sabato 17 luglio 2021

Whirpool: a pagare sono sempre e solo i lavoratori

La vicenda Whirpool di Napoli è emblematica. La delocalizzazione delle fabbriche italiane non è una novità. È solo l’ultimo episodio di una lunga serie

di Giovanni Pulvino

Foto da fiom-cgil.it

La multinazionale americana disattendendo l’accordo stipulato due anni fa ha annunciato l’inizio delle procedure per il licenziamento collettivo di 327 dipendenti della sede di via Argine a Napoli.

Per questo motivo i lavoratori hanno deciso una serie di proteste con cortei e persino con il blocco temporaneo dell’aeroporto di Capodichino. 

La vicenda per loro non è conclusa e come potrebbe esserlo.

Nonostante due anni di lotte e di scioperi la Whirpool ha dato inizio alla procedura di licenziamento che durerà 75 giorni. A nulla sono valsi i tentativi di mediazione del Governo. L’azienda ha ricevuto circa cento milioni di euro di aiuti pubblici per continuare a produrre nella città campana. Ed altri poteva riceverne, ma nulla è riuscito a far cambiare opinione agli amministratori dell’azienda produttrice di elettrodomestici.

La vicenda della fabbrica di Napoli è solo l’ultima di una lunga serie. Le imprese italiane ed estere acquisiscono i marchi più famosi del Made in Italy, approfittano degli aiuti statali ma poi delocalizzano. Spesso si tratta di aziende che producono utili, ma, nonostante ciò, si trasferiscono all’estero.

È la logica del capitalismo, è la logica del profitto a tutti i costi. L’obiettivo degli imprenditori non è il benessere dei lavoratori e delle comunità dove le aziende hanno la sede e gli stabilimenti, ma l’arricchimento dei proprietari.

Con la globalizzazione per le imprese è più conveniente produrre nei paesi dove il costo del lavoro e delle materie prime sono più bassi.

Niente di nuovo. Un’altra fabbrica del Sud sta per chiudere i battenti. Centinaia di lavoratori si ritroveranno senza un’occupazione stabile. 

Questa vicenda è l’ennesima sconfessione dell’efficacia del Decreto Dignità introdotto dal governo ‘Pentaleghista’, in particolare dall’allora ministro dello sviluppo Economico, Luigi Di Maio.

Ed è la dimostrazione dell’inutilità delle politiche di incentivi statali alle imprese private. I finanziamenti e le agevolazioni concesse per garantire i posti di lavoro non bastano, occorrono politiche industriali e piani di investimento pubblico nel medio-lungo periodo. Fino a quando la logica sarà solo quella dell’accumulazione del capitale, le delocalizzazioni continueranno, specie nel Sud Italia ed a pagarne le conseguenze saranno sempre e solo i lavoratori.

Fonte REDNEWS


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