mercoledì 28 giugno 2017

Neoassunti nel 2015, oggi perdenti posto, è questo l’ennesimo danno prodotto dalla #buonascuola di Matteo Renzi

Da potenziatori, a tappabuchi, a perdenti posto, è questa l’incredibile parabola dei docenti precari storici assunti due anni fa con la legge sulla riforma della scuola 

di Giovanni Pulvino (@PulvinoGiovanni)

Matteo Renzi - (foto da lucamussari.it)
I precari storici sono i docenti che hanno superato il concorso indetto dal ministero della Pubblica Istruzione nel 1990. Da allora non fanno altro che girovagare da una scuola all’altra, cambiando continuamente alunni, colleghi e dirigenti scolastici. Le varie riforme dell’istruzione pubblica non hanno saputo o voluto affrontare il problema delle supplenze annuali, almeno fino al 2015, quando con la legge 107 il governo di Matteo Renzi, sotto la spada di Damocle della Corte di giustizia europea, ha attuato il piano di assunzione straordinario. Con questa procedura sono stati immessi in ruolo come potenziatori della formazione i docenti precari storici inseriti nelle Gae e insieme a loro, anche coloro che, nonostante fossero inseriti nella graduatoria, non aveva mai insegnato. La legge ha previsto anche una mobilità di massa senza precedenti. Quest’ultima, avvenuta nell’agosto scorso, anziché tenere conto del servizio pre - ruolo degli insegnanti, ormai ultracinquantenni, ha premiato i neolaureati risultati idonei al concorso del 2012, dandogli così la possibilità di rimanere in provincia e ‘deportando’ gli altri, più anziani e con più servizio, in tutta Italia con la cosiddetta chiamata diretta dei dirigenti scolastici adottata, peraltro, solo per loro.
Foto da lapoesiaelospirito.wordpress.com
Quel contratto che doveva durare tre anni oggi è carta straccia e gli insegnanti di potenziamento non esistono più, o per meglio dire, quel ruolo non è più di esclusiva spettanza dei precari storici, ma, a discrezione del dirigente, di tutti i docenti che così ne possono usufruire per salvaguardare il loro posto sotto casa. Insomma, dopo un anno a fare i tappabuchi, a fare cioè le sostituzioni giornaliere nelle varie classi anziché incrementare l’offerta formativa come stabiliva la legge 107, gli insegnanti abilitati 25 anni fa si sono visti scavalcare nelle graduatorie prima dai neoassunti del concorso del 2012, ed ora, nell’incarico, dagli stessi docenti di ruolo. Non solo, in tanti, in questo inizio d’estate 2017, essendo ultimi nelle graduatorie d’istituto, sono perdenti posto.
Insomma, la Scuola italiana di una parte dei precari neoassunti nel 2015 non sa che farsene e continua a spostarli da un istituto all’altro. Utilizzati per i compiti più complicati e difficili e nelle sedi più disagiate, sono visti con sufficienza, sono malpagati e, nello stesso tempo, nessuno li vuole nella propria scuola. Persiste per questi docenti, nonostante l’assunzione a tempo indeterminato, una condizione di precarietà lavorativa e reddituale. Non tutti sanno che un insegnante neoassunto percepisce 1400 euro al mese (bonus di 80 euro compreso), a cui occorre sottrarre tutte le spese fatte dai docenti per spostarsi o soggiornare nella località dove si trova la scuola. E’ bene precisare che la quasi totalità di questi insegnanti sono meridionali che, considerate le scarse opportunità di lavoro che ci sono al Sud, non sono docenti per vocazione ma per necessità e che, nonostante tutto, continuano a sperare di poter tornare ‘a casa’. Di certo avevano ragione i colleghi che, nel 2015, non hanno voluto aderire al piano di assunzione straordinaria previsto della legge 107. Quei docenti hanno preferito rimanere precari per poter decidere se accettare o rifiutare un incarico annuale o breve ed evitare, così, la ‘deportazione’, possibilità che è preclusa ai neoassunti a cui non resta che sperare in un’altra riforma della scuola per poter tornare a fare i docenti e non gironzolare da una città all’altra e da un istituto all’altro per fare, spesso, i 'badanti' a chi non ha nessuna voglia di studiare.