sabato 2 gennaio 2016

Il M5S e la difficile arte della mediazione politica

Nel M5S il numero degli espulsi cresce di giorno in giorno, l’ultimo caso è stato quello del sindaco di Gela Domenico Messinese, le motivazioni addotte sono ‘materiali’, ma anche politiche ed ideologiche  

di Giovanni Pulvino (@PulvinoGiovanni)

Gianroberto Casaleggio e Beppe Grillo
Nei giorni scorsi quattro dei cinque consiglieri del gruppo pentastellato di Gela e tre assessori esonerati dal sindaco hanno accusano la Giunta, in carica da poco più di sei mesi, di aver ceduto ai potentati economici che, affermano, da decenni condizionano la politica della città.
In una nota emessa dal M5S siciliano si legge la motivazione dell’espulsione del primo cittadino: ‘Il sindaco di Gela, Domenico Messinese, è venuto meno agli obblighi assunti con l’accettazione della candidatura e si è dimostrato totalmente fuori asse rispetto ai principi di comportamento degli eletti nel MoVimento 5 Stelle e anche alle politiche ambientali energetiche e occupazionali più accreditate in ambito europeo. Pertanto si pone fuori dal movimento, di cui, da oggi, non fa più parte’.
Domenico Messinese
La vicenda di Gela è simile a quella di altre città amministrate dal M5S, dove alle prime divergenze interne al Movimento sono seguite, spesso, le ‘epurazioni’. Le motivazioni degli allontanamenti sono diverse. Innanzitutto non è ammessa una proposta politica alternativa a quella indicata da Beppe Grillo e Gianroberto Casaleggio. In sostanza da un lato si vuole applicare in modo rigido il principio della democrazia diretta e dall’altro, invece, si vuole impedire ogni forma di dialettica interna. Tra i tanti casi che si sono verificati negli ultimi mesi c’è quello di Walter Rizzetto che è stato espulso per aver invitato il gruppo a ‘parlare e fare autocritica’ dopo il deludente risultato delle regionali in Emilia Romagna e Calabria.
’La politica è l’arte del compromesso’ scriveva Franz Liszt, ma per i grillini non è ammessa nessuna forma di mediazione. I partiti, oltre a rappresentare gli interessi e gli ideali delle varie categorie sociali, dovrebbero avere il compito di colmare la distanza che c’è tra governati e governanti e non limitarsi a sottolineare i vizi degli avversari.
Un’altra spiegazione di questi frequenti ‘cortocircuiti’ è la mancanza di una precisa identità ideologica. ‘Non esistono più una Destra e una Sinistra’, ripetono continuamente leader e sostenitore dei M5S. Per mantenere l’unità del Movimento si nega il fatto che esso ha sostenitori, aderenti, e soprattutto elettori che hanno una provenienza ideologia composita, cioè progressista, moderata e conservatrice.
La compattezza del M5S è fondata sull'antipolitica, ma essa rimane solida solo fino a quando il partito è all'opposizione, mentre tende a sgretolarsi nel momento in cui deve governare. Quando si devono prendere decisioni che incidono nella sfera economica delle diverse categorie sociali torna ad emergere la ‘vecchia’ distinzione tra politiche di Sinistra e di Destra. La disgregazione è, quindi, inevitabile ed è questo quello che è avvenuto a Livorno, a Parma ed a Gela.
Pietro Nenni
Poi ci sono motivazioni per così dire ‘materiali’. Tra queste la mancata restituzione di una parte dello 'stipendio', come nel caso di Serenella Fucksia. A tale proposito basta citare quanto sosteneva già negli anni Sessanta, l’allora segretario del Partito Socialista Italiano, Pietro Nenni: ‘In politica ci sono sempre due categorie di persone: quelli che la fanno e quelli che ne approfittano’. Ancora oggi è così. Si rassegnino, quindi, i sostenitori grillini, perché non bastano le buone intenzioni per impedire che ci siano parlamentari, governatori, sindaci o semplici consiglieri comunali, anche tra i pentastellati, che adoperino la politica per fare i propri interessi anziché quelli dei cittadini.