lunedì 19 giugno 2017

Nati e cresciuti in Italia, ma per la legge sono stranieri

‘Quando si avvicina uno straniero e noi lo confondiamo con un nostro fratello, poniamo fine a ogni conflitto. Ecco, questo è il momento in cui finisce la notte e comincia il giorno’, Paulo Coelho

di Pulvino Giovanni (@PulvinoGiovanni)

Foto da associazionecittadinidelmondo.it
Sono nati in Italia, frequentano le scuole italiane, parlano l’italiano, vivono regolarmente in Italia da almeno 5 anni, insomma sono italiani eppure per il nostro ordinamento giuridico sono stranieri. Hanno la pelle scura, gli occhi a mandorla, una religione diversa da quella cattolica ed i nonni all’estero, ma si sentono e sono a tutti gli effetti italiani anche se per la nostra legge sono solo immigrati con un regolare permesso di soggiorno. Nel secolo scorso anche noi, da stranieri, ci siamo sentiti americani, tedeschi, belgi, argentini, ed ancora oggi quando emigriamo ci sentiamo inglesi, francesi o spagnoli. Siamo cittadini del mondo, ma non accettiamo che ‘altri’ siano cittadini italiani, perché?
Foto da sestodailynews.net
La legge n. 91 del 5 febbraio 1992 prevede loius sanguinis’, la cittadinanza è trasmessa, cioè, solo dai genitori ai figli. Gli stranieri nati in Italia hanno diritto alla cittadinanza solo se, raggiunta la maggiore età, dichiarino entro un anno di volerla acquisire e se, nello stesso tempo, abbiano risieduto nel nostro Paese ininterrottamente e legalmente fino ad allora.
Il disegno di legge in discussione in Parlamento introduce due nuove modalità per ottenere la cittadinanza: lo ‘ius soli temperato’ (diritto legato al territorio) e lo ‘ius culturae’ (diritto legato all’istruzione). La prima procedura stabilisce che almeno uno dei genitori stranieri dei nati in Italia abbia un permesso di soggiorno Ue di lungo periodo e, in secondo luogo, che sia residente legalmente nel territorio nazionale da almeno 5 anni. Con lo ‘ius culturae’ possono ottenere la cittadinanza i minori stranieri nati in Italia o entrati nel nostro territorio entro il 12esimo anno di età e che abbiano ‘frequentato regolarmente per almeno cinque anni uno o più cicli presso istituti scolastici del sistema nazionale, o percorsi di istruzione e formazione professionale triennali o quadriennali’. Anche i ragazzi arrivati in Italia tra i 12 ed i 18 anni potranno ottenere la cittadinanza, ma solo dopo aver risieduto nel nostro Paese per almeno 6 anni e che, nello stesso tempo, abbiano frequentato un ‘ciclo scolastico, con il conseguimento del titolo conclusivo’. In entrambe le due nuove modalità deve essere fatta una dichiarazione di volontà del genitore o tutore del minore. In assenza potrà farlo il diretto interessato entro il suo 20esimo compleanno. Inoltre, è prevista la possibilità di rinunciare alla cittadinanza entro 20 anni.
In Italia ci sono attualmente un milione di minori stranieri, di questi 634.592 potrebbero avere la cittadinanza dopo l’approvazione del disegno di legge grazie allo ‘ius soli temperato’ e 166.008 grazie allo ‘ius culturae’. Ogni anno potrebbero beneficiarne circa 58.500, di questi circa 50mila nati in Italia ed altri 10mila nati all’estero.