VideoBar

Questi contenuti non sono ancora disponibili su connessioni criptate.

sabato 21 ottobre 2017

Ius soli, Delrio e lo #scioperodellafame

Lo Ius soli è una legge necessaria e di civiltà, ma rischia di diventare un’altra occasione per produrre ingiustizie e disuguaglianze

di Giovanni Pulvino (@PulvinoGiovanni)

Foto da rischiocalcolato.it
Il ministro delle Infrastrutture ed altri esponenti del Partito democratico hanno aderito allo sciopero della fame per sensibilizzare i parlamentari sulla necessità di approvare la nuova legge sulla cittadinanza. L’iniziativa della ‘staffetta’ è partita nelle settimane scorse a seguito delle difficoltà che sta incontrando l’iter legislativo del disegno di legge sullo Ius soli. Attualmente in Italia vige il principio del diritto di sangue, la cittadinanza si acquisisce cioè solo se si è figli di cittadini italiani ovunque essi siano nati, mentre non la si ottiene per diritto di suolo. Questo significa che i figli d’immigrati che nascono in Italia sono stranieri anche se i loro genitori vivono e lavorano regolarmente nel nostro Paese. Questi ‘non italiani’ che sono cresciuti ed hanno studiato o studiano nelle nostre scuole e sono a tutti gli effetti emiliani, veneti, siciliani, ecc.. possono ottenere lo status di cittadini solo al compimento del diciottesimo anno di età. La nuova legge, che difficilmente sarà approvata dal Parlamento in questa legislatura, ridurrebbe i tempi per acquisire il diritto (Ius soli temperato) e consentirebbe ai bambini sotto i 12 anni giunti in Italia di ottenerlo anche se non sono nati nel nostro Paese (Ius soli culturae). La prima disposizione prevede, infatti, l’acquisizione della cittadinanza per diritto di suolo, ma solo dopo che i nati nel nostro Paese hanno compiuto un ciclo completo di studi e su richiesta del genitore o del tutore e con la possibilità di rinunciarvi al compimento della maggiore età. Nella seconda ipotesi invece è sufficiente che i bambini con età inferiore ai dodici anni svolgano un ciclo di studi completo, anche se essi non sono nati nel nostro Paese. Questa parte del disegno di legge è per certi aspetti incomprensibile. La cittadinanza potrà essere richiesta solo dopo un ciclo di studi completo, in pratica ad un’età vicina ai diciotto anni o poco prima, in sostanza è una procedura simile alla legge già in vigore. Allora non se ne comprende l’utilità, serve solo a complicare la normativa, a renderla facinorosa ed a dare una motivazione a coloro che sono contrari al disegno di legge.
Graziano Delrio (foto da liberoquotidiano.it)
I legislatori italiani hanno la cattiva abitudine di complicare le regole con distinguo e mediazioni che, spesso, rendono l’ordinamento giuridico astruso e di difficile interpretazione. Il risultato è una normativa ‘manipolabile’ che favorisce le ingiustizie e le disuguaglianze. Chi fa parte del Governo anziché fare scioperi di un giorno potrebbe impegnarsi di più e proporre una legge che introduca lo Ius soli (diritto di suolo) senza se e senza ma. Invece no, si preferisce compattare  la maggioranza parlamentare con irragionevoli mediazioni politiche, il cui risultato finale è quello di complicare le regole con contorte elaborazioni giuridiche e linguistiche. Il rischio, in questo caso, è di mettere nelle mani di persone senza scrupoli decine di migliaia di disperati disposti a tutto pur di ottenere un diploma o una certificazione professionale. Chi non ha la memoria corta ricorderà le inchieste sui ‘diplomifici’ e sulle malefatte di tante scuole private e regionali, forse è il caso di non ripeterci.