Visualizzazione post con etichetta Berlusconismo. Mostra tutti i post
Visualizzazione post con etichetta Berlusconismo. Mostra tutti i post

sabato 29 agosto 2020

#ForzaItaliaViva sarà il nuovo partito dei moderati?

Le affinità ideologiche erano evidenti anche quando Matteo Renzi era segretario del Partito democratico, ora assistiamo alla convergenza elettorale in diversi Comuni, a quando la nascita di ForzaItaliaViva?

di Giovanni Pulvino (@PulvinoGiovanni)

Matteo Renzi e Silvio Berlusconi - (foto da lindro.it)

Nella città di Luigi Di Maio, Pomigliano, Italia Viva sosterrà la candidata sindaca dei berlusconiani, Elvira Romano, che si presenta con la lista ‘Forza Pomigliano'. A tale proposito il coordinatore nazionale di Iv Ettore Rosato ha dichiarato: ‘Noi siamo alternativi a Pd e M5s’. Più chiaro di così.

Nella provincia lombarda Iv sta un po' con il Centrosinistra, un po' con il Centrodestra. Solo in tre Comuni dell’area metropolitana milanese dei nove che andranno a votare vedono insieme Pd e Iv. A Corsico, Comune milanese di 35 mila abitanti, i renziani hanno deciso di non sostenere il candidato del Pd e del Centrosinistra, invece appoggiano Roberto Mei di Forza Italia che concorre anche contro la lista di Centrodestra della Lega e di Fratelli d’Italia.

I renziani ci tengono ad evidenziare le differenze con i democratici e soprattutto con la Sinistra. Tutto legittimo. Del resto, è sempre stata un’ambizione dell’ex sindaco di Firenze conquistare i voti di Silvio Berlusconi. Finora le affinità ideologiche non hanno portato ad una formazione politica comune. I distinguo di questa tornata elettorale potrebbero essere il presupposto per assistere alla nascita di un nuovo partito 'moderato' e 'centrista'?

I punti di convergenza tra berlusconiani e renziani sono tanti ed ora anche quelli sui nomi. Stando così le cose #ForzaItaliaViva potrebbe non essere più soltanto una battuta di Maurizio Crozza, ma un’idea che presto potrebbe diventare realtà. L’obiettivo ultimo è diventare l’ago della bilancia in un sistema politico tripolare, stare, cioè, un po' a Destra ed un po' a Sinistra a seconda delle necessità e delle convenienze, ma sempre e comunque al centro del potere.


venerdì 7 agosto 2020

I disastri del populismo berlusconiano

All’origine del populismo berlusconiano c’è il consumismo, ancora oggi ne paghiamo le conseguenze politiche ed economiche

di Giovanni Pulvino (@PulvinoGiovanni)

Silvio Berlusconi sul palco al Mediolanum Forum,
nel giugno 1995 - (foto da it.wikipedia.org)


Alla fine degli anni Ottanta i partiti da strumenti di mediazione si sono trasformati in mezzi per favorire la carriera dei singoli leader politici. Ed è questo, probabilmente, il disastro più evidente causato dal berlusconismo. La caduta del muro di Berlino, tangentopoli e la grave crisi economica di inizio anni Novanta sono stati i presupposti per la fine del cosiddetto ‘partitismo’. La degenerazione del sistema politico e la corruzione dilagante favorirono l’affermazione del populismo. 
Il primo ad approfittare di questo cambiamento è stato Silvio Berlusconi. Il suo impero economico si è consolidato con le televisioni commerciali. Da costruttore edile a venditore di pubblicità il passaggio non era scontato. Senza considerare il fatto che i suoi finanziatori in parte sono rimasti sconosciuti, ma questa è un’altra storia.
La cosiddetta ‘discesa in campo’, avvenuta il 6 gennaio del 1994, è servita a riempire il vuoto lasciato dai partiti della ‘Prima Repubblica’. Da quel momento la politica diventa un prodotto da vendere e l’imprenditore di successo il leader in grado di affrontare e risolvere i problemi dei cittadini. ‘Ghe penso mi’. L’uomo della ‘provvidenza’ che pur di conquistare e mantenere il potere promette di tutto e di più. Chi non ricorda l’impegno a creare un milione di posti di lavoro, il taglio delle tasse o la costruzione del ponte sullo stretto di Messina? Con il populismo non contano più gli ideali ed i programmi, ma il carisma dei leader. Del resto in Italia il terreno era ed è fertile: la maggior parte degli italiani tende spesso a delegare ad altri le proprie responsabilità.
Il fenomeno ora sta continuando con Matteo Renzi, Matteo Salvini e Luigi Di Maio. Il loro riferimento è il popolo. Non esistono più politiche di destra o di sinistra, dicono, ma solo il benessere dei cittadini. Le mediazioni sono inutili e fanno perdere tempo. Ci vuole un uomo solo al comando o quasi.
E non importa se crescono le ingiustizie e le disuguaglianze e se tutto avviene a debito, scaricando cioè gli oneri sulle generazioni future o su altri.