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mercoledì 15 dicembre 2021

Sciopero generale

La Cgil e la Uil hanno indetto lo sciopero generale, ecco quali sono le loro motivazioni

di Giovanni Pulvino

Foto da cgil.it

La riforma dell’Irpef prevede la riduzione degli scaglioni da cinque a quattro ed una rimodulazione delle aliquote. Per i redditi da o a 15.000 euro  l’aliquota rimane del 23%. Per gli scaglioni da 15.000 a 28.000 e 28.001 a 50.000 euro le aliquota si riducono di due punti, cioè passano rispettivamente al 25% e al 35%.

Per i redditi oltre i 50.000 euro l’aliquota sarà del 43%, aumenta cioè di due punti. Lo scaglione oltre i 75.000 euro sarà cancellato. Ai redditi fino a 35.000 euro si applica una riduzione sui contributi ogni 10.000 euro di retribuzione, ma è prevista solo per un anno.

Secondo la simulazione fatta dal Sole 24 ore i soggetti che beneficeranno di più da questa riforma sono i redditi sopra i 40.000 euro. Mediamente risparmieranno 950 euro di imposte, cifra che si riduce a 100 euro per chi percepisce un reddito di 24.000 euro. Nulla andrà a chi ha un reddito inferiore a 15.000 euro. La no tax area prevista è di 8.174 euro per i dipendenti, 5.550 (700 euro in più di prima) euro per i lavoratori autonomi e 8.500 euro per i pensionati.

È bene ricordare che in Francia l'aliquota per i redditi più bassi è dell’11%, in Germania del 14%, in Spagna del 19%, in UK del 20%, ma con una no tax area fino a 14.600 euro.

Questi dati spiegano perché la Cgil e la Uil hanno indetto lo sciopero generale. La riforma fiscale avvantaggia i ceti cosiddetti medi e non incide se non in minima parte sulle disuguaglianze. Non è prevista nessuna redistribuzione della ricchezza. Il tema dell’evasione fiscale è stato accantonato ancora una volta. Gran parte della manovra è a debito. Il conto sarà pagato dalle generazioni future, a cominciare da quelle che andranno in pensione non prima dei 67 anni di età. Non c’è nessun intervento significativo per il Sud. Il divario con il resto del Paese è destinato a crescere.

Sembra una manovra scritta ed approvata dal Centrodestra invece è quella di un Presidente del Consiglio ‘tecnico’ e di un’ampia maggioranza parlamentare, se non fosse vero ci sarebbe di ridere.

Fonte sole24ore.com

giovedì 18 ottobre 2018

Condono fiscale a 5 stelle


Ancora una volta e, nonostante i proclami elettorali dei grillini, con il condono fiscale ‘pentaleghista’ ci si fa beffe dei contribuenti onesti e si premiamo gli evasori ed i furbetti delle cartelle esattoriali

di Giovanni Pulvino (@PulvinoGiovanni)

Luigi Di Maio
Il Cdm ha approvato la manovra finanziaria. Tra i provvedimenti emanati c'è la cosiddetta ‘Pace fiscale’. Si tratta di un vero è proprio condono. Insomma, Luigi Di Maio come Silvio Berlusconi nel 2002.
Il Decreto prevede un’aliquota del 20% per sanare il pregresso di chi ha già presentato la dichiarazione dei redditi. Inoltre, con una comunicazione integrativa è possibile far emergere un altro 30% in più rispetto alle somme già dichiarate. Il limite massimo è di 100.000 euro per ogni imposta e per ogni anno integrato. Teoricamente è possibile risanare 2 milioni di euro pagando solo un quinto (20%) di quanto dovuto. Ed è certo che ad usufruirne non saranno solo i piccoli artigiani ed i commerciarti che a causa della crisi non sono riusciti ad adempiere agli obblighi tributari.
Oltre a ciò è prevista la rottamazione delle ingiunzioni di pagamento fino a mille euro. Saranno cancellati i crediti dovuti all’Erario dal 2000 al 2010. Il condono riguarda milioni di cittadini che per anni si sono fatti beffe delle regole e delle istituzioni ed anche in questo caso non si tratta solo di nullatenenti, ma di veri e propri furbetti delle cartelle esattoriali.
Durante l'ultima campagna elettorale il leader del M5s Luigi Di Maio ha dichiarato più volte la sua contrarietà ad ogni forma di condono. Ma da quando il MoVimento è al governo ha cambiato opinione più volte. Sulla Tav (Treno alta velocità S.p.A.), sulla Tap (Trans-adriatic pipeline), sui migranti, sulla legittima difesa ed ora sul condono. In cambio ha ottenuto poco o nulla. Una limatura sulle pensioni d’oro (quello previsto non è un taglio ma un contributo di solidarietà) ed una riduzione delle indennità sui vitalizi, peraltro già aboliti nella precedente legislatura. Il reddito di cittadinanza si sta prefigurando come un allargamento del Rei introdotto dal governo di Paolo Gentiloni. Se si escludono un miliardo per i Centri per l’impiego ed i 2,9 miliardi già stanziati dal Reddito di inclusione, l’importo aggiuntivo previsto dal Def è di 6 miliardi. Insomma un Rei rafforzato ed allargato a più soggetti, ma, di certo, con risorse non adeguate per ‘abolire la povertà’.
Con questa manovra il governo giallo-verde è sempre più a trazione leghista. Il Carroccio pur avendo conseguito alle elezioni solo il 17% dei consensi sta realizzando il suo programma elettorale: la reintroduzione delle pensioni di anzianità, una mini flat tax, il condono, la legittima difesa e la dissoluzione delle politiche d’integrazione dei migranti (caso Riace). E se l’Unione europea o i mercati finanziari dovessero mettersi di traverso c’è sempre l’opzione B: elezioni anticipate, uscita dall’Euro e secessione, obiettivo quest’ultimo che, è bene ricordarlo, non è mai stato abbandonato dai fan di Albert De Giussan.


sabato 29 settembre 2018

Def: il reddito di cittadinanza sarà di 128,21 euro al mese

Altro che abolizione della povertà, quello stabilito nel Def ha tutta l’aria di essere una bufala a 5 stelle. Ad aver ottenuto tutto o quasi è stato, invece, Matteo Salvini

di Giovanni Pulvino (@PulvinoGiovanni)

Luigi Di Maio (foto da profilo facebook)
La prima conseguenza dell’intesa raggiunta sulla manovra economica tra il M5s e la Lega è che il Governo italiano non rispetterà gli impegni con l’Unione europea. Il pareggio di bilancio da raggiungere con una progressiva riduzione del deficit pattuito dai  governi precedenti non sarà realizzato. Nella nota di aggiornamento del documento di programmazione Economica e Finanziaria (Def) è scritto che il rapporto deficit/Pil arriverà al 2,4%, superando, quindi, la soglia dell’1,6% fissata dal ministro dell’Economia, Giovanni Tria. Inoltre, il disavanzo sarà mantenuto per il triennio 2019/2021. Si tratta di circa 100 miliardi di euro da sommare agli oltre 2.300 miliardi di debito pubblico già iscritti a bilancio.
Per il prossimo anno è prevista una manovra da oltre 40 miliardi di euro di cui almeno 27 in deficit (nuovo debito), di questi 10 miliardi saranno utilizzati per il cosiddetto reddito di cittadinanza. Ora, senza considerare che almeno due miliardi dovranno essere utilizzati per riorganizzare i Centri per l’impiego e almeno quattro miliardi per le 'pensioni di cittadinanza', è facile constatare che la somma indicata per ‘abolire la povertà’, come ha enfaticamente dichiarato Luigi Di Maio, è insufficiente.
La soglia di reddito minima indicata dall’Istat è di 780 euro al mese, con 10 miliardi di euro quest’importo potrà essere assegnato solo a 1.068.376 persone. In Italia, secondo le ultime stime dell’Istituto di statistica, a vivere in condizioni di povertà assoluta sono circa 1 milioni e 778 mila famiglie che corrispondono a circa 5 milioni di persone. Secondo i calcoli del M5s il provvedimento riguarderà 6,5 milioni di persone. Se cosi fosse a ciascuno di essi spetterebbero 128,21 euro al mese. Altro che abolizione della povertà, questa manovra ha tutta l’aria di essere una bufala a 5 stelle. E non è la prima.
Ad aver ottenuto tutto o quasi è stato, invece, Matteo Salvini. L’accordo sul Def prevede infatti la reintroduzione delle pensioni di anzianità (circa 7 miliardi di euro per 400 mila nuovi pensionati), la riorganizzazione dell’Irpef con l’aliquota del 23% per i redditi inferiori a 75 mila euro e del 33% per quelli superiori a tale cifra, mentre per più di un milione di partite Iva le tasse saranno abbassate al 15% (Flat tax) ed il condono fiscale riguarderà somme evase o non pagate fino a 400 mila euro. 
Insomma, una manovra che distribuirà risorse pubbliche senza tener conto dell’enorme debito pubblico (il terzo al mondo) accumulato negli ultimi trent’anni dallo Stato italiano. 
Ma questi sono solo propositi. E' bene precisare, infatti, che il Def è un documento di programmazione economica e finanziaria, si tratta, cioè, solo di previsioni. Cosa succederà in concreto lo sapremo solo quando i numeri saranno scritti nelle legge di Stabilità che il Governo dovrà elaborare nelle prossime settimane ed il Parlamento approvare prima della fine dell’anno.

Fonte mef.gov.it