sabato 7 maggio 2016

Il bluff dei ‘Patti per il Sud’

Nelle ultime due settimane il presidente del Consiglio, Matteo Renzi, ha firmato i ‘Patti per il Sud’, ma sindaci e governatori lamentano una diminuzione dei finanziamenti per il Mezzogiorno 

di Giovanni Pulvino (@PulvinoGiovanni)

‘Renzi ha raccolto quel che già c’è, sia in termini finanziari che di progetti’ ha dichiarato alla La Stampa l’economista Giancarlo Viesti ed ha aggiunto: ‘Il Fondo Sviluppo e Coesione nasce come intervento aggiuntivo rispetto ai fondi ordinari, per questo è riservato in gran parte alle regioni più deboli. Negli Anni 90 Ciampi fece pubblicare una tabellina semplice ma fondamentale, che comprendeva per ogni regione i fondi ordinari e straordinari. Così si capiva se questi ultimi erano realmente aggiuntivi o sostituivano i primi. Di questa tabellina non c’è più traccia, quindi il dubbio è legittimo: non è che Renzi mette nel patto per la Campania fondi ordinari, gli stessi della Lombardia a cui arrivano senza bisogno di firmare un patto con Maroni?’.
In sostanza i finanziamenti previsti con i Patti per lo sviluppo firmati da Matteo Renzi con i Sindaci delle città del Sud per realizzare infrastrutture, aiuti alle imprese, alla cultura e alla scuola, sarebbero in realtà per oltre il 71% fondi già stanziati dai governi precedenti.
I finanziamenti per il Sud fanno riferimento al Fondo Sviluppo e Coesione che in gran parte fa uso dei fondi europei. Il ciclo iniziato nel 2014 durerà sette anni e per legge l’80% dei soldi devono andare al Sud. Ma soltanto dopo la pubblicazione da parte dello Svimez (Associazione per lo sviluppo del Mezzogiorno) del rapporto annuale sull’economia del Mezzogiorno che denuncia per il Meridione una condizione di allarme povertà e di sottoviluppo permanente oltreché una crescita inferiore a quella Greca, che il governo guidato da Matteo Renzi annuncia, con due anni e mezzo di ritardo, un ‘masterplan per il Sud’.
Nel frattempo la dotazione del Fsc si è ridotta da cinquantacinque a trentotto miliardi di euro. Diciassette miliardi, infatti, sono già stati utilizzati per finanziare la banda larga e il piano di ricerca e sviluppo. La beffa sta nel fatto che soltanto il 27% di questi fondi è andato al Sud.