mercoledì 16 novembre 2016

Matteo Renzi: ‘Nel 2017 decontribuzione totale per le imprese del Sud’

Il premier, Matteo Renzi, riconoscendo la difficile situazione economica e sociale del Mezzogiorno annuncia incentivi per 730milioni di euro per le imprese del Sud 

di Giovanni Pulvino (@PulvinoGiovanni)

Matteo Renzi
‘Tra poco Del Conte dell’Anpal firmerà un atto molto importante da 730milioni di euro, che sono quelli della decontribuzione per il 2017. Gli incentivi del Jobs act solo per il Mezzogiorno saranno confermati integralmente. Le aziende che scelgono di assumere al Sud hanno la decontribuzione totale come il primo anno del Jobs act. E’ un’importantissima scelta che abbiamo fatto per il 2017’. Questo è quanto ha dichiarato il presidente del Consiglio, Matteo Renzi, nel corso della sua visita ad Agrigento.
La decontribuzione sarà totale e riguarderà solo i giovani ed i disoccupati. Lo sgravio sarà di 8.060 euro e durerà dodici mesi. Ad usufruirne saranno gli imprenditori delle regioni meridionali che, nel 2017, assumeranno a tempo indeterminato o in apprendistato giovani tra i 15 ed i 24 anni ed i disoccupati privi di impiego da almeno 6 mesi. 
Di certo questa è buona notizia per i lavoratori e le imprese del Sud. Tuttavia è bene precisare che si tratta solo di un annuncio, nelle prossime settimane vedremo se alle parole seguiranno i fatti.

sabato 12 novembre 2016

Baby-Senatori e stop alle spese pazze delle Regioni, ecco alcune ‘particolarità’ della riforma costituzionale

Un’attenta lettura della riforma costituzionale evidenzia alcuni aspetti che non suscitano l’interesse degli opinionisti, ma che destano dubbi, consensi o perplessità, vediamone alcuni

di Giovanni Pulvino (@PulvinoGiovanni)

Foto da unità.it
Tra le modifiche costituzionali approvate dal Parlamento il 7 aprile scorso c’è l’abolizione dell’articolo 57, quello che stabilisce per i senatori l’età minima per essere candidati (40 anni) e per essere elettori (25 anni). La cancellazione di questa norma potrebbe consentire ai diciottenni consiglieri regionali o sindaci di essere eletti senatori della Repubblica. Il limite di età per essere candidati (25 anni) rimarrà solo per la Camera dei deputati.
Un’altra particolarità è che, ad oggi, non si conoscono le modalità di elezione dei senatori, il sistema sarà definito da una legge ordinaria ancora da scrivere.
Foto da ansa.it
Certamente positivo è il fatto che i nuovi senatori, non percepiranno (oltre a quella di Sindaco o di Consigliere regionale) nessuna indennità. Fanno eccezione a questa regola gli attuali senatori a vita, mentre per coloro che in futuro saranno nominati per alti meriti dal Presidente della repubblica non è previsto alcuno stipendio (questa regola non vale per gli ex Presidenti della repubblica). Essi rimarranno in carica solo per sette anni. Nel complesso i senatori a vita e quelli nominati dal Presidente non potranno essere più di cinque.
I parlamentari continueranno a godere dell’immunità. Pertanto per arrestare, perquisire e intercettare un senatore o un deputato servirà il sì dell’Aula. Questa regola è una delle maggiori obiezioni dei sostenitori del No, ma si tratta di una tutela sancita dai padri costituenti per garantire i legislatori dagli altri poteri dello Stato, in particolare da quello giudiziario.
Saranno vietate le cosiddette ‘spese pazze’ ed i consiglieri regionali e gli assessori non potranno guadagnare più di un sindaco di un comune capoluogo. Questa regola come quella che modifica l’articolo 117 varrà solo per le Regioni a statuto ordinario.
Saranno cancellate le Province, già sostituite dai Liberi consorzi (legge Delrio), mentre continueranno ad esistere le città metropolitane.
Foto da sassuolo2000.it
La riforma sancisce la parità di genere per l’elezione dei parlamentari e dei consiglieri regionali. Ecco cosa dispone all’articolo 122: ‘Le leggi che stabiliscono le modalità di elezione delle Camere promuovono l’equilibrio tra donne e uomini’.
Il presidente della Repubblica potrà sciogliere solo la Camera dei deputati, l’unica che voterà la fiducia al Governo.
L’amnistia e l’indulto saranno votate solo dalla Camera dei deputati con una maggioranza dei due terzi, anche lo stato di guerra sarà votato dalla Camera e basterà la maggioranza assoluta.
I due rami del Parlamento si riuniranno in seduta comune solo per l’elezione, il giuramento o lo stato d’accusa del presidente della Repubblica e per la scelta dei membri ‘laici’ del Csm.
La seconda carica dello Stato sarà quella del presidente della Camera.
L’assenteismo dei parlamentari diventerà incostituzionale, lo stabilisce l’articolo 64: ‘I membri del Parlamento hanno il dovere di partecipare alle sedute dell’assemblea ed ai lavori delle commissioni’. Una norma sacrosanta, ma i deputati ed i senatori la rispetteranno?

giovedì 3 novembre 2016

Elezioni Usa, la grande paura è Trump presidente

Nonostante l’appoggio di una parte del partito repubblicano la democratica Hillary Clinton potrebbe non farcela a diventare la prima donna presidente degli Usa 

di Giovanni Pulvino (@PulvinoGiovanni)


Foto da today.uconn.edu
L’ultimo sondaggio pubblicato da ABCNews/Washington Post e riportatato da laspampa.it dà Donald Trump in vantaggio con il 46% contro il 45% di Hillary Clinton. Le intenzioni di voto sono state rilevate tra il 27 ed il 30 dello scorso mese, ossia dopo le ultime rivelazioni sulle mail dell’ex first lady. Il sorpasso si era già verificato il 13 ottobre, quando il magnate americano era avanti di due punti.
Altre ricerche danno ancora in vantaggio Hillary Clinton, anche se negli ultimi giorni la distanza tra i due candidati si è ridotta, la media delle diverse rilevazioni dà la Clinton al 47,5% contro il 45,3% dell’avversario.
Hillary Clinton
(foto da Biography.com)
E’ bene ricordare che il sistema elettorale americano è su base regionale, conta cioè il risultato nei singoli Stati, per cui un candidato potrebbe raggiungere la maggioranza dei voti ma potrebbe non essere eletto. Questa situazione si è già verificata il 7 novembre del 2000, quando George W. Bush prevalse su Al Gore solo grazie al risultato contestato della Florida.
I grandi elettori sono 538, distribuiti in proporzione al numero di abitanti dei 50 Stati che fanno parte della federazione, alcuni di questi sono in bilico e potrebbero essere decisivi nell’elezione del 45esimo presidente degli Usa. La candidata democratica disporrebbe di 263 preferenze (la maggioranza è 270), ma, se consideriamo i sondaggi, avrebbe grandi probabilità di conquistare quelli necessari tra i 111 grandi elettori in bilico. La Clinton potrebbe così arrivare a 304 contro i 234 di Trump.
Donald Trump
(foto da plus.google.com)
L’8 di novembre sapremo se gli Stati Uniti d’America avranno eletto, dopo il primo presidente nero, anche la prima presidente donna. A pochi giorni dalle elezioni quello che stupisce è che, nonostante la figura di Trump si particolarmente ‘discussa’ e la Clinton abbia il sostegno della maggior parte delle elite e della classe dirigente americana (persino una parte del partito repubblicano la sostiene), rimanga ancora tanta incertezza sull’esito del voto. Le democrazie occidentali soffrono di un deficit di rappresentanza e quella americana non fa eccezione.  In fondo i candidati sono due milionari esponenti dell’etablissement politico ed economico, leader dei rispettivi schieramenti ma lontani dai problemi quotidiani di milioni di americani. Probabilmente molti elettori non andranno a votare e tanti lo faranno solo per esprimere dissenso verso l’uno o l’altro candidato nella convinzione che per loro poco o nulla cambierà, sia che prevalga Trump o la Clinton.

venerdì 28 ottobre 2016

Terremoto: in Umbria e Marche la ricostruzione del ’97 è stata fatta senza ‘furbizie’

Il terremoto di Ussita e Castelsantangelo del Nera non ha causato i morti ed i crolli di edifici che invece abbiamo visto ad Amatrice e Pescara del Tronto, questa è la dimostrazione che esiste anche un’Italia che agisce con consapevolezza e serietà  

di Giovanni Pulvino (@PulvinoGiovanni)


Mappa da picenotime.it
‘Vedete, qui grazie a Dio non abbiamo avuto un morto né un ferito. E sa perché? Perché con i soldi del terremoto del ’97 abbiamo fatto il miglioramento antisismico. Così le case hanno retto alla botta. Non nascondo che è un disastro: l’80% delle abitazioni è inagibile. Il centro storico ormai è tutta una zona rossa. Però le lesioni non sono la stessa cosa che il collasso’. A dirlo è il sindaco di Ussita, Marco Rinaldi.
Marco Rinaldi
(foto da cronachemaceratesi.it)
Ed ancora: ‘Ci ha aiutato la prima scossa, che ha fatto uscire tutti in strada. Così quando la seconda è arrivata, nelle case non c’era quasi più nessuno’. Tuttavia gli edifici non sono crollati. ‘Ovvio che dove vedete il cemento armato – continua il sindaco  - i danni sono contenuti. Ma può essere un’impressione fuorviante. Il discorso cambia se si va nelle frazioni di Sasso, o di Casali, o di Vallazza. Lì i danni sono forti. Comunque, pur se ferite, le nostre case stanno ancora in piedi’.
Gli edifici hanno ugualmente resistito a Visso, Castelsantangelo sul Nera, Preci, Norcia. In questi centri di Umbria e Marche la ricostruzione è stata fatta con serietà e rigore. Anche se ci sono tanti edifici inagibili o pericolanti ed i danni sono enormi, non c’è un palazzo che è collassato.
Mauro Falcucci
(foto da cronachemaceratesi.it)
Mauro Falcucci, primo cittadino di Castelsantangelo del Nera, ha dichiarato: ‘Poteva andare peggio. Anche noi dopo il ’97 abbiamo ricostruito bene e ora raccogliamo i frutti di quella scelta. Certo, non vorrei che siccome non abbiamo avuto i lutti, allora calerà presto l’attenzione per i nostri danni... Beh, sarebbe un paradosso. Siccome siamo stati bravi prima, ora dobbiamo pagarne un prezzo?’Ed ha aggiunto: ‘Qui il Comune è proprietario di cinque seggiovie, di un palaghiaccio, di una bella piscina. Ma con quale spirito possiamo pensare di aprire gli impianti di risalita l’8 dicembre? Pensate che qualcuno verrebbe a sciare da noi? Di contro, non aprire gli impianti significa mandare a spasso 40 precari, tutti giovani del paese, per non parlare di alberghi, bar, seconde case. Qui si rischia la desertificazione’.  

martedì 25 ottobre 2016

Terroni, migranti o profughi, per i razzisti del Nord Italia non c’è differenza

Negli anni Sessanta e Settanta ad essere trattati con intolleranza erano i ‘terroni’, ora sono i migranti. Mentre nelle coste del Sud Italia gli arrivi sono continui, a Gorino, nel ferrarese, fanno le barricate per respingere 12 donne e otto bambini

di Giovanni Pulvino (@PulvinoGiovanni)

Gorino - (foto da lanuovaferrara.gelocal.it)
‘L'ipotesi di ospitare dei profughi a Gorino non è più in agenda’. A dirlo è stato Michele Tortora, prefetto di Ferrara, dopo le barricate antiprofughi, fatte dai residenti, che ieri hanno impedito l'arrivo di 12 donne profughe nel piccolo centro del ferrarese. ‘Ha prevalso la tranquillità dell'ordine pubblico – ha aggiunto il prefetto - non potevamo certo manganellare le persone. Questo fenomeno o si gestisce insieme con buonsenso oppure non si gestisce. Il mio primo pensiero dopo quello che è successo va alle 12 donne oggetto di contestazione. 
Milano anni Settanta
(foto da mentecritica.net)
Non oso pensare a quello che hanno passato nella traversata del Mediterraneo, al viaggio in pullman fino a Bologna e poi fino a Gorino e posso immaginare cosa possono aver provato quando si sono trovate davanti quelle barricate. E' stato un episodio tristissimo. Mi avrebbe fatto piacere che i cittadini di Gorino avessero visto di cosa si trattava, se avessero avuto cognizione dei termini del problema forse le cose sarebbero andare diversamente’. 
Ecco come i napoletani accolgono i migranti
(foto da repubblica.it)
Durissimo il commento del ministro dell'Interno Angelino Alfano: ‘Di fronte a 12 donne, delle quali una incinta, organizzare blocchi stradali non fa onore al nostro Paese. Poi certo tutto può essere gestito meglio, possiamo trovare tutte le scuse che vogliamo, ma quella non è Italia. Quel che è accaduto non è lo specchio dell'Italia. Non m’interessa se la protesta sia stata organizzata o meno io sto a quello che vedo e quello che vedo è qualcosa che amareggia e che non è lo specchio dell'Italia’.
Ed ancora: ‘Il nostro Paese sono i ragazzi di Napoli che aiutano i soccorritori sul molo quando arrivano i migranti, o il medico di Lampedusa Pietro Bartolo che non guarda a orari’. Dopo la strage di Lampedusa ‘l'Italia poteva scegliere se girarsi dall'altra parte o essere un paese coraggioso. E noi - ha concluso Alfano - abbiamo scelto di essere l'Italia della fatica e del coraggio. anche sapendo che così facendo si sarebbero persi voti’.


mercoledì 19 ottobre 2016

I lavoratori di Almaviva occupano il call center di Palermo

La protesta è iniziata quando la trattativa al ministero dello Sviluppo economico tra i rappresentanti dei lavoratori ed i vertici dell’azienda è stata sospesa con un nulla di fatto 

di Giovanni Pulvino (@PulvinoGiovanni)

Foto da gazzettadelsud.it
La dismissione della commessa Enel in scadenza a dicembre ha costretto Almaviva Contact ad elaborare una riorganizzazione delle attività del call center di Palermo. Il piano prevede il trasferimento, dal 24 ottobre, di 150 operatori dalla Sicilia a Rende, in Calabria.
Finora il confronto tra le parti, che si è tenuto al ministero dello Sviluppo economico, è stato infruttuoso. I sindacati, in attesa della ripresa della trattativa, hanno proclamato due giornate di sciopero.
Foto da drfreenews.com
Stamane i lavoratori di Almaviva Contact hanno occupato il call center di via Marcellini a Palermo, dove si trova una delle sedi della società. 
L’azienda, dopo l’iniziativa dei lavoratori, ha diffuso una nota in cui giudica come inammissibili le forme di protesta al di fuori della legalità. La società assumerà tutte le iniziative necessarie per tutelare la legalità, la continuità e la sicurezza delle persone che lavorano nelle sedi di Palermo.

lunedì 17 ottobre 2016

In Italia 4,6 milioni di poveri, al Sud gli italiani indigenti superano gli stranieri

Nel Mezzogiorno gli italiani che, nel 2015, si sono rivolti ai centri di ascolto della Caritas sono stati il 66,6 %, il doppio degli stranieri. Si è invertito anche il vecchio modello di povertà, oggi i più indigenti non sono gli anziani ma i giovani

di Giovanni Pulvino (@PulvinoGiovanni)


Foto da tuttosu.virgilio.it
Le persone costrette a lasciare le proprie case a cause di guerre, conflitti e persecuzioni sono state, nel 2015, oltre 65 milioni. In Europa il numero di profughi giunti via mare è stato quattro volte superiore a quello dell’anno precedente. I migranti sbarcati nelle nostre coste lo scorso anno sono stati 153.842. Le persone che hanno fatto domanda di asilo sono state 83.970. Di fronte a questa situazione la politica europea risulta ‘frammentata’ ed ‘inadeguata’. A sostenerlo è la Caritas nel suo ‘Rapporto 2016 su povertà ed esclusione sociale in Italia e alle porte dell’Europa’.
Foto da caritas.it
Secondo i dati Istat in Italia vivono in uno stato di povertà assoluta 1 milione 582 mila famiglie, vale a dire 4,6 milioni di individui, il numero più alto dal 2005 ad oggi. La condizione di povertà assoluta è quella di chi non riesce ad accedere ai beni e servizi necessari per una vita dignitosa. In questa situazione si trovano soprattutto le famiglie che vivono nel Mezzogiorno e quelle con due o più figli minori o nuclei familiari stranieri e quelli in cui il capofamiglia è in cerca di un’occupazione. Inoltre, oggi la povertà assoluta è inversamente proporzionale all’età, aumenta cioè al diminuire di quest’ultima. Penalizza soprattutto i giovani in cerca di prima occupazione. Il Rapporto cita anche i dati raccolti presso i Centri di Ascolto della Caritas o collegate con esse. Il peso degli stranieri continua ad essere maggioritario (57,2%), ma nel Mezzogiorno la percentuale di italiani è stata, nel 2015, del 66,6%. Al Nord la media delle persone ascoltate è stata del 34,8%, al Centro del 36,2%. L’indagine della Caritas si conclude con una serie di proposte. Tra queste un piano pluriennale di contrasto alla povertà e di politiche tese a contrastare la disoccupazione, soprattutto giovanile, ed ancora, l'attivazione di politiche inclusive e di accoglienza dei migranti e l'apertura di canali legali di ingresso nell’UE. 
‘La cifra totale di 4,6 milioni di poveri, più che raddoppiata rispetto all’inizio della crisi, 8 anni fa, non è compatibile con i doveri di un Paese tra i più sviluppati al mondo’. Così la presidente della Camera Laura Boldrini, nel messaggio per la Giornata contro la povertà. ‘La povertà è come una macchia scura che si allarga nella società italiana e resta ancora senza risposta la diffusa domanda di un reddito di dignità’, malgrado varie proposte di legge. ‘Mi auguro – conclude Laura Boldrini - che Governo e Parlamento trovino la strada’.

venerdì 14 ottobre 2016

Non ci può essere crescita economica senza ridurre le disuguaglianze

Eugenio Scalfari in un editoriale su repubblica.it sostiene la necessità della ‘patrimoniale’ perché essa ‘attenua le diseguaglianze ed incita occupazione e consumi’  

di Giovanni Pulvino (@PulvinoGiovanni)

Eugenio Scalfari - (Foto da huffintonpost.it)
La crescita economica è determinata dall’incremento dei consumi e degli investimenti. I primi crescono aumentando le retribuzioni più basse o creando nuovi posti di lavoro. Questi ultimi dipendono dagli investimenti sia pubblici che privati. Lo Stato e gli enti locali possono farlo solo incrementando le entrate tributarie oppure il debito pubblico. Ovviamente il presupposto indispensabile per attuare politiche di ‘deficit spending’ è un debito sovrano sostenibile, eccessivi ed ulteriori disavanzi del bilancio sarebbero pericolosi e potrebbero provocare il default com’è avvenuto in Grecia, in Argentina, ecc.. 
Foto da wallstreetitalia.com
Dal 2011 in Italia l’unica alternativa ‘pubblica’ praticabile per favorire la crescita economica è la redistribuzione della ricchezza. L’ipotesi, non nuova, è stata formulata da Eugenio Scalfari in un suo editoriale su repubblica.it. Il ragionamento del giornalista romano è semplice ed è il seguente: sulle buste paga dei lavoratori gravano contributi previdenziali per il 9,19% e sui datori di lavoro per il 23,81%. L’ammontare totale del cosiddetto cuneo fiscale è di circa 300 miliardi di euro l’anno. Secondo Scalfari occorre ridurre questo prelievo di almeno il 30%, vale a dire di circa 80 miliardi che lo Stato dovrebbe fiscalizzare sui redditi superiori a 120 mila euro annui. Una sorta di patrimoniale che ‘attenua le diseguaglianze e incita occupazioni e consumi’.
Vignetta da documentazione.info
Poichè lo Stato italiano è obbligato a limitare la spesa pubblica (sia perché non può incrementare il suo debito sovrano, sia perché le sue politiche economiche spesso sono inefficienti o di natura assistenziale) non resta che incentivare gli investimenti dei privati. Con la globalizzazione molte imprese hanno delocalizzato all’estero, hanno cioè trasferito la produzione nei Paesi dove la pressione fiscale è minore e il costo del lavoro è più conveniente. Secondo Scalfari per indurre le aziende private ad investire, creare lavoro ed incrementare i consumi è indispensabile ridurre le tasse sul lavoro. L’argomentazione è logica, ma resta un dubbio: basterà la riduzione del cuneo fiscale per indurre le imprese italiane e straniere ad incrementare gli investimenti nel nostro Paese?
Inoltre, in questo ragionamento non c’è nessun riferimento alla Questione meridionale. La disoccupazione ed il sottosviluppo non sono in tutto il Paese, ma solo nelle regioni del Sud. Tornare ad investire nel Meridione non sarebbe proprio una cattiva idea. E’ solo una questione di scelte politiche e pertanto, se si vuole una ‘vera’ crescita Pil, è necessario che l’annosa questione delle disuguaglianze economiche tra le diverse aree del Paese torni al centro del dibattito politico.