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sabato 10 aprile 2021

I 'furbetti' del vaccino

Oltre due milioni di italiani hanno ricevuto una dose del vaccino senza essere nelle liste di priorità, com’è stato possibile?

di Giovanni Pulvino (@PulvinoGiovanni)

Foto da governo.it

Solo il 38,78% degli over 80 ha ricevuto la seconda dose del vaccino, mentre al 68,21% è stata somministrata solo la prima. Il 2,48% degli italiani tra i 70 ed i 79 anni è stato vaccinato, mentre il 19,89% ha ricevuto la prima dose. È un ritardo inaccettabile. A chi sono andati parte dei vaccini disponibili?

Il report del commissario per l’emergenza è chiaro: sono oltre due milioni gli italiani che hanno ricevuto una dose del siero sotto la voce ‘altro’. Più del 20% dei dodici milioni di vaccini disponibili è stato somministrato a soggetti non rientranti nelle liste di priorità.

‘Con che coscienza uno salta la lista e si fa vaccinare?’ Ha detto con enfasi il commissario Figliuolo. Concetto ribadito successivamente anche dal Presidente del Consiglio, Mario Draghi.

Questo fenomeno è particolarmente evidente in alcune regioni. In Sicilia, in Calabria, in Puglia, in Valle d’Aosta e in Toscana questi presunti ‘abusi’ hanno sfiorato il 30% del totale. Dirigenti, avvocati, professori universitari, presunti sanitari, guide turistiche dei parchi e persino sacerdoti e seminaristi hanno ricevuto la prima dose di vaccino, mentre decine di migliaia di ultraottantenni sono ancora in attesa.

Come è stato possibile tutto questo?

Siamo il paese dei furbetti, questo si sa. Il precedente governo guidato da Giuseppe Conte è stato accusato di non aver saputo accelerare sulle somministrazioni. Ebbene il cambio di passo auspicato con il nuovo esecutivo di unità nazionale di Mario Draghi finora non si è visto. Certo i vaccini a disposizione non sono sufficienti, ma c’è anche altro.

Ogni regione va per conto suo. La legislazione concorrente introdotta con la riforma costituzionale del 2001 è alla base di questo disastro. Chi decide sulla Sanità? Il sistema introdotto con l’articolo 117 della Costituzione funziona così. Il ministero della Sanità stabilisce le direttive nazionali, ma poi ad attuarle sono gli enti locali. Le indicazione spesso vengono interpretate diversamente da regione a regione. Stando così le cose per i 'furbetti' dei vaccini è facile trovare un cavillo o una norma che gli consente di saltare la fila.

Tutto questo è possibile soprattutto perché le autorità locali lo hanno consentito e favorito. Poi come al solito esse scaricano la responsabilità delle loro decisioni sul Governo e sul ministro della Salute.

Ma anche questo non sorprende.

domenica 18 ottobre 2020

Pensionati: i 'furbetti' dei paradisi fiscali

Mentre si cerca di attrarre nel nostro Paese i pensionati stranieri, la fuga di quelli italiani continua

di Giovanni Pulvino (@PulvinoGiovanni)

Foto da lindro.it
Non solo imprese e facoltosi imprenditori si trasferiscono all’estero per pagare meno tasse, adesso a farlo sono anche i pensionati italiani. Nel 2019 secondo i dati Inps erano 388 mila. La maggior parte lo fa per ragioni familiari e gli assegni sono mediamente bassi, circa 259 euro. Ma ci sono anche pensionati che percepiscono assegni più consistenti e che hanno deciso di andare ad abitare all’estero per pagare meno tasse. I paradisi fiscali sono in diversi paesi, alcuni fanno parte dell’Unione europea. La metà preferita dagli italiani è il Portogallo. Clima mite e comunità accoglienti dove i redditi dei pensionati ‘non abituali’ sono esentati dal pagamento delle tasse per dieci anni. Unica condizione richiesta dal governo portoghese è la dimora per sei mesi all’anno. I nostri connazionali che nel 2019 hanno usufruito di questa agevolazione fiscale erano 2.897 ed hanno ricevuto mediamente dall’Inps 2.719,99 euro al mese.

Altra meta degli italiani è Cipro. Qui i ‘furbetti’ residenti sono circa 200. Essi godono di una no tax area fino a 19.500 euro all’anno. Questo significa che chi ha una pensione di 1.500 euro al mese non paga nulla, fino a 2.500 euro versa il 2,5%, che diventa il 3% fino a 3.500 euro. Chi ha una pensione superiora paga il 3,5% di tasse.

Malta è stata scelta da circa cento italiani. Il sistema fiscale prevede un’aliquota fissa del 15%.

Infine, la Tunisia, dove l’80% del reddito imponibile è esente. La tassazione, cioè, è solo sul restante 20%. L’aliquota è progressiva, quella massima è del 35% ma riguarda solo i redditi sopra i 50.000 euro.

Per frenare questo fenomeno il Parlamento ha introdotta con la Legge di Bilancio del 2019 (corretta con il Decreto crescita) un’imposta sostitutiva del 7%. I pensionati italiani o stranieri residenti all’estero ne possono usufruire per dieci anni se si trasferiscono in un piccolo Comune del Sud che ha meno di 20 mila abitanti.

I furbetti della pensione si aggiungono alle grandi e medio-piccole imprese che hanno delocalizzano o trasferito le loro sedi nel paradisi fiscali. Quello che è paradossale è che alcuni di questi paesi fanno parte dell’Unione europea. Abbiamo un mercato economico comune, la libera circolazione di merci e persone, la stessa moneta e la stessa Banca centrale, ma sistemi fiscali diversi. Fino a quando dovremo assistere a queste 'furberie' degli Stati, delle imprese ed ora anche dei pensionati?

Fonte inps.it

giovedì 18 ottobre 2018

Condono fiscale a 5 stelle


Ancora una volta e, nonostante i proclami elettorali dei grillini, con il condono fiscale ‘pentaleghista’ ci si fa beffe dei contribuenti onesti e si premiamo gli evasori ed i furbetti delle cartelle esattoriali

di Giovanni Pulvino (@PulvinoGiovanni)

Luigi Di Maio
Il Cdm ha approvato la manovra finanziaria. Tra i provvedimenti emanati c'è la cosiddetta ‘Pace fiscale’. Si tratta di un vero è proprio condono. Insomma, Luigi Di Maio come Silvio Berlusconi nel 2002.
Il Decreto prevede un’aliquota del 20% per sanare il pregresso di chi ha già presentato la dichiarazione dei redditi. Inoltre, con una comunicazione integrativa è possibile far emergere un altro 30% in più rispetto alle somme già dichiarate. Il limite massimo è di 100.000 euro per ogni imposta e per ogni anno integrato. Teoricamente è possibile risanare 2 milioni di euro pagando solo un quinto (20%) di quanto dovuto. Ed è certo che ad usufruirne non saranno solo i piccoli artigiani ed i commerciarti che a causa della crisi non sono riusciti ad adempiere agli obblighi tributari.
Oltre a ciò è prevista la rottamazione delle ingiunzioni di pagamento fino a mille euro. Saranno cancellati i crediti dovuti all’Erario dal 2000 al 2010. Il condono riguarda milioni di cittadini che per anni si sono fatti beffe delle regole e delle istituzioni ed anche in questo caso non si tratta solo di nullatenenti, ma di veri e propri furbetti delle cartelle esattoriali.
Durante l'ultima campagna elettorale il leader del M5s Luigi Di Maio ha dichiarato più volte la sua contrarietà ad ogni forma di condono. Ma da quando il MoVimento è al governo ha cambiato opinione più volte. Sulla Tav (Treno alta velocità S.p.A.), sulla Tap (Trans-adriatic pipeline), sui migranti, sulla legittima difesa ed ora sul condono. In cambio ha ottenuto poco o nulla. Una limatura sulle pensioni d’oro (quello previsto non è un taglio ma un contributo di solidarietà) ed una riduzione delle indennità sui vitalizi, peraltro già aboliti nella precedente legislatura. Il reddito di cittadinanza si sta prefigurando come un allargamento del Rei introdotto dal governo di Paolo Gentiloni. Se si escludono un miliardo per i Centri per l’impiego ed i 2,9 miliardi già stanziati dal Reddito di inclusione, l’importo aggiuntivo previsto dal Def è di 6 miliardi. Insomma un Rei rafforzato ed allargato a più soggetti, ma, di certo, con risorse non adeguate per ‘abolire la povertà’.
Con questa manovra il governo giallo-verde è sempre più a trazione leghista. Il Carroccio pur avendo conseguito alle elezioni solo il 17% dei consensi sta realizzando il suo programma elettorale: la reintroduzione delle pensioni di anzianità, una mini flat tax, il condono, la legittima difesa e la dissoluzione delle politiche d’integrazione dei migranti (caso Riace). E se l’Unione europea o i mercati finanziari dovessero mettersi di traverso c’è sempre l’opzione B: elezioni anticipate, uscita dall’Euro e secessione, obiettivo quest’ultimo che, è bene ricordarlo, non è mai stato abbandonato dai fan di Albert De Giussan.