martedì 20 ottobre 2026

A vanedra

Quello che cerchi è qui, è adesso

di Giovanni Pulvino

A Vanedra, Torremuzza, 31 dicembre 2014 (foto di Giovanni Pulvino)

Era il 31 dicembre del 2014 e a vanedra come tutto il borgo era imbiancata, era coperta di neve. Non era grandine, era proprio neve. Non era mai successo, eppure lì, a pochi metri, al lato di quella stradina dove quel giorno c’era la neve ci fu il primo pianto, il primo vagito, sembra di sentirlo ancora. Lì su quella neve fresca sono rimaste impresse le ultime impronte, gli ultimi passi, il vuoto.

Stavi nu lannutu, la neve ancora non c'era stata, ti tenevi il ginocchio, era quello destro, era gonfio, non ricordi come successe, eravamo educati ma eravamo spericolati, e le sue rassicurazioni non placarono le lacrime. Quando si è bambini il dolore fa presto ad andare via, ed il loro ricordo si affievolisce subito, dovrebbe essere sempre così, ma non lo è, dopo non lo è più, poi tornasti a correre, a rincorrere il super Santos come se nulla fosse successo.

Li vedi saltare, giocare, combattere, rincorrere le foglie che volano via ad ogni soffio di vento che fa mulinello proprio in quel punto, sono felici. Ma non dura, non dura per nessuno. Arriva sempre un giorno in cui ti guardano con malinconia, sembra che ti dicano ho bisogno di aiuto, ho bisogno di te. E tu non puoi fare nulla.

Forse sarebbe stato meglio non vederli così felici. Forse.

Dimenticarsi è così difficile. Non pensare è così difficile.

È solo un fascio di luce riflessa su quel muro, è insignificante, tra poco sparirà, eppure ti fa tornare indietro nel tempo. A quando proprio lì davi dei calci ad un pallone di plastica, a quando aspettavi e non capivi ancora che era tempo che non sarebbe più tornato. Che era tempo sprecato.

Poi arriva un tuffo al cuore, torna l’illusione. Oggi come allora. Era un tenue sorriso, era uno sguardo rubato, ed erano tutto.

Rimani a guardare un punto qualsiasi nel tentativo, vano, di dimenticarti, ma non puoi e lo sai che non puoi. 

Non ci sono parole, non ci sono pensieri, solo silenzi e una lunga attesa. Come quella volta, come tutte le volte che è successo, come tutte le volte che succederà.

Si, succederà ancora, ancora una volta, l'ultima.

Una barca là in fondo attraversa placida le acque azzurre, ad interrompere la sagoma a forma di vulcano di Alicudi. È un lento movimento verso levante, ad incontrare Filicudi e poi Salina. Poi tutto torna come prima, come sempre. Una lunga ed interminabile linea sottile tra cielo e mare ed il nulla.

Ora, non c’è che il silenzio, ora, non c’è che l’attesa.

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