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mercoledì 9 settembre 2026

'Amo senza peccato, amo, ma sono triste ...'

‘ ... ed io sentivo un’infelicità vicina …’

di Giovanni Pulvino

Cefalù, 13 giugno 2026 - (foto di Giovanni Pulvino)
Stai li, seduto, sei al centro, e non sei solo, … sei tu che decidi di stare lì anche se non dovresti stare lì e ti chiedi perché nessun altro lo fa. 
Stando in un altro posto non faresti altro che pensare di voler stare lì. Ed ora che non ci sei continui a voler stare lì. Ma non puoi stare lì. Non esserci ti rende consapevole che è stato tutto inutile, anche se continui a non accettarlo.


‘… Amo senza peccato, amo, ma sono triste …’

Puoi abbracciare una persona e non sentire nulla, puoi non abbracciarla mai, ed è tutto. Puoi starci accanto e sentirti completamente solo, puoi non starci mai, ed è tutto.

Sono i pensieri che decidono, non le azioni.

Tutto quello che fai è inutile, tutto quello che pensi è inutile, tutto quello che scrivi è inutile.

Esserci ancora una volta e poi sentire un vuoto che ti porterai dentro e che non potrai colmare.

Stai così e pensi, non puoi impedirtelo. La tristezza ti prende ancora.

È una lunga striscia bianca, gira là in fondo, di certo continua, ma non per te, sappilo.

È una massa d’acqua, solo una massa d’acqua, irrequieta e sporca, ed un pensiero ricorrente. Stando lì non puoi non immergerti nei colori dell’infinito, non puoi non chiederti cosa c’è al di là di quella linea intervallata dalle sagome di Alicudi, Filicudi e Salina che oggi la foschia nasconde, ma sai che ci sono. E, comunque, qualunque cosa ci sia oltre l'orizzonte non è per te.

La luce artificiale ti impedisce di guardare, abbassi la testa, chiudi gli occhi, ed è allora che arrivano i pensieri, quelli dolci, quelli di cui non puoi fare a meno, quelli che ti fanno soffrire. Non c’è un ritorno, non c’è un domani, non c’è.

I pensieri bisognerebbe solo crearli e non limitarsi a ricordarli o addormentarsi per impedirgli di tornare.

Fonti: Autogrill e Cirano di Francesco Guccini 


martedì 20 gennaio 2026

Io e la mia isoletta, Alicudi

Guardi l'orizzonte ed hai la sensazione di stare sospeso tra cielo e mare, ma non è leggerezza, è dubbio, è incomprensione, è un dimenticarsi che non viene

di Giovanni Pulvino

Alicudi, Sicilia - (foto di Giovanni Pulvino)

Il titolo inganna, l’isola non è mia, anzi non ci sono mai stato e non so neanche quanti sono gli abitanti. Ma a questo possiamo rimediare chiedendolo a Copilot che confidenzialmente mi chiama Cicci, chissà perché. Sono circa 100. Per questa volta non facciamo nessun’altra verifica e ci fidiamo dell’intelligenza artificiale.

Confermo che non ho nessun diritto di proprietà o di possesso e neanche uno straccio di concessione, ma in un certo senso Alicudi è mia. Fa parte del mio immaginario e di chissà di quanti altri. Il fatto è che tutte le mattine, ma proprio tutte, è la prima cosa che vedo guardando l’orizzonte, che sta lì, oltre i tetti delle case della borgata, oltre il ponte della ferrovia.

Alicudi fa parte del quotidiano. È una presenza costante. Sembra che ti stia osservando, si assicura che ci sei, che non stai facendo stupidaggini.

Durante la giornata spesso cambia colore. All'alba è arancione, subito dopo diventa celeste se il mare è calmo, blu se c’è vento di maestrale o di tramontana, nel pomeriggio assume colori sbiaditi tra il celeste e il bianco, al tramonto diventa di nuovo arancione fino a svanire con l’oscurità.

Raramente è nascosta dal mal tempo o dalla foschia. In ogni caso sai che c’è, che è lì, questo basta.

Una mattina, come Fantozzi, aveva la sua nuvoletta personale. La nuvoletta dell’impiegato è diventata, per qualche ora, la nuvoletta di Alicudi.

Guardi l’orizzonte e Lei è lì, non va via, non può andare via. Inchiodata tra cielo e mare delimita l’orizzonte, lo rende animato, asimmetrico, irregolare. E sarà lì anche dopo, a ricordare a chi ci sarà che il tempo dato è limitato e non ritornerà. Ma Lei ci sarà sempre, forse.

Guardi ancora ed hai la sensazione di stare sospeso, ma non è leggerezza, è dubbio, è incomprensione, è un dimenticarsi che non viene.

Circondata da questa enorme massa d’acqua a volte temi che possa sprofondare e sparire per sempre. Ma non va via, sta lì, sembra dire neanche tu sparirai, ma so che è una bugia. 

Mi segue, è la mia nuvoletta. È nella mia testa e lì resterà. E' il mio pensiero, l'unico. E non voglio che vada via.

 

lunedì 29 dicembre 2025

Era il 31 dicembre del 2014

Era il 31 dicembre 2014, ed era un altro mondo, tu non c’eri e non ci sei adesso e anche se ci fossi non potresti fare nulla

di Giovanni Pulvino

31 dicembre 2014, Torremuzza (Me) - Video di Giovanni Pulvino

Poteva essere un giorno come un altro, invece no, successe quello che non era mai successo, il Borgo era imbiancato. L’inverno era iniziato da poco, ma quella mattina nevicava, si nevicava in riva al mare. Altre volte le strade si erano tinte di bianco per la grandine, era durata solo per qualche ora, poi si era sciolta e tutto era tornato nella normalità. Stavolta invece era neve, quella vera, quella che cade solo durante la stagione fredda quando la temperatura scende sotto lo zero, quella che puoi ammirare e per certi aspetti 'soffrire' salendo in  montagna.

Ma qui in Sicilia, sul litorale tirrenico, a pochi metri dal mare, come è stato possibile? Le strade erano colorate di bianco, le pietre della spiaggia erano ricoperte di neve, così come a vanetra, la piazzetta e la Torre, solo sotto i ponti della ferrovia non c’era nulla.

Qualcuno sfidando il freddo e il vento di levante era sceso in strada per godersi la novità’. Una camminata verso la spiaggia era inevitabile. Di solito stai lì nel mese di luglio a prendere il sole, a fare un tuffo, a guardare il fluttuare delle onde o a fissare le sagome di Alicudi, di Filicudi e di Panera che sono là in fondo a delimitare l’orizzonte, e stanno lì come sempre per farti una carezza quando la tua coscienza è inquieta o quando hai bisogno di dimenticarti.

Quel 31 dicembre le nuvole e il nevischio impedivano di scorgerle, ma sapevi che c’erano e questo ti consolava.

Tutto era grigio, freddo come solo in inverno può essere.

Ti giri e vedi tutto il Borgo imbiancato, non era mai successo. Poi senti distintamente il chiacchiericcio leggero di chi era sceso per vedere e noti subito le loro orme lasciate sulla neve fresca. Era un presagio di cosa sarebbe successo di lì a poco? Da allora è rimasta un’impronta, un’impronta sulla neve, sulla neve caduta in riva al mare e li resterà per sempre. Almeno per chi c’era e c’è ancora per poterlo raccontare.

Era il 31 dicembre 2014, ed era un altro mondo, e tu non c’eri e non ci sei adesso e anche se ci fossi non potresti fare nulla, e non capiresti cosa c’è in fondo ai pensieri. È un tempo che non c’è, che non esiste, solo silenzi, nient’altro che silenzi. No, non so dire di no, ma andrò anche se non ci sarai, e non mi comprenderai, non puoi comprendermi e sai il perché, e so il perché.

venerdì 14 novembre 2025

Alicudi, 11 novembre 2025

di Giovanni Pulvino

Torremuzza, Alicudi, 11 novembre 2025 (foto di Giovanni Pulvino)

Sempre la stessa isola, sempre lo stesso mare, e tale sarà anche dopo, resterà lì a definire il tempo dato, ad impedire di tornare indietro, a scolorire i ricordi, a segnare il trascorre lento del tempo e della vita ..


domenica 3 agosto 2025

Alicudi come Fantozzi ha la sua nuvoletta

di Giovanni Pulvino

Alicudi, Sicilia - Foto di Giovanni Pulvino 2 agosto 2025

Cielo azzurro, mare piatto e là in fondo l'orizzonte che fa un tutt'uno, nient'altro, ma questo bastava e ancora oggi basta per non pensare, per dimenticarsi.

Non solo i colori, ma anche leggerezza ed uno scorrere lento ed inconsapevole del tempo e della vita che in esso si manifesta e si dilegua. 

È un attimo, solo un attimo. Poi il nulla, ecco cosa resterà, il nulla. Vorresti tornare indietro, ma non puoi, sei inchiodato al presente. Ed anche quando vorresti afferrare la realtà non puoi, è già oltre, è già passato. Rimane solo il ricordo, ma solo di chi c’era e c’è ancora. E tra poco neanche quello. Siamo memoria effimera. Solo un mucchio di pensieri a termine. Nient’altro.