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giovedì 7 novembre 2019

Tangentopoli nera

Nel 2016 è stato pubblicato da Sperling & Kupfer ‘Tangentopoli nera’, il testo 'svela il malaffare, la corruzione ed i ricatti all’ombra del fascismo', ecco alcuni brani del libro

di Giovanni Pulvino (@PulvinoGiovanni)

La copertina del libro 'Tangentopoli nera'
Negli archivi del National Archives di Kew Gardens, a pochi chilometri da Londra, sono custodite migliaia di carte che 'raccontano le vicende nascoste del fascismo e di come il regime fosse minato dalla corruzione e da gerarchi spregiudicati dediti a traffici di ogni genere'. Mario Josè Cereghino e Giovanni Fasanella, autori del libro, hanno spulciato quella documentazione. Il resoconto che ne è scaturito ricostruisce la ‘Tangentopoli nera’ e smentisce la propaganda sull’integrità morale del fascismo che ancora oggi trova credito in taluni ambienti politici ed istituzionali. Ecco alcuni brani del libro.
‘Quando c’era Lui… Già, quando c’era Lui, il Duce del fascismo Benito Mussolini, i treni arrivavano in orario, l’ordine e la legalità regnavano sovrani, si poteva dormire con la porta aperta e lasciare la bicicletta sotto casa. E soprattutto non esistevano corruzione, mafie, tangenti, malaffare e arricchimenti illeciti. Forse si esagerò con il pugno di ferro nei confronti degli oppositori, con le leggi razziali e la dichiarazione di guerra, ma almeno il potere politico era lindo come acqua di sorgente. Si, quante volte lo abbiamo sentito ripetere?’
‘D’altra parte, l’incorruttibilità del Duce e dei suoi gerarchi ha rappresentato per tutto il secondo dopoguerra uno dei miti identitari dell’estrema destra … Era idea condivisa … in vasti settori degli apparati dello Stato (esercito, carabinieri, polizia, servizi segreti, alta burocrazia) e che ha contagiato gran parte della pubblica opinione apartitica o qualunquistica o … antisistema e populista’.
‘Ma se appena si prova a sollevare il velo della retorica, si scopre il lato oscuro e forse sorprendente del fascismo’ … ‘Durante il Ventennio erano in molti ad averlo compreso. Tra questi Benedetto Croce’. Ecco cosa confidò ad un suo stretto collaboratore, poi rivelatosi un agente infiltrato che riferì tutto a Mussolini. ‘Il fascismo è una grande organizzazione di affaristi. Tutti pensano a rimpinguare le tasche e, quando si farà la storia di questi tempi, quello che uscirà fuori farà rabbrividire’. I documenti custoditi negli archivi nazionali britannici e riportati nel libro ci dicono che non solo ‘la percezione del filosofo era esatta, ma ci danno soprattutto un quadro preciso dell’estensione e della profondità del malaffare in cui lo stesso Duce ed i suoi gerarchi erano immersi sino al collo’.
‘Tangentopoli nera’ è una lettura illuminante, un resoconto sul Ventennio fascista che svela l’esistenza di un retroterra melmoso, fatto di corruzione e intrallazzi e di uno stretto legame tra gerarchi e malaffare. Una ulteriore e definitiva smentita sulla moralità del fascismo e del suo Duce, Benito Mussolini.

Fonte: ‘Tangentopoli nera’ di Mario Josè Cereghino e Giovanni Fasanella, editore Sperling & Kupfer, 2016


giovedì 3 novembre 2016

Elezioni Usa, la grande paura è Trump presidente

Nonostante l’appoggio di una parte del partito repubblicano la democratica Hillary Clinton potrebbe non farcela a diventare la prima donna presidente degli Usa 

di Giovanni Pulvino (@PulvinoGiovanni)


Foto da today.uconn.edu
L’ultimo sondaggio pubblicato da ABCNews/Washington Post e riportatato da laspampa.it dà Donald Trump in vantaggio con il 46% contro il 45% di Hillary Clinton. Le intenzioni di voto sono state rilevate tra il 27 ed il 30 dello scorso mese, ossia dopo le ultime rivelazioni sulle mail dell’ex first lady. Il sorpasso si era già verificato il 13 ottobre, quando il magnate americano era avanti di due punti.
Altre ricerche danno ancora in vantaggio Hillary Clinton, anche se negli ultimi giorni la distanza tra i due candidati si è ridotta, la media delle diverse rilevazioni dà la Clinton al 47,5% contro il 45,3% dell’avversario.
Hillary Clinton
(foto da Biography.com)
E’ bene ricordare che il sistema elettorale americano è su base regionale, conta cioè il risultato nei singoli Stati, per cui un candidato potrebbe raggiungere la maggioranza dei voti ma potrebbe non essere eletto. Questa situazione si è già verificata il 7 novembre del 2000, quando George W. Bush prevalse su Al Gore solo grazie al risultato contestato della Florida.
I grandi elettori sono 538, distribuiti in proporzione al numero di abitanti dei 50 Stati che fanno parte della federazione, alcuni di questi sono in bilico e potrebbero essere decisivi nell’elezione del 45esimo presidente degli Usa. La candidata democratica disporrebbe di 263 preferenze (la maggioranza è 270), ma, se consideriamo i sondaggi, avrebbe grandi probabilità di conquistare quelli necessari tra i 111 grandi elettori in bilico. La Clinton potrebbe così arrivare a 304 contro i 234 di Trump.
Donald Trump
(foto da plus.google.com)
L’8 di novembre sapremo se gli Stati Uniti d’America avranno eletto, dopo il primo presidente nero, anche la prima presidente donna. A pochi giorni dalle elezioni quello che stupisce è che, nonostante la figura di Trump si particolarmente ‘discussa’ e la Clinton abbia il sostegno della maggior parte delle elite e della classe dirigente americana (persino una parte del partito repubblicano la sostiene), rimanga ancora tanta incertezza sull’esito del voto. Le democrazie occidentali soffrono di un deficit di rappresentanza e quella americana non fa eccezione.  In fondo i candidati sono due milionari esponenti dell’etablissement politico ed economico, leader dei rispettivi schieramenti ma lontani dai problemi quotidiani di milioni di americani. Probabilmente molti elettori non andranno a votare e tanti lo faranno solo per esprimere dissenso verso l’uno o l’altro candidato nella convinzione che per loro poco o nulla cambierà, sia che prevalga Trump o la Clinton.

giovedì 6 ottobre 2016

Pil: il Sud cresce la metà del Nord

Nel 2016 il Pil crescerà dell’0,8%, ma continuerà ad aumentare il divario economico tra le regioni del Mezzogiorno e quelle Settentrionali 

di Giovanni Pulvino (@PulvinoGiovanni)

Foto da economia.rai.it
Quest’anno il Pil crescerà dello 0,8%, a dirlo è l’ultimo rapporto del Fondo Monetario. Siamo negli ultimi posti della classifica tra i paesi industrializzati e sotto la media Ue (+1,7%). Tuttavia, al netto della spesa delle famiglie e della Pubblica amministrazione, l’Italia, a sorpresa, va meglio della stessa Germania. A livello territoriale la situazione è più complessa. Il Mezzogiorno cresce la metà del Nord. In alto nella classifica c’è l’Emilia Romagna (+1,1%), seguita dalla Lombardia (+1%), mentre la Calabria e la Sardegna fanno registrare un +0,3%. 
La crescita è a macchia di leopardo e riguarda soprattutto i distretti industriali. Tra i settori che nel secondo trimestre del 2016 hanno fatto registrare il maggior incremento ci sono le ceramiche in Emilia, la termomeccanica a Padova e Verona, ma anche qualche realtà del Sud come le conserve in Campania e l’elettromeccanica nel barese. In taluni casi l’andamento è migliore di quello della Germania. Eppure il Pil italiano non cresce come quello tedesco, perché? La differenza è determinata dai consumi delle famiglie e della Pa che nel nostro Paese è calata, dalla fine del 2014, dello 0,5%, mentre in Germania è cresciuta del 5,4%. Negli ultimi tre anni l'incremento del Pil italiano è stato, al netto della Pa, dell’1,3%, vale a dire uno 0,1% in meno rispetto a quello tedesco.