sabato 3 aprile 2021

Elica delocalizza, la storia si ripete ancora una volta

‘Prima gli italiani’ ripetono spesso i leader della Destra, ma per incrementare i profitti delle loro aziende sono i primi ad andare all’estero

di Giovanni Pulvino (@PulvinoGiovanni)

Protesta degli operai della società Elica
(Foto da operaicontro.it)

Dopo aver usufruito della Cig la società Elica dell’ex senatore di Forza Italia Francesco Casoli delocalizzerà in Polonia. Già dieci anni fa la proprietà della società di Fabriano aveva proceduto ad una ristrutturazione riducendo la forza lavoro da 1000 addetti a circa 600. Quei sacrifici non portarono a nuovi investimenti come era stato promesso.

Ora la delocalizzazione. Per evitare i licenziamenti gli operai avevano deciso di ridursi l’orario di lavoro e di rinunciare ad una parte del salario, ma tutto questo non è bastato. La società leader nella produzione di cappe da cucina ha deciso di spostare circa il 70% dell’attività in Polonia. E' l'ennesima beffa per i lavoratori. Dei 560 addetti, 400 saranno licenziati.

Il piano di ristrutturazione prevede il taglio della produzione di bassa gamma. Sarà chiuso lo stabilimento di Cerreto d’Esi. Le linee saranno spostate a Jelcz-Laskowice. Mentre l’attività di gamma alta rimarrà nello stabilimento di Mergo.

I lavoratori hanno chiesto un incontro urgente con il ministro dello Sviluppo Economico Giancarlo Giorgetti. Ma i sindacati e gli esponenti di Sinistra italiana denunciano l’assenza di iniziative da parte del dicastero guidato dall’esponente leghista. Una situazione di inerzia sulle vertenze industriali come questa non si era mai verificata nel nostro paese, sottolineano.

La storia si ripete. Il rischio della desertificazione industriale di gran parte del territorio è evidente. La motivazione è sempre la stessa: incrementare i profitti e non importa se a pagarne le conseguenze sono i lavoratori e le loro famiglie. Ormai è ‘macelleria sociale’. Il post Covid-19 potrebbe causare decine di migliaia di licenziamenti. I prossimi mesi saranno molto difficili per molte famiglie italiane.

'È una sconfitta della politica e degli imprenditori italiani. È la sconfessione dell’efficacia del Decreto Dignità introdotto dal governo Penta-leghista e, voluto, in particolare da Luigi Di Maio. Ed è la dimostrazione dell’inutilità delle politiche di incentivi statali alle imprese private. I finanziamenti e le agevolazioni concesse per garantire i posti di lavoro non bastano, occorrono politiche industriali e piani di investimento pubblico nel medio-lungo periodo. Fino a quando la logica sarà solo quella del profitto, le delocalizzazioni continueranno, specie nel Sud Italia, ed a pagarne le conseguenze saranno sempre e solo i lavoratori'.

Fonte: REDNEWS

Nessun commento:

Posta un commento