giovedì 22 giugno 2017

Fuga di lavoratori all’estero, ma in gran parte sono laureati del Sud Italia

Dal 2008 al 2015 oltre 500mila italiani si sono trasferiti all’estero, a sostenerlo è il rapporto: ‘Il lavoro dove c’è’, realizzato dall’Osservatorio Statistico dei Consulenti del Lavoro

di Giovanni Pulvino (@PulvinoGiovanni)

Foto da corriereUniv.it
I lavoratori italiani che, dall’inizio della crisi economica, hanno deciso di emigrare si sono trasferiti soprattutto in Germania, Regno Unito e Francia.  Nello stesso periodo circa 300mila stranieri residenti in Italia, non trovando lavoro, hanno deciso ritornare nei loro paesi, in particolare il fenomeno riguarda gli immigrati provenienti dalla Romania.
Il flusso migratorio è diverso a seconda della zona geografica ed è un fenomeno che si sta verificando anche all’interno del territorio nazionale. Dal 2008 al 2015 oltre 380mila meridionali si sono trasferiti in una regione del Centro o del Nord Italia. Si tratta nella maggior parte dei casi di lavoratori qualificati. E’ bene ricordare che in questa indagine non sono inclusi i docenti, soprattutto meridionali, assunti nel 2015 ed in molti, trasferiti al settentrione con la mobilità predisposta dal ministero della Pubblica Istruzione nell’agosto del 2016.
Logo Rapporto - (foto da consulentidellavoro.it)
Inoltre, più di un occupato su dieci lavora in una provincia diversa da quella di residenza. Questa condizione incide molto sullo ‘stipendio, la soddisfazione dei lavoratori e la qualità della vita’. Dal rapporto emerge che Milano ‘per le brevi distanze, le occasioni di lavoro e i servizi di trasporto è l’epicentro degli spostamenti interprovinciali in Italia’.
Il fenomeno dei flussi è la diretta conseguenza dei livelli occupazionali che, come hanno rilevato diverse indagini statistiche, sono molto diversi tra le province del Nord e del Sud del Paese. Se, ad esempio, il tasso di occupazione nella provincia di Reggio Calabria è del 37%, in quella di Bolzano è del 72%.
Insomma, molti italiani emigrano all’estero, ma a farlo sono soprattutto i lavoratori meridionali, e questa non è una novità.

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