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lunedì 6 novembre 2017

In Sicilia vince il partito dell’astensione

2.481.637 siciliani su 4.661.111 elettori non sono andati a votare, oltre un siciliano su due non crede più nella politica, oggi ad essere stata sconfitta è la democrazia rappresentativa  

di Giovanni Pulvino (@PulvinoGiovanni)

Foto da termometropolitico.it
La disaffezione alla politica continua a crescere, la maggioranza dei siciliani non crede più nei loro rappresentantiL’affluenza alle urne è calata ancora, ed è un record storico. Il 53,24 per cento degli aventi diritto non è andato a votare, cinque anni fa furono il 52,59 per cento. I cittadini dell’isola sono stanchi di promesse mancate e di politiche inconcludenti ed autoreferenziali. I responsabili di questa sconfitta sono tutti i partiti, nessuno escluso. In particolare il M5s che è nato proprio per raccogliere il consenso dei delusi e degli elettori che non credono più nelle istituzioni democratiche. Il dato è preoccupante perché è un segnale chiaro per tutta la classe dirigente italiana, vecchia e nuova. Ed è una sconfitta per la Sinistra che non è riuscita a far ritornare al voto quel ‘popolo’ progressista che, a dire il vero, in Sicilia è sempre stato piuttosto limitato numericamente, ma nonostante ciò rimane il fatto che la lista i ‘Centro passi’ non è riuscita ad uscire dal confine della cosiddetta Sinistra ‘radicale’, non è riuscita cioè ad essere rappresentativa della parte più debole del popolo siciliano che invece continua ad affidarsi al politico moderato, ‘amico degli amici’ o, al contrario, al voto di protesta grillino, che nella sostanza è un non voto. Vince Nello Musumeci con il consenso di meno di due siciliani su dieci e che per governare dovrà fare un accordo con il Pd o con una delle liste che sostenevano Fabrizio Micari. Del resto le larghe intese erano una possibilità messa in conto alla vigilia del voto da Matteo Renzi e da Angelino Alfano. La Sicilia dopo la parentesi di Rosario Crocetta e della sua mancata ‘rivoluzione’ torna ad essere governata dalla Destra, quelli della cattiva gestione delle risorse pubbliche, del favore, dell’amicizia, che in gran parte sono responsabili dell’alto tasso di disoccupazione (22,1%, oltre il doppio della media europea) e delle 260 mila famiglie che vivono in condizioni di povertà assoluta o relativa. Insomma vincono ancora una volta i poteri forti, quelli che dicono: ‘se vogliamo che tutto rimanga come è, bisogna che tutto cambi’. Con questa logica politica ed istituzionale continueranno a crescere le disuguaglianze e le ingiustizie, in una terra che da sempre vive in una condizione di ritardo economico, culturale e sociale. Questo risultato è anche una fotografia di quanto potrà avvenire nelle prossime elezioni politiche nazionali. Come in Sicilia tutto è pronto perché non ci sia nel prossimo Parlamento una maggioranza certa e che, pertanto, un governo di larghe intese tra il Pd di Matteo Renzi, Fi e i partitini di Centro sia una conseguenza ‘inevitabile’.




lunedì 19 settembre 2016

Inps: nei primi sette mesi del 2016 calano le assunzioni stabili

I dati sui nuovi rapporti di lavoro nel settore privato pubblicati dall’osservatorio sul precariato dell’Inps evidenziano una diminuzione del 9,1% dei nuovi contratti a tempo indeterminato 

di Giovanni Pulvino (@PulvinoGiovanni)

Foto da rainews.it
Le assunzioni nel periodo gennaio-luglio 2016 sono state 3.428.000, con una riduzione rispetto allo stesso periodo del 2015 di 383.000 unità (-10%). La diminuzione più consistente riguarda i contratti stabili (-9,1%), mentre quelli a tempo determinato si sono ridotti del 6,9%. Il ricorso ai voucher (buoni per il lavoro accessorio dal valore nominale di 10 euro) è aumentato del 36,2% rispetto al +73% di un anno prima.
La differenza tra assunzioni e cessazioni del periodo (+805.000) rimane positiva rispetto al 2014 (+703.000), ma è inferiore rispetto al 2015 (+938.000). Su base annua il saldo complessivo a luglio 2016 è positivo ed è pari a +488.000, per quelli a tempo indeterminato è pari a +541.000.
Foto da economia.ilmessaggero.it
Nei primi sette mesi del 2016 sono stati stipulati 972.946 contratti a tempo indeterminato (comprese le trasformazioni di contratti a termine e di apprendistato) a fronte di 896.622 cessazioni di contratti stabili, con un saldo positivo per 76.324 unità. Il dato è peggiore dell'83,5% rispetto a quello dello stesso periodo del 2015, ma anche del dato riferito al 2014 quando non c'erano sgravi ed il saldo sui rapporti a tempo indeterminato era positivo per 129.163 unità.
Il calo, secondo l’Istituto previdenziale, è dovuto ‘al forte incremento delle assunzioni a tempo indeterminato registrato nel 2015, anno in cui potevano beneficiare dell'abbattimento integrale dei contributi previdenziali a carico del datore di lavoro per un periodo di tre anni. Analoghe considerazioni possono essere sviluppate per la contrazione del flusso di trasformazioni a tempo indeterminato (-36,2%)'.

sabato 30 gennaio 2016

Università: crollo di iscritti al Sud

Fuga dalle università meridionali, Catania maglia nera con una riduzione del numero di matricole dell’81%

di Giovanni Pulvino (@PulvinoGiovanni)

Università di Catania
In dieci anni 65mila matricole in meno, con un calo del 20% dei diplomati che decidono di continuare gli studi. Di questi, 35mila sono negli atenei del Mezzogiorno. Il numero dei docenti è anch’esso diminuito di 11mila unità, il personale tecnico di 13mila unità ed i corsi di studio sono passati da 5.634 a 4.628. Il finanziamento ordinario delle università è diminuito del 22,5%. Tra le città, Catania è maglia nera con una riduzione del numero di matricole dell’81%. Questi dati emergono da uno studio condotto da ‘Fondazione Res’, Istituto di ricerca su economia e società in Sicilia.
Secondo Giancarlo Viesti, che ha curato il rapporto, ‘l’università delle regioni più deboli va rafforzata al massimo e non progressivamente indebolita, come purtroppo si sta facendo negli ultimi anni’. Essa ‘forma le classi dirigenti, trasferisce tecnologie e saperi. Inoltre, specie nelle aree difficili, è anche un presidio di civiltà’.
‘L’Italia - si legge nel rapporto - ha compiuto, nel giro di pochi anni, un disinvestimento molto forte nella sua università’. Ed ancora: ‘la riduzione della spesa e del personale universitario è stata molto maggiore che negli altri comparti dell’intervento pubblico’.
‘Se continuiamo a perdere capitale umano rischiamo la desertificazione assoluta’, ha dichiarato Ivanhoe Lo Bello, vicepresidente di Confindustria e delegato alle politiche sull’Istruzione, ed ha aggiunto: ’Perdere 65mila immatricolati in dieci anni è un segnale preoccupante, soprattutto al Sud. Abbiamo ragazzi scoraggiati, che non hanno le risorse per sostenersi negli studi. Occorrono un investimento serio e luoghi dove i ragazzi possano risiedere e garantire in questo modo la mobilità a basso costo degli studenti.’