giovedì 13 ottobre 2016
sabato 8 ottobre 2016
AAA docenti cercasi
I
docenti assunti con il piano straordinario previsto dalla Buona scuola e con il
concorso non saranno sufficienti a coprire le cattedre disponibili. Eliminare
il precariato è una missione impossibile
di Giovanni Pulvino (@PulvinoGiovanni)
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| Foto da professionistiscuola.it |
La
riforma voluta dal presidente del Consiglio, Matteo Renzi, non ha risolto i
problemi della scuola italiana.
L’obiettivo principale della Legge
107/2015 era quello di eliminare il precariato. I 48mila insegnanti
(precari storici) immessi in ruolo con il piano di assunzione straordinaria e
quelli assunti con il concorso (previsti
60mila ma saranno molti di meno) che, ancora oggi, non è stato espletato, non
saranno sufficienti a coprire le cattedre disponibili. Le scuole saranno costrette
a nominare, con contratti a tempo determinato, decine di migliaia di docenti dalle
graduatorie ad esaurimento (quelle che si volevano cancellare).
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| Foto da linkedin.com |
Aver
ipotizzare una scuola senza docenti precari è stato un errore, perché ci sarà sempre la necessità
di sostituire un insegnante che si ammala, che chiede il part-time o
l’aspettativa, che ottiene l’assegnazione provvisoria o l’utilizzazione, ecc.. Queste
esigenze, tipiche della scuola, diventano un problema solo quando la condizione
di incertezza e precarietà dei docenti supplenti diviene stabile e definitiva.
Negli ultimi due decenni oltre 150mila insegnanti si sono trovati in questa
situazione.
Negli
anni Settanta ed Ottanta
i ‘precari’ che avevano maturato un certo
numero di anni di servizio venivano immessi in ruolo. Era il cosiddetto ‘doppio canale’. A richiamare questa
semplice regola è stata una sentenza della Corte di giustizia europea, ma in
Italia si continuano a creare aspettative che regolarmente vengono disattese.
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Ubicazione:
Sicilia, Italia
giovedì 6 ottobre 2016
Pil: il Sud cresce la metà del Nord
Nel 2016 il
Pil crescerà dell’0,8%, ma continuerà ad aumentare il divario economico tra le
regioni del Mezzogiorno e quelle Settentrionali
di Giovanni Pulvino (@PulvinoGiovanni)
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| Foto da economia.rai.it |
Quest’anno il Pil
crescerà dello 0,8%, a dirlo è l’ultimo rapporto del Fondo Monetario. Siamo negli ultimi posti della classifica tra
i paesi industrializzati e sotto la media Ue (+1,7%). Tuttavia, al netto
della spesa delle famiglie e della Pubblica amministrazione, l’Italia, a
sorpresa, va meglio della stessa Germania. A
livello territoriale la situazione è più complessa. Il Mezzogiorno cresce la
metà del Nord. In alto nella classifica c’è l’Emilia Romagna (+1,1%), seguita dalla Lombardia (+1%),
mentre la Calabria e la Sardegna fanno registrare un +0,3%.
La
crescita è a macchia di leopardo e riguarda soprattutto i distretti
industriali. Tra i settori che nel secondo trimestre del
2016 hanno fatto registrare il maggior incremento ci sono le ceramiche in
Emilia, la termomeccanica a Padova e Verona, ma anche qualche realtà del Sud
come le conserve in Campania e l’elettromeccanica nel barese. In
taluni casi l’andamento è migliore di quello della Germania. Eppure il Pil italiano non cresce
come quello tedesco, perché? La differenza è determinata dai consumi delle
famiglie e della Pa che nel nostro Paese è calata, dalla fine del 2014, dello
0,5%, mentre in Germania è cresciuta del 5,4%. Negli ultimi tre anni l'incremento del Pil italiano è stato, al netto della Pa, dell’1,3%, vale a dire uno 0,1% in
meno rispetto a quello tedesco.
Ubicazione:
Sicilia, Italia
lunedì 3 ottobre 2016
domenica 2 ottobre 2016
Assegno di ricollocazione fino a 5000 euro, a novembre parte la sperimentazione
Il
progetto riguarderà quasi 20 mila disoccupati che saranno estratti a sorte tra
coloro che avranno percepito la Naspi da almeno 4 mesi
di Giovanni Pulvino (@PulvinoGiovanni)
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| Vignetta da jobyourlife.com |
Il
progetto riguarderà tutti i senza lavoro e rappresenterà la prima esperienza di politiche attive nel mercato del lavoro in Italia. Lo Stato non si limiterà a garantire l’assegno di
disoccupazione per un certo numero di mesi (Naspi), ma fornirà ai disoccupati
anche strumenti utili a ritrovare il lavoro. L’ammontare
dell’assegno dipenderà da quanto sarà ‘difficile’ ricollocare il lavoratore. La cifra minima sarà di mille euro,
ma potrà salire fino a 5000 euro per coloro che avranno minori possibilità di
reinserimento. L’importo dipenderà dal tipo di qualifica del
lavoratore (esempio operaio o ingegnere), dalla sua residenza (Sud o Nord),
ecc. L’indennità consisterà in un buono da spendere per ottenere uno o più
servizi.
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| Foto da ilpotafoglio.info |
Il disoccupato potrà rivolgersi ad un centro per l’impiego o ad un’agenzia privata. L’ente pubblico o privato assegnerà
a ciascun lavoratore un tutor che, dopo aver individuato la sua qualifica
professionale e le sue competenze, lo guiderà nella compilazione del curriculum
e nel fissare colloqui di lavoro.
Nella
fase di sperimentazione l’assegno spetterà a circa 20 mila disoccupati che avranno percepito la Naspi da
almeno 4 mesi. L’obiettivo sarà quello di testare il modello e di
apportarvi se necessario eventuali modifiche. Essa sarà preceduta dall’introduzione del nuovo
portale dell’Anpal (Agenzia per le politiche attive del lavoro) che
sostituirà l’attuale ‘clicca lavoro’. Quest’ultima fase dovrebbe essere
attivata nel mese di novembre.
I
lavoratori prescelti dovranno accedere in un’area riservata del sito ed iscriversi. Così potranno vedere a quanto ammonterà l’assegno e decidere come e dove spenderlo. Tuttavia,
nessuno sarà obbligato a rispondere ed incassare l’indennità ma, in tal caso, si perderà la possibilità di ottenere un lavoro e si vedrà decurtata la Naspi.
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Ubicazione:
Sicilia, Italia
domenica 25 settembre 2016
Olimpiadi 2028 in una città del Sud?
Dopo
il no della sindaca Virginia Raggi a Roma 2024, il Sud si mobilità e nasce la
proposta dei ‘Giochi della Magna Grecia’
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| Luigi De Magistris - (foto da vesuviolive.it) |
Promotori dell’idea,
oltre al sindaco di Napoli, il governatore della Puglia Michele Emiliano ed il primo cittadino di Cosenza Mario Occhiuto. Quest’ultimo ha scritto una lettera
al presidente del Coni, Giovanni Malagò. Nella missiva il sindaco di Cosenza esprime ‘l’amarezza di
tutti noi per il fatto che il Paese perda questa grande occasione, ma credo che sia il tempo di andare oltre,
puntando alle Olimpiadi della Magna Grecia per il 2028’. Ed ancora: ‘C’è una grande fetta del Paese che non
vuole dire no. Per questo vorremmo costruire un evento con il coinvolgimento di
tutto il Meridione. Le
infrastrutture possibili, in concomitanza con i Giochi, avrebbero il potere
reale di cambiare il Sud ad impatto zero perché ci impegneremmo a costruire
percorsi ecosostenibili per le città. Suppongo che anche Matteo Renzi -
conclude Occhiuto - sarebbe d'accordo con questa ambiziosa iniziativa per
rinvigorire l'essenza della Storia che pulsa nelle vene del Mezzogiorno e che
può diventare, appunto, il sogno possibile della nostra grande Olimpiade del
2028’.
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| Mario Occhiuto - (Foto da zoom24.it) |
Dello stesso parere
il Sindaco di Napoli, Luigi De Magistris,
che da Radio1 Rai ha commentato così: ’Oggi ci sono le professionalità, le
competenze, per dimostrare che c'è un Sud diverso, un Sud che non si tira
indietro e di fronte a questa pantomima romana noi siamo pronti. Oggi siamo in grado di spendere il denaro
in trasparenza e avere le attrezzature sportive. A Napoli nel 2019 si
faranno le Universiadi con
15.000 atleti, quindi per quella data avremo impianti sportivi all'altezza di
una sfida come quella delle Olimpiadi’.
La
proposta di De Magistris ha già ottenuto l’appoggio del governatore della Puglia,
Michele Emiliano, e di Gianfranco Miccichè, commissario di FI per la Sicilia,
che ha dichiarato: ‘La proposta di De Magistris ci piace. Le Olimpiadi 2028
organizzate a Napoli renderebbero felici anche noi siciliani. Pronti a dare il
nostro contributo, pronti a dimostrare
al mondo intero di cosa è capace il Sud’.
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Sud
Ubicazione:
Sicilia, Italia
lunedì 19 settembre 2016
Inps: nei primi sette mesi del 2016 calano le assunzioni stabili
I
dati sui nuovi rapporti di lavoro nel settore privato pubblicati dall’osservatorio
sul precariato dell’Inps evidenziano una diminuzione del 9,1% dei nuovi contratti
a tempo indeterminato
di Giovanni Pulvino (@PulvinoGiovanni)
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| Foto da rainews.it |
Le
assunzioni nel periodo gennaio-luglio 2016 sono state 3.428.000, con una
riduzione rispetto allo stesso periodo del 2015 di 383.000 unità (-10%). La diminuzione più consistente riguarda
i contratti stabili (-9,1%), mentre quelli a tempo determinato si sono ridotti
del 6,9%. Il ricorso ai voucher (buoni per il lavoro accessorio dal valore
nominale di 10 euro) è aumentato del 36,2% rispetto al +73% di un anno prima.
La
differenza tra assunzioni e cessazioni
del periodo (+805.000) rimane positiva rispetto al 2014 (+703.000), ma è
inferiore rispetto al 2015 (+938.000). Su base annua il saldo complessivo a
luglio 2016 è positivo ed è pari a +488.000, per quelli a tempo indeterminato è
pari a +541.000.
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| Foto da economia.ilmessaggero.it |
Nei
primi sette mesi del 2016 sono stati stipulati 972.946 contratti a tempo
indeterminato (comprese
le trasformazioni di contratti a termine e di apprendistato) a fronte di 896.622 cessazioni di
contratti stabili, con un saldo positivo per 76.324 unità. Il dato è
peggiore dell'83,5% rispetto a quello dello stesso periodo del 2015,
ma anche del dato riferito al 2014 quando non c'erano sgravi ed il saldo
sui rapporti a tempo indeterminato era positivo per 129.163 unità.
Il
calo, secondo l’Istituto previdenziale, è dovuto ‘al forte incremento delle
assunzioni a tempo indeterminato registrato nel 2015, anno in cui potevano
beneficiare dell'abbattimento integrale dei contributi previdenziali a carico
del datore di lavoro per un periodo di tre anni. Analoghe considerazioni
possono essere sviluppate per la contrazione del flusso di trasformazioni a
tempo indeterminato (-36,2%)'.
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Ubicazione:
Sicilia, Italia
venerdì 16 settembre 2016
Bonus di 500 euro per i 18enni, ecco come funziona
Da
giovedì 15 settembre i giovani neo maggiorenni possono accedere all’applicazione ‘18app’ ed usufruire
del bonus di 500 euro per l’acquisto di beni e servizi legati alla cultura
di Giovanni Pulvino (@PulvinoGiovanni)
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| Matteo Renzi - (foto da blastingnews.com) |
L’incentivo,
previsto dalla legge di stabilità 2016, è destinato a tutti i ragazzi, extracomunitari compresi, che
hanno compiuto o che compiranno 18 anni nel corso del 2016. La card-cultura
potrà essere utilizzata fino al 31 dicembre del 2017. I giovani interessati
sono oltre 560mila e la spesa per le casse dello Stato sarà di circa 290
milioni di euro.
Per
ottenere il bonus i
ragazzi dovranno registrarsi ad uno dei seguenti provider: Poste italiane, Tim,
Infocert o Sielte. Lo scopo è di ottenere, attraverso lo Spid (Sistema pubblico per la gestione dell’identità digitale), le credenziali (una specie di carta d’identità virtuale) necessarie per
accedere all’incentivo.
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| Foto da businessonline.it |
A questo punto per
utilizzare il contributo basterà
scaricare l’app sul portale www.18app.it. E' bene precisare che, trattandosi di una webapp customizzata
per mobile, non è scaricabile dagli store. Ad essere online da ieri sera è la versione beta che funzione come una ‘vetrina’
delle offerte, mentre gli acquisti potranno essere fatti solo all'inizio di ottobre e potranno avvenire sia in
forma digitale, sia recandosi presso i negozi fisici, in questo caso sarà
necessario mostrare il qr code (codice a barre bidimensionale) o il bar code
(codice a barre) dell’acquisto effettuato sull’app. Ovviamente il costo
del servizio o dell’evento sarà scalato automaticamente dall’importo iniziale
di 500 euro. Tra le proposte elencate
dal ministero dei Beni Culturali c’è l’acquisto di libri, di biglietti d’ingresso
a spettacoli, mostre, concerti e cinema, ma non sarà possibile acquistare computer, tablet, musica online o film in
streaming.
Ubicazione:
Sicilia, Italia
martedì 13 settembre 2016
Tito Boeri: ‘Il problema è l’equità, non la sostenibilità’
Il
presidente dell’Inps in un’intervista rilasciata alla trasmissione di Raitre Presadiretta
ha ribadito che il problema del sistema pensionistico italiano è l’equità
di Giovanni Pulvino (@PulvinoGiovanni)
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| Tito Boeri - (foto da gossip.libero.it) |
‘Il problema vero che abbiamo oggi in Italia
è quello dell'equità e non quello della sostenibilità finanziaria del nostro
sistema pensionistico’. Questo è quanto ha dichiarato il presidente dell’Inps
Tito Boeri alla trasmissione di Raitre Presadiretta.
Ed ancora: ‘Ci sono
delle persone che oggi hanno dei trattamenti pensionistici, o hanno dei
vitalizi, come nel caso dei politici, che sono del tutto ingiustificati alla
luce dei contributi che hanno versato in passato. Abbiamo concesso per tanti
anni questo trattamento privilegiato a queste persone. Per chi ha degli importi molto elevati di prestazioni, non è
il caso di chiedere loro un contributo che potrebbe in qualche modo rendere,
alleggerire i conti previdenziali? Ci
permetterebbe di fare qualche operazione di redistribuzione, per esempio
andare ad aiutare quelle persone che sono in quella fascia di età prima della
pensione che sono in condizione di povertà, oppure potremmo concedere maggiore
flessibilità in uscita verso il sistema pensionistico. Ecco sono tutte
operazioni che si possono fare in quest’ambito. Legare contributi e
prestazioni, questo è il vero problema di fondo’.
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| Roberto Iacona - (foto da presadiretta.rai.it) |
Ad
incidere sui conti dell’Istituto
sono anche le truffe. Nel solo 2015 sono stati scoperti 30mila posizioni di
falsi lavoratori. Con il nuovo sistema, introdotto con l’arrivo di Tito Boeri,
gli illeciti vengono scoperti in tempo reale. ‘Viene fuori – ha spiegato il
presidente dell’Inps - una cifra di 150 milioni di prestazioni che noi avremmo
erogato indebitamente, quindi sprecando delle risorse pubbliche. L'Inps eroga - ha aggiunto Boeri - delle prestazioni per conto dello Stato. Quindi fin quando lo
Stato italiano non dovesse fallire, poniamo pure che l'Inps fallisse, e non
fallirà vi assicuro, però ci sarà sempre lo Stato italiano. Se c'è qualcosa di cui le persone si devono preoccupare non sono i
conti dell'Inps ma sono i conti dello Stato italiano, il debito pubblico’.
Ubicazione:
Sicilia, Italia
domenica 11 settembre 2016
La #buonascuola che non c’è
La
legge 107/2015 con il piano di assunzioni straordinario ha posto rimedio al ‘vulnus’
che durava da vent’anni, ma nello stesso tempo ha creato i presupposti per perpetrare nuove ingiustizie e prevaricazioni
di Giovanni Pulvino (@PulvinoGiovanni)
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| (foto da clashcityworkers.org) |
L’ingiustizia più grande causata dalla legge 107/2015 sta nel fatto che la procedura di mobilità, iniziata dopo Ferragosto, ha previsto la precedenza nell’assegnazione delle cattedre ai docenti ‘idonei’ (non vincitori) del concorso del 2012, quello voluto dal ministro Francesco Profumo. In questo modo i giovani neoassunti sono rimasti nella loro provincia di residenza, mentre i precari storici pur avendo fatto tanti anni di supplenze sono stati inseriti nella graduatoria nazionale. Ed è per questo che molti hanno dovuto rinunciare o sono dovuti emigrare. Ed è bene sottolineare che nella maggior parte dei casi si tratta di insegnanti meridionali ultracinquantenni che, pur di avere un reddito certo, 'appena' 1.400 euro al mese (un usciere di Montecitorio guadagna dieci volte di più), hanno dovuto separarsi dalla famiglia. Ora a questi lavoratori non resta che ‘sperare’ nelle assegnazioni provvisorie, dove non conta il servizio ma la ‘necessità’ del ricongiungimento famigliare (Legge 104, figli, coniuge, precedenze).
Un altro obiettivo della riforma era la ‘chiamata diretta’. Ebbene questa procedura è stata
sperimentata con gli insegnanti assunti con la cosiddetta fase C, in massima
parte si tratta dei precari storici. Insomma, questi docenti non solo sono stati
costretti al trasferimento ‘coatto’, ma hanno dovuto sottostare anche alla
selezione ‘meritocratica’ dei Dirigenti scolastici. Nelle valutazioni i
‘Presidi’ spesso non hanno tenuto conto del servizio pregresso, ma hanno
utilizzato criteri stabiliti ad hoc da ogni singola scuola. Inoltre, i relativi
avvisi sono stati pubblicati dopo la designazione dei neoassunti nei singoli
ambiti scolastici territoriali. Pertanto, i Dirigenti, prima di stabilire i
criteri, conoscevano i nomi ed i cognomi dei docenti da selezionare.
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| Stefania Giannini - (foto da skuola.net) |
La
‘chiamata diretta’ si è così
trasformata nell’ennesimo escamotage
per favorire gli insegnanti che hanno meno punti in graduatoria. Per la #buonascuola
ed in generale per la scuola italiana non contano più l’esperienza lavorativa
ed i sacrifici fatti, ma le presunte abilità acquisite con i titoli conseguiti
partecipando a corsi di specializzazione organizzati da associazioni
(sindacali), dalle scuole o dalle università.
Insomma, la scuola è appena
iniziata, ma il caos e le ingiustizie continuano,
come sempre.
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