sabato 7 novembre 2026

Gaza, 7 novembre 2026

‘… Io chiedo quando sarà, che l'uomo potrà imparare, a vivere senza ammazzare, e il vento si poserà, e il vento si poserà…’

di Giovanni Pulvino

Gaza, 7 novembre 2026 - (foto da @EyeonPalestine)

È un continuo ricorrersi di parole, di suoni, di richiami al senso della vita, di pensieri, di odi, di violenze senza senso, di intolleranza gratuita, di intolleranze per l’intolleranza, perché? Perché?

Allora c’era l’odio e le guerre, oggi c’è l’odio e le guerre, domani ci sarà l’odio e ci saranno le guerre. Morti inutili, orfani inutili, mutilati inutili. Potenti che si arricchiscono sulla vita degli ultimi, ultimi sacrificati per il benessere di pochi, i soliti.

‘.. Ancora tuona il cannone, ancora non è contento, di sangue la belva umana, e ancora ci porta il vento, e ancora ci porta il vento …’

La bambina vietnamita che scappa, è nuda ed è piena di bruciature, la pelle che cade, ha paura, chiede aiuto, non comprende il perché di tanta violenza. Il bambino palestinese che ringrazia e bacia la mano del soldato israeliano per non averli sparato, ma che, pochi minuti dopo, viene preso di mira è assassinato da un cecchino. I contadini palestinesi cacciati dalle loro case, dalla loro terra. Un popolo da cancellare, come gli ebrei internati e gasati ad Auschwitz. Il soldato russo o ucraino che guarda l’obiettivo del drone un attimo prima di morire. Perché?

A Gaza è l’inferno in terra, quello vero, quello della disperazione, della morte lenta e inevitabile.

Le tende sono allagate, le madri sono disperate, i bambini nella loro ingenuità giocano o cercano di porre rimedio alle conseguenze di un temporale, ma è tutto inutile. Che fine ha fatto l’umanità? Dove sono coloro che negano lo sterminio? Quella è una madre, quelli sono dei bambini, quelle sono persone che come tutti hanno il diritto di vivere una vita dignitosa, invece.

L’uomo è una delusione continua.

Citazioni da Auschwitz di Francesco Guccini