‘Noi vogliamo che i nostri figli imparino a
leggere e scriv… ‘, poi gli spari e le grida di terrore dei lavoratori e
dei loro famigliari che stavano festeggiando il Primo maggio a Portella della
Ginestra
di Giovanni Pulvino (@PulvinoGiovanni)
Video da youtube.it
Centinaia di lavoratori provenienti da Piana degli Albanese, da San Cipirello, da San
Giuseppe Jato e dalle campagne vicine si ritrovarono quel mattino del 1947 a Portella della Ginestra
per festeggiare il Primo maggio. Interrotta durante il fascismo, i sindacati
decisero che era giunto il momento di
riprendere la tradizione di recarsi in quel luogo per la festa dei lavoratori.
Dieci giorni prima, infatti, si era votato in Sicilia e c’era stata la vittoria
delle Sinistre e del Blocco del Popolo sulla Democrazia cristiana, sui monarchici
e sui separatisti. Era un momento politico importante per l’isola,
l’occupazione delle terre, la riforma agraria e le lotte sindacali stavano
mettendo in crisi la mafia dei latifondi. In
attesa degli oratori ufficiali, un
calzolaio di San Giuseppe Jato, Giacomo Schirò, segretario della locale
sezione socialista, decise di intrattenere la folla. Ecco cosa riuscì a dire: ’Compagni, amici, lavoratori ogni primo
maggio, fascismo o non fascismo, noi siamo sempre venuti qui, prima eravamo
pochi ma oggi siamo una forza e lo abbiamo dimostrato nelle elezioni del
parlamento siciliano con la strepitosa vittoria del Blocco del popolo. Questa è
stata una prima grande vittoria, ma è solo l’inizio, non basta che ci diano la
terra devono darci sementi, attrezzi, aratri, devono costruirci le strade, le
case, devono portarci l’acqua, la luce nelle campagne. Insomma dobbiamo portare
la civiltà nelle campagne. Noi vogliamo che i nostri figli imparino a leggere e scrivere per togliere questa vergogna dell’analfabetismo, perché a causa della nostra
ignoranza siamo soggetti … dei gabelloti. Noi vogliamo che i nostri figli
imparino a leggere e scriv…’. Poi gli spari e le grida di terrore dei
contadini e dei loro familiari. Salvatore Giuliano e la sua banda, appostati
sul monte Pelavet, avevano iniziato a sparare sui manifestanti, inizialmente
furono scambiati per i tradizionali mortaretti della festa, poi il terrore s’impadronì
della folla.
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Foto da esperonews.it |
Quel Primo maggio sul
prato di Portella furono assassinati Margherita Clesceri (37 anni), Giorgio
Cusenza (42 anni), Giovanni Megna (18 anni), Francesco Vicari (22 anni), Vito
Allotta (19 anni), Serafino Lascari (15 anni), Filippo Di Salvo (48 anni), Giuseppe
Di Maggio (13 anni), Castrense Intravaia (18 anni), Giovanni Grifò (12 anni),
Vincenza La Fata (8 anni). Altri 27 rimasero feriti. Serafino Pecca, sopravvissuto alla strage ricorda: ‘Quella mattina siamo saliti qua, nel 1947,
cominciò a parlare il segretario della Camera del lavoro, ha detto poche parole
e iniziarono i primi spari’. Ed ancora: ‘Cercavamo
un diritto che ci apparteneva, possibile che qui quattro o cinque persone che avevano mille ettari, chi duemila, chi di più con la gente che moriva di fame‘. Il giorno dopo, chiamato a
riferire davanti all’Assemblea costituente sui fatti avvenuti a Portella della
Ginestra, il ministro dell’Interno Mario Scelba disse che dietro alla strage ‘non c’era nessuna finalità politica o terroristica’. Ci vollero mesi per individuare in Salvatore Giuliano e
nella sua banda gli esecutori materiali. I nomi dei mandanti sono invece ancora
un segreto di Stato. Di certo quel giorno, oltre a sopprimere con la violenza
un altro tentativo di emancipazione del popolo siciliano, ebbe inizio la strategia della tensione che, nei
decenni successivi, impedirà alla Sinistra italiana di accedere al governo del Paese.