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lunedì 22 febbraio 2016

'Agromafie' diffuse da Sud a Nord

Nel 2015 il giro d’affari delle ‘Agromafie’ ha superato i 16 miliardi di euro. Questo è quanto emerge dal quarto Rapporto sui crimini agroalimentari elaborato da Eurispes, Coldiretti e Osservatorio sulla criminalità nell’agricoltura e sul sistema agroalimentare 

di Giovanni Pulvino (@PulvinoGiovanni)

L’indagine ha preso in considerazione la diffusione e l’intensità del fenomeno delinquenziale, le conseguenze degli eventi denunciati ed i fattori economici e sociali. I reati più frequenti rilevati dal Rapporto sono l’usura, il racket, i furti di attrezzature e macchinari agricoli, le macellazioni clandestine ed i danneggiamenti alle colture.
A livello territoriale il controllo criminale del territorio è praticamente totale in Calabria, in Sicilia ed in misura minore in Campania, ma dall’indagine emerge che esso è ‘forte e stabile’ anche in Abruzzo ed in Umbria, nel Grossetano e nel Lazio ed è presente anche al Nord, in particolare in Piemonte, nell’Alto lombardo, nella provincia di Venezia e nelle province lungo la Via Emilia.
L’obiettivo dei clan è di imporre la vendita di determinate marche o prodotti agli esercizi commerciali e, in alcuni casi, indebitarli al punto da costringerli al fallimento per acquisirne, successivamente, la proprietà. In tal modo essi realizzano ingenti guadagni, impediscono la concorrenza e strozzano la libera imprenditoria. Inoltre, le infiltrazioni malavitose compromettono la qualità dei prodotti, provocano l’aumento dei prezzi fino a quattro volte quelli di mercato ed intaccano l’immagine dei Made in Italy.
L’unico aspetto positivo del fenomeno è che, a differenza di quanto avviene all’estero, le informazioni sulle ‘Agromafie’ sono continue e numerose, perché nel nostro Paese esiste un sistema di controlli severissimo. Ed è per questo che, nonostante la diffusione, da Sud a Nord, della criminalità organizzata, i nostri cibi sono sani ed i più sicuri al mondo.