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mercoledì 29 settembre 2021

‘Ingovernabilità’ alla tedesca

I tedeschi come gli italiani? Per noi l’ingovernabilità è uno stereotipo, ma ormai è diventata una prassi comune in tanti paesi, Germania compresa

di Giovanni Pulvino

Annalena Baerbock, Armin Laschet, Olaf Scholz, Jörg  
Meuthen, Angela Merkel, Susanne  Hennig-Wellsow 
Il risultato delle elezioni politiche tedesche evidenzia l’inadeguatezza del sistema elettorale. Per assicurare la ‘governabilità’ i partiti sempre più spesso sono costretti ad estenuanti mediazioni. Anche questa volta sarà così.

Il leader della Spd (Centrosinistra) Olaf Scholz  ha dichiarato di essere il vincitore e che, pertanto, spetta al suo partito la leadership del nuovo Governo. Finora la governabilità è stata assicurata con la ‘Grande coalition’ tra Spd e Cdu/Csu e con Angela Merkel cancelliera.

Dalle urne è uscito un Bundestag frammentato. Il Centrodestra potrà contare su 196 seggi (24,1%), i Liberali su 92 (11,5%), la Destra di Afd su 83 (10,3%), i Grüne su 118 (14,8%), la Die Linke su 39 (5%) e la Spd, primo partito, su 206 (25,7%).

Ago della bilancia saranno i Verdi. Per formare un governo di centrosinistra saranno necessari anche i voti dei Liberali o della Sinistra, sempreché per quest’ultima sia confermato il superamento dello sbarramento (5%).

Per avere la maggioranza occorrono i voti di almeno 355 deputati.

Stando ai numeri le ipotesi possibili sono tre. La più probabile è una coalizione Giallo (Liberali), Verde e Rossa che disporrebbe di 416 deputati. Possibile è anche la riedizione con un nuovo cancelliere della ‘Grande coalition’ tra Spd e Cdu/Csu che potrebbe contare su 402 voti. Maggioranza analoga (406 voti) avrebbe anche un governo di Centrodestra con Cdu/Csu, Liberali e Verdi.

Infine, non è da escludere, anche se è assai improbabile, una coalizione Spd, Grüne e Die Linke che disporrebbe di 363 seggi.

Il sistema elettorale della Germania non assicura la governabilità. I compromessi per la formazione del Governo saranno inevitabili e non è la prima volta che accade.

Dunque, i tedeschi come gli italiani? Per noi l’ingovernabilità è uno stereotipo, ma ormai è una prassi comune in tanti altri paesi.

È la crisi delle Democrazie? Di certo la mediazione politica tra governati e governanti assicurata finora dei grandi partiti fa fatica a raccogliere tutti i conflitti e le istanze sociali.  

Gli elettori sembrano seguire le 'mode' e le formazioni politiche hanno perso la visione di lungo periodo. Le ideologie sono state sostituite da un sistema politico 'liquido'. L’estemporaneità delle coalizioni è un fatto consolidato. E non è solo una questione di sistema elettorale. Il primo partito ha ottenuto i consensi di un tedesco su quattro. Rappresenta cioè una minoranza tra altre minoranze. Governare non sarà facile.

In questa situazione tentare di ridurre le ingiustizie e le disuguaglianze sarà impossibile o quasi.


venerdì 9 febbraio 2018

Per il 4 marzo adottiamo il Pil della felicità

'Il mondo, anche questo terribile, intricato mondo di oggi può essere conosciuto, interpretato, trasformato, e messo al servizio dell'uomo, del suo benessere, della sua felicità. La lotta per quest'obiettivo è una prova che può riempire degnamente una vita'. Enrico Berlinguer, 7 gennaio 1884

di Giovanni Pulvino (@PulvinoGiovanni)

Enrico Berlinguer - (foto da it.wikipedia.org)
La vita è un bene prezioso e non può essere sprecata con la logica dei numeri e della crescita economica ad ogni costo. Lo scopo primo di una moderna cultura politica deve essere quello di adoperarsi per creare le condizioni affinché i propri cittadini, nessuno escluso, possano vivere in modo dignitoso. Ed oggi questo può avvenire solo con un'equa redistribuzione della ricchezza prodotta. Il prossimo 4 marzo saremo chiamati ad eleggere i deputati ed i senatori che nei prossimi cinque anni legifereranno e governeranno il Paese. Ecco alcune proposte che i futuri gruppi parlamentari potrebbero impegnarsi a realizzare. 
Lavoro. Nel nostro Paese ci sono oltre tre milioni di disoccupati ed altrettanti Neet, cioè persone che non hanno un lavoro, non lo cercano e non studiano. A questi vanno aggiunti tutti coloro che hanno un'occupazione precaria o un lavoro irregolare. Quest’ultimo non solo è temporaneo ma è anche senza tutele e diritti. Le misure per ridurre le conseguenze sociali di questa drammatica situazione potrebbero essere: incrementare gli investimenti pubblici, adottare adeguate politiche industriali, accrescere gli incentivi all’occupazione, soprattutto nel Sud, ridurre le ore di lavoro a parità di salario o stipendio. Insomma, lavorare meno per lavorare tutti.
Foto da worldhappiness.report
Questione meridionale. Tutti i dati statistici ed i report che sono stati pubblicati negli ultimi anni dai vari enti di ricerca evidenziano un crescente divario economico e sociale tra le diverse aree geografiche dell’Italia. Il taglio d’investimenti pubblici e privati nel Sud del paese ha accresciuto il numero di disoccupati e di coloro che vivono in una condizione di esclusione sociale. Con questa situazione è inevitabile l’aumento del fenomeno migratorio verso il Centro - Nord, ma oggi non si tratta più di contadini che partono con la valigia di cartone, bensì di giovani diplomati o laureati. La condizione di sottosviluppo strutturale in cui si trova il Meridione è così accentuata dall’abbassamento del livello culturale e sociale dei residenti nelle regioni del Sud.
Lotta alla povertà. Oltre un milione e mezzo di famiglie, cioè circa quattro milioni e mezzo di persone vivono in condizioni di povertà assoluta. Garantire una vita dignitosa a tutti i cittadini è un obbligo costituzionale oltreché una questione etica. A tale scopo l’eliminazione dei ticket sanitari e l’erogazione di un reddito minimo a chi non lavora o non può lavorare è il minimo che una società civile ed evoluta possa ipotizzare. Anziché continuare a produrre beni o servizi utili solo ad accrescere la ricchezza di pochi, dobbiamo adoperarci per la felicità di tutti gli essere umani.
Foto da worldhappiness.report
Pensioni d’oro. Porre un tetto alle indennità pensionistiche e stabilire un importo minimo per quelle più basse. Inoltre, non erogare alcuna pensione a chi continua a lavorare e non ha necessità di un ulteriore reddito oltre a quello percepito.
Ridurre le tasse ai ceti medio - bassi. Aumentare l’imposizione per i redditi ed i patrimoni più alti e ridurre, invece, le imposte ai redditi medio - bassi.
Legare l’obbligatorietà dell’Imu e delle altre imposte locali al reddito percepito. In particolare abolire quelle per le piccole attività artigianali e commerciali.
Diritti. Semplificare le procedure per acquisire la cittadinanza italiana introducendo il principio del ‘diritto di suolo’.
Ridurre i vincoli burocratici e semplificare la legislazione. Le leggi dovrebbero avere come scopo quello di tutelare i più deboli. Invece la complessità normativa ed il suo linguaggio astruso sono utilizzati da chi è 'ricco' per mantenere il suo potere ed il suo status.
Astenersi dal proporre nuove riforme del sistema scolastico. Dopo i disastri prodotti dalla legge sulla #buonascuola, dalla riforma Gelmini e prima ancora da quella di Luigi Berlinguer, sarebbe opportuno non introdurre ulteriori norme sull'istruzione pubblica.
Ambiente. Adottare un piano che rimuova tutte le fonti energetiche inquinanti. Incentivare la riduzione degli sprechi alimentari. Favorire la cooperazione e la solidarietà.
Costruire una società che sia più giusta e che dia a tutti le stesse opportunità è possibile, ma è necessario continuare a resistere e lottare per poterla realizzare.