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sabato 6 luglio 2019

8 agosto 1991, 20mila albanesi sbarcano in Italia

Il più grande sbarco di migranti avvenuto nel nostro Paese è di 28 anni fa, quel giorno arrivarono con una sola nave 20mila albanesi, ma non si parlò di invasione come si fa oggi per poche decine di disperati

di Giovanni Pulvino (@PulvinoGiovanni)

La Vlora attraccata al porto di Bari, 8 agosto 1991 
(foto da wikipedia.org)
Per impedire lo sbarco di poche decine di migranti salvati dalle Ong il ministro degli Interni, Matteo Salvini, ha imposto ai grillini un secondo decreto ‘sicurezza’, ha chiuso il porto di Lampedusa, ha ordinato il blocco messo in atto dalla Guardia di finanza, ha insultato i parlamentari dell’opposizione, la Capitana della Sea Watch 3 ed i magistrati che non hanno fatto quanto egli aveva suggerito dai suoi canali di comunicazione preferiti: i social. Tutto per impedire una presunta ‘invasione’di migranti.
La nave mercantile Vlora, battente bandiera albanese, il 7 agosto del 1991, mentre si trovava a Durazzo per le operazioni di sbarco della merce che aveva cariato a Cuba, venne ‘assalita da una folla di 20mila persone’ e costretta a salpare per l’Italia. L’imbarcazione giunse a Bari il giorno dopo: l’otto agosto. Il comandante Halim Milagi, come ha fatto poche settimane fa Carola Rackete, forzò il blocco navale ‘comunicando di avere feriti gravi a bordo’. Le foto e le immagini televisive della nave stipata di disperati sono ancora oggi impressionanti. Quel giorno una marea umana si riversò sul molo, mentre a decine si tuffarono in acqua e tentarono di scappare. Ad oggi esso rimane il più grande sbarco di migranti avvenuto nel nostro Paese con una sola nave.
Ecco come descrisse quel giorno la moglie del sindaco di Bari, Enrico Delfino. ‘Andò subito al porto, prima ancora che la Vlora sbarcasse. A Bari non c’era nessuno del mondo istituzionale, erano tutti in vacanza, il prefetto, il comandante della polizia municipale, persino il vescovo era fuori. Quando uscì di casa però non immaginava quello a cui stava andando incontro. Dopo qualche ora, mi telefonò dicendomi che c’era una marea di disperati, assetati, disidratati, e aveva una voce così commossa che non riusciva a terminare le frasi. Non dimenticherò mai l’espressione che aveva quando tornò a casa, alle 3 del mattino dopo. Sono persone - ripeteva - persone disperate. Non possono essere rispedite indietro, noi siamo la loro ultima speranza>’.
È così che ci si comporta di fronte alla disperazione, non proclamando finti blocchi navali, finti arresti ed istigando all’odio. Purtroppo, il popolo italiano, oltre ad essere ‘credulone’ ha, anche, la memoria corta o fa finta di avere la memoria corta. Oggi, per leghisti e grillini e per i loro rispettivi fan, siamo ‘invasi’ da poche decine di disperati, mentre 28 anni fa, con 20mila migranti sul molo di Bari, fu solo stupore e solidarietà.


lunedì 28 agosto 2017

Libero Grassi, un siciliano coraggioso che ha detto no alla Mafia

‘Non sono pazzo. Non mi piace pagare. Perché la rinunzia è una rinunzia alla mia dignità di imprenditore’, Libero Grassi  

di Giovanni Pulvino (@PulvinoGiovanni)

Libero Grassi - (foto da urbanpost.it)
I genitori gli diedero il nome di Libero in ricordo di Giacomo Matteotti ucciso a Roma dai fascisti il 10 giugno del 1924. Entrato in seminario durante gli anni della guerra così giustificò quella scelta: ‘Decisione questa presa non per una vocazione maturata nell'avversità della guerra, bensì per il rifiuto di combattere una guerra ingiusta al fianco di fascisti e nazisti’Finiti gli studi presso la facoltà di giurisprudenza dell’Università di Palermo prosegue l’attività di commerciante del padre e negli anni Cinquanta inizia quella imprenditoriale aprendo uno stabilimento tessile. Nel 1955 insieme alla moglie partecipa alla fondazione del Partito Radicale di Marco Pannella. Nel 1961 inizia l’attività politica nelle file del Partito Repubblicano Italiano. Candidatosi nel 1972 alle elezioni provinciali, non viene eletto. 
Foto da laspia.it
Preso di mira da Cosa Nostra, si rifiuta di pagare il pizzo e decide di denunciare gli estortori. Il 10 gennaio del 1991 il Giornale di Sicilia pubblica una sua lettera: Volevo avvertire il nostro ignoto estortore di risparmiare le telefonate dal tono minaccioso e le spese per l'acquisto di micce, bombe e proiettili, in quanto non siamo disponibili a dare contributi e ci siamo messi sotto la protezione della polizia. Ho costruito questa fabbrica con le mie mani, lavoro da una vita e non intendo chiudere. Se paghiamo i 50 milioni, torneranno poi alla carica chiedendoci altri soldi, una retta mensile, saremo destinati a chiudere bottega in poco tempo. Per questo abbiamo detto no al "Geometra Anzalone" e diremo no a tutti quelli come lui’Il 19 marzo del 1991 denuncia i fratelli Avitabile, ma nonostante le minacce rinuncia alla scorta. La mattina del 29 agosto del 1991, mentre si reca al lavoro viene ucciso con quattro colpi di pistola. Qualche mese dopo viene varato il Decreto con cui è stato istituito il fondo anti-racket di solidarietà per le vittime di estorsione. Nell’ottobre del 1993 vengono arrestati l’autore materiale dell’agguato Salvatore Madonia ed il complice Marco Favaloro. Con la sentenza del 18 aprile del 2008, il killer è condannato al 41-bis insieme a tutti i membri della Cupola di Cosa Nostra.
Nel febbraio del 1992 l’imprenditore siciliano è stato insignito della medaglia d’oro al valore civile, ecco la motivazione: ’Imprenditore siciliano, consapevole del grave rischio cui si esponeva, sfidava la mafia denunciando pubblicamente richieste di estorsioni e collaborando con le competenti Autorità nell'individuazione dei malviventi. Per tale non comune coraggio e per il costante impegno nell'opporsi al criminale ricatto rimaneva vittima di un vile attentato. Splendido esempio di integrità morale e di elette virtù civiche, spinte sino all'estremo sacrificio’.

Fonte wikipedia.org