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giovedì 12 gennaio 2017

Gli ‘yesmen’ del M5s e l’utopia della democrazia diretta

Le ultime decisioni prese dal M5S con il consenso quasi unanime degli iscritti al blog di Beppe Grillo evidenziano una scarsa coerenza in molti sostenitori ed una preoccupante mancanza di dialettica politica interna al MoVimento

di Giovanni Pulvino (@PulvinoGiovanni)

Beppe Grillo e Davide Casaleggio
(foto da corsera.it)
Le vicissitudini della giunta romana di Virginia Raggi stanno preoccupando i vertici dei pentastellati a tal punto da proporre e far approvare ai militanti una sostanziale modifica del Codice di comportamento interno al MoVimento. Le nuove disposizioni non prevedono più in modo automatico la sospensione o l’espulsione dei militanti raggiunti da un avviso di garanzia. A decidere, ora, sarà una commissione etica (probiviri) sotto la 'supervisione' di Beppe Grillo e Davide Casaleggio. In altre parole, l’esclusione non sarà più immediata, ma la decisione sarà presa, di volta in volta, da una commissione interna al M5S. La stessa procedura utilizzata dagli altri partiti.
Foto da masadaweb.org
La votazione sull’adesione all’Alde (Alliance of Liberals and Democrats for Europe), gruppo politico del Parlamento europeo d’ispirazione liberale, ha sorpreso opinionisti e sostenitori a tal punto che il ‘matrimonio‘ non si è fatto, ma non per volontà del M5S bensì per il ‘ripensamento’ degli stessi liberali che hanno declinato la proposta.
I cambiamenti di linea politica del M5S non solo non sono sorprendenti, ma sono anche inevitabili se il MoVimento si vuole candidare al Governo del Paese. Quello che meraviglia e preoccupa è la facilità con cui i sostenitori grillini cambiano opinione se lo chiede il 'Capo'. Un popolo di ‘yesmen’ (termine usato da un ex grillino come il Sindaco di Parma Federico Pizzarotti), ecco cosa sembrano gli iscritti al blog di Beppe Grillo. Si tratta di poche decine di migliaia di elettori, nell’ultima votazione sono stati circa 40.000. Una ristretta minoranza se si considera che il popolo italiano, secondo l’ultimo censimento, è composto da circa 60 milioni di cittadini. Se è questa la democrazia diretta di cui si vantano i grillini allora, forse, è meglio quella rappresentativa che come diceva Winston Churchill: ‘E’ la peggior forma di governo, eccenzion fatta per tutte quelle altre forme che si sono sperimentate finora’.

martedì 6 settembre 2016

Caos M5S, la questione non è giudiziaria ma politica

Le vicende della giunta capitolina di Virginia Raggi stanno facendo emergere le contraddizioni politiche interne al M5S 

di Giovanni Pulvino (@PulvinoGiovanni)

Virginia Raggi e Paola Muraro
(foto da ilfattoquotidiano.it)
Il movimento di Beppe Grillo e di Gianroberto Casaleggio è stato fondato sull’antipolitica, sul ‘vaffa’ diretto a tutti i partiti politici. Un’entità neutra o liquida, come si dice oggi, ben sintetizzata con lo slogan: ‘ne di Destra ne di Sinistra, ma dalla parte dei cittadini’. Un movimento populista sostenuto da supporter di tutti gli orientamenti ideologici ed una macchina elettorale che ha raccolto consensi in tutti gli strati sociali.
Beppe Grillo - (foto da repubblica.it)
I problemi emergono quando il M5S diventa forza di governo ed è chiamato a prendere decisioni politiche concrete. L’esempio dell’amministrazione comunale di Parma è dirimente. Il sindaco Federico Pizzarotti, eletto al ballottaggio con i voti della Destra, è stato messo ai margini del Movimento quando ha iniziato ad amministrare la città, quando cioè ha evidenziato una sua linea politica. Lo stesso è avvenuto a Gela, a Livorno, ecc. Per non parlare degli epurati e degli espulsi tra i militanti, gli amministratori ed i parlamentari. Fino a quando il M5S rimane una forza di opposizione riesce a mantenere l’unità, ma tende a disgregarsi quando deve governare.
Luigi Di Maio, Alessandro Di Battista e Roberto Fico
(foto da repubblica.it)
Le disavventure della giunta di Virginia Raggi, anche lei eletta al ballottaggio con i voti della Destra, sono una conferma di questa contraddizione. Le divisioni interne stanno emergendo con chiarezza anche nel direttorio nazionale del Movimento. Le bugie e le incongruenze sulle epurazioni fatte e quelle non fatte (almeno finora) evidenziano l’applicazione di due pesi e due misure. L’assessore Paola Muraro pur avendo ricevuto un avviso di garanzia ed un evidente conflitto d’interessi sembra inamovibile, mentre Carla Raineri, nominata pochi settimane fa Capo di gabinetto dalla Sindaca grillina, è stata costretta a dimettersi perché percepiva uno stipendio troppo alto.
La questione non è giudiziaria, ma d’indirizzo politico. Le scelte degli assessori e dei manager delle aziende municipalizzate sono la conseguenza di una precisa linea politica. Il bluff dell’antipolitica sta emergendo con chiarezza. Le decisioni sono ‘ideologiche’ e sono fatte nella consapevolezza che esse incideranno sulla vita dei cittadini e finiranno per favorire questo o quel ceto sociale.
Il Movimento ed i suoi amministratori, come tutti i partiti politici, sono costretti a schierarsi secondo il loro convincimento ideologico e promuovere politiche di Destra o di Sinistra. Le divisioni interne ne sono l’ovvia conseguenza, così come il disorientamento e la rabbia dei sostenitori.