensiero ricorrente. Stando lì non puoi non immergerti nei colori dell’infinito, non puoi non chiederti cosa c’è al di là di quella linea intervallata dalle sagome di Alicudi, Filicudi e Salina che oggi la foschia nasconde, ma sai che ci sono. E, comunque, qualunque cosa ci sia oltre l'orizzonte non è per te.

La luce artificiale ti impedisce di guardare, abbassi la testa, chiudi gli occhi, ed è allora che arrivano i pensieri, quelli dolci, quelli di cui non puoi fare a meno, quelli che ti fanno soffrire. Non c’è un ritorno, non c’è un domani, non c’è.

I pensieri bisognerebbe solo crearli e non limitarsi a ricordarli o addormentarsi per impedirgli di tornare.

Fonti: Autogrill e Cirano di Francesco Guccini