Visualizzazione post con etichetta Albert de Giussan. Mostra tutti i post
Visualizzazione post con etichetta Albert de Giussan. Mostra tutti i post

lunedì 4 ottobre 2021

La diaspora leghista non ci sarà

Non ci sarà nessuna diaspora leghista, non hanno principi da difendere, ma solo interessi economici da tutelare e proteggere

di Giovanni Pulvino

Luca Zaia, Matteo Salvini e Fìgiabìncarlo Giorgetti
(foto da affaritaliani.it)

Quando Matteo Salvini divenne il segretario della Lega il partito di Umberto Bossi era un movimento secessionista ed antimeridionale. Con il nuovo segretario è cambiato tutto o quasi.

Non più Roma ladrona, ma prima gli italiani. Non più Padania, ma nazionalismo e sovranismo. La giravolta è stata a 360 gradi, ma per tanti leghisti era ed è solo un mezzo, non il fine. Il loro cuore batte ancora per 'Albert de Giussan'.

A volte sembra che ci siano due partiti che convivono all’interno dello stesso movimento. Il voto sul Green pass è stato dirimente. Molti deputati e senatori del Carroccio hanno votato contro il Governo di cui fanno parte o non hanno partecipato alla seduta.

Come spesso succede nel nostro Paese quando si devono prendere decisioni importanti emergono i distinguo e le divisioni. I passaggi di casacca ed il trasformismo sono comportamenti praticati in tutti gli schieramenti politici. 

Lega e Fratelli d’Italia promettono di governare insieme, ma, intanto, i primi sono al governo, mentre i secondi stanno all’opposizione e sono pronti a criticare qualunque iniziativa dell’esecutivo di Mario Draghi

Dicono una cosa e poi fanno l’opposto. Nella propaganda politica sono per la famiglia ‘tradizionale’, ma poi sono i primi a trasgredire questo principio. Sono contrari al Ddl Zan e alla legalizzazione delle droghe leggere, ma poi si scopre che ci sono esponenti di primo piano che organizzano serate o incontri dove ogni eccesso è ammesso e praticato.

Sono governisti quando c’è da spendere, ma nello stesso tempo rimangono sovranisti e populisti. Fanno finta di dividersi, ma poi si ricompattano.

Non ci sono due anime leghiste e non c’è un partito di Giancarlo Giorgetti, di Luca Zaia, di Matteo Salvini o di chi chiunque altro. Non ci sarà nessuna diaspora leghista, non hanno principi da difendere, ma solo interessi economici da tutelare e proteggere.

sabato 25 maggio 2019

La metamorfosi politica di Matteo Salvini


'Se qualcheduno vuole entrare nelle nostre file, se vuole accettare il mio modesto programma, se vuole trasformarsi e diventare progressista, come posso io respingerlo?', A. Depretis, 8 ottobre 1882 

La metamorfosi - (copertina del libro da it.wikipedia.org)
L'Italia è il paese del trasformismo politico, ma quello realizzato da Matteo Salvini è qualcosa di più: è una vera e propria metamorfosi kafkiana. La coerenza politica ed ideale non è nel Dna del vicepremier e ministro degli Interni del governo 'Pentaleghista'. 'Qualunque cosa accada voglio mantenere la parola data' o 'rispetteremo tutti gli impegni presi con gli italiani', ripete spesso il leader leghista ai suoi alleati e soprattutto ai suoi elettori. 'Non guardo ai sondaggi, il governo durerà 5 anni', aggiunge nelle interviste e nei frequenti comizi.
Eppure, il vicepremier non è un uomo coerente, almeno negli ideali e nella linea politica. All'inizio della sua carriera era un giovane frequentatore del Centro sociale Leoncavallo, poi è diventato 'comunista padano' e secessionista, oggi è un fautore inflessibile della linea politica dei ‘porti chiusi’, nonchè sdoganatore dei fascisti e scrittore per una casa editrice vicina a CasaPound. Il percorso ideale compiuto da Matteo Salvini è una metamorfosi che, per certi aspetti, è unica nella storia recente del nostro Paese.
Fino al 2014 la Lega Nord ed il suo leader erano indipendentisti. Ma, quando Matteo Salvini diventa il segretario del partito ne cambia repentinamente il nome, eliminando la parola ‘Nord’ ed i simboli secessionisti e ne adatta la linea politica: da autonomista padano a sovranista e a ‘prima gli italiani’. L’obiettivo è raccogliere consensi elettorali in tutto il Paese, anche al Sud. Il boom di voti ottenuti il quattro marzo 2018 ed i sondaggi degli ultimi mesi sembrano dare ragione al mutamento genetico attuato dei sostenitori di Albert de Giussan
La convenienza politica per la Lega è evidente anche nella stipula del cosiddetto ‘contratto di governo’ con i grillini. Se Matteo Salvini vuole mantenere e consolidare la leadership nella Destra italiana deve impedire un ritorno al potere dei moderati di Forza Italia e soprattutto di Silvio Berlusconi.  
'Il fine giustifica i mezzi', sosteneva nel lontano 1532 ne 'Il Principe' il filosofo fiorentino Niccolò Machiavelli, ed il leader leghista lo applica senza se e senza ma. Il ‘fine’, ovviamente, è il potere.