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lunedì 11 gennaio 2016

La Camera ha approvato il testo definitivo della riforma costituzionale

La Camera ha approvato con una larga maggioranza il ddl Boschi sulla riforma costituzionale, ecco cosa cambierà

di Giovanni Pulvino (@PulvinoGiovanni)

Maria Elena Boschi
La Camera ha approvato con 367 si, 194 contrari e 5 astenuti il testo sulla riforma della Costituzione. Il Parlamento, come previsto dall’articolo 138 della Costituzione, dovrà pronunciarsi ancora due volte, ma sarà solo per esprimere un ‘si’ o un ‘no’, poi, presumibilmente nel mese di ottobre, seguirà il referendum confermativo.
Vediamo in sintesi cosa cambierà.
La Camera continuerà ad essere composta da 630 deputati e sarà la sola a votare la fiducia al Governo.
Il Senato sarà composto da 5 membri nominati dal Capo dello Stato e da altri 95 eletti dai Consigli Regionali, che sceglieranno 21 sindaci (uno per ogni Regione) e 74 consiglieri-senatori. Dopo la modifica voluta dalla minoranza del Partito democratico saranno i cittadini che, al momento di eleggere i Consigli regionali, indicheranno quali consiglieri saranno anche senatori. In sostanza quella dei Consigli Regionali sarà una ratifica della scelta fatta dagli elettori. Il metodo di elezione sarà quello proporzionale. I nuovi senatori resteranno in carica sette anni ed avranno competenza piena solo sulle leggi costituzionali. Godranno delle stesse immunità dei deputati, pertanto non potranno essere sottoposti ad intercettazioni o essere arrestati senza l’autorizzazione del Senato.
La Camera dei deputati
Sarà riportata sotto la competenza dello Stato la legislazione sull’energia, sulle infrastrutture strategiche e sul sistema nazionale della protezione civile. Inoltre la Camera, su richiesta del Governo potrà, ‘quando lo richiederà la tutela nazionale’, approvare leggi di competenza delle Regioni.
I regolamenti parlamentari dovranno indicare un tempo certo per approvare i ddl del Governo.
Il Presidente della Repubblica sarà eletto dai 630 deputati e dai 100 senatori. Nei primi tre scrutini occorrerà una maggioranza dei due terzi, dal quarto si scenderà a tre quinti, dal settimo sarà sufficiente una maggioranza dei tre quinti dei votanti.
Dei 15 membri della Corte Costituzionale, tre saranno eletti dalla Camera e 2 dal Senato.
Il quorum delle firme sul referendum sarà di 800.000 e per renderlo valido basterà la metà degli elettori delle ultime elezioni politiche.
Sui ddl d’iniziativa popolare le firme necessarie salgono a 150.000, ma i regolamenti della Camera dovranno stabilire tempi certi per il loro esame.
Sarà introdotto il ricorso preventivo sulle leggi elettorali alla Corte Costituzionale su richiesta di un quarto dei componenti della Camera.
Saranno abrogate le Province e il Cnel.