mercoledì 28 gennaio 2026

Tesori di Sicilia: la Rocca di Cefalù

di Giovanni Pulvino

Poi comprendi perchè è difficile allontanarsi da questa terra ...

La Rocca di Cefalù, 28 gennaio 2026 (foto di Giovanni Pulvino) 




martedì 20 gennaio 2026

Io e la mia isoletta, Alicudi

Guardi l'orizzonte ed hai la sensazione di stare sospeso tra cielo e mare, ma non è leggerezza, è dubbio, è incomprensione, è un dimenticarsi che non viene

di Giovanni Pulvino

Alicudi, Sicilia - (foto di Giovanni Pulvino)

Il titolo inganna, l’isola non è mia, anzi non ci sono mai stato e non so neanche quanti sono gli abitanti. Ma a questo possiamo rimediare chiedendolo a Copilot che confidenzialmente mi chiama Cicci, chissà perché. Sono circa 100. Per questa volta non facciamo nessun’altra verifica e ci fidiamo dell’intelligenza artificiale.

Confermo che non ho nessun diritto di proprietà o di possesso e neanche uno straccio di concessione, ma in un certo senso Alicudi è mia. Fa parte del mio immaginario e di chissà di quanti altri. Il fatto è che tutte le mattine, ma proprio tutte, è la prima cosa che vedo guardando l’orizzonte, che sta lì, oltre i tetti delle case della borgata, oltre il ponte della ferrovia.

Alicudi fa parte del quotidiano. È una presenza costante. Sembra che ti stia osservando, si assicura che ci sei, che non stai facendo stupidaggini.

Durante la giornata spesso cambia colore. All'alba è arancione, subito dopo diventa celeste se il mare è calmo, blu se c’è vento di maestrale o di tramontana, nel pomeriggio assume colori sbiaditi tra il celeste e il bianco, al tramonto diventa di nuovo arancione fino a svanire con l’oscurità.

Raramente è nascosta dal mal tempo o dalla foschia. In ogni caso sai che c’è, che è lì, questo basta.

Una mattina, come Fantozzi, aveva la sua nuvoletta personale. La nuvoletta dell’impiegato è diventata, per qualche ora, la nuvoletta di Alicudi.

Guardi l’orizzonte e Lei è lì, non va via, non può andare via. Inchiodata tra cielo e mare delimita l’orizzonte, lo rende animato, asimmetrico, irregolare. E sarà lì anche dopo, a ricordare a chi ci sarà che il tempo dato è limitato e non ritornerà. Ma Lei ci sarà sempre, forse.

Guardi ancora ed hai la sensazione di stare sospeso, ma non è leggerezza, è dubbio, è incomprensione, è un dimenticarsi che non viene.

Circondata da questa enorme massa d’acqua a volte temi che possa sprofondare e sparire per sempre. Ma non va via, sta lì, sembra dire neanche tu sparirai, ma so che è una bugia. 

Mi segue, è la mia nuvoletta. È nella mia testa e lì resterà. E' il mio pensiero, l'unico. E non voglio che vada via.

 

domenica 11 gennaio 2026

Sommersa

Fluttua leggera, ma non sta affondando, semplicemente è sommersa, ma chi non lo è? Puoi fare finta di niente e puoi non saperlo, ma chi non lo è?

di Giovanni Pulvino

Sigla di Fuori orario trasmissione di Raitre (YouTube)

‘Fuori orario’ era una trasmissione che andava in onda in tarda serata su Rai tre alla fine degli anni Ottanta. L’argomento era il cinema e consisteva nella presentazione di un film d’autore a cui seguiva la sua visione. Quello che ritorna sempre di quel programma è la sigla. Si tratta quasi certamente del frammento di un cortometraggio.

Sulle note di Because the night di Patti Smith un pescatore si tuffa nelle acque del molo dove è ancorata la sua barca. Cerca qualcosa o qualcuno. Poi appena sotto la superficie appare una donna che fluttua leggera, ma non sta affondando, semplicemente è sommersa.

Non ha bisogno di respirare, è una fantasia del regista, come nei sogni non è necessario farlo.

È all’interno di una bolla.  È solare. È birichina. Ha lo spirito da fanciullina. Ti guarda con un sorriso beffardo, di chi sa di aver fatto una marachella e non sa nasconderlo. Magari sta ricordando quella sua prima volta sulla neve, vi rimase per pochi minuti ma era felice come una bambina. Di certo fu un regalo per chi c'era. E per entrambi furono momenti che valgono una vita intera. 

E' un’ape regina. Sceglie e scarta. Sembra dire sono io che decido, ma non sa che è solo un’illusione. L’acqua la protegge, la nasconde da chi in superficie vuole carpire la sua leggerezza, la sua sensualità, la sua dolcezza. A volte riemerge, lo fa per sé stessa ma non è egoista. Per tanti è come un’isola impossibile da raggiungere, puoi solo circumnavigarla, ma non puoi sbarcare. Se ti avvicini Lei si allontana. Non puoi toccarla è solo fantasia, è solo un frame sullo schermo. Ti rimane impressa, non puoi cancellarla dalla tua mente, ti possiede e ti possiederà. E non puoi farci nulla. Ti guarda con una tenerezza a cui non sai rinunciare, poi ti costringe a girarti, ma non puoi scappare, resterà nella memoria, resterà un altro vuoto incolmabile.


domenica 4 gennaio 2026

Era il 1973, ed è il 2026, ed è sempre la stessa storia

Combatterò come un soldato per un Venezuela libero, contro ogni imperialismo e contro chi vuole toglierci la nostra bandiera, la cosa più sacra che abbiamo. ... Viva Chavez. Viva Maduro. Viva la rivoluzione.’, dichiarava Diego Armando Maradona

di Giovanni Pulvino

1972, discorso di Salvador Allende alle Nazioni Unite

Era l’undici settembre del 1973 quando con un colpo di Stato organizzato dalla Cia venne instaurata una dittatura militare in Cile.

Nel 1970 era stato eletto per la prima volta un socialista alla carica di presidente: Salvador Allende. Nonostante le difficoltà egli attuò la riforma agraria e un vasto piano di nazionalizzazioni. Il boicottaggio economico statunitense non gli impedì l’affermazione anche nelle elezioni del 1973.  

Il giorno del golpe, Allende non cederà, le sue ultime foto da vivo lo ritraggono con un elmetto e un mitra in mano. Il Presidente morirà negli scontri, chi dice assassinato, chi dice suicidato.

I giorni che seguiranno saranno tragici per il Cile. Nei diciassette anni di dittatura le vittime saranno almeno 32 mila.

La figura che abbatterà la democrazia cilena sarà quella di Augusto Pinochet, nominato un mese prima dallo stesso Allende come capo delle Forze armate. 

Quello che sta avvenendo in queste ore in Venezuela è una tragica ripetizione di quello che avvenne oltre 52 anni fa. La logica americana è quella del colonialismo. L’obiettivo principale è la riserva di petrolio del paese sud-americano.

Per mantenere la supremazia mondiale è necessario avere il potere economico oltreché militare e per farlo è indispensabile il controllo delle risorse energetiche. Non c’è un’altra spiegazione all’atto di violazione del diritto internazionale e della sovranità perpetrato dagli Usa ai danni del popolo venezuelano.

Negli anni Settanta c’era la scusante ideologica, oggi è solo economica. Chi in queste ore giustifica l’operato del governo americano è complice e servo, oltreché politicamente insignificante. 

Dopo questo atto di guerra chi potrà protestare se Putin arriverà a Kiev, chi potrà accusare la Cina di ledere il diritto internazionale se deciderà di invadere Taiwan o se Netanyahu attaccherà il Libano? D’ora in poi tutto è possibile, è solo la logica del più forte. E' una regressione culturale ed etica senza precedenti. 

Era il 1973 ed è il 2026 ed è sempre la stessa storia, la stessa indecenza, la stessa nefandezza. L'uomo è una delusione continua. Quando finiremo, se mai lo faremo, con l'odio e la prepotenza?

Combatterò come un soldato per un Venezuela libero, contro ogni imperialismo e contro chi vuole toglierci la nostra bandiera, la cosa più sacra che abbiamo. ... Viva Chavez. Viva Maduro. Viva la rivoluzione.’, dichiarava Diego Armando Maradona, e come dargli torto.