martedì 20 marzo 2018

#21marzosocialday per ricordare le vittime innocenti della mafia

La Giornata della Memoria e dell’Impegno in ricordo delle vittime innocenti delle mafie organizzata dall’associazione Libera quest’anno si terrà sul tema ‘Terra, solchi di verità e giustizia’

di Giovanni Pulvino (@PulvinoGiovanni)

Foto da libera.it
L’iniziativa si terrà a Foggia ma, com'è già avvenuto nel 2016 a Messina e lo scorso anno a Locri, sarà replicata simultaneamente in migliaia di luoghi d’Italia, dell’Europa e dell’America Latina. Durante la manifestazione saranno letti gli oltre 900 nomi di vittime innocenti delle mafie. ‘Per contrastare la criminalità organizzata e la corruzione – si sottolinea nel comunicato dell’associazione - occorre sì il grande impegno delle forze di polizia e di molti magistrati, ma prima ancora occorre diventare una comunità solidale e corresponsabile, che faccia del noi non solo una parola, ma un crocevia di bisogni, desideri e speranze. Volti di un Paese magari imperfetto, ma pulito e operoso, che non si limita a constatare ciò che non va, ma si mette in gioco per farlo andare’.
Nel 2016 oltre 350.000 persone si ritrovarono nelle piazze, nelle scuole, nelle parrocchie ed associazioni per partecipare alla Giornata della Memoria e dell’Impegno in ricordo delle vittime innocenti delle mafie che l'associazione Libera di Don Ciotti celebra dal 1996, ogni 21 marzo, primo giorno di primavera ‘simbolo di rinascita’.
Il #21marzosocialday è un'occasione per ‘costruire nel Paese una memoria responsabile e condivisa che dal ricordo può generare impegno e giustizia sociale’.

Fonte: libera.it 

FOTONOTIZIE


Passeggiando per Tejeda, Gran Canaria - Spagna - (foto di Lorena S.)

sabato 17 marzo 2018

Il 30% più ricco detiene circa il 75% del patrimonio netto

L’indagine pubblicata da Banca d’Italia sui bilanci 2016 delle famiglie italiane conferma la crescita delle disuguaglianze e del divario economico e sociale tra le diverse regioni del Paese

di Giovanni Pulvino (@PulvinoGiovanni)

Foto da bancaditalia.it
‘Il reddito equivalente medio - a prezzi costanti e corretto per confrontare tra loro nuclei familiari di diversa composizione - è cresciuto del 3,5%; si è interrotta la caduta, pressoché continua, avviatasi nel 2006 ma il reddito equivalente è ancora inferiore di 11 punti percentuali a quello registrato in quell'anno’. Questo è quanto si legge nel rapporto pubblicato dalla Banca d’Italia. Secondo l'indagine, l’indice Gini, che misura la disuguaglianza, è salito al 33,5% dal 33% del 2014 e 32% del 2006. La quota di persone che hanno un reddito equivalente inferiore del 60% rispetto a quello medio, cioè circa 830 euro, è salita al 23%, nel 2006 era del 19,6%. La novità è che la crescita percentuale più alta è stata registrata nel Nord del Paese. Dall’8,35% del 2006 essa è passata al 15% del 2016. Su questo incremento incidono per il 55% (nel 2006 era del 33,9%) i lavoratori di origine straniera. Nelle regioni del Centro la percentuale è salita al 12,3%, era al 9,7% nel 2006. Il maggior numero di persone che sono a rischio povertà vive soprattutto nel Mezzogiorno, qui la percentuale del 39,4% registrata nel 2016 è simile a quella del 2006, quando era del 39,5%. Le disuguaglianze sono evidenziate anche dal confronto della ricchezza posseduta tra le diverse categorie sociali. Secondo l’indagine il 30% più povero delle famiglie detiene in media 6.500 euro, cioè l’1% della ricchezza totale. Mentre il 30% più ricco detiene circa il 75% del patrimonio netto rilevato, in media essa è di 510.000 euro. Il 5% ha mediamente un patrimonio di 1,3 milioni di euro. In questi giorni opinionisti ed esperti delle vicende politiche italiane si stanno affannando a dare una spiegazione plausibile al risultato elettorale del 4 marzo scorso, ma basterebbe leggere questo rapporto per comprenderne il significato. Un Paese diviso in due, sia dal punto di vista geografico che da quello sociale. Ed è per questo che molti italiani, stanchi delle tante e ripetute promesse non mantenute, soprattutto da parte di chi dovrebbe difendere e tutelare la parte più debole della società italiana, hanno deciso di votare contro l’etablissement e le forze politiche tradizionali che li sostengono e rappresentano. 

Fonte: bancaditalia.it

sabato 10 marzo 2018

La Sicilia sospesa tra terra e cielo

                        10 marzo 2018, Madonie, la valle di Castellana Sicula (foto di Giovanni Pulvino)

   Dal verde delle valli sicule sale verso il cielo un candido vapore, è l'acqua della 'Madre terra' di Epifanio Li Puma, un luogo magico, dove nello spazio di un mattino nasce e muore un mondo incantato, è solo un'illusione, una tenue speranza che tra poco svanirà, come sempre ...   

La Sicilia sospesa tra terra e cielo


10 marzo 2018, Madonie, la valle di Tremonzelli (foto di Giovanni Pulvino)

  Dal verde delle valli sicule sale verso il cielo un candido vapore, è l'acqua della 'Madre terra' di Epifanio Li Puma, un luogo magico, dove nello spazio di un mattino nasce e muore un mondo incantato, è solo un'illusione, una tenue speranza che tra poco svanirà, come sempre ...   

martedì 6 marzo 2018

Elezioni: non hanno vinto il M5s e la Lega, ha perso la Sinistra

L’exploit elettorale dei grillini e dei leghisti è avvenuto perché la classe dirigente progressista non sa più rappresentare gli interessi dei ceti  medio - bassi

di Giovanni Pulvino (@PulvinoGiovanni)

Foto da comune.lesignano.debagni.pr.it
La Sinistra italiana non ha mai governato da sola, ma più volte ha sostenuto governi di Centrosinistra o di ‘larghe intese’. Quasi sempre lo ha fatto ponendosi come ‘salvatore della patria’, anteponendo, cioè, gli interessi del Paese a quelli delle classi medio – basse che dovrebbe rappresentare e tutelare. Così è stato nel 1945, alla fine degli anni Settanta, all’inizio degli anni Novanta e nel 2011 con i governi Letta, Renzi e Gentiloni. Ed ha sempre pagato la partecipazione a queste maggioranze di ‘necessità’ con clamorose sconfitte elettorali. Anche questa volta è stato così. Perché?
Innanzitutto ci sono motivazioni culturali. Gli italiani sono un popolo cattolico ed individualista, sono cioè restii ad assumersi le proprie responsabilità (nella religione cattolica la remissione dei peccati è sempre possibile, quindi perché essere responsabili?) e non hanno il senso della comunità e difficilmente perseguono il ‘bene comune’. Da qui le difficoltà della Sinistra a conquistare la fiducia degli elettori. Ed è per questo che i progressisti per tentare di rendere più giusta ed equa la società sono disponibili al compromesso ed a sostenere maggioranze ‘allargate’ di Centrosinistra.
Foto da repubblica.it
Il secondo motivo è il declino delle ideologie e della politica fatta porta a porta. Fino alla fine degli anni Ottanta i partiti avevano una base territoriale solida e le classi dirigenti provenivano dalla periferia, avevano quindi una buona conoscenza delle condizioni di vita delle classi meno abbienti. Essi erano portatori dei bisogni e dei valori che scaturivano dal ‘popolo’. Oggi non è più così. Nella cosiddetta seconda repubblica la politica non ha più basi ideologiche solide. E’ diventata ‘mediatica’ ed il confronto si svolge, prevalentemente, nei ‘salotti televisivi’. Questa prassi ha finito per ‘oscurare’ i temi che riguardano i bisogni sociali della maggioranza dei cittadini, soprattutto di quelli che vivono nelle periferie o in provincia. Le élite sono diventate autoreferenziali, pensano ed agiscono come se il ‘mondo’ iniziasse e finisse nei luoghi di potere. In particolare le classi dirigenti del Centrosinistra e di parte della Sinistra non solo si sono affidate alla cultura della leadership, ma, vivendo in un contesto sociale privilegiato, non sono più in grado di comprendere e difendere gli interessi economici e sociali delle classi lavoratrici. Cosa ne sanno Maria Elena Boschi o Pietro Grasso di come si vive senza lavoro o con una pensione di 500 euro al mese? Come fanno Massimo D’Alema o Matteo Renzi a comprendere i disagi sociali di chi vive nelle periferie? La conseguenza di questo distacco ideologico è ovvia: le categorie a rischio esclusione sociale (disoccupati, precari, pensionati, poveri), soprattutto nel Sud, ma non solo, non si sentono più rappresentate dall’élite politica di Sinistra e finiscono per sostenere i movimenti antisistema come la Lega di Salvini e soprattutto il M5s. 
Viola Carofalo (foto da ancorafischiailvento.org)
Porre rimedio a questo declino politico non è impossibile, ma occorre ripartire dal basso e soprattutto mettere da parte gli individualismi, ci sono troppi presunti leader e troppe sigle che fanno riferimento agli stessi principi progressisti. I valori messi in campo da Potere al popolo, formazione politica nata dal territorio, potrebbero essere una buona base di partenza, ma ovviamente non bastano, essi vanno integrati e condivisi con tutte le altre formazioni che si richiamano agli stessi principi di Sinistra. E’ complicato e difficile ma è l’unico modo per dare una speranza a chi oggi si affida alla destra legista o al populismo grillino.

giovedì 1 marzo 2018

'La Madre terra’ di Epifanio Li Puma

Era il due marzo del 1948 quando nei terreni di Alburchia, feudo del marchese Pottino, tra Petralia Soprana e Gangi, due sicari della mafia agraria delle Madonie uccisero Epifanio Li Puma 

di Giovanni Pulvino (@PulvinoGiovanni)

Portella della Ginestra - (foto da repubblica.it)
Dirigente del movimento per l’occupazione delle terre, Epifanio Li Puma, è stato assassinato davanti al figlio undicenne mentre lavorava il suo pezzo di terra. Allora i contadini siciliani lavoravano da ‘suli a suli’, dall’alba al tramonto per guadagnarsi un pezzo di pane e garantire la sopravvivenza alla loro famiglia. I mandanti, nonostante fossero stati denunciati, non pagarono mai per la sua morte. 
Mezzadro d’idee antifasciste, Li Puma, è stato uno dei promotori della cooperativa ‘La Madre terra’, costituita per rendere operativi i decreti Gullo. Quella normativa regolava la concessione  delle terre incolte ai contadini. Avrebbe dovuto costituire una tappa importante nella storia del Mezzogiorno e della lotta per l’abolizione del latifondo. L’obiettivo era eliminare una delle principali cause di sottosviluppo del Sud e delle condizioni di povertà del popolo siciliano.
Petralia Soprana - (foto da typicalsicily.it)
Ma, di fronte alle legittime pretese dei contadini, la reazione dei latifondisti e della criminalità agraria, assecondata dai politici collusi e da membri infedeli delle istituzioni, è stata feroce. In quegli anni decine di sindacalisti o di semplici contadini che presero parte all'occupazione delle terre e che lottarono per l'emancipazione del popolo siciliano furono assassinati. Omicidi spietati come quello di Epifanio Li Puma a Petralia Soprana, Salvatore Carnevale a Sciara, Placido Rizzotto e Giuseppe Letizia a Corleone o stragi di civili innocenti come i contadini ed i loro familiari mentre festeggiavano il Primo maggio a Portella della Ginestra.
Epifanio Li Puma - (foto da wikipedia.org)
Il 17 marzo 1948, una settimana dopo il rapimento di Placido Rizzotto (quando ancora non si sapeva della sua morte), ecco cosa scriveva Girolamo Li Causi sulle colonne dell’Unità. Il delitto per ammissione stessa delle autorità, è politico: tutti sanno chi lo ha premeditato, organizzato ed eseguito. Anche la polizia lo sa. Li Puma veniva freddamente atterrato da due briganti della banda di Dino, banda che vive grazie alla complicità dei baroni che le assicurano ospitalità, sussistenza, protezione. Niente giustifica l’efferato delitto. Li Puma, padre di nove figli, contadino poverissimo aveva trascorso tutta la sua esistenza lavorando la terra, dirigendo la lega contadina di Petralia, organizzando la cooperativa “La Madre terra” che da tre anni è in lotta con i signori feudali per il possesso meno precario della terra, per più umane condizioni di esistenza. Dal Marchese proprietario, al campiere che indica ai banditi la vittima perché non sbaglino, ai sicari rotti ad ogni delitto la catena è limpida. Ma la polizia come già per altre decine di contadini capilega trucidati in questi ultimi mesi non vuole scoprire i mandanti e archivia le pratiche.
Quella Sicilia in chiaroscuro, della sopraffazione e dell’egoismo, dell’orgoglio e dall’altruismo, esiste ancora oggi e non solo nelle campagne delle Madonie o dei Nebrodi. Ma come disse Giovanni Falcone: 'La mafia è un fenomeno umano e come tutti i fenomeni umani ha un principio, una sua evoluzione e avrà anche una fine'. Solo e soltanto allora la terra del sole e del profumo di zagara, del mare e dei monti, dei poveri e degli onesti potrà emanciparsi è diventare quella ‘Madre terra’ che sognava e per cui ha dato la vita Epifanio Li Puma.

Fonti: rassegna.it e agrariadotme.worpress.com

martedì 27 febbraio 2018

La legge del contrappasso di Matteo Renzi si chiama Rosatellum

Il sistema elettorale con cui andremo al voto il 4 marzo è stato concepito per favorire un governo di ‘larghe intese’, ma potrebbe trasformarsi nell’ennesima sconfitta elettorale del Pd di Matteo Renzi

di Giovanni Pulvino (@PulvinoGiovanni)

Matteo Renzi e Silvio Berlusconi - (da globalist.it)
Nelle prossime elezioni politiche agli elettori che si recheranno alle urne per esercitare il loro diritto voto saranno consegnate due schede, una per la Camera dei deputati ed una per il Senato della Repubblica. Per evitare che esse siano annullate basterà mettere su ognuna di esse un solo segno sul candidato o sul simbolo della lista che s’intende votare. Questo è sufficiente perché, nella quota proporzionale, le liste sono bloccate. I canditati, infatti, non saranno eletti in base al numero di voti ottenuti, ma secondo l’ordine con cui essi sono stati inseriti nell’elenco e, ovviamente, se si rientra nel numero di seggi che saranno attribuiti alla lista. Inoltre, il voto disgiunto non è ammesso, le schede con l’indicazione di un simbolo per il proporzionale ed un altro per il maggioritario saranno annullate.
Fac simile della scheda elettorale - (da interno.gov.it)
Con questo meccanismo molti consensi andranno ad aggiungersi ad una lista diversa da quella indicata dagli elettori. E’ una vera e propria ‘furbata’, perché i voti ottenuti dai partiti più piccoli, quelli che non raggiungeranno lo sbarramento del 3%, finiranno per essere attribuiti alla formazione politica più grande della coalizione. I consensi ottenuti dai radicali (+Europa), ad esempio, potrebbero eleggere un rappresentante di Civica popolare di Beatrice Lorenzin e viceversa, ma soprattutto favoriranno i candidati del Partito democratico. Lo stesso avverrà con i ‘cespugli’ del Centrodestra. Il sistema elettorale voluto dal segretario del Pd, Matteo Renzi, e votato da Forza Italia e dalla Lega (i soli, peraltro, che si avvantaggeranno del sistema nella quota maggioritaria) è poco democratico. L’obiettivo era ed è quello di imporre un meccanismo che consenta ‘solo’ un governo di ‘larghe intese’. Le liste bloccate, l’impossibilità del voto disgiunto ed un sistema che renda difficile ad un partito o ad una coalizione il raggiungimento della maggioranza assoluta nelle due Camere, ma che, nello stesso tempo, renda possibile un esecutivo di ‘larghe intese’, è stato realizzato perché ritenuto funzionale alle ambizioni politiche di Matteo Renzi. L’ex sindaco di Firenze ha emarginato la Sinistra interna, ma per completare il disegno politico Silvio Berlusconi deve fare altrettanto con l’ala destra della sua coalizione. Lo scopo è di riaffermare un governo centrista, e magari, successivamente, unire le forze per costruire una nuova formazione moderata onnicomprensiva, come ai tempi della Democrazia cristiana. Ma il segretario del Pd non ha fatto bene i conti e potrebbe subire l’ennesima sconfitta elettorale e con lui tutta la Sinistra. Oggi l’ipotesi più probabile è, com’è avvenuto il 5 novembre scorso in Sicilia, una vittoria della coalizione di Centrodestra, sia pure con numeri risicati. L’alternativa potrebbe essere quella che il presidente della Commissione europea, Jean Claude Juncker, definisce ‘l’inoperatività del governo italiano’, vale a  dire la necessità di formare un governo del Presidente con il solo scopo di tornare, in tempi brevi, alle urne.

giovedì 15 febbraio 2018

700 mila italiani in pensione dal 1982 e 470 mila dal 1980

Due pesi e due misure. Il sistema previdenziale italiano è diventato un coacervo d'ingiustizie e disuguaglianze tra chi è già in pensione e chi invece ci andrà nei prossimi anni

di Giovanni Pulvino (@PulvinoGiovanni)

Foto da leggioggi.it
Fino al 1992 l’accesso alla quiescenza avveniva ad un'età compresa tra i 50 e i 60 anni, in alcuni casi addirittura a 40 anni. Quel sistema ha favorito diverse categorie di lavoratori. Basti pensare alle pensioni baby o ai prepensionamenti adottati per evitare il fallimento o per attuare il risanamento finanziario delle grandi aziende pubbliche come Ferrovie dello Stato, Poste italiane, ecc.. La politica assistenziale adottata fino ad allora dai governi del pentapartito (Democrazia cristiana, Partito socialista, Partito liberale, Partito socialdemocratico e Partito repubblicano) aveva un solo scopo: impedire alla Sinistra, allora guidata dal Partito comunista italiano, di accedere al governo del Paese. Con la caduta del muro di Berlino, avvenuta nel 1989, ogni ipotesi di riforma radicale del sistema economico capitalista è venuta meno e con essa la necessità di elargire benefici e rendite alle clientele politiche.
Foto da paolocirinopomicino.it
In particolare, con Tangentopoli è iniziata una nuova fase politica, quella del rigore nei conti pubblici. I tagli alla spesa pubblica però non hanno riguardato la politica e gli apparati istituzionali, bensì il welfare, vale a dire hanno colpito i ceti sociali medio - bassi. La riduzione degli investimenti pubblici, in particolare nel Sud, il taglio degli organici nelle amministrazioni locali e nella pubblica istruzione e la modifica delle modalità di erogazione delle indennità di quiescenza sono solo alcuni esempi. Le riforme delle pensioni approvate negli ultimi 25 anni hanno creato un sistema ‘mostruoso’. Da un lato ci sono circa 700 mila italiani che sono in pensione da oltre 35 anni e 470 mila da 37 anni e che percepiscono indennità legate alle ultime retribuzioni percepite, mentre, dall’altro lato, con la riforma Fornero avremo pensionati con indennità calcolate con il sistema contributivo, quindi nella maggior parte dei casi irrisorie e che andranno in pensione a quasi settant’anni, cioè ad un età che è di oltre 20 anni maggiore rispetto a quella di coloro che li hanno preceduti.

Elsa Fornero - (foto da oggi.it)
Com'è stato possibile produrre un’ingiustizia cosi abnorme? Iniquità realizzata, peraltro, da tecnici ed esperti del lavoro come Giuliano Amato, Lamberto Dini, Romano Prodi, Mario Monti ed Elsa Fornero. Tutti componenti di governi sostenuti anche dal Centrosinistra che, come sempre nei momenti difficili per la nostra Repubblica, si pone come paladino e ’salvatore della Patria’, dimenticandosi, però, di tutelare gli 'ultimi' cioè coloro che dovrebbe difendere. Evidentemente chi ha governato e continua a governare, soprattutto i politici che si richiamano ai valori della Sinistra, non conoscono o fanno finta di non conoscere l’Italia e gli italiani, o almeno come vivono la gran parte di essi. Stare nei territori e tra la ‘gente’ non è solo un modo di dire da rispolverare nei giorni che precedono le elezioni, ma una necessità ineludibile per chi vuole praticare la ‘buona politica’.

Fonte: inps.it

venerdì 9 febbraio 2018

Per il 4 marzo adottiamo il Pil della felicità

'Il mondo, anche questo terribile, intricato mondo di oggi può essere conosciuto, interpretato, trasformato, e messo al servizio dell'uomo, del suo benessere, della sua felicità. La lotta per quest'obiettivo è una prova che può riempire degnamente una vita'. Enrico Berlinguer, 7 gennaio 1884

di Giovanni Pulvino (@PulvinoGiovanni)

Enrico Berlinguer - (foto da it.wikipedia.org)
La vita è un bene prezioso e non può essere sprecata con la logica dei numeri e della crescita economica ad ogni costo. Lo scopo primo di una moderna cultura politica deve essere quello di adoperarsi per creare le condizioni affinché i propri cittadini, nessuno escluso, possano vivere in modo dignitoso. Ed oggi questo può avvenire solo con un'equa redistribuzione della ricchezza prodotta. Il prossimo 4 marzo saremo chiamati ad eleggere i deputati ed i senatori che nei prossimi cinque anni legifereranno e governeranno il Paese. Ecco alcune proposte che i futuri gruppi parlamentari potrebbero impegnarsi a realizzare. 
Lavoro. Nel nostro Paese ci sono oltre tre milioni di disoccupati ed altrettanti Neet, cioè persone che non hanno un lavoro, non lo cercano e non studiano. A questi vanno aggiunti tutti coloro che hanno un'occupazione precaria o un lavoro irregolare. Quest’ultimo non solo è temporaneo ma è anche senza tutele e diritti. Le misure per ridurre le conseguenze sociali di questa drammatica situazione potrebbero essere: incrementare gli investimenti pubblici, adottare adeguate politiche industriali, accrescere gli incentivi all’occupazione, soprattutto nel Sud, ridurre le ore di lavoro a parità di salario o stipendio. Insomma, lavorare meno per lavorare tutti.
Foto da worldhappiness.report
Questione meridionale. Tutti i dati statistici ed i report che sono stati pubblicati negli ultimi anni dai vari enti di ricerca evidenziano un crescente divario economico e sociale tra le diverse aree geografiche dell’Italia. Il taglio d’investimenti pubblici e privati nel Sud del paese ha accresciuto il numero di disoccupati e di coloro che vivono in una condizione di esclusione sociale. Con questa situazione è inevitabile l’aumento del fenomeno migratorio verso il Centro - Nord, ma oggi non si tratta più di contadini che partono con la valigia di cartone, bensì di giovani diplomati o laureati. La condizione di sottosviluppo strutturale in cui si trova il Meridione è così accentuata dall’abbassamento del livello culturale e sociale dei residenti nelle regioni del Sud.
Lotta alla povertà. Oltre un milione e mezzo di famiglie, cioè circa quattro milioni e mezzo di persone vivono in condizioni di povertà assoluta. Garantire una vita dignitosa a tutti i cittadini è un obbligo costituzionale oltreché una questione etica. A tale scopo l’eliminazione dei ticket sanitari e l’erogazione di un reddito minimo a chi non lavora o non può lavorare è il minimo che una società civile ed evoluta possa ipotizzare. Anziché continuare a produrre beni o servizi utili solo ad accrescere la ricchezza di pochi, dobbiamo adoperarci per la felicità di tutti gli essere umani.
Foto da worldhappiness.report
Pensioni d’oro. Porre un tetto alle indennità pensionistiche e stabilire un importo minimo per quelle più basse. Inoltre, non erogare alcuna pensione a chi continua a lavorare e non ha necessità di un ulteriore reddito oltre a quello percepito.
Ridurre le tasse ai ceti medio - bassi. Aumentare l’imposizione per i redditi ed i patrimoni più alti e ridurre, invece, le imposte ai redditi medio - bassi.
Legare l’obbligatorietà dell’Imu e delle altre imposte locali al reddito percepito. In particolare abolire quelle per le piccole attività artigianali e commerciali.
Diritti. Semplificare le procedure per acquisire la cittadinanza italiana introducendo il principio del ‘diritto di suolo’.
Ridurre i vincoli burocratici e semplificare la legislazione. Le leggi dovrebbero avere come scopo quello di tutelare i più deboli. Invece la complessità normativa ed il suo linguaggio astruso sono utilizzati da chi è 'ricco' per mantenere il suo potere ed il suo status.
Astenersi dal proporre nuove riforme del sistema scolastico. Dopo i disastri prodotti dalla legge sulla #buonascuola, dalla riforma Gelmini e prima ancora da quella di Luigi Berlinguer, sarebbe opportuno non introdurre ulteriori norme sull'istruzione pubblica.
AmbienteAdottare un piano che rimuova tutte le fonti energetiche inquinanti. Incentivare la riduzione degli sprechi alimentari. Favorire la cooperazione e la solidarietà.
Costruire una società che sia più giusta e che dia a tutti le stesse opportunità è possibile, ma è necessario continuare a resistere e lottare per poterla realizzare.