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mercoledì 2 settembre 2020

Covid-19, a scuola arrivano i ‘mostri’ con le mascherine trasparenti

Le mascherine trasparenti per i docenti sono l’ultima ‘brillante idea’ degli esperti per il rientro a scuola, ma anche questa misura di prevenzione, come tutte le altre, sarà solo un palliativo che non impedirà i focolai di Covid-19

di Giovanni Pulvino (@PulvinoGiovanni)

Mascherine trasparenti - (foto da quotidianodipuglia.it)

Le stanno pensando tutte. I banchi monoposto innanzitutto. Tutti li aspettano come se fossero la soluzione del problema. Lo scopo è quello di garantire il distanziamento di un metro. Questa misura non eviterà i contatti. La distanza deve essere calcolata tra sedia e banco, e non tra banco e banco, altrimenti il metro sarà solo virtuale. Non solo, ma qualcuno pensa veramente che i ragazzi staranno 5 o 6 ore nella stessa aula evitando i contatti fisici?

Obbligo di mettere le mascherine nei corridoi e durante l’intervallo. Come dovrà comportarsi un docente o un collaboratore Ata se un ragazzo non metterà la mascherina? Farà un richiamo verbale? Farà un rapporto disciplinare? Chiamerà i genitori? Lo denuncerà alle forze dell’ordine?

Se un alunno manifesterà i sintomi influenzali verrà isolato? Si chiameranno i genitori? L’ambulanza? Il medico competente? Come ritornerà a casa? Di chi sarà la responsabilità civile e penale di eventuali contagi?

I ragazzi una volta fuori dalla scuola torneranno ad affollare i bar, i mezzi di trasporto e poi torneranno a casa, da genitori e nonni, chi garantirà loro che non contrarranno il virus? Chi glielo andrà a dire a papà e mamma che il figlio è stato contagiato a scuola?

Ora spuntano le mascherine trasparenti per i docenti. Ci mancavano solo queste per farla completa. Sembrano delle ‘bautte’ di Carnevale, quelle che si usano a Venezia, quelle dei 'mostri'. Lo scopo è di non coprire la bocca per permettere ai non udenti di leggere le labbra. Il fine è meritorio, ma farne un uso generalizzato fa un pò impressione. Ricordano quelle pubblicità che spesso ci sono in Rete e che riguardano la cura dei denti e dell’alitosi.

I contagi non si potranno evitare. Le misure previste sono solo palliativi che non impediranno il propagarsi del Covid-19. Tutti lo sanno o lo pensano, ma non si deve dire. I responsabili al ministero della Salute, di certo, sono consapevoli dei rischi che si stanno correndo. Il rientro a scuola è comunque un azzardo. L’ipotesi migliore è che ci siano pochi focolai. In tempi di guerra si parla di effetti collaterali, la differenza, non irrilevante, è che siamo in tempo di pace. Il profitto, prima di tutto, poi la salute.  

I lavoratori della scuola possono solo sperare nella ‘Provvidenza’, ma occorre essere credenti ed avere fede, ma, è quasi certo, che neanche questo eviterà i contagi.


lunedì 10 agosto 2020

Ai docenti non resta che incrociare le dita e pregare

Le linee guida pubblicate dal ministero dell'Istruzione per il rientro a scuola sono ‘acqua fresca’. La verità è che alla Didattica a distanza non c’è un’alternativa valida ed efficace per evitare eventuali focolai di Covid-19


di Giovanni Pulvino (@PulvinoGiovanni)

Foto da primocanale.it

Le linee guida pubblicate dal ministero dell’Istruzione sulla riaperture della scuola non impediranno i focolai pandemici dovuti al Coronavirus. Ecco le ‘indicazioni’ più significative.

Innanzitutto, è prevista la sanificazione prima dell’inizio dell’anno scolastico, ma non comporterà l’obbligo di incaricare ditte specializzate.

I ragazzi in classe dovranno rispettare tra loro ‘la distanza di un metro lineare e di due metri lineari nella zona interattiva della cattedra’. Quando si muoveranno nei corridoi dovranno indossare la mascherina.

Nel caso di un contagio ‘la persona interessata dovrà essere immediatamente isolata e dotata di mascherina chirurgica, e si dovrà provvedere al ritorno, quanto prima possibile, al proprio domicilio, per poi seguire il percorso già previsto dalla norma vigente per la gestione di qualsiasi caso sospetto. Per i casi confermati le azioni successive saranno definite dal Dipartimento di prevenzione territoriale competente, sia per le misure quarantenarie da adottare, sia per la riammissione a scuola secondo l'iter procedurale normato’.

Chi ha pensato e scritto queste regole non conosce o fa finta di non conoscere il mondo della scuola. Per i docenti degli istituti tecnici e professionali sarà un ‘incubo’. Non solo essi dovranno far rispettare queste indicazioni, ma saranno i primi a pagare le conseguenze giuridiche e sanitarie determinate da eventuali focolai.

I ragazzi affolleranno treni ed autobus, aule e palestre, ma qualcuno pensa veramente che sia possibile evitare i contatti usando il distanziamento e le mascherine? Chi lo sostiene mente sapendo di mentire. Si dica chiaramente che il sistema produttivo del Nord Italia e non solo non può permettersi un altro periodo di Dad.

I ragazzi per negligenza, per vanteria, per insolenza o semplicemente perché sono spensierati, difficilmente rispetteranno queste o altre regole. Allora cosa potranno fare i docenti ed i dirigenti scolastici in caso di mancato rispetto? Faranno rapporti disciplinari? Si rivolgeranno ai genitori? Faranno sospensioni a raffica? No, non avverrà nulla di tutto questo. Si richiamerà, si solleciterà o si farà finta di non vedere. Intanto, nell’attesa del vaccino, ai docenti ed ai collaboratori Ata, non resterà che incrociare le dita e, per chi è credente, pregare. 

mercoledì 29 luglio 2020

Banchi con le rotelle? La scuola non è un Luna park

No, ministra dell'Istruzione Lucia Azzolina, i banchi con le rotelle non sono una buona idea

di Giovanni Pulvino (@PulvinoGiovanni)

La ministra Lucia Azzolina prova il banco con le rotelle durante
la trasmissione InOnda su La7 - (foto da liberoquotidiano.it)
L’attuale ministro dell’Istruzione, Lucia Azzolina, è, dal 2008, insegnante delle scuole superiori, responsabile sindacale dell’Anief e nel 2019 ha superato il concorso per Dirigente scolastico. Quindi, si può supporre che conosca bene il settore della Pubblica amministrazione di cui è ministro. Eppure, sui cosiddetti ‘banchi con le rotelle’ non ha le idee molto chiare. Lo ha provato, pochi giorni fa, in diretta televisiva nelle studio di InOnda su La7. 'È comodo, ci sta anche il vocabolario per le versioni di greco’, ha sostenuto.
Occorre precisare che questo tipo di banco già c’è in molte scuole italiane anche se spesso è senza rotelle. Quello che è certo è che la forma e le dimensioni non sono adeguati alle esigenze didattiche a cui sono chiamati gli alunni. I ragazzi dove metteranno lo zaino, i libri e tutte le altre attrezzature necessarie per l’attività didattica? È scomodo e non è funzionale.
Poi ci sono le rotelle. La ministra Lucia Azzolina sicuramente conosce la riforma della scuola di Maria Stella Gelmini, quella che nel 2009 ha introdotto le cosiddette ‘classi pollaio’. Da allora non è raro che oltre trenta ragazzi siano stipati in pochi metri quadrati. Di certo sa anche che non tutti gli alunni si comportano correttamente e di come, a volte, sia difficile far rispettare le regole più elementari di convivenza civile. I fenomeni di bullismo e non solo sono talmente gravi che si parla di introdurre l’Educazione civica. Per affrontare questo problema basterebbe introdurre le discipline giuridiche ed economiche nei Licei, negli altri Istituti sono già previste, ma finora nessun governo o ministro lo ha proposto, perché?
Gli adolescenti, come si sa, spesso sono irrequieti e, talvolta, indisciplinati o svogliati. Per i ragazzi più vivaci le misure di distanziamento, le mascherine ed i banchi con le rotelle potrebbero diventare ulteriori occasioni per fare ‘cagnara’ e per impedire alla maggior parte degli studenti di seguire la lezione. Probabilmente essi vanno bene nelle classi poco numerose e nei Licei del centro di Roma o di Milano, ma di certo non sono adatti per gli Istituti tecnici e professionali delle nostre periferie. Appena l’insegnate volgerà lo sguardo o, semplicemente, è meno rigoroso dei suoi colleghi, non sono da escludere con questo tipo di banco fenomeni da Luna park come l’autoscontro o cose simili. No, ministra Lucia Azzolina, questa non è una buona idea.