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sabato 6 ottobre 2018

L’aumento del debito pubblico è una 'iattura' per i lavoratori

‘Lavoro è vita e senza quello esiste solo paura e insicurezza’, John Lennon

di Giovanni Pulvino (@PulvinoGiovanni)


Foto da riviera24.it
L’approvazione della nota di aggiornamento del Def e la discussione e presentazione in Parlamento della legge di Stabilità stanno riaccendendo il dibattito sul debito pubblico dello Stato italiano che, secondo l’ultimo bollettino statistico mensile elaborato da Banca d’Italia, ha raggiunto un nuovo record: 2.341,70 miliardi di euro. Oggi, ogni italiano è debitore inconsapevole per 38.694 euro, importo che corrisponde al 131,70% del reddito medio pro capite che è di circa 26.427 euro. Questa percentuale cambia notevolmente se consideriamo le diverse aree geografiche. Nel Mezzogiorno il rapporto è del 153,52% (reddito pro capite 17.984 euro), mentre nel Settentrione è del 114,98% (reddito pro capite 32.899 euro).  
Il motivo di questa sperequazione è semplice: quando l’incremento del debito è finalizzato alla crescita il rapporto con il reddito rimane immutato o diminuisce, al contrario quando non produce ricchezza il rapporto tende a crescere ed anziché risolvere i problemi sociali li aggrava. Ed è così che esso ha determinato un aumento del reddito medio pro capite nelle regioni del Nord, mentre ha progressivamente impoverito i residenti delle regioni meridionali.
Inoltre, il deficit di bilancio determina sempre una crescita nominale del debito pubblico. Per gli economisti questo valore è poco significativo, mentre, per loro, è molto più rilevante il suo rapporto con il Pil. I fautori delle manovre espansive (Keynesiane) affermano, infatti, che con il deficit spending si realizza un aumento del prodotto interno lordo superiore o pari al maggior debito contratto. I detrattori, invece, sostengono che l’aumento della spesa pubblica è efficace se serve a fare investimenti e se il debito pubblico che si va ad incrementare è sostenibile. Lo scontro tra governo ed opposizioni e tra esponenti sovranisti ed Unione europea è su questa contraddittoria dicotomia.
Gli italiani hanno la memoria corta. Il debito su cui, è bene precisarlo, nel 2017 abbiamo pagato 65,6 miliardi di interessi, è un’obbligazione che deve essere sempre onorata. La fiducia dei mercati, che nella sostanza sono i nostri creditori, non è data per sempre. Con l’ultimo governo di Silvio Berlusconi abbiamo già sperimentato come sia pericoloso fare manovre contraendo altri debiti. Nel 2011 a subire le conseguenze delle turbolenze finanziarie sono state soprattutto le classi sociali medio - basse. Per risanare i conti pubblici non sono stati intaccati i grandi patrimoni, ma i redditi dei lavoratori. Basta citare il taglio delle spese per il Welfare (legge Fornero), l’introduzione dell’Imu e della Tasi e la riduzione degli investimenti al Sud. Inoltre, la crisi ha determinato un notevole incremento della disoccupazione e della povertà assoluta.
Con la manovra predisposta dal governo ‘pentaleghista’ si rischia di accrescere inutilmente il debito pubblico e di intaccare ancora una volta la fiducia dei nostri creditori. La lotta alla povertà è condivisibile, ma deve avvenire con la redistribuzione della ricchezza e con la dignità del lavoro. Il rischio, anzi la certezza, è che alla prossima crisi finanziaria a pagare saranno ancora una volta i lavoratori.


sabato 29 settembre 2018

Def: il reddito di cittadinanza sarà di 128,21 euro al mese

Altro che abolizione della povertà, quello stabilito nel Def ha tutta l’aria di essere una bufala a 5 stelle. Ad aver ottenuto tutto o quasi è stato, invece, Matteo Salvini

di Giovanni Pulvino (@PulvinoGiovanni)

Luigi Di Maio (foto da profilo facebook)
La prima conseguenza dell’intesa raggiunta sulla manovra economica tra il M5s e la Lega è che il Governo italiano non rispetterà gli impegni con l’Unione europea. Il pareggio di bilancio da raggiungere con una progressiva riduzione del deficit pattuito dai  governi precedenti non sarà realizzato. Nella nota di aggiornamento del documento di programmazione Economica e Finanziaria (Def) è scritto che il rapporto deficit/Pil arriverà al 2,4%, superando, quindi, la soglia dell’1,6% fissata dal ministro dell’Economia, Giovanni Tria. Inoltre, il disavanzo sarà mantenuto per il triennio 2019/2021. Si tratta di circa 100 miliardi di euro da sommare agli oltre 2.300 miliardi di debito pubblico già iscritti a bilancio.
Per il prossimo anno è prevista una manovra da oltre 40 miliardi di euro di cui almeno 27 in deficit (nuovo debito), di questi 10 miliardi saranno utilizzati per il cosiddetto reddito di cittadinanza. Ora, senza considerare che almeno due miliardi dovranno essere utilizzati per riorganizzare i Centri per l’impiego e almeno quattro miliardi per le 'pensioni di cittadinanza', è facile constatare che la somma indicata per ‘abolire la povertà’, come ha enfaticamente dichiarato Luigi Di Maio, è insufficiente.
La soglia di reddito minima indicata dall’Istat è di 780 euro al mese, con 10 miliardi di euro quest’importo potrà essere assegnato solo a 1.068.376 persone. In Italia, secondo le ultime stime dell’Istituto di statistica, a vivere in condizioni di povertà assoluta sono circa 1 milioni e 778 mila famiglie che corrispondono a circa 5 milioni di persone. Secondo i calcoli del M5s il provvedimento riguarderà 6,5 milioni di persone. Se cosi fosse a ciascuno di essi spetterebbero 128,21 euro al mese. Altro che abolizione della povertà, questa manovra ha tutta l’aria di essere una bufala a 5 stelle. E non è la prima.
Ad aver ottenuto tutto o quasi è stato, invece, Matteo Salvini. L’accordo sul Def prevede infatti la reintroduzione delle pensioni di anzianità (circa 7 miliardi di euro per 400 mila nuovi pensionati), la riorganizzazione dell’Irpef con l’aliquota del 23% per i redditi inferiori a 75 mila euro e del 33% per quelli superiori a tale cifra, mentre per più di un milione di partite Iva le tasse saranno abbassate al 15% (Flat tax) ed il condono fiscale riguarderà somme evase o non pagate fino a 400 mila euro. 
Insomma, una manovra che distribuirà risorse pubbliche senza tener conto dell’enorme debito pubblico (il terzo al mondo) accumulato negli ultimi trent’anni dallo Stato italiano. 
Ma questi sono solo propositi. E' bene precisare, infatti, che il Def è un documento di programmazione economica e finanziaria, si tratta, cioè, solo di previsioni. Cosa succederà in concreto lo sapremo solo quando i numeri saranno scritti nelle legge di Stabilità che il Governo dovrà elaborare nelle prossime settimane ed il Parlamento approvare prima della fine dell’anno.

Fonte mef.gov.it