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domenica 7 marzo 2021

Zingaretti, la serietà in politica non paga

La vicenda politica di Nicola Zingaretti è un ricorso storico quasi inevitabile. La Sinistra italiana paga ancora una volta per la sua generosità

di Giovanni Pulvino (@PulvinoGiovanni)

Nicola Zingaretti - (foto da it.wikipedia.org)

Quando il nostro Paese è sull’orlo del baratro la Sinistra, chiamata alla guida del Governo, non si è mai tirata indietro. È successo tante volte. 

La rinascita dell'Italia dopo il Ventennio fascista ed il dramma della guerra non poteva avvenire senza il sostegno dei comunisti e dei socialisti, ma nel 1948 a vincere le elezioni furono le forze moderate.

Lo fece Enrico Berlinguer nel 1976 con il compromesso storico. Tre anni prima in Cile i militari erano andati al potere con un colpo di Stato. Lo stesso era avvenuto in Grecia nel 1967. Analoga sorte in tanti altri Paesi soprattutto del centro e del sud America. Lo scopo era impedire alle forze di Sinistra di accedere al governo dei loro paesi. In Italia sono gli anni della strategia della tensione e del terrorismo. Il PCI non poteva sottrarsi al Governo di solidarietà nazionale, ma fu il solo partito che nel decennio successivo ne pagò le conseguenze elettorali.

Nel 1992 eravamo in piena crisi finanziaria. Lo scoppio di Tangentopoli era inevitabile. Il fenomeno corruttivo cresciuto a dismisura negli anni Ottanta non era più sostenibile per le casse dello Stato. Il sostegno dei partiti di Sinistra fu necessario ancora una volta.

I sacrifici fatti per entrare nell’Euro alla fine degli anni Novanta costarono le dimissioni da Presidente del Consiglio a Romano Prodi ed a seguire a Massimo D’Alema.

Il sostegno del Partito democratico di Pierluigi Bersani al governo tecnico di Mario Monti dopo i disastri del berlusconismo è stato il principale motivo della mancata vittoria del Centrosinistra alle elezioni del 2013.

Ora, dopo due anni di lotta alla pandemia e di una complicata condivisione con Italia Viva ed il M5s, l’appoggio al governo tecnico/politico di Mario DraghiLa parte più complicata dell'epidemia è alle nostre spalle ed occorre spendere gli oltre 200 miliardi del Recovery plan. Non c'è più bisogno della Sinistra.

La vicenda politica di Nicola Zingaretti sembra un ricorso storico quasi inevitabile. 

I partiti progressisti fanno 'il lavoro sporco' quando le cose non vanno bene o sono impopolari, ma poi a trarne vantaggio sono quelli di centro e di destra. La serietà in politica non paga. I leader che hanno senso delle istituzioni e si limitano a guardare al futuro del Paese prendendo decisioni difficili poi ne pagano le conseguenze.

È una questione di senso del dovere. Caratteristica ineludibile nella personalità dei grandi leader dei partiti di Sinistra. Prima gli interessi del Paese, poi quelle di partito, ripeteva spesso Pier Luigi Bersani quando era segretario del Pd. Il senso della comunità viene prima di quello di parte. È un principio tipico del popolo di Sinistra, ma è anche una delle principali ragioni della perdita di consensi tra i lavoratori. Perché si sa quando c’è una crisi a pagarne i costi sono le categorie più deboli, proprio quelle che i progressisti dovrebbero rappresentare. 

È anche un fatto culturale. 

La pecora che si affida al lupo non fa un buon affare, mai, ma, nonostante ciò, ripete sempre lo stesso errore, chissà perché.

venerdì 9 febbraio 2018

Per il 4 marzo adottiamo il Pil della felicità

'Il mondo, anche questo terribile, intricato mondo di oggi può essere conosciuto, interpretato, trasformato, e messo al servizio dell'uomo, del suo benessere, della sua felicità. La lotta per quest'obiettivo è una prova che può riempire degnamente una vita'. Enrico Berlinguer, 7 gennaio 1884

di Giovanni Pulvino (@PulvinoGiovanni)

Enrico Berlinguer - (foto da it.wikipedia.org)
La vita è un bene prezioso e non può essere sprecata con la logica dei numeri e della crescita economica ad ogni costo. Lo scopo primo di una moderna cultura politica deve essere quello di adoperarsi per creare le condizioni affinché i propri cittadini, nessuno escluso, possano vivere in modo dignitoso. Ed oggi questo può avvenire solo con un'equa redistribuzione della ricchezza prodotta. Il prossimo 4 marzo saremo chiamati ad eleggere i deputati ed i senatori che nei prossimi cinque anni legifereranno e governeranno il Paese. Ecco alcune proposte che i futuri gruppi parlamentari potrebbero impegnarsi a realizzare. 
Lavoro. Nel nostro Paese ci sono oltre tre milioni di disoccupati ed altrettanti Neet, cioè persone che non hanno un lavoro, non lo cercano e non studiano. A questi vanno aggiunti tutti coloro che hanno un'occupazione precaria o un lavoro irregolare. Quest’ultimo non solo è temporaneo ma è anche senza tutele e diritti. Le misure per ridurre le conseguenze sociali di questa drammatica situazione potrebbero essere: incrementare gli investimenti pubblici, adottare adeguate politiche industriali, accrescere gli incentivi all’occupazione, soprattutto nel Sud, ridurre le ore di lavoro a parità di salario o stipendio. Insomma, lavorare meno per lavorare tutti.
Foto da worldhappiness.report
Questione meridionale. Tutti i dati statistici ed i report che sono stati pubblicati negli ultimi anni dai vari enti di ricerca evidenziano un crescente divario economico e sociale tra le diverse aree geografiche dell’Italia. Il taglio d’investimenti pubblici e privati nel Sud del paese ha accresciuto il numero di disoccupati e di coloro che vivono in una condizione di esclusione sociale. Con questa situazione è inevitabile l’aumento del fenomeno migratorio verso il Centro - Nord, ma oggi non si tratta più di contadini che partono con la valigia di cartone, bensì di giovani diplomati o laureati. La condizione di sottosviluppo strutturale in cui si trova il Meridione è così accentuata dall’abbassamento del livello culturale e sociale dei residenti nelle regioni del Sud.
Lotta alla povertà. Oltre un milione e mezzo di famiglie, cioè circa quattro milioni e mezzo di persone vivono in condizioni di povertà assoluta. Garantire una vita dignitosa a tutti i cittadini è un obbligo costituzionale oltreché una questione etica. A tale scopo l’eliminazione dei ticket sanitari e l’erogazione di un reddito minimo a chi non lavora o non può lavorare è il minimo che una società civile ed evoluta possa ipotizzare. Anziché continuare a produrre beni o servizi utili solo ad accrescere la ricchezza di pochi, dobbiamo adoperarci per la felicità di tutti gli essere umani.
Foto da worldhappiness.report
Pensioni d’oro. Porre un tetto alle indennità pensionistiche e stabilire un importo minimo per quelle più basse. Inoltre, non erogare alcuna pensione a chi continua a lavorare e non ha necessità di un ulteriore reddito oltre a quello percepito.
Ridurre le tasse ai ceti medio - bassi. Aumentare l’imposizione per i redditi ed i patrimoni più alti e ridurre, invece, le imposte ai redditi medio - bassi.
Legare l’obbligatorietà dell’Imu e delle altre imposte locali al reddito percepito. In particolare abolire quelle per le piccole attività artigianali e commerciali.
Diritti. Semplificare le procedure per acquisire la cittadinanza italiana introducendo il principio del ‘diritto di suolo’.
Ridurre i vincoli burocratici e semplificare la legislazione. Le leggi dovrebbero avere come scopo quello di tutelare i più deboli. Invece la complessità normativa ed il suo linguaggio astruso sono utilizzati da chi è 'ricco' per mantenere il suo potere ed il suo status.
Astenersi dal proporre nuove riforme del sistema scolastico. Dopo i disastri prodotti dalla legge sulla #buonascuola, dalla riforma Gelmini e prima ancora da quella di Luigi Berlinguer, sarebbe opportuno non introdurre ulteriori norme sull'istruzione pubblica.
AmbienteAdottare un piano che rimuova tutte le fonti energetiche inquinanti. Incentivare la riduzione degli sprechi alimentari. Favorire la cooperazione e la solidarietà.
Costruire una società che sia più giusta e che dia a tutti le stesse opportunità è possibile, ma è necessario continuare a resistere e lottare per poterla realizzare.