‘Ipazia rappresentava il simbolo dell'amore per la verità, per la
ragione, per la scienza che aveva fatto grande la civiltà ellenica. Con il suo
sacrificio cominciò quel lungo periodo oscuro in cui il fondamentalismo
religioso tentò di soffocare la ragione’, Margherita
Hack
di Giovanni Pulvino (@PulvinoGiovanni)
![]() |
Ipazia d'Alessandria, illustrazione del 1908 (Foto da wikipedia.org) |
Gli atti di femminicidio iniziano con la nascita della società patriarcale ed ancora oggi decine di migliaia
di donne vengono assassinate o maltrattate dagli uomini. Questa è la storia di
Ipazia, una donna che ebbe il torto di rivendicare la sua libertà e la sua
indipendenza. Era l’otto marzo del 415 d.C. quando un gruppo di cristiani, i cosiddetti parabalani seguaci del vescovo d’Egitto
Cirillo, ‘dall'animo surriscaldato, guidati da un predicatore di nome Pietro, si
misero d'accordo e si appostarono per sorprendere la donna mentre faceva
ritorno a casa. Tiratala giù dal carro, la trascinarono fino alla chiesa che
prendeva il nome da Cesario; qui, strappatale la veste, la uccisero usando dei
cocci. Dopo che l'ebbero fatta a pezzi
membro a membro, trasportati i brandelli del suo corpo nel cosiddetto Cinerone,
cancellarono ogni traccia bruciandoli. Questo procurò non poco biasimo al
patriarca e alla chiesa di Alessandria. Infatti stragi, lotte e azioni simili a
queste sono del tutto estranee a coloro che meditano le parole di Cristo’. Matematica,
astronoma e filosofa, Ipazia apparteneva all’aristocrazia intellettuale. Aveva tutti i requisiti per
succedere al padre nell’insegnamento nella comunità di Alessandria. Titolare di
una cattedra pubblica, impartiva lezioni ’a chiunque volesse ascoltarla sul
pensiero di Platone e di Aristotele e di altri filosofi’. Inoltre, com’era usanza
in quei tempi, teneva riunioni ‘private’ nella sua dimora. La rabbia di Cirillo
scoppiò proprio con la scoperta di questi incontri. Ipazia non anticipò, come sostengono alcuni storici, la rivoluzione copernicana, ma pagò con la morte il fatto che era una donna carismatica e popolare che 'osò' vivere al
centro della vita culturale di Alessandria. Una persona colta
assassinata per la sua intelligenza, il suo prestigio, la sua moralità e
coerenza, per la sua capacità di influire sulla vita politica e sociale. E per gli 'ominicchi' non c’è un pericolo più
grande di una donna che rivendica la sua libertà e la sua indipendenza.
Fonti: wikipedia.org e
aforismi.meglio.it