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domenica 31 ottobre 2021

Ddl Zan, evitato un grave errore politico e legislativo

Essere più realisti del Re è un errore che la Sinistra continua a compiere ed è questa, forse, la ragione principale per cui non riesce ad essere ‘Maggioranza’ nel nostro Paese e non solo

di Giovanni Pulvino

Foto da rainews.it

Sul Ddl Zan è scattata la ‘tagliola’. L’iter di approvazione del disegno di legge è stato bloccato. Il Ddl potrà essere ripresentato solo tra sei mesi. In tanti stanno gridando allo scandalo. Per molti opinionisti, soprattutto di orientamento progressista, è stata un’occasione perduta. Invece, la bocciatura ha evitato di commettere un grave errore politico e legislativo. Non so quanti tra coloro che in questi giorni esprimono opinioni ‘sdegnate’ abbiamo letto il testo del Ddl Zan.

Era un Disegno di legge di soli dieci articoli, ma di difficile interpretazione e con un linguaggio giuridico astruso e, di fatto, incomprensibile. Limitava la libertà di opinione, era divisivo e per comprenderne il significato era necessario leggere più volte il testo.

Ecco le principali incongruenze da non ripetere nel caso in cui venisse ripresentato un analogo Ddl. Essi riguardavano gli articoli 4 e 7.

L’articolo 4 di fatto limitava la libertà di espressione, in quanto non specificava il campo di applicazione. Mentre l’articolo 7 istituiva la Giornata nazionale contro l’omofobia, la lesbofobia, la bifobia e la transfobia. Il fine sarebbe stato quello di ‘promuovere la cultura del rispetto e dell’inclusione nonché di contrastare i pregiudizi, le discriminazioni e le violenze motivati dall’orientamento sessuale e dall’identità di genere, in attuazione dei princìpi di eguaglianza e di pari dignità sociale sanciti dalla Costituzione’. Su questo punto siamo tutti d’accordo. La controversia è invece su quanto affermava il comma 3 dello stesso articolo. La norma sostanzialmente imponeva alle scuole di ogni ordine e grado di celebrare la ‘Giornata nazionale contro l’Omofobia, la lesbofobia, la bifobia e la transfobia’.

Gli insegnanti avrebbero dovuto spiegare ad un bambino di dieci anni cos’è la ‘bifobia o transfobia’. La ‘politica’ ancora una volta ha tentato di scaricare sull'istruzione pubblica e privata un problema che non riesce ad affrontare e risolvere.

Il 10 dicembre di ogni anno si svolge la Giornata mondiale dei Diritti Umani. Allora, perché introdurne una specifica per le identità di genere? Il Ddl intendeva ‘porre’ al centro della vita culturale del Paese il tema della identità LGBT anche se questo rischiava di essere divisivo e di limitare le libertà di espressione. Nessuno vuole mettere in discussione i diritti individuali sugli orientamenti sessuali e sulla tutela della persona ogni qualvolta questa venga messa in pericolo. E non è vero che in questo disegno di legge c’era un aumento tangibile delle ‘misure di prevenzione e contrasto’.

Il ddl Zan era un'altra cosa. Non è accettabile dover sottostare ai dogmi di una ideologia, qualunque essa sia, ma non è altrettanto accettabile subirne altri con il solo scopo di salvaguardare l’interesse specifico di una parte o di una minoranza. Essere più realisti del Re è un errore che la Sinistra continua a compiere ed è questa, forse, la ragione principale per cui non riesce ad essere ‘Maggioranza politica’ nel nostro Paese e non solo.

Fonte senato.it

martedì 29 giugno 2021

Ddl Zan, il confronto non è mai inutile se è costruttivo

Il Ddl Zan è di soli dieci articoli, eppure è di difficile interpretazione. Perché il legislatore continua ad usare un linguaggio giuridico astruso e spesso incomprendibile? 

di Giovanni Pulvino (@PulvinoGiovanni)

Foto dal corrieredellacalabria.it

Il Ddl Zan è scritto male, limita le libertà di opinione ed è divisivo. Per capire le obiezioni fatte dalla Chiesa cattolica e non solo è necessario leggere più volte il testo. I rilievi riguardano gli articoli 4 e 7.

L’articolo 4 afferma che ‘sono fatte salve la libera espressione di convincimenti od opinioni nonché le condotte legittime riconducibili al pluralismo delle idee o alla libertà delle scelte, purché non idonee a determinare il concreto pericolo del compimento di atti discriminatori o violenti.’ Occorre concentrarsi e fare mente locale per capirne il senso. La libertà delle scelte ed il pluralismo delle idee hanno un nuovo limite: tutti quegli atti che potrebbero ‘determinare il concreto pericolo del compimento di atti discriminatori o violenti’. Il riferimento e l’ambito di applicazione del dettato normativo non sono specificati. Le interpretazioni estensive o restrittive faranno la differenza. Andava scritto meglio.

L’articolo 7 istituisce la Giornata nazionale contro l’omofobia, la lesbofobia, la bifobia e la transfobia. Ma cosa si intende per biofobia e transfobia? Quanti ne conoscono il significato?

Il comma 1 afferma: ‘La Repubblica riconosce il giorno 17 maggio quale Giornata nazionale contro l’Omofobia, la lesbofobia, la bifobia e la transfobia, al fine di promuovere la cultura del rispetto e dell’inclusione nonché di contrastare i pregiudizi, le discriminazioni e le violenze motivati dall’orientamento sessuale e dall’identità di genere, in attuazione dei princìpi di eguaglianza e di pari dignità sociale sanciti dalla Costituzione’.

Fin qui tutti d’accordo, ma il comma 3 stabilisce:’ Le scuole, nel rispetto del piano triennale dell’offerta formativa di cui al comma 16 dell’articolo 1 della legge 13 luglio 2015, n. 107, e del patto educativo di corresponsabilità, nonché le altre amministrazioni pubbliche provvedono alle attività di cui al precedente periodo compatibilmente con le risorse disponibili a legislazione vigente e, comunque, senza nuovi o maggiori oneri per la finanza pubblica’.

Anche in questo caso c’è un problema di interpretazione. Le istituzioni ‘provvedono’. Cosa vuol dire? Le scuole devono o possono provvedere? Le iniziatine dei singoli istituti relative alla Giornata sono obbligatorie o facoltative? In cosa consisteranno? Gli insegnanti come faranno a spiegare ad un bambino di dieci anni cos’è la bifobia o la transfobia? Dall’articolo non si capisce in modo chiaro, ma sembra che sia tutto dovuto. La ‘politica’ ancora una volta scarica sulla scuola un problema che non riesce ad affrontare e risolvere.

In questo Ddl non c’è un aumento tangibile delle ‘Misure di prevenzione e contrasto della discriminazione e della violenza per motivi fondati sul sesso, sul genere, sull’orientamento sessuale, sull’identità di genere e sulla disabilità’. L’impressione è che il legislatore voglia ‘porre’ al centro della vita culturale del paese il tema della identità di genere anche se questo rischia di limitare le libertà di espressione.

Per la Chiesa cattolica e non solo promuovere una cultura in cui non ci si riconosce è considerata una imposizione. Non solo, non può neanche manifestare un pensiero contrario. L’articolo 4 ci dice infatti che si possono esprimere opinioni ‘purché non idonee a determinare il concreto pericolo del compimento di atti discriminatori o violenti.’

Non è accettabile dover sottostare ai dogmi di una religione, qualunque essa sia, ma non è altrettanto accettabile subirne altri con il solo scopo di salvaguardare l’interesse specifico di una parte o di una minoranza.

Fonte senato.it