venerdì 18 agosto 2017

Cresce il Pil, ma il debito pubblico non scende e la disoccupazione è a livelli inaccettabili

Esprime soddisfazione il segretario del Pd, Matteo Renzi, ma la crescita economica e la riduzione del debito devono camminare di pari passo, altrimenti i sacrifici fatti sono inutili

di Giovanni Pulvino (@PulvinoGiovanni)

Mario Draghi - (foto da forexinfo.it)
Nel secondo trimestre del 2017 il Pil è cresciuto rispetto ai primi tre mesi dell’anno dello 0,4% e dell’1,5% rispetto allo stesso periodo del 2016. A comunicarlo è l’Istat nella stima preliminare del prodotto interno lordo. E’ il dato più alto degli ultimi sei anni. Nel primo trimestre del 2011 l’incremento fu del 2,1%. Il Pil italiano è stimato a 387.458 milioni di euro, mentre nel 2008 era a 424,824 milioni di euro, cioè è ancora inferiore del 6%. Senza considerare le differenze a livello territoriale, tutte le ultime statistiche evidenziano, infatti, un crescente divario tra Nord e Sud del paese. Su questi dati hanno espresso soddisfazione il presidente del Consiglio, Paolo Gentiloni, il ministro dell’Economia, Pier Carlo Padoan, ed il segretario del Pd, Matteo Renzi.
Andamento % debito/Pil dal 1861 al 2015
(foto da umbrvei.blogspot.com)
I pochi che hanno avuto l’opportunità di studiare i concetti più elementari di economia politica (la materia è prevista solo nei programmi ministeriali degli istituti tecnici con l’indirizzo affari e marketing, cioè l’ex ragioneria) sanno cosa sono e come funzionano i cicli economici. Ad una fase di recessione segue sempre, dopo un certo periodo di tempo, la ripresa e lo sviluppo. Le ragioni possono essere diverse. Di certo influiscono le politiche economiche dei governi, ma, nel nostro caso, sembrano determinanti i fattori economici e finanziari di carattere internazionale. 
Foto da businessonline.it
Sulla ‘ripresina’ italiana incide di sicuro l’immissione di moneta sul mercato finanziario operata da Mario Draghi con il Quantitative easing. Fino a quando la Banca centrale europea continuerà con l’acquisto del debito sovrano (60 miliardi di euro al mese) non avremo grossi problemi sul debito pubblico e soprattutto con i tassi sugli interessi così bassi continueremo a pagare i nostri creditori con esborsi ‘accettabili’. La cifra è, comunque, ‘monstre’, nel 2016 il debito ci è costato 66,5 miliardi di euro, con una riduzione di 17 miliardi rispetto al 2012. Nonostante ciò il debito pubblico ha raggiunto nel mese di giugno la cifra record di 2.281,40 miliardi di euro, cioè il 132,6% del Pil. La logica ed il buonsenso vorrebbero l’attuazione di politiche 'parsimoniose' sulla spesa pubblica ed una graduale riduzione del debito. Come fece, per intenderci, il governo di Centrosinistra tra il 1996 ed il 2001. Ma tutto questo non sta avvenendo. Il debito non scende e la crescita è minima, tra le più basse in Europa. Un segnale veramente positivo sarebbe quello di una sostanziale riduzione della disoccupazione, in particolare quella dei giovani che vivono nel Sud del paese, ma anche in questo caso siamo lontani da un risultato soddisfacente.