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sabato 9 gennaio 2021

Educazione civica, ossia ‘armiamoci e partite’

L’introduzione dell’Educazione civica è un altro provvedimento imposto alla scuola italiana da politici incompetenti e da dirigenti ministeriali accondiscendenti

di Giovanni Pulvino (@PulvinoGiovanni)

Foto da miur.gov.it
La legge numero 92 del 20 agosto 2019 ha introdotto una nuova disciplina: l’Educazione civica. Il presupposto è l’introduzione di una materia che si occupa di Costituzione, Economia e Cittadinanza digitale. L’obiettivo formativo sarebbe quello di educare i giovani alla legalità. Sono previste 33 ore curriculari in tutte le classi della scuola primaria e secondaria. A prima vista sembrerebbe un ottimo provvedimento, ma così non è.

I ‘nuovi’ obiettivi didattici indicati dalle linee guida del ministero sono già previsti come attività trasversali nelle programmazioni di tutte le discipline curriculari. Inoltre, i contenuti sono unità di apprendimento previste nella didattica di Scienze giuridiche ed economiche. E tanti progetti elaborati dagli insegnanti si occupano di legalità, ambiente e cittadinanza. Allora, perché al Miur hanno deciso di aggiungere una nuova disciplina i cui contenuti sono già previsti dal percorso formativo?

In realtà, l’esigenza curriculare della riforma è fondata solo per i Licei, cioè per gli indirizzi dove questa disciplina non si studia. Nel 2009 l’allora ministro dell’Istruzione Mariastella Gelmini tagliò le ore di Diritto ed Economia politica. Ma, consapevole dell’incongruenza didattica causata dal provvedimento, introdusse Cittadinanza e Costituzione. Lo fece sottraendo un’ora all’insegnamento di Storia. Lo scopo era ridurre i finanziamenti alla scuola pubblica senza intaccare i percorsi formativi.

Nel 2019, il governo ‘Pentaleghista’ ha fatto lo stesso ragionamento. Al ministero dell’Istruzione si rendono conto di questo ‘vuoto’ curriculare, soprattutto nei Licei. Per porvi rimedio hanno introdotto l’Educazione civica. Tutto bene allora? Per niente. La nuova disciplina è stata introdotta per tutte le classi, anche in quelle dove questi argomenti già sono previsti nei programmi delle discipline giuridiche ed economiche. Non solo. Le 33 ore di attività verranno sottratte alle discipline che già fanno parte del percorso formativo, in particole proprio alle materie di Diritto ed Economia. 

Insomma, è stata introdotta una nuova disciplina togliendo ore di attività alle altre, è progettata dai docenti ed è a costo zero. Come dire: ‘armiamoci e partite’.

Inoltre, a coordinare l’Uda saranno soprattutto gli insegnanti di Scienze giuridiche ed economiche, i docenti cioè che il Miur dovrebbe assumere per colmare la lacuna curriculare dei Licei. Ovviamente questo costa, quindi meglio farlo ‘a gratis’ con l’Educazione civica. Ancora una volta il problema è economico. Lo Stato italiano finanzia le scuole private violando il dettato costituzionale, mentre continua a risparmiare su quella pubblica.

Un’altra incongruenza della riforma riguarda l’insegnamento di Religione. Non si comprende se i docenti di questa disciplina possano contribuire oppure no a quest’attività. Le linee guida non specificano nulla. Quindi l’insegnante di una materia che sostanzialmente non incide sulla valutazione degli alunni teoricamente può farlo con l’Educazione civica. Poi c’è la questione di coloro che hanno chiesto l’esonero o un’ora alternativa, cosa faranno?

L’unico aspetto positivo del provvedimento è la trasversalità dell’insegnamento. I professori sono costretti a lavorare insieme, cioè ad elaborare in condivisione una unità didattica che è parte integrante del processo formativo. Certo si poteva fare in un altro modo, ma a Roma spesso non si pensa a tutta la scuola italiane, ma solo ai Licei e alle necessità educative delle élite.

Ora, i docenti si stanno adoperando per trovare una soluzione alle incongruenze ‘pratiche’ che il nuovo insegnamento impone. Ed è certo che la maggior parte di essi si comporterà come un buon ‘soldatino’, cioè lavorerà come sempre con professionalità e porrà rimedio all’ennesima improvvisazione legislativa posta in essere da politici incompetenti e non solo.

Fonte miur.gov.it

domenica 14 gennaio 2018

I bulli e la #malascuola

Gli atti di violenza subite negli ultimi mesi dai docenti rappresentano il fallimento della scuola italiana e dei politici che negli ultimi decenni hanno tentato, inutilmente, di riformarla

di Giovanni Pulvino (@PulvinoGiovanni)


Salvo Busà l'insegnante malmenato ad Avola e la ministra
Valeria Fedeli - (foto da secoloditalia.it)
‘Invito il ragazzo a chiudere una finestra prima di andare in palestra per gli esercizi. E lui mi manda a quel paese, senza chiuderla. Insisto e alzo la voce. La risposta è il lancio di un libro. Un lancio contro di me. Il libro finisce per terra. Lo prendo e lo poggio su un banco. Rimprovero ancora quell’insolente che afferra il telefonino. Mezz’ora dopo l’arrivo di padre e madre...’. Questa è la dichiarazione rilasciata al quotidiano la Repubblica dal professore di Educazione fisica di Avola picchiato pochi giorni fa dai genitori di un suo alunno. La dinamica della vicenda non è nuova. Negli ultimi anni sempre più spesso gli insegnanti delle scuole medie e soprattutto di quelle superiori sono stati oggetto di atti di violenza da parte dei genitori dei loro alunni.
Foto da news.leonardo.it
Una volta la figura del docente era ‘vista’ con rispetto, oggi una parte sempre più numerosa di ragazzi non solo non si impegna nello studio ma si comporta in modo ‘aggressivo’ nei confronti dei compagni ed in alcuni casi anche degli insegnanti. E, quel che è peggio, questi atteggiamenti da ‘bulli’ trovano, spesso, la copertura e talvolta il sostegno delle famiglie che, anziché fare autocritica e richiamare i figli a tenere un comportamento ‘civile’, li difendono accusando i docenti di incapacità o, come in questo caso, di essere la causa scatenante del fatto. Negli ultimi due decenni sono state approvate diverse riforme della scuola, ma nessuna ha tenuto conto del clima d’intimidazione di cui spesso sono vittime i professori. Gli obiettivi degli ultimi governi sono stati quelli di tagliare le risorse finanziarie (riforma Gelmini) o di adeguare la scuola alle esigenze produttive e di mercato delle imprese (#buonascuola con l’alternanza scuola/lavoro). Inoltre, sono stati modificati i programmi ministeriali, ma non sono state incrementate le ore d’insegnamento delle discipline giuridiche ed economiche che, è bene ricordarlo, non sono previste nei licei (fanno eccezione quelli con indirizzo psichico - pedagogico, cioè gli ex istituti magistrali ed il biennio degli istituti tecnici e professionali). 
Foto da tg24com.mediaset.it
Oltre a ciò, l’aumento del numero minimo di alunni per formare le classi (le cosiddette classi pollaio) ha spinto gli istituti ad una spietata concorrenza e ad evitare, nei limiti del possibile, le bocciature o gli abbandoni. Per non parlare delle iscrizioni ‘fasulle’. Situazioni di cui sono consapevoli i ragazzi e le loro famiglie. Il risultato è stato un crollo dei livelli di apprendimento e la crescita di comportamenti 'scorretti' da parte degli alunni. In questo clima di sfiducia gli insegnanti, che spesso sono impegnati in inutili corsi di formazione o nella realizzazione di progetti (che hanno come scopo anche quello di incentivare gli stipendi dei presidi), sono senza difese, sono costretti, cioè, a subire le angherie dei ‘bulli’ ed i ‘richiami’ dei dirigenti che non intendono intervenire con provvedimenti disciplinari o con bocciature proprio per non perdere alunni e cattedre o comunque per non assumersi responsabilità dirette con le famiglie. Non devono stupire quindi i crescenti atti di vandalismo. La scelta fatta dall'èlite politica sull’istruzione pubblica è evidente. Si vogliono buoni consumatori, anziché buoni cittadini. L’obiettivo è un ritorno al modello d’istruzione degli anni Sessanta, quando c’erano due tipi scuola pubblica, una di eccellenza per i benestanti ed un’altra di base per i ceti medio - bassi. Ed il risultato finale di questo processo sarà quello di incrementare, ancora una volta, l’individualismo e l’ingiustizia anziché il progresso civile e culturale di tutta la società.

Fonte: repubblica.it