martedì 15 agosto 2017

Tesori di Sicilia: Torremuzza

La Torre. Torremuzza - Sicilia, 6 agosto 2017 - (foto di Barbera Erina)
'Non è un quadro, è il profumo di Sicilia, è il colore del mare, è il meriggio della vita che si ripete ogni giorno, sempre diverso, inspiegabile.'

lunedì 14 agosto 2017

Abusivi per necessità o speculatori? Per Luigi Di Maio sono ‘solo’ elettori

‘Hanno detto che ero un sindaco demolitore. Ma demolire non è una scelta politica: è un obbligo di legge. È questo il messaggio che mette in pericolo la mia incolumità. Vivo sotto scorta per aver fatto rispettare la legge’, Angelo Cambiano

di Giovanni Pulvino (@PulvinoGiovanni)

Licata, manifestazione contro le demolizioni
 (foto da palermo.repubblica.it)
Il sindaco di Licata ha dovuto lasciare il suo incarico. Angelo Cambiano, diventato famoso per aver firmato le ordinanze di demolizione delle opere abusive costruite nel territorio del suo comune, è stato sfiduciato dal Consiglio comunale. Decisivi sono stati i voti dei consiglieri di maggioranza, in particolare quelli del gruppo 'alfaniano'. Le numerose minacce non erano riuscite a fermare l'azione di legalità avviata dal Primo cittadino di Licata, ma, come accade spesso nel nostro Paese a farlo sono stati i rappresentanti eletti dai cittadini, quelli che si lamentano sempre della cattiva politica e che, nello stesso tempo, sono poco rispettosi delle più elementari regole di convivenza civile.
Luigi Di Maio - (foto da adnkronos.com)
A poche settimane dal voto per eleggere il Governatore e l'Assemblea regionale in Sicilia l'esponente grillino Luigi Di Maio ha dichiarato: ‘Se l’abusivismo è colpa della politica la casa resta un diritto’. La promessa elettorale è chiara: coloro che riusciranno a dimostrare che il mancato rispetto delle regole è stato causato dalla 'cattiva politica' otterranno il condono sugli immobili costruiti abusivamente. Le parole del ‘probabile’ candidato premier del M5s, oltre a rinnegare quanto affermato dai grillini fino ad oggi, ricordano quelle dei forzisti nella campagna elettorale del 2001, quando il Centrodestra vinse le elezioni politiche in Sicilia con un secco 61 a zero. Allora, la promessa fu mantenuta ed il governo di Silvio Berlusconi fece approvare dalla sua maggioranza parlamentare il condono fiscale e quello edilizio. Ora ci riprovano i grillini.
Angelo Cambiano - (foto da licatanotizie.net)
L'opinione di Graziano Delrio è invece di piena solidarietà ad Angelo Cambiano. Ecco cosa ha dichiarato: ‘Ruspe unico deterrente all’abusivismo, sindaco di Licata un eroe’. L'unico mezzo per ripristinare la legalità è - per il ministro delle Infrastrutture - la demolizione degli immobili costruiti senza il rispetto delle regole.
I ritardi e le inefficienze della Pubblica amministrazione italiana sono noti, ma questi non possono giustificare coloro che si fanno beffe delle leggi dello Stato. Per quanto possa essere doloroso, l'atto d’illegalità compiuto per costruire la propria casa non può essere giustificato dalla ‘necessità’ e dal ‘sacrificio’ economico o dalla ‘cattiva politica’. Le regole, oltre ad essere alla base di qualunque convivenza civile, sono l’unico strumento per garantire i diritti dei ceti più deboli della società. L’abusivismo è un atto tipico di una certa cultura retrograda, di chi ritiene di poter fare tutto in barba a qualunque disposizione o al semplice buonsenso. Si fa, cioè, affidamento sull’inefficienza della macchina amministrativa e giudiziaria. Pertanto, chi s’intestardisce ad applicare le regole è visto con diffidenza ed occorre metterlo da parte. Questo è quello che è avvenuto a Licata. Ora, con la sfiducia dei consiglieri ed il ‘beneplacito’ di Luigi Di Maio, rientriamo nella ‘normalità' fatta di grandi e piccole illegalità che spesso restano impunite.


venerdì 11 agosto 2017

12 agosto 1943 la divisione Hermann Göring irrompe a Castiglione di Sicilia 'sparando contro chiunque si parasse davanti'

Dimenticata fino al 2002 la strage nazifascista di Castiglione di Sicilia è la prima di una lunga serie di eccidi compiuti sul territorio italiano tra il 1943 ed il 1945 

di Giovanni Pulvino (@PulvinoGiovanni)

Carristi della divisione Hermann Goring
(foto da milocca.wordpress.com)
‘Nel corso dell'ultimo conflitto mondiale fu teatro di una feroce rappresaglia tedesca che provocò la morte di sedici civili ed il saccheggio di numerose abitazioni. 12 agosto 1943 - CastiglioneG di Sicilia (CT)’. E’ questa la motivazione con cui il 16 settembre del 2002 l’allora presidente della Repubblica, Carlo Azeglio Ciampi, conferì alla cittadina siciliana la medaglia al valor civile.
Foto da sitocomunista.it
Il 12 agosto del 1943 il governo Badoglio non aveva ancora stipulato l’armistizio di Cassibile e, pertanto, l’Italia era ancora alleata della Germania nazista. Intanto, le truppe dell’asse erano già sbarcate in Sicilia ed incalzavano l’esercito tedesco e quello italiano. Nel corso della ritirata verso Messina la divisione Hermann Göring, considerata tra i maggiori responsabili dei crimini di guerra commessi in Italia dai nazisti, era accampata in contrada Sciambro, nelle campagne di Castiglione di Sicilia. In quei giorni, i tedeschi requisirono tutto quello che poteva servire per raggiungere la città dello Stretto. Biciclette, carretti, animali da soma, armi e viveri, mentre i residenti cercavano di difendere quel poco che gli rimaneva per sopravvivere.
Nella tarda serata del 10 agosto del 1943 fu rubato un camion tedesco carico di generi alimentari o, secondo un'altra tesi, furono uccisi cinque militari tedeschi. La reazione dei nazisti, qualunque sia stata la motivazione, non si fece attendere, all’alba del dodici ‘un ufficiale al comando di un autocarro con 40 militari scortati da un carro armato irruppero nella cittadina sparando contro chiunque si parasse davanti’. I soldati entrarono nelle case prendendo a calci gli uomini e percuotendoli con i fucili. ‘Una donna fu buttata giù da un balcone e lasciata sul selciato con le gambe rotte’. La spietatezza dell’azione di rappresaglia è raccontata nei dettagli in un articolo pubblicato il 4 ottobre 1943 sul Corriere di Sicilia da un testimone del tempo Nicola Tuccari: ‘Un giovane di diciassette anni giaceva sulla soglia di casa, accanto ad un settantenne, trascinandosi morente fin presso ad un letto; la stessa mano che aveva colpito uno nell'atto d'arrendersi, insistendo poi contro il corpo martoriato prono nel suo sangue, crivellò il capo canuto di un ottuagenario inebetito; e non si permise che un padre, ucciso a tradimento da dietro una porta, fosse sostenuto moribondo dal figlio che l'aveva visto colpire: il giovane ancora imbrattato del sangue paterno fu spinto fra gli ostaggi’.
Monumento in ricordo delle vittime del 12 agosto 1943
(foto da anpicatania.wordpress.com)
Al alcuni spararono perché tentavano di fuggire. Un uomo fu ucciso perché non rispettava l’ordine di non muoversi, ma il soldato tedesco non sapeva che aveva di fronte un sordomuto. La ferocia nazista durò mezz’ora, i morti furono 16 ed i feriti 20. Il commando prese in ostaggio con l’intenzione di fucilarli per rappresaglia circa 300 uomini, tra loro c’erano bambini ed anziani. Un testimone ricorda che furono rinchiusi per tre giorni in un torrione detto Cannizzu. Gli ostaggi furono liberati solo grazie alla mediazione di alcune suore che vivevano nell’Istituto Regina Margherita. Ecco cosa scrisse sui motivi dell’azione nazista suor Anna Amelia Casini dell’ordine delle figlie di Sant’Anna: Siccome nel tempo in cui i tedeschi si trovavano a Castiglione... i paesani avevano ucciso cinque tedeschi perché devastavano le campagne e spadroneggiavano a più non posso..., quindi per cinque dei loro morti ne dovevano uccidere trecento’. Suor Emilia racconta invece la trattativa per liberare i prigionieri: ‘L'interprete girava intorno al capitano con insistenza ripetendo le stesse parole: i colpevoli sono fuggiti! Ma il capitano gridava: cinque me ne hanno uccisi, fucilateli subito’. Rivela anche di essersi offerta di morire in cambio di tutti gli ostaggi. Quel gesto fece cambiare idea al comandante tedesco che decise di liberare i prigionieri.
La strage di Castiglione, oltre ad essere la prima in Italia, è dirimente anche perchè i comandanti dell’esercito italiano e delle autorità fasciste allora ancora alleati con i tedeschi non intervennero per impedire il massacro di civili inermi e, purtroppo, quello fu solo l’inizio di una lunga serie di eccidi nazifascisti che insanguinarono il nostro paese fino alla Liberazione, avvenuta il 25 aprile del 1945.

Fonte wikipedia.org

Una Sinistra 2.0 è possibile, ma occorre essere flessibili e generosi

La Sinistra italiana è una galassia che fatica ad aggregarsi in un unico soggetto politico, perché? 

di Giovanni Pulvino (@PulvinoGiovanni)

Enrico Berlinguer (foto da samizdatonline.it)
Stando agli ultimi sondaggi il Pd, dopo la scissione della minoranza, ha un consenso tra il 26 ed il 27%, mentre la nuova formazione Articolo 1 - Mdp si aggirerebbe intorno al 3%, Sinistra Italiana e Campo progressista di Pisapia sono entrambe sul 2%, ancora meno il movimento Possibile guidato da Pippo Civati e Rifondazione comunista. I rilevamenti statistici a campione non sempre corrispondono alla realtà, ma esprimono un’indicazione, sia pure approssimativa, dell’opinione pubblica. Allora è lecito chiedersi, perché i movimenti di Sinistra hanno un appeal così limitato? E’ un problema di visibilità? E’ la mancanza di una leadership unitaria adeguata? E’ la conseguenza di una proposta politica obsoleta? O, infine, è il risultato della scarsa compattezza dei vari movimenti che dovrebbe costituire il nuovo partito? Le risposte a queste domande sono dirimenti e possono darle solo i militanti. E’ un lavoro difficile, ma è indispensabile se si vuole dare forza e sostanza alla nuova compagine politica.
Il Quarto Stato di Giuseppe Pellizza da Volpedo
(foto da temi.repubblica.it)
I mezzi che si possono utilizzare sono diversi a cominciare dai circoli, ma ci sono anche la Rete e le nuove tecnologie. Un partito liquido e social, democratico ed egualitario, aperto al confronto e alle innovazioni, che combatte le ingiustizie ed i privilegi, che si fa carico degli ultimi, insomma una Sinistra 2.0 è possibile, ma, oltre ad essere ambiziosi, è necessario essere generosi e flessibili nelle proposte e nelle idee che si vogliono affermareNon si tratta di fare un copia ed incolla del blog di Beppe Grillo, ma, oggi, un sito web che dia la possibilità agli iscritti di confrontarsi con i dirigenti nazionali è indispensabile se si vogliono dare basi solide ad un movimento politico. Inoltre, in politica mai dire mai. Escludere a priori ogni forma di dialogo con il Pd o il M5s è autolesionistico, ma lo è, anche, presupporlo come inevitabile.
Foto da repubblica.it
Renzi potrebbe fare un passo di lato ed i grillini, per evitare di rimanere altri cinque anni ai margini del potere, potrebbero accettare il dialogo. E’ assai difficile che queste ipotesi si verifichino, ma non si possono escludere a priori, tutto dipenderà dal risultato delle prossime elezioni politiche. Del resto non si può neanche ipotizzare un grande movimento politico che ha come unico obiettivo quello di andare all’opposizione. In Italia non esistono schieramenti con maggioranze assolute, pertanto se la Sinistra vuole governare deve accettare il compromesso, anzi è l’unico strumento che ha per attuare politiche di giustizia sociale, per dare, cioè, una opportunità a chi non ha un lavoro e vive in una condizione di povertà assoluta o di disagio sociale.




domenica 6 agosto 2017

Dovrebbe andare in pensione invece sarà assunta dal Miur, in Italia succede anche questo

La speranza è proprio l’ultima a morire avrà pensato Bernarda Di Miceli quando ha ricevuto la notizia che sarebbe stata immessa in ruolo con l’inizio del nuovo anno scolastico

di Giovanni Pulvino (@PulvinoGiovanni)

Bernarda Di Miceli - (foto da repubblica.it)
La docente palermitana è una dei pochi precari della Sicilia (5% del totale) sui cinquantuno mila previsti dal ministero che quest’anno saranno immessi in ruolo. L’insegnante di scuola primaria firmerà la prossima settimana presso la sede dell’Ufficio scolastico provinciale il contratto a tempo indeterminato come docente dell’istituto Pio la Torre di Palermo. La particolarità della notizia sta nel fatto che Bernarda Di Miceli pur avendo l’età (69 anni e sei mesi) per andare in pensione (l’età minima è 66 anni e 7 mesi) non può farlo in quanto non ha ancora maturato i requisiti minimi previsti dalla legge, cioè non ha ancora versato 20 anni di contributi previdenziali. Nella sua carriera lavorativa iniziata negli anni Settanta la neo assunta a tempo indeterminato, come tanti altri suoi colleghi, ha sempre lavorato con incarichi annuali o supplenze brevi. Nel 2014 depennata per limiti di età dalla graduatoria provinciale, ha vinto il ricorso fatto su insistenza della figlia che svolge la professione di avvocato, ora reinserita ha diritto all’assunzione. Tuttavia, Bernarda Di Miceli per raggiungere i requisiti minimi contributivi per la pensione di vecchiaia sarà costretta a lavorare fino all’età di 70 anni e 7 mesi, cioè fino al febbraio del 2018.
Foto da palermo.repubblica.it
La vicenda dimostra, oltre alle ‘astrusità’ delle modalità di reclutamento della scuola italiana, l’inadeguatezza del sistema economico e produttivo del nostro Paese. Nelle regioni meridionali il lavoro è una chimera per molti e spesso ci si accontenta anche di occupazioni precarie e superflessibili come sono diventate quelle dei docenti e dei collaboratori Ata della scuola. In particolare i laureati, non potendo sfruttare le competenze acquisite, sono costretti ad emigrare, al Sud restano i meno istruiti, in particolare i cosiddetti Neet, cioè coloro che non lavorano e non studiano. A segnalare questa ‘novità sociale’ sono quasi tutte le indagine statistiche pubblicate negli ultimi anni. Il Mezzogiorno è entrato in un circolo vizioso, nel senso che con le risorse umane migliori costrette ad emigrare le inefficienze nell’apparato politico ed istituzionale inevitabilmente si accentueranno e di conseguenza aumenteranno i ritardi nello sviluppo della struttura economica e produttiva. Il sistema Italia continuerà così a creare ingiustizie e privilegi, soprattutto territoriali tra il Nord e il Sud del paese. Cosa aspettano i responsabili della classe dirigente e politica nazionale ad affrontare la questione occupazionale ed in particolare la Questione meridionale? 

sabato 29 luglio 2017

La Francia nazionalizza Stx, ma non erano 'vietate' dall’UE?

Il presidente della Francia Emmanuel Macron ha deciso di nazionalizzare, nel silenzio assordante dell’UE, i cantieri di Stx, bloccando così gli accordi che il suo predecessore François Hollande aveva stipulato con Fincantieri 

di Giovanni Pulvino (@PulvinoGiovanni)

Emmanuel Macron - (foto da formiche.it)
La vicenda dell’azienda di Saint Nazaire è solo l’ultimo episodio di una lunga serie d’intrecci finanziari e politici tra le due sponde delle Alpi. Nel 2000 la Fiat abbandonò il settore ferroviario cedendo Fiat Ferroviaria ad Alstom. Nel febbraio del 2006 il tentativo di scalata della Bnl da parte di Unipol fallì miseramente. Chi non ricorda la telefonata in cui Piero Fassino, allora segretario dei Democratici di sinistra, inopinatamente esultò per l’avvenuta acquisizione? Non se ne fece nulla, furono i francesi di Bnp Paribas ad acquisire la banca guidata da Luigi Abete. Nel 2007, a seguito della fusione tra Banca Intesa e Sanpaolo Imi, la nuova banca, Intesa Sanpaolo, ha dovuto cedere per motivi di antitrust il controllo di Cariparma e Banca Popolare FriulAdria a Credit Agricole. Nello stesso anno Groupama ha acquisito il 100% di Nuova Tirrena e, di recente, Amundi ha acquistato da Unicredit la società di risparmio gestito Pioneer. Stessa sorte hanno subito i marchi del lusso e dell’alimentare italiano. Eridania Italia società leader nel settore dello zucchero è finita in mano francesi. La grande distribuzione come Carrefour, Castorama, Auchan e Leroy-Merlin sono state acquisite da aziende d’Oltralpe. La Parmalat è passata a Lactalis. E così via, l’elenco è lungo.
Tweet di Paolo Gentiloni - (foto da contropiano.org)
Poi ci sono stati i tentativi falliti. Nel 2008 Air France-Klm aveva accettato la proposta dell’allora ministro del Tesoro, Tommaso Padoa-Schioppa, di acquisire l’Alitalia offrendo un investimento di un miliardo di euro, l’accollo di tutti i debiti per un altro miliardo e mezzo di euro e l’impegno a mantenere l’autonomia organizzativa della compagnia aerea. Tutto questo non bastò al nuovo presidente del Consiglio Silvio Berlusconi, che, in nome dell’italianità, azzerò l’accordo e fece stanziare al Parlamento, appena eletto, 800 milioni di euro per far decollare la ‘cordata di imprenditori italiani’ chiamata a rilevare il pacchetto azionario della compagnia di bandiera. Quella mancata cessione è costata allo Stato italiano almeno 4,5 miliardi di euro ed, oggi a distanza di quasi dieci anni e dopo alterne vicende, l’azienda è di nuovo sull’orlo del fallimento. Ancora in corso è, invece, la vicenda Vivendi-Telecom-Mediaset, con i ripetuti tentativi di Vincent Bollorè di acquisire il controllo delle due aziende italiane. Il ministro Calenda a proposito di Telecom ha dichiarato: ‘Non la nazionalizziamo, non si risponde alle fesserie con le fesserie’.
Foto da webnews.it
Quando, invece, sono state le aziende italiane a tentare di acquisire i gioielli francesi sono scattati subito i distinguo e le difese del governo d’Oltralpe. Basta citare i tentativi di acquisizione falliti  da parte di Enel e Mediaset (La Cinq).
Quello che stupisce in questa vicenda di Stx è, oltre all’idiosincrasia dei cugini per le acquisizioni italiane, il silenzio assordante dell’Europa. Pronta a richiamare l’Italia se interviene per proteggere le proprie aziende (Banca Montepaschi, Alitalia), è silente se a farlo sono i cugini francesi, perché? L’asse franco-tedesco è positivo per il Vecchio Continente se consente di fare passi in avanti nel processo d’integrazione politica dell’Europa, ma diventa deleterio se questo avviene a danno degli altri paesi e l’Italia, di certo, non può stare a guardare passivamente.


venerdì 28 luglio 2017

Dieci meridionali su cento vivono in condizioni di povertà assoluta

Le anticipazioni sul Rapporto Svimez 2017 segnalano un rischio povertà in Campania, Calabria e Sicilia triplo rispetto al resto del Paese

di Giovanni Pulvino (@PulvinoGiovanni)

Foto da orizzonte48.blogspot.com
Nel 2016 il Prodotto interno lordo nelle regioni meridionali è cresciuto dell’1%, in misura superiore rispetto al Centro-Nord (+0,8%), tuttavia, segnala lo Svimez, con questi ritmi il Mezzogiorno tornerà ai livelli pre-crisi solamente nel 2028, vale a dire dieci anni dopo al resto del Paese. Tra il 2001 ed il 2016 il Pil è diminuito al Sud del -7,2%, mentre è cresciuto nell’aria Ue a 28 del 23,2%. Il divario tornerà a crescere nei prossimi due anni, nel 2017 il Pil dovrebbe aumentare dell’1,1% al Sud e dell’1,4% nel Centro-Nord, mentre nel 2018 si prevede un aumento dello 0,9% al Sud e dell’1,2% al Centro-Nord. Lo scorso anno gli occupati sono cresciuti nel Mezzogiorno di 101mila unità, ma restano inferiori di 308mila unità rispetto al 2008 e circa dieci meridionali su cento vivono in condizioni di povertà assoluta.
Foto da quotidianodelsud.it
Negli ultimi quindici anni la popolazione del Sud è diminuita di 393mila unità, mentre nel Nord è aumentata di 274mila unità. Nello stesso periodo sono emigrati dal Mezzogiorno 1,7 milioni di persone, i rientri sono stati circa un milione, con una perdita netta di 716mila persone, di questi il 72,4% sono giovani con meno di 34 anni e 198mila sono laureati.
Le ragioni di questo divario economico e sociale sono indicate nel Rapporto: bassi salari, scarsa produttività, carente competitività e una limitata accumulazione della ricchezza. Inoltre, nel 2016 la spesa pubblica in conto capitale nel Sud ha toccato il punto più basso della sua storia, pari a tredici miliardi di euro, cioè lo 0,8% del Pil.
Per lo Svimez occorre flessibilità nel bilancio statale per rilanciare gli investimenti pubblici e porre il Mediterraneo al centro delle politiche nazionali. Il problema è lo sviluppo economico per il quale il Mezzogiorno non deve essere visto come un peso, ma come un’opportunità di crescita. Negli ultimi anni diversi interventi sono stati fatti dal Governo, ma, rileva lo Svimez, solo le ZES (Zone Economiche Speciali), attraendo investimenti esterni nell’area, possono favorire lo sviluppo del tessuto produttivo meridionale e ridurre il divario economico e sociale tra le diverse aree del Paese.

giovedì 27 luglio 2017

‘Il capotreno si è inventato tutto’, ma la sicurezza sui treni è inesistente

L’aggressione subita il 19 luglio scorso dal capotreno Davide Feltri è falsa, ma nonostante questa incredibile vicenda viaggiare in treno non è affatto sicuro

di Giovanni Pulvino (@PulvinoGiovanni)

Davide Feltri (foto dal suo profilo facebook)
‘Si è inventato tutto, la vicenda va letta come segnale di esasperazione per la situazione che stanno vivendo’, ha spiegato il procuratore della Repubblica di Lodi Domenico Chiaro. Il capotreno, Davide Feltri, quarantacinque anni, autore della simulazione si è giustificato dicendo che pochi giorni prima aveva avuto un litigio con un ghanese di venticinque anni e per questo temeva di subire un’aggressione. ‘Mi sono vendicato di una lite avuta il giorno prima con quella persona, mi aveva minacciato di morte se lo avessi ancora disturbato per chiedergli il biglietto’, è stata la spiegazione data agli investigatori. Anche di questo alterco, però, non ci sono certezze. Di sicuro il giorno della presunta aggressione con il capotreno non c’era nessuno.  
Il fatto sarebbe avvenuto il 19 luglio scorso sul treno Piacenza - Milano Greco Pirelli. Per simulare l’aggressione il capotreno si era accoltellato una mano e, successivamente, aveva identificato il presunto autore. La notizia, dopo i fatti del controllore aggredito con il machete da una banda di latinos, aveva creato enorme allarme tra i dipendenti di Trenord che avevano proclamato uno sciopero per chiedere più protezione. L’adesione era stata altissima. Ora, Davide Feltri, sarà accusato di interruzione di pubblico servizio, calunnia e simulazione di reato.
Nonostante questa incredibile vicenda, resta il fatto che viaggiare in treno non è affatto sicuro. I controlli della polizia ferroviaria sono praticamente inesistenti, soprattutto nelle tratte periferiche e nelle stazioni dei piccoli paesi che spesso sono deserte. Ma dei pendolari e dei controllori dei treni che devono viaggiare o lavorare in queste condizioni non interessa a nessuno.