lunedì 15 agosto 2016

Un dipendente deve lavorare 1.227 anni per eguagliare i compensi annuali del top manager

Negli ultimi due decenni la differenza tra le indennità percepite dai dirigenti rispetto a quella dei loro dipendenti è aumentata a dismisura 

di Giovanni Pulvino (@PulvinoGiovanni)

Foto da corriere.it
Secondo l’annuario di R&S Mediobanca nel 2015 i top manager di cinquanta aziende pubbliche e private italiane hanno percepito compensi per 256,80 milioni. Mediamente un dipendente deve lavorare trentuno anni per eguagliare i compensi del proprio consigliere delegato che diventano quarantatre se si fa riferimento al direttore generale. Ma ci sono casi in cui le differenze sono ancora più grandi. Oltre al record di 1.227 anni, nella lista ci sono casi pari 582 anni, a cui seguono 525, 234, 232, 165, 111 anni e cosi via. Queste indennità, oltre all’aspetto etico che ormai non è più preso in considerazione, non sono giustificate neanche dai risultati aziendali. I ricavi, infatti, sono diminuiti del 16,1% nelle imprese del settore pubblico, invece sono aumentati in quelle del settore privato, ma solo grazie al balzo del fatturato prodotto all’estero (+11,1%).
Foto da valoreazione.com
Anche i livelli occupazionali sono diminuiti (-14,8%) per le aziende pubbliche prese in considerazione dal Rapporto, le imprese private al contrario hanno aumentato gli occupati (+12%), ma solo fuori dai nostri confini. E’ cresciuta la redditività industriale, nel pubblico è stata al 6,8%, nel privato è stata quasi doppia, al 12,8%. Lo Stato ha incassato, nel 2015, 12,8 miliardi di dividendi, mentre nel privato sono stati 6,8 miliardi. Il record è stato dell’Eni con 5,6 miliardi, seguita dall’Enel (2,3), dalle Poste (1,6) e da Snam (1,3), mentre nel privato hanno realizzato dividendi per 1,2 miliardi Luxottica e Prada per 1,0 miliardo di euro. 
Crescono gli utili ed aumenta a dismisura la distanza tra i compensi dei manager e quelle dei loro dipendenti. Sono gli effetti della globalizzazione e della mancanza di regole nel sistema economico e finanziario che limitino le ingiustizie ed i privilegi. Sette anni di recessione hanno, così, accentuato le disuguaglianze, ma per chi ci ha le leve del potere economico va bene così.