martedì 7 marzo 2017

Poesia di Madre Teresa di Calcutta dedicata alla Festa della donna

Ritratto di Madre Teresa di Calcutta
(wikipedia.org)
Tieni sempre presente che la pelle fa le rughe,
i capelli diventano bianchi,
i giorni si trasformano in anni…
Però ciò che è importante non cambia;
la tua forza e la tua convinzione non hanno età.
Il tuo spirito è a colla di qualsiasi tela di ragno.
Dietro ogni linea di arrivo c’è una linea di partenza.
Dietro ogni successo c’è un’altra delusione.
Fino a quando sei viva, sentiti viva.
Se ti manca ciò che facevi, torna a farlo.
Non vivere di foto ingiallite…
insisti anche se tutti si aspettano che abbandoni.
Non lasciare che si arrugginisca il ferro che c’è in te.
Fai in modo che invece che compassione, ti portino rispetto.
Quando a causa degli anni non potrai correre, cammina veloce.
Quando non potrai camminare veloce, cammina.
Quando non potrai camminare, usa il bastone.
Però non trattenerti mai!

    (Fonte: investireoggi.it)

Origini del ‘Woman’s day’

La giornata internazionale della donna si tenne per la prima volta negli Stati Uniti d'America nel 1909, in alcuni paesi europei nel 1911 ed in Italia nel 1922

di Giovanni Pulvino (@PulvinoGiovanni)

Manifestazione femminista - 1977
(foto da wikipedia.org)
Fu chiamata ‘Woman’s day (il giorno della donna) la conferenza tenutasi il 3 maggio 1908 a Chicago per discutere delle condizioni e dello sfruttamento delle donne nei luoghi di lavoro. Da allora il Partito socialista americano indicò di ‘riservare l’ultima domenica di febbraio all’organizzazione di una manifestazione in favore del diritto di voto femminile’.  Il Woman’s day è così diventato la giornata per manifestare le rivendicazioni sindacali e politiche delle donne.
In alcuni paesi europei la giornata della donna fu celebrata, per la prima volta, il 19 marzo 1911. Secondo Aleksandra Kollontaj quella data fu scelta perché in Germania ‘il 19 marzo 1848 durante la rivoluzione, il re di Prussia dovette per la prima volta riconoscere la potenza di un popolo armato e cedere alla minaccia di una rivolta proletaria. Tra le molte promesse che fece allora e che in seguito dimenticò, figurava il riconoscimento del diritto di voto delle donne’.
Foto da wikipedia.org
L’8 marzo del 1917 le donne di San Pietroburgo guidarono una grande manifestazione che chiedeva la fine della prima guerra mondiale. Quella protesta incoraggiò altre manifestazioni che portarono alla caduta dello zarismo. La seconda conferenza internazionale delle donne comuniste, tenutasi a Mosca, fissò all’8 marzo la ‘Giornata internazionale dell’operaia’.
Secondo alcuni la data fu scelta invece per ricordare la morte di centinaia di operaie avvenuta nell’incendio scoppiato nel 1908 in una fabbrica di camicie a New York, ma in realtà quella tragedia avvenne il 25 marzo del 1911.
Nel 1977 l’Assemblea generale delle Nazioni Unite propose a ciascun paese di dichiarare un giorno all’anno ‘Giornata delle Nazioni Unite per i diritti delle donne e per la pace internazionale’. In Italia, con la fine della seconda guerra mondiale, l’8 marzo fu celebrato in tutto il Paese e vide la comparsa, per la prima vota, delle mimose, che fioriscono nei primi giorni di marzo e che da allora sono il simbolo della festa delle donne.

(Fonte: wikipedia.org)

sabato 25 febbraio 2017

La scissione nel Pd è un atto di buon senso, ma a pagarne il prezzo è solo la Sinistra

La separazione nel Pd non solo era inevitabile, ma è stata anche una scelta politica necessaria per fare chiarezza tra le diverse anime del partito di maggioranza relativa

di Giovanni Pulvino (@PulvinoGiovanni)

Matteo Renzi e Pierluigi Bersani
(foto da quotidiano.net)
La scissione nel Partito democratico non è, come sostengono in tanti, una questione di ambizioni di leadership, peraltro tutte legittime, ma ha motivazioni politiche. Il Pd è nato dalla fusione di due ideologie, quella post comunista e quella ‘cattocomunista’, cioè la sinistra della Democrazia cristiana. L’obiettivo era di dare vita ad uno schieramento riformista e di governo. La ‘rottamazione’ attuata da Matteo Renzi ha eliminato una gamba di questo schema, quella di Sinistra. La sua scalata al Pd è stata favorita dalla prospettiva di rinnovare la linea politica e, soprattutto, la classe dirigente. Nei fatti però ad essere esclusi sono stati, oltre agli esponenti della Sinistra radicale (Sel), anche quelli interni al partito e, di conseguenza, la loro proposta politica.
Foto da agrigento.gds.it
Tutto è iniziato con gli attacchi a Massimo D’Alema che, è bene ricordarlo, nel 2000 tre giorni dopo aver perso per pochi voti le elezioni regionali ha fatto un passo indietro lasciando la presidenza del Consiglio a Giuliano Amato e la leadership del partito a Francesco Rutelli. Quell’atto di ‘generosità’ non impedì, tuttavia, la sconfitta dei progressisti alle elezioni politiche del 2001.
Rottamato l’ex segretario dei Democratici di sinistra, Renzi ha proseguito con Romano Prodi ed Enrico Letta. Chi non ricorda la vicenda delle elezioni del presidente della Repubblica ed il passaggio di consegne avvenuto a Palazzo Chigi nonostante l’hashtag: #enricostaisereno? Poi è toccato agli esponenti della minoranza del partito. ‘Fassina chi?’ disse in conferenza stampa il segretario dimissionario per delegittimare chi osava criticarlo. Lo stesso è avvenuto con Giuseppe Civati e con quanti in questi anni hanno tenuto posizioni diverse dalla sue.
Enrico Rossi e Roberto Speranza
(foto da toscanamedianews.it)
Da quando Renzi è segretario del Pd, oltre a D’Alema, sono usciti dal partito altri leader storici come Pierluigi Bersani, Vasco Errani, Enrico Rossi, ma anche giovani democratici come Alfredo D’Attorre, Stefano Fassina, Giuseppe Civati e Roberto Speranza o sono in un angolo come Romano Prodi ed Enrico Letta, mentre sono entrati uomini politici estranei alla cultura progressista come Roberto Giachetti, (radicale), Giorgio Gori (ex direttore di Canale 5) o i nuovi imprenditori ‘rampanti’, finanziatori della ‘Leopolda’ come Marco Carrai e Carlo Calenda. Domani magari entreranno anche Verdini, Alfano e Brunetta. Ormai il Pd è diventato un partito di Centro, una specie di Democrazia cristiana 2.0 con un leader unico e inamovibile nonostante le cocenti sconfitte alle amministrative ed al referendum costituzionale.
La scissione nel Partito democratico non solo era inevitabile, ma è stata anche un atto di buon senso. Le ragioni sono: incompatibilità di caratteri e prospettive politiche contrastanti. Ora le alternative di governo possibili che seguiranno le sempre più probabili elezioni politiche anticipate sono tre: un’alleanza tra i grillini e la Lega di Salvini, una vittoria del Centrodestra, sempre che riesca a ritrovare l’unità, o un nuovo Centro guidato da Matteo Renzi. Di certo ad essere esclusa sarà ancora una volta la Sinistra.
Da tre anni Renzi governa perché Pierluigi Bersani, dopo le ultime elezioni politiche, ha fatto un passo indietro. Questo è un particolare che spesso è sottovalutato, soprattutto dallo stesso ex sindaco di Firenze. Ma questa è la legge del contrappasso che punisce chi non rinuncia alle proprie idee e alla propria storia politica ed ideologica. Negli anni Settanta chi era progressista ‘sperava di non morire democristiano’, ma con Matteo Renzi quel timore rischia seriamente di avverarsi.


mercoledì 8 febbraio 2017

Mattarella: ‘Ridurre le distanze tra Nord e Sud’

‘Chiesa e lavoro. Quale futuro per i giovani del Sud?’ E’ questo il tema del convegno che si sta svolgendo a Napoli e che vede la partecipazione di cento diocesi della Campania, Basilicata, Calabria, Puglia, Sicilia e Sardegna

di Giovanni Pulvino (@PulvinoGiovanni)

Sergio Mattarella - (foto da quotidiano.net)
In un messaggio inviato ai vescovi delle regioni del Sud riuniti a Napoli per discutere di lavoro per i giovani meridionali, il presidente della Repubblica, Sergio Mattarella, ha sottolineato che ‘non ci sarà una vera ripresa, neppure nel resto del Paese, se dovesse ulteriormente aumentare il divario a discapito del Mezzogiorno. Non ci sarà un rafforzamento della coesione e dunque un miglioramento della qualità della vita di tutti, se i giovani non saranno inseriti nel circuito della responsabilità, dei diritti, delle opportunità’. Ed ancora: ‘Ridurre le distanze tra Nord e Sud e far crescere le occasioni di impiego per le nuove generazioni costituisce necessità vitale per la nostra Italia’.
Il manifesto del convegno
(da chiesesicilia.org)
Analogo messaggio è stato inviato da Papa Francesco: ‘Una società che non offra alle nuove generazioni sufficienti opportunità di lavoro dignitoso non può dirsi giusta’.
Per il presidente del Consiglio, Paolo Gentiloni: ‘I problemi del lavoro e del Sud sono tra le sfide dell'Italia alle quali questo Governo intende dare risposte con più urgenza. Partendo dalla criticità intendiamo dare delle risposte’.
‘La creazione di cooperative di giovani che mettano insieme restauratori, guide culturali, ma anche per la valorizzazione di fondi agricoli, anche di proprietà di enti ecclesiastici, che sono inutilizzati. Per fare tutto ciò - ha dichiarato il cardinale Crescenzio Sepe - occorre un nuovo patto di collaborazione con le istituzioni civili, ognuno nell'ambito delle proprie competenze’.

giovedì 26 gennaio 2017

‘Il numero non era, ormai, che il nostro unico nome, io divenni il n. 75181’

‘Il dottor Mengele era l’anima nera del lager, un sadico crudele e spietato, che si divertiva a torturare migliaia di vittime con i suoi tenebrosi ‘esperimenti’

di Giovanni Pulvino (@PulvinoGiovanni)


Auschwitz - (foto da wikipedia.org)
Nel dicembre del 1943 Sofia Schafranov, medico di origine russa, fu arrestata a Sondalo in provincia di Sondrio. Dopo alcuni giorni di prigionia trascorsi a San Vittore fu deportata ad Auschwitz insieme ad altri 1200 ebrei italiani. Ecco alcuni brani tratti da ‘I campi della morte’ che narrano il suo calvario durato due anni, fino alla liberazione avvenuta il 15 maggio del 1945.
Il Revier. ‘Io e Bianca Marpurgo fummo destinate al Revier o lazzaretto di Birkenau… Quelle ammalate non erano che dei cadaveri viventi, quando erano viventi; degli esseri in cui non vi era più nulla di umano, all’infuori di un disperato sconforto dipinto sui volti macilenti ed esangui ….. Erano tutte giovani donne dai diciotto ai venticinque anni, ma non avevano più età; erano tutte coperte di ascessi, di ulcere, di eczemi purulenti, prodotti dalla scabbia; la loro pelle era una sola crosta ……. Altre presentavano in varie parti della persona, soprattutto nelle gambe, morsicature paurose; erano state azzannate dai feroci cani di scorta, mentre, recandosi al lavoro, cadevano a terra estenuate. Di queste infelici ne arrivavano al reparto da dieci a venti al giorno. Almeno trenta disgraziate giacevano già morte sulle cuccette e accanto ai cadaveri giacevano quelle che ancora erano in vita.
Stazione di Milano - Binario 21
(foto da michele-ciani.com)
La macellaia. ‘Ed io ho visto come, con i mezzi di cui disponeva, ella curava le sue ammalate. Tagliava gli ascessi con un semplice coltello da cucina, operando come una macellaia, sotto gli urli disperati delle pazienti. Ma si era abituata anche lei a questa specie di assassinio premeditato’.
Le selezioni. ‘Per sfoltire il Revier, di quando in quando, solitamente ogni settimana o dieci giorni, si procedeva alle ‘selezioni’. I medici tedeschi passavano rapidamente in rassegna le ammalate e, talvolta basandosi sui rapporti delle dottoresse, più spesso al loro proprio giudizio, facevano piazza pulita condannando le incurabili alla cremazione’.
Copertina del libro - (foto da paolinestore.it)
‘Il dottor Mengele, sui trentacinque anni, biondo anche lui, alto, robusto, di bella presenza, ma con nel volto ben pasciuto e nello sguardo sfuggente qualcosa di repulsivo. Quando egli parlava, non guardava mai in faccia i suoi interlocutori, quasi temesse che nei suoi occhi si potessero leggere chissà quali mostruosi segreti. Era l’anima nera del lager, un sadico crudele e spietato , che si divertiva a torturare migliaia di vittime con i suoi tenebrosi ‘esperimenti’. Sembrava che fosse specializzato, soprattutto, in ricerche scientifiche sui gemelli ….  Per noi, il dottor Mengele era un orco. Quando egli giungeva nel Block, io e le mie colleghe c’impalavamo sugli attenti e abbassavamo riverenti il capo alle sue contumelie. … le selezioni  a cui egli presiedeva erano spietate …'.
‘Alle camere di asfissia erano addetti dei deportati che eseguivano la macabra incombenza non certamente per loro volontà, tanto più che il loro ufficio durava soltanto due mesi durante i quali erano tenuti segregati, per poi finire essi pure in quelle stesse camere ed essere sostituiti da altri operatori, perché il segreto di quelle camere e di quelle torture non  trapelasse ….. Veniva simulata una doccia alle vittime, per quanto queste sapessero, ormai, di che genere di doccia si trattasse, si fornivano perfino un asciugamano e un pezzo di sapone; dopo di che, erano fatte denudare e venivano cacciate in basse camere di cemento, ermeticamente chiuse: venticinque o trenta persone per camera. Al soffitto erano applicati dei rubinetti, da dove, invece di acqua, era irrorato del gas tossico. Spesso, l’irrorazione era scarsa e l’azione del gas non era abbastanza efficace, cosicché le vittime venivano gettate nei forni ancora vive’. La liberazione. ‘Non si vedevano più che poche tedesche, ed erano diventate tutte, improvvisamente, gentili e servizievoli. C’erano delle volte in cui ero perfino la ‘signora dottoressa’. Poi, un bel giorno, scomparvero esse pure. Era il 15 maggio. Vi sono delle date che restano impresse in eterno nella memoria. A Milano, nessuno dimenticherà mai la data del 25 aprile; io non dimenticherò mai quella del 15 maggio. Né dimenticherò quell’istante in cui alcune donna irruppero nel Block, in cui io mi trovavo, e ci annunziarono, piangendo, che erano arrivati gli americani. .... Eravamo salve; anzi, eravamo salvi: perché non c’erano più campo maschile e campo femminile: c’era una sola moltitudine in festa, che benediva la libertà riconquistata, che ritrovava la propria dignità umana, che invocava – e invoca ancora – giustizia e vendetta’.

Fonte I campi della morte di Alberto Cavaliere (paolinestore.it)

venerdì 20 gennaio 2017

I Fasci siciliani dei lavoratori e la strage di Caltavuturo

‘Un bastone tutti lo rompono, ma un fascio di bastoni chi lo rompe?’, così un dirigente dell’associazione spiegò il nome dei Fasci dei lavoratori, il movimento popolare che si è sviluppato in Sicilia tra il 1891 ed il 1894 

di Giovanni Pulvino (@PulvinoGiovanni)

Il largo dove avvenne la strage di Caltavuturo 
il 20 gennaio 1893 (foto da palermo.anpi.it)
I Fasci siciliani dei lavoratori erano un movimento di massa d’ispirazione ‘socialista’, ma che avevano un chiaro intento ‘secessionista.’ Gli storici affermano che vi presero parte tra i 300 ed i 400 mila siciliani su una popolazione di circa 3 milioni e 300 mila persone. Protagonisti non furono solo contadini ed operai, ma anche artigiani, insegnanti, professionisti. I braccianti, che da sempre erano pagati a giornata con miseri salari, ed i mezzadri, a cui toccava solo una piccola parte dei raccolti, chiedevano paghe più alte e migliori condizioni di lavoro. Allora si lavorava ‘suli a suli’, dal sorgere al calare del sole e spesso i braccianti dovevano fare diversi chilometri di strada per raggiungere i luoghi di lavoro. I partecipanti al movimento chiedevano anche il diritto di voto. Fin dal 1861, con la nascita dello Stato unitario esso era concesso solo all’1,9% della popolazione, su 22 milioni di italiani potevano esercitare tale diritto meno di 400 mila persone, quelle cioè che avevano un certo reddito e un titolo di studio.
Francesco Crispi
(foto da en.wikipedia.org)
I Fasci erano presenti in tutte le grandi città dell’isola ed operavano sul territorio in contrapposizione al potere esercitato dai gruppi mafiosi. Tra gli iscritti c’erano donne e ragazzi. A Modica c’era una sezione di ‘Figli del Fascio. A San Giuseppe Jato c’era un piccolo Fascio di ragazzi da 6 a 12 anni. A Grotte un ragazzo di 12 anni venne arrestato solo perché parlava pubblicamente di socialismo ai suoi coetanei. A Piana su una popolazione di 9.000 abitanti gli iscritti al Fascio erano 2.500 uomini e mille donne, la cui prima attività fu di imparare a leggere e scrivere. Ad una manifestazione una militante portabandiera affrontò i soldati che erano con le armi spianate dicendo: ’Avreste il coraggio di tirare contro di noi?’, i soldati abbassarono le armi. A Milocca (Milena) quando i membri del consiglio direttivo furono imprigionati, 500 donne assaltarono la caserma, s'impadronirono delle armi e liberarono i prigionieri. Il 20 gennaio 1893 a Caltavuturo, in provincia di Palermo, soldati e carabinieri spararono su 500 contadini che, di ritorno da un’occupazione simbolica di alcune terre del demanio, si erano limitati a chiedere un incontro con il Sindaco. ‘Picciotti, chi c’è carnivalata’, grido dalla finestra il segretario del Comune. Ci furono 13 morti e molti feriti. ‘I cadaveri furono lasciati sulla strada fino a notte, in pasto ai cani e non fu permesso di soccorrere i feriti’. Ci fu un’inchiesta per l’eccidio, ma il segretario comunale e gli altri impiegati dapprima sospesi furono successivamente reintegrati nell’incarico.
Processo ai capi dei Fasci siciliani, aprile 1894
(foto da wikiwand.com)
Il movimento fu disperso da un duro intervento militare del governo del siciliano Francesco Crispi, ma già nel 1893 Giolitti aveva ordinato una schedatura dei soci dei Fasci, fu la prima dello Stato italiano. I morti furono circa 90. Le condanne che seguirono furono pesantissime. I leader arrestati o mandati al confino.  Negli anni successivi in Sicilia ci fu un grande flusso migratorio. In un decennio circa un milione di persone partirono per il continente o all’estero. Le lotte dei contadini e della parte più povera della popolazione siciliana vennero, ancora una volta, soffocate nel sangue. I tentativi di emancipazione, oltre che con i Fasci del 1891, sono stati repressi nel 1860 ad opera delle truppe garibaldine, nel secondo dopoguerra con l’assassinio  di numerosi sindacalisti e, il primo maggio del 1947, con l’eccidio di Portella della Ginestra, ed ancora negli anni Ottanta e Novanta del secolo scorso con l’uccisione di magistrati e tutori dell’ordine ed oggi con il racket ed il controllo capillare del territorio da parte delle organizzazioni mafiose. L’obiettivo è sempre lo stesso: mantenere lo ‘status quo’ per assicurare il potere a ‘Cosa nostra’ e agli ‘amici degli amici’. Il tutto nell’indifferenza e, spesso, con la complicità delle istituzioni. Condizione, questa, che ha condannato la Sicilia al sottosviluppo economico e sociale ed i siciliani onesti a subire i soprusi e le angherie delle organizzazioni criminali.


lunedì 16 gennaio 2017

Oxfam: ‘I ricchi sono sempre più ricchi’

Il rapporto sulle disuguaglianze pubblicato da Oxfam mostra come ‘la metà più povera del pianeta è ancora più povera di quanto calcolato in passato’

di Giovanni Pulvino (@PulvinoGiovanni)

Foto da oxfamitalia.org
In Italia l’1% della popolazione possiede il 26% della ricchezza nazionale, che è oltre 30 volte la ricchezza del 30% più povero. I primi 7 miliardari italiani possiedono più ricchezza del 30% più povero. Tra il 1998 ed il 2011, il 10% più ricco ha accumulato un incremento superiore a quello della metà più povera degli italiani. L’1% della popolazione mondiale possiede dal 2015 più ricchezza del restante 99%. Otto persone possiedono la stessa ricchezza netta (426 miliardi di dollari) dei 3,6 miliardi di persone più povere del mondo, mentre 1 persona su 10 vive con meno di 2 dollari al giorno. Secondo Oxfam ‘1/3 della ricchezza dei miliardari è dovuta a eredità, mentre il 43% a relazioni clientelari.’ Ed ancora: ‘Ovunque nel mondo i governi continuano a tagliare le tasse su corporation e individui abbienti’.
Foto da forexinfo.it
Roberto Barbieri, direttore generale di Oxfam Italia, ha dichiarato: “I servizi pubblici essenziali come sanità e istruzione subiscono tagli, ma a multinazionali e super ricchi è permesso di eludere impunemente il fisco. La voce del 99% rimane inascoltata perché i governi mostrano di non essere in grado di combattere l’estrema disuguaglianza, continuando a fare gli interessi dell’1% più ricco: le grandi corporation e le élites più prospere”. Agire contro le disuguaglianze è difficile, ma non impossibile. Secondo Oxfam sono necessarie politiche occupazionali che garantiscono un salario dignitoso, un sistema di tassazione più progressivo, servizi pubblici di qualità, uno sviluppo che rispetti l’ambiente, un reale ascolto dei bisogni dei cittadini e non solo degli interessi di alcune élites privilegiate. Se si continuerà con queste politiche economiche nei prossimi 25 anni potremmo avere, conclude il rapporto, ‘il primo ‘trillionaire’, vale a dire un individuo che possiederà più di 1000 miliardi di dollari, una cifra che si consuma solo spendendo un milioni di dollari al giorno per 2.738 anni’.

giovedì 12 gennaio 2017

Gli ‘yesmen’ del M5s e l’utopia della democrazia diretta

Le ultime decisioni prese dal M5S con il consenso quasi unanime degli iscritti al blog di Beppe Grillo evidenziano una scarsa coerenza in molti sostenitori ed una preoccupante mancanza di dialettica politica interna al MoVimento

di Giovanni Pulvino (@PulvinoGiovanni)

Beppe Grillo e Davide Casaleggio
(foto da corsera.it)
Le vicissitudini della giunta romana di Virginia Raggi stanno preoccupando i vertici dei pentastellati a tal punto da proporre e far approvare ai militanti una sostanziale modifica del Codice di comportamento interno al MoVimento. Le nuove disposizioni non prevedono più in modo automatico la sospensione o l’espulsione dei militanti raggiunti da un avviso di garanzia. A decidere, ora, sarà una commissione etica (probiviri) sotto la 'supervisione' di Beppe Grillo e Davide Casaleggio. In altre parole, l’esclusione non sarà più immediata, ma la decisione sarà presa, di volta in volta, da una commissione interna al M5S. La stessa procedura utilizzata dagli altri partiti.
Foto da masadaweb.org
La votazione sull’adesione all’Alde (Alliance of Liberals and Democrats for Europe), gruppo politico del Parlamento europeo d’ispirazione liberale, ha sorpreso opinionisti e sostenitori a tal punto che il ‘matrimonio‘ non si è fatto, ma non per volontà del M5S bensì per il ‘ripensamento’ degli stessi liberali che hanno declinato la proposta.
I cambiamenti di linea politica del M5S non solo non sono sorprendenti, ma sono anche inevitabili se il MoVimento si vuole candidare al Governo del Paese. Quello che meraviglia e preoccupa è la facilità con cui i sostenitori grillini cambiano opinione se lo chiede il 'Capo'. Un popolo di ‘yesmen’ (termine usato da un ex grillino come il Sindaco di Parma Federico Pizzarotti), ecco cosa sembrano gli iscritti al blog di Beppe Grillo. Si tratta di poche decine di migliaia di elettori, nell’ultima votazione sono stati circa 40.000. Una ristretta minoranza se si considera che il popolo italiano, secondo l’ultimo censimento, è composto da circa 60 milioni di cittadini. Se è questa la democrazia diretta di cui si vantano i grillini allora, forse, è meglio quella rappresentativa che come diceva Winston Churchill: ‘E’ la peggior forma di governo, eccenzion fatta per tutte quelle altre forme che si sono sperimentate finora’.

venerdì 6 gennaio 2017

Vibo Valentia, tasso di occupazione al 35,8%, mentre a Bolzano è al 71,4%

Il Report pubblicato dalla Fondazione dei consulenti del lavoro conferma l’enorme divario economico che c’è tra il Nord e il Sud Italia

di Giovanni Pulvino (@PulvinoGiovanni)

Foto da zoom24.it
Bolzano è la provincia italiana con il tasso di occupazione più alto (71,4%), mentre Vibo Valentia è quella con la percentuale più bassa (35,8%). A sostenerlo è il Report pubblicato dalla Fondazione studi dei consulenti del lavoro che ha elaborato i dati Istat sul 2015. Crotone registra il più alto tasso di disoccupazione in generale (32,2%), quasi il triplo della media nazionale, mentre è Cosenza la città con il più alto tasso di disoccupazione giovanile femminile (84,4%). Nelle grandi città – sottolineano i consulenti – il tasso di occupazione degli stranieri (66,6%) è in media, nei 13 grandi comuni considerati, superiore di 9 punti rispetto a quello degli italiani (57,4%). Il divario più alto è a Napoli, dove si registra un tasso di occupazione degli stranieri del 58,3%, di ventiquattro punti superiore a quello degli italiani nel comune (34,8%). I dati sugli immigrati non devono meravigliare. Gli stranieri per rimanere legalmente in Italia devono avere un lavoro formalmente regolare ed è per questo che sono disposti a svolgere qualunque mansione pur di avere un contratto di lavoro. Inoltre, il Report è un’ulteriore conferma dell’enorme distanza economica che c’è tra le diverse aree del Paese. Un Sud sempre più in difficoltà, mentre al Settentrione si vive, nonostante la stagnazione, nel benessere. Ma questo divario non è certo una novità.