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venerdì 8 maggio 2020

Sud vs Nord

Ci sono voluti meno di ventidue mesi per ricostruire i 1.067 metri del ponte di Genova, mentre per rifare i 270 metri del viadotto Himera sull’autostrada A19 Palermo-Catania sono stati necessari oltre cinque anni

di Giovanni Pulvino (@PulvinoGiovanni)

A sinistra il nuovo ponte di Genova, a destra il viadotto Himera
Il 10 aprile del 2015 cedette, lungo la A19 Palermo – Catania, il viadotto Himera. L’interruzione, causata da una frana, divise in due la Sicilia. Nell’isola, infatti, non esiste un’altra autostrada che la attraversi da Nord a Sud o da Est a Ovest. Per diversi mesi gli automobilisti furono costretti a fare il giro da Polizzi Generosa. E gli autoarticolati per raggiungere Catania dovevano passare addirittura da Messina. Ancora oggi è obbligatorio utilizzare la bretella costruita dall’Anas. L’azienda pubblica ha comunicato che i lavori di ripristino del cavalcavia saranno completati entro la fine di luglio, ma visti i continui rinvii, forse sarebbe stato meglio non fare previsioni. Pochi giorni fa il Presidente del Consiglio, Giuseppe Conte, ha assistito alla posa dell’ultima campata del nuovo ponte di Genova. Il tutto in diretta televisiva.
Per rifare un viadotto di nemmeno trecento metri non sono stati sufficienti oltre cinque anni, mentre per realizzare un ponte di 1.067 metri sono bastati meno di ventidue mesi. Il committente delle due opere è sempre lo stesso, eppure, l’efficienza organizzativa e burocratica è diversa, perché?
Non è solo una questione di procedure amministrative o di capacità imprenditoriali. Piuttosto è un fatto di scelte politiche ed economiche. La viabilità di una città settentrionale è, per chi ci governa, molto più importante che ripristinare un’arteria autostradale che collega cinque milioni di siciliani. Non è la prima volta che si verifica questa disparità di trattamento. Il Sud, spesso, è abbandonato a sé stesso, come se fosse un peso per l’opulento e operoso Settentrione.
Due pesi e due misure. Due Italie. È sempre stato così. Dalla nascita dello Stato unitario la priorità è sempre stata quella di favorire lo sviluppo economico del Nord. Sia chiaro, i meridionali hanno tante responsabilità, ma forse la più grave è quella di non aver saputo imporre gli interessi e le esigenze economiche e sociali del proprio territorio. Spesso, troppo spesso, i ‘terroni’ si sono limitati ad accettare quel poco che il resto del Paese era disposto a concedere, cioè poco o niente.
Ora la storia potrebbe ripetersi. Stiamo affrontando una gravissima crisi sanitaria. Ad essa seguirà un crollo del Pil peggiore di quello del 1929. E non è necessario essere un indovino per prevedere che a pagare saranno i più deboli ed i territori con un’economica più fragile, Mezzogiorno compreso. Ovviamente, il tutto avverrà nell’indifferenza di chi governa e di chi è governato, ma anche questa non è una novità.


sabato 13 ottobre 2018

I tempi per la ricostruzione del ponte Morandi saranno ‘biblici’ come per il viadotto Himera?

Il rifacimento della carreggiata del viadotto Himera dell’autostrada Palermo – Catania, ceduto nel 2015 a causa di una frana, sarà completato nel 2020. La ricostruzione del ponte crollato a Genova avverrà con gli stessi tempi ‘biblici’?

di Giovanni Pulvino (@PulvinoGiovanni)

Il viadotto Himera e la bretella costruita dall'Anas
Era il 10 aprile del 2015 quando cedette lungo l’autostrada A19 Palermo - Catania il viadotto Himera. Non ci furono morti, ma dal quel giorno iniziarono i disagi per gli automobilisti che da Palermo dovevano recarsi nelle città della Sicilia centro - orientale. L'interruzione, causata da una frana, divise l'isola in due. Non esiste, infatti, un'altra autostrada che attraversi la Sicilia da Nord a Sud o da Est ad Ovest e viceversa. Per diversi mesi, cioè fino al 2016 quando l’Anas finì di costruire una bretella (la trazzera finanziata dai grillini era ed è troppo pericolosa per essere considerata un’alternativa valida), gli automobilisti furono costretti a fare il giro da Polizzi Generosa. Dovevano cioè percorrere una strada statale fatiscente che allungava il tragitto di oltre mezz’ora prima di poter rientrare sull’A19 per Catania. Tra l'altro è una strada non utilizzabile da camion ed autoarticolati che, pertanto, per attraversare l'isola furono costretti a fare il giro da Messina, oltre 4 ore di autostrada in più. Ebbene, dopo quasi tre anni (febbraio 2018) l’Anas ha espletato la gara e dal giugno scorso sono iniziati i lavori per il rifacimento di 270 metri di viadotto. La carreggiata che sarà realizzata in ferro sarà completata, secondo l'Ente nazionale per le strade, in 570 giorni (apertura prevista nel 2020). Il costo complessivo sarà di 11 milioni di euro.
Insomma, altri due anni, in tutto quasi cinque salvo complicazioni (ritardi nei lavori, risorse insufficienti e ricorsi amministrativi) per ripristinare un’arteria vitale per l’isola. Senza considerare le infiltrazioni mafiose e la scarsa serietà con cui spesso vengono eseguiti i lavori. Del resto le inefficienze ed i ritardi nella realizzazione delle infrastrutture pubbliche al Sud sono la normalità. I lavori per l’autostrada Palermo - Messina iniziati nel 1969 si sono conclusi nel 2005, ci sono voluti, cioè, 36 anni. Paradossale poi il cedimento del viadotto ‘Scorciavacche2’ sulla Statale 121 della Palermo - Agrigento inaugurato nel 2015 alla vigilia di Natale è crollato la notte di Capodanno.
Il ponte Morandi, invece, si trova in una grande città del Nord, dove di solito le opere pubbliche sono realizzate con maggiore celerità e con maggior rispetto delle norme sulla sicurezza. Certo le incertezze e le contrapposizioni evidenziate nella stesura del decreto per Genova e la frettolosa esclusione di Autostrade per la ricostruzione non sono un buon segno. Ma siamo nel ricco e laborioso settentrione ed è certo che il nuovo ponte verrà ricostruito prima che a Scillato l'Anas completi i lavori del viadotto Himera dell'autostrada A19 Palermo - Catania.